strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

WTF, Tim O’Reilly e il lavoro

11 commenti

tim_oreillyRiprendiamo le trasmissioni con l’anno nuovo.
E cominciamo a parlare del futuro, vale a dire degli ultimi cinque anni.
Ho trascorso la giornata della Befana ascoltando vecchi dischi, pianificando un paio di esperimenti in porogramma per i prossimni giorni, e leggendo What’s the Future of Work? di Tim O’Reilly.
Il sottotitolo Esplorando la trasformazione economica avviata da software e connettività è abbastanza chiaro: il libro di O’reilly guarda a come nuovi modi di organizzare, amministrare e coordinare il lavoro abbiano inciso sull’economia e sulla vita degli individui, e come questo impatto si espanderà nel futuro.

“My grandfather wouldn’t recognize what I do as work.”

Per chi se lo fosse perso, Tim O’Reilly è il fondatore della O’Reilly Media, quelli che pubblicano tutti quei manuali tecnici e libri di informatica. O’Reilly è anche l’organizzatore di un certo numero di conferenze annuali sullo stato dell’arte della tecnologia e dell’economia e si occupa in particolare di tenere d’occhio gli alpha geek, vale a dire quelle persone che, sviluppando o adottando per prime nuove tecnologie e soluzioni, fanno da apripista per gli sviluppi a venire.
Mica robetta.

selection_514What’s the Future of Work?, che se volete potete scaricare gratis da qui in una varietà di formati, raccoglie quattordici articoli che O’Reilly ha pubblicato sul suo blog, ampliandoli, aggiornandoli, e fornendo una quantità di hiperlink ad articoli di approfondimento.
Di cosa parla O’reilly?
Del futuro del lavoro – un futuro che è già in corso, e che causa un profondo disorientamento nel cosiddetto “uomo della strada”.
La crescita del precariato, l’utilizzo di piattaforme digitali per la fornitura di servizi materiali, i servizi on-demand. I salari che calano, le persone che si trovano a gudagnare di meno perché non possono investire di più per le proprie attività in proprio. La crescita del precariato e della gig economy popolata di freelancer.
L’automazione, spauracchio che abbiamo visto di recente tornare sui nostri giornali.
Il reddito di cittadinanza.

Si tratta di faccende che ci confondono, io credo, perché nessuno si è finora premurato di spiegarle al grande pubblico in termini chiari e non sensazionalistici.
Questa confusione – che io credo venga alimentata non da una vasta cospirazione, ma semplicemente dalla sfortunata combinazione di incapacità e opportunismo – ci danneggia perché non possiamo controllare, usare e al limite cambiare ciò che non siamo n grado di capire.
La tecnologia è a tutti gli effetti politica, nel senso che determina ciò che possiamo e non possiamo fare, influenza la società in cui viviamo a livelli profondi ed elementari.
Dobbiamo comprendere la tecnologia – e non solo temerla per partito preso – per capire la politica, e non viceversa.

Ci sono due approcci differenti nel’uso della tecnologia per la gestione del lavoro. Uno fornisce dati e controllo solo ai gestori, privando di potere i lavoratori e minimizandone il costo per accrescere i profitti dell’azienda; l’altro offre i dati sia ai gestori che ai lavoratori, fornendo ai lavoratori un controllo, la libertà di lavorare quando e quanto vogliano.

In questo senso, O’Reilly offre un buon testo di divulgazione, per capire esattamente come funzioni Uber, ad esempio. O per confrontare come il reddito di cittadinanza funzioni in Finlandia e non funzioni in Arabia Saudita. O per scoprire come l’e-commerce potrebbe salvare, e non uccidere, i piccoli negozi locali.
Per capire, in altre parole, cosa sta sucedendo, e farsi quella famosa opinione informata che fa la differenza fra discutere a ragion veduta della realtà o invece strillare idiozie su Facebook e delegare le proprie decisioni (e persino le proprie opinioni!) alla superstar di turno.

E naturalmente è molto molto facile, a queso punto, essere cinici e blasé e sostenere che in fondo O’Reilly è un tecnocrate che non può che vedere al lato positivo della tecnologia e dei suoi sviluppi, credendo che esista una tecnologia capace di risolvere ogni problema generato dalla tecnologia stessa.
E devo dirvi che sono abbastanza stanco di questo cinismo da due lire, perché nella mia esperienza è solo ed esclusivamente un alibi per stare seduti a lamentarsi.

Il libro di O’Reilly parla del futuro del lavoro – un futuro che è già il nostro presente, un presente in cui technology is policy, come abbiamo detto altre volte in passato.
Negare l’esistenza del futuro è inutile, chiudere gli occhi e ignorarlo sperando che scompaia è un atteggiamento infantile e suicida.
È possibile, è addirittura probabile, che ciò che il futuro ci riserva non ci debba piacere.
Ma l’unico modo per cambiare le cose è capire cosa stia accadendo, e acquisire delle competenze al fine di poter operare e gnerare cambiamenti nella nuova realtà che ci viene offerta.
Oppure ci si può sedere in un angolo e frignare per quanto sia ingiusto l’universo, e di come ignoranza e mediocrità siano un diritto che nessuno ci deve contestare.
È poi solo una questione di scelta.

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

11 thoughts on “WTF, Tim O’Reilly e il lavoro

  1. Sembra molto interessante. Visto che solitamente leggo in parallelo un libro di narrativa e uno più “tecnico” penso che questo entrerà nel giro appena finito quello che sto leggendo ora.
    Grazie del consiglio.

  2. Non commento spesso nonostante segua entrambi i blog da tempo; questa segnalazione, però, è quella per me giusta al momento giusto. Un ringraziamento mi pare il minimo.

    Keep up the good work 😉

  3. ot rispetto al post (o magari no, confesso di non averlo letto…) ma lo segnalo qui perché credo possa interessare:
    “Passioni (Radio3): sulle orme del Grande Gioco”:
    http://emgiordana.blogspot.it/2017/01/passioni-radio3-sulle-orme-del-grande.html
    (link al podcast nell’articolo)

  4. Grazie! Lo leggerò con attenzione.
    Complimenti per il tuo lavoro.

  5. Mi segno il libro, ho intenzione di leggerlo insieme a Connectography di Parag Khanna. Quando mi deciderò a prenderlo

  6. Pingback: Londra e Castelnuovo Belbo (o viceversa) | strategie evolutive

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