strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Come (non) è cambiato il pubblico

37 commenti

3412564Parliamo un po’ di com’è cambiato il mercato della letteratura d’intrattenimento, avete voglia?
Perché vedete, si chiacchierava qui, nel Blocco C, durante l’ora d’aria, di come ormai gli unici libri che vendano davvero siano romance ed erotica, e tutti gli altri generi vadano a rilento.
Il lettore forte, che fino a qualche anno fa leggeva soprattutto narativa di genere, fantascienza e polizieschi soprattutto, ha ceduto il posto a un nuovo lettore forte, di sesso femminile, giovane, con interessi monotematici.
E da qui il sospiro, e il ricordo dei bei vecchi tempi.

Ma qui su strategie ricordiamo che come diceva Billy Joel the good old days weren’t always good.
E se la storia fosse diversa da come ce l’hanno raccontata?
Mettiamo giù il primo Pork Chop Express del 2017…

Perché vedete, io continuo a sostenere che l’avvento dell’editoria elettronica e dell’autoproduzione ci ha riportati ai vecchi tempi dei pulp

  • scrittura a cottimo
  • prezzi bassi
  • uscite frequenti
  • tante storie brevi anziché trilogie da 1000 pagine a volume
  • una polverizzazione dei generi
  • una predominanza di pornografia e romance

Ecco, quest’ultima forse non ve l’hanno raccontata, vero?
Diamo un’occhiata a un grafico sul numero di testate pubblicate annualmente, fra il 1918 e il 1953, raggruppate per genere.

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Confuso, vero? E considerate che abbiamo già lasciato fuori circa metà delle categorie (storie di giubbe rosse e agenti dell’FBI, storie di giungla e di boxe).
Ripuliamolo, lasciando solo 4 categorie – fantascienza, “fantastica” (che riunisce fantasy e horror, e in cui ricade ad esempio Weird Tales), “spicy” (i pulp dal vagamente erotico al francamente pornografico) e il romance.
Il grafico è questo.

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love_story_19411227Nel 1930, anno in cui Astounding inizia la pubblicazione, si stampano negli USA 8 riviste di fantascienza e 44 riviste spicy, ma nel ’34 le riviste di SF sono solo più 6, mentre le testate spicy sono 55. E in questo intervallo le riviste di romance sono, fra alti e bassi, attestate su una media di 21 titoli. E se nel corso della sua esistenza Astounding pubblicò in totale 942 numeri, beh, Love Story Magazine ne pubblicò 1172.
Le uniche testate che riuscirono a tenere testa agli spicy ed al romance furono, in momenti diversi, le riviste dedicate al western e al true crime, queste ultime spesso intercettando l’interesse del pubblico a fronte di fatti di cronaca (proibizionismo, gangsterismo assortito, pericoli pubblici numerati).
ward-spicy-myst-june-1935E anche queste, comunque, e come si vede dal primo grafico, divennero predominanti solo nella seconda metà della storia della narrativa pulp – la prima parte, diciamo fino alla seconda metà degli anni ’30 è dominata da riviste scandalose e storie romantiche.

Il crollo degli spicy nel 1941, ben visibile nel grafico, è legato naturalmente allo scoppio della guerra – che portò un giro di vite nei confronti di tutto ciò che era scollacciato e che poteva fiaccare il morale delle truppe; e non ci fu ripresa nel dopoguerra semplicemente perché il mercato era evoluto, ed erano comparse le riviste illustrate stampate oltre confine – le Tijuana Bibles – e le riviste per soli uomini. Proprio come i fumetti avevao ammazzato gli hero pulp di personaggi come The Shadow o Doc Savage, non furono i gusti del pubblico a cambiare, ma il modo in cui quel pubblico soddisfaceva le proprie esigenze.

acf4e7586d23497128c114f35bba918aOra, il mercato dei pulp non faceva i gusti dei lettori, ma li seguiva caninamente, e il grafico qui sopra dimostra ineluttabilmente che c’è sempre stata più richiesta per pornografia e storie romantiche che non per astronavi o spade e stregonerie.
Fatevene una ragione.
Uno dei motivi per cui il dato non era mai emerso prepotentemente è semplicemente che le storie della letteratura pulp sono state compilate da chi si occupava di fantastico o di polizieschi. I dati nei grafici qui sopra sono presi da unos tudio pubblicato a novembre del 2016.

