strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Ultimo dell’anno

9 commenti

I will speak
to the masses
through the media

Beh, anche no. Questo non è il messaggio alla nazione.
È solo il post di fine anno, per mettere a dormire per sempre il 2016.

E avrei voluto dedicarlo, questo ultimo post, al ministro Giuliano Poletti.

“Bene così: conosco gente che è andata via e che è bene che stia dove è andata, perché sicuramente questo Paese non soffrirà a non averli più fra i piedi. Bisogna correggere un’opinione secondo cui quelli che se ne vanno sono sempre i migliori. Se ne vanno 100 mila, ce ne sono 60 milioni qui: sarebbe a dire che i 100 mila bravi e intelligenti se ne sono andati e quelli che sono rimasti qui sono tutti dei “pistola”. Permettetemi di contestare questa tesi.”

Non tutti sono pistola, Giuliano. Non tutti.
Però leggendo questa dichiarazione a tutti almeno uno, di pistola, è venuto in mente.

132907

Poi però sono successe altre cose, la più interessante delle quali è certamente la spiacevolissima presa di posizione di alcuni riguardo alle espressioni di cordoglio dopo la morte di Carrie Fisher di George Michael. Cose che facevano più o meno così…

Pensate anche alle guerre vere, non solo alle guerre stellari.

carrie-fisherSono arrivati i recensori del dolore, per i quali evidentemente esiste una classifica precisa, e ogni emozine umana, dal disappunto per la scomparsa di un chitarrista al senso di vuoto e desolazione davanti ad una strage di civili in una guerra, deve essere postata su Facebook secondo le loro regole. Chissà che pessima opinione avranno di me, che ho espresso frequentemente sui social il mio dispiacere per la scomparsa di tanti personaggi pubblici nel 2016, ma non ho postato selfie in lacrime alla morte di mio padre.
Il 2017 si prospetta interessante, con l’arrivo sulla scena di questi imbecilli. Oppure chissà, ci sono sempre stati.

E i bothan?

Perché ci sarebbe anche la storia secondo cui Rogue One sarebbe un film specista e non inclusivo perché non ci sono i bothan, ma questa ce la teniamo per l’inizio dell’anno che viene, che ne dite?

bothan

Ultimo dettaglio che mi ha intrattenuto in questa fine d’anno è stato sentire di frequente descrivere i miei post come rant. Che da dizionario sarebbe:

Parlare o strillare a lungo in tono rabbioso e appassionato.
Una filippica.

Ora io non strillo, non sono rabbioso e ho sempre pensato che la punteggiatura fosse sufficiente a trasmettere il ritmo e il tono di voce di chi scrive. Evidentemente sbagliavo – ed è interessante, e vagamente inquietante, scoprire come gli altri là fuori ci percepiscono.
Vedersi attraverso gli occhi del pubblico (o sentirsi attraverso il suo orecchio interno).
Io credo – ma non ho naturalmente le prove per dimostrarlo – che valga il solito principio enunciato dal buon vecchio Ike Asimov: chi crede di trovarsi in una giungla sentirà solo richiami di bestie feroci.

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Il 2017 sarà anche una buona occasione per provare a disinnescare queste false impressioni – ammesso che sia possibile (francamente ne dubito).

C’è altro?
Il 2016 è stato il primo anno della mia vita in cui ho pagato i conti con ciò che scrivo.
Non ho salvato un singolo centesimo, ma ci sono riuscito, ho pagato (quasi) tutte le bollette1, e ho fatto due pasti al giorno.
E tutto questo, essenzialmente grazie ai lavori pubblicati sotto pseudonimo, che continuano ad avere un notevole successo di pubblico e di critica anche presso persone che non si farebbero trovare morte con un mio ebook sul reader.
Curioso, non trovate?

Per cui vorrei chiudere questo post con un sentito ringraziamento a tutti voi là fuori, che leggete e apprezzate il mio lavoro quando non sapete che è mio.
Ci si vede dall’altra parte 😉


  1. ce ne sono ancora due che pagherò a gennaio. 
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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

9 thoughts on “Ultimo dell’anno

  1. Ammetto anche io di essere caduto nella trappola Bothan. Ma non certo per accusare di razzismo Rogue One, semplicemente mi seccava si ignorasse quella parte di storia per farne un film nuovo. Poi ripensandoci e ricercando su google, ho capito che i bothans morti sono successivi a Star Wars (non amo usare “new hope”) diciamo fra “l’impero colpisce ancora” e “Il ritorno dello Jedi”. Per cui non ho più percepito disturbi bella forza 🙂

    Buon anno!

  2. Questa cosa dei lavori sotto pseudonimo mi mette sempre tristezza, cosciente che mi sto perdendo qualcosa di interessante.

  3. Buon anno, Davide. A te e alla tua gente.

  4. Le parole del ministro sono ingiustificabili, spero che il 2017 ci faccia vedere una comunicazione più civile e dei contenuti più interessanti 😉

    Riguardo alla classifica del cordoglio, è semplicemente incommentabile. Credo che chiunque abbia il diritto di essere triste per la scomparsa di un artista e di tutte le sue storie che avrebbero potuto essere, ma non saranno mai (forse).
    Materiale per la biblioteca di Sogno in Sandman, ne fruiremo lì… a ogni modo, è solo che quando fruisci dell’opera di qualcuno, la senti come una persona amica anche se non la conosci. E la morte di un amico colpisce più di quella di uno sconosciuto, per cui ti dispiace comunque. Specie se la sua morte non è naturale, ma frutto di egoismo.

    Su Star Wars non mi pronuncio, per motivi che non comprendo, non mi ha mai catturato e i bothan non so nemmeno cosa siano. Mi scusino i fantantispecisti!

    Per il fatto che tu sia riuscito a mantenerti con la scrittura, posso solo farti i miei complimenti!
    Sapere che è possibile mi riempie di speranza: la fantasia ha effettivamente potere, ci ho sempre creduto, ma temevo che nutrire il corpo, oltre che l’anima, fosse ormai possibile solo alle grandi realtà. Bello sapere che mi sbagliavo 😀

    A ogni modo, ti auguro un 2017 sereno e ricco di ogni genere di soddisfazioni! 😉

  5. Beh, buon anno allora, e congratulazioni per pagare le bollette con la scrittura! 😀

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