Se guardiamo i grafici qui sopra ci rendiamo conto che non è “colpa” di 50 Sfumature o di Sex & the City – il pubblico per questo genere di storie è sempre esistito, ed è sempre stato disposto a pagare, che è l’unica cosa che interessa a chi pubblica e a chi scrive narrativa d’intrattenimento.

624bdd6e1059337abe1167e6f8e4bb29O credete che quando voi compravate Urania negli anni ’80, non si vendessero cammionate di Harmony e tonnellate di riviste pornografiche?
La differenza è che negli anni ’80 un supplemento letterario come Tuttolibri de La Stampa recensiva anche gli Urania, ma non gli Harmony o la pornografia da edicola della stazione.
Oggi Tuttolibri parla prevalentemente di lifestyle e i suoi redattori inorridirebbero alla sola idea di parlare di libri, Urania non viene più recensita perché è una rivista, ed esiste una classifica generale su Amazon che non lascia fuori nessuno.
Non è il mercato che è cambiato, ma la nostra percezione di esso, attraverso una diversa maniera di calcolare le vendite e di stilare le classifiche.

spicy-detec-july-1935-600Il vero problema, quindi, non è la comparsa di un nuovo lettore forte, che vuole romance o spicy stories.
Il vero problema è la scomparsa del lettore forte che vuole fantastico.
Che forse un po’ si è stufato della pessima qualità proposta dagli editori, un po’ rilegge solo ristampe di Asimov e Dick, Lovecraft e Howard, perché così non corre rischi, e un po’ è morto di vecchiaia ma forse non se ne è ancora  reso conto.
E non pensate che sia una cosa che riguarda solo i libri – andate a chiedere a Marvel se fa più soldi coi film o coi fumetti.

E tutto questo va a collegarsi al discorso, fatto in chiusura dell’anno passato, sul fatto che abbiamo vinto. Ma come dicevo, di certe cose non ho più voglia di parlare.

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

37 thoughts on “Come (non) è cambiato il pubblico

  1. Ottima analisi. io pensavo dipendesse solo dallo sdoganamento dell’erotismo per le masse e dal fatto che gli ebook si possono leggere sull’autobus senza mostrare imbarazzanti copertine, e che al tempo dei pulp l’erotismo potesse essere solo accennato. Esisteva vera pornografia esplicita ai tempi dei pulp? Ho sempre saputo di no ma magari non ho letto le fonti giuste…

    • a, la maggior parte delle riviste spicy erano, per gli standard moderni, molto morigerate e a volte quasi ingenue – ma per l’epoca erano considerate MOLTO osè, tanto che per lo meno due volte, nel corso della prima metà del 20° secolo, ci furono dei feroci giri di vite cheportarono allachiusura di un sacco di testate. Molti invece continuarono a pubblicare promettendo di fare i bravi, e poi dopo un paio di numeri tornando a infischiarsene.

      • ok mi confermi quello che sapevo allora. Immagino che la pornografia come viene intesa oggi sia iniziata a partire dalla rivoluzione sessuale nei ’70. Che abbia molte lettrici donne non mi sorprende dato i molti studi sull’argomento che affermano che l’eccitazione maschile sia più visiva mentre quella femminile rimane più “di testa” quindi maggiormente adatta alla letteratura. Ho letto svariati pulp italiani de “i racconti di Dracula” e l’erotismo era sempre presente ma mai troppo esplicito.

  2. Ciao Davide,
    è molto interessante, a me le analisi di mercato piacciono sempre e soprattutto quando spiegano che le cose sono diverse da come crediamo che siano.

    Ora però ho una domanda, da lettrice di fantasy molto (ma MOLTO, quindi non lapidatemi) superficiale, che lancio nell’etere di questo blog.
    Partiamo dal presupposto che quel che dici tu sui generi sia sacrosanto, e partiamo pure dal presupposto che se una vuole leggere “50 sfumature di stocazzo” ha il pieno e totale diritto di farlo.

    La domanda è: perché mettere sempre e puntualmente elementi sentimentali/porno in libri fantasy anche quando non centrano/non sono richiesti/sono fuori contesto/sono fuori personaggio?

    Questa cosa mi ha semplicemente fatto andare di traverso, recentemente, il libro di Naomi Novik (di cui credo di averti accennato altrove). Un libro non originalissimo ma carino (Uprooted) in cui qualcuno (secondo me non l’autrice, perché un lettore minimamente attente intravede una mano e uno stile diversi dai suoi) ha inserito due pagine (2) da Harmony da due soldi. Gratuite, mal scritte, ripetitive e totalmente fuori contesto.

    Leggendo qua e la recensioni di vari libri fantasy “contemporanei” (no Urania per lettori morti di vecchiaia, ma robette per young adults scritte ieri l’altro) ho visto che questa cosa la fanno TUTTI. Adesso per scrivere un fantasy non di nicchia devi avere:
    – lei banale e anonima (il femminismo non abita più qui)
    – lui potente e nerchiuto
    – l’altro, se possibile ancora più potente e ancora più nerchiuto di lui
    – il triangooooloooo noooo
    – qualche scena soft porn, con entrambi i nerchiuti (anche insieme)
    – i draghi (che a quanto pare fanno sempre figo, non legano e vanno su tutto)

    Ricapitolando: io sono molto contenta (no, sto mentendo: sono totalmente indifferente) che ci sia un po’ di sano harmony-per-signorine-di-tutte-le-età-con-voglia-di-sognare-il-principe-azzurro-(vampiro) in giro e mi spiace che ci sia meno fantasy, ma posso anche farmene una ragione. Quello che non capisco è perché mettere il sentimentale in ogni cavolo di fantasy (o presunto tale) che si vuole propinare al grande pubblico?

    Boh.

    • Allora, vediamo…
      Il post qui sopra è illustrato con alcune copertine – ci troverai Spicy Mysteries (esenzialmente degli horror), Spicy Adventure (storie d’avventura alla Indiana Jones), Spicy Western (…) e Spicy Detective (dei polizieschi).
      Tutti in versione spicy, vale a dire con le donnine discinte e un po’ di sesso accennato (ricordiamolo, erano gli anni ’30).
      Perché duemercati sono meglio di uno – perché acchiappare chi vuole le donnine e chi vuole l’orrore, o l’avventursa, o il western, o il poliziesco, raddoppia il potenziale bacino di utenza.
      Perché se la storia parla solo di draghi e guerrieri una parte del pubblico femminile, quella che cerca la storia d’amore, verrà alienata – e nessuno vuole MENO lettori.
      È una disgustosa legge di mercato? Certo.
      Ma quando i lettori di romance o di erotico sono più dei lettori di fantasy, se voglio pagare le bollette, devo mettere del sentimentalismo (magari di dozzina, perché non è il mio genere) o del sesso all’ingrosso (come sopra) per allargare il bacino di potenziali lettori. Vendere di più, fare piùà soldi.
      E se così facendo perdo tre lettori di fantasy ma ne guiadagno dieci di romance, beh…

      • Eccerto. Concordo con te, infatti la mia domanda era succulentemente retorica.
        Magari si potrebbero fare delle cose comunque trasversali e anche (ma così, magari, per ipotesi azzardata) non forzate e non scritte con le natiche. Ma immagino sia molto più difficile e quindi ecco a voi due gratuite paginette un po’ umide messe dentro, come dicevano i latini, ad cazzum.

        (Poi ci sarebbe da fare anche una digresione sulle immagini femminili che vengono fuori, ma la riserviamo per un’altra occasione.)

        Bel post comunque (ah e ieri ho sentito la tua “prova” di podcast! :D)

        • Grazie per l’ascolto.
          Io ci terreio comunque a sottolineare che esiste ancora un sacco di ottimo fantastico – che sia fantascienza, fantasy o horror o genmeri intermedi – che non si riduce a inseguire il pubblico. Così come si scrive molto fanytastico “a formula” che però la formula riesce a distorcerla, a sovvertirla o a farla lavorare in direzione nuove e divertenti.
          Il vero problema è che pochissimi se la sentono di rischiare su certi titoli: pochissimi editori nostrani, pochissimi lettori.
          Perché non scordiamoci che i lettori hanno (o dovrebbero avere) la possibilità di scegliere – e troppo spesso scelgono di essere rassicurati anziché di essere messi in difficoltà da idee o situazioni nuove o diverse.

          • Questa volontà di rassicurazione è più o meno presente in ogni sfera della vita sociale sentimentale politica culturale etc. e direi che abbiamo le prove di come NON stia portando l’umanità molto avanti, almeno in termini intellettuali.

            Per altro già lo stesso Uprooted in italiano nessuno si è sprecato a tradurlo. Segno che già quello per come vediamo il fantasy qui era qualcosa di troppo “bizzarro” e infatti a me era parso carino e, salvo casi sopracitati, anche in grado di operare una (minima) distorsione della formula. Insomma non era una fanfiction di Twilight, per capirci. (Lo sapevi che 50 sfumature nasce come fanfiction di Twilight? Perché secondo me questo spiega moltissime cose)

            Segno che hai proprio ragione tu, e quello che per me (che sono anche una lettrice occasionale di fantasy, ma non una lettrice ingenua) era sembrato (relativamente) originale qui in Italia è percepito come “Oh mio dio e chi lo vorrà mai leggere sto coso”.

            Vabbeh, tanto leggo in inglese e sticazzi.

    • E aggiungo che è necessario considerare il processo di omologazione – la ricetta che tu mi offri per un buon famntasy è quello cheuna vastissima fetta di pubblico si aspetta sulla base dell’etichetta “fantasy” – perché è ciò che gli è stato sempre venduto, e non gli vengono offerte alternative.

  3. Io sto cominciando a pensare che se uscisse oggi la serie di Harry Potter non avrebbe lo stesso successo. Nel senso che la tendenza di fruire il fantastico al di fuori dei libri si è fatta sempre più evidente negli ultimi dieci anni, non solo in Italia.
    Lo stimolo del prodotto televisivo (poco importa se lo si fruisce via TV o via streaming) è tale da chiudere tutti i canali dell’immaginazione, ogni dettaglio viene fornito allo spettatore a partire da casting targettizati sulle tipologie di spettatori di interesse. che dirti, può darsi che il futuro della narrazione d’evasione sia legato a filiere di scrittori-videomaker che vendono pilot alle aziende come Netflix.

    • Quello della perdita dell’immaginazione è un argomento del quale avevo già parlato, e concordo.
      C’è un elemento di pigrizia – o forse no: perché poi, per dar sfogo all’immaginazione stimolata dalla storia, che con un libro si esprime immaginando personaggi e situazioni, molti fan di telefilm e fumetti creano costumi o scrivono narrative alternative (fanfiction).
      Per cui forse non è stata ucisa l’immaginazione, ma solo repressa e indirizzata sui altri target.

  4. Durante le vacanze di Natale ho sentito una parente dire a una ragazza: “vuoi guadagnati da vivere scrivendo? Scrivi roba che piaccia a quelli che ti danno del lei nei commenti su internet”

  5. Che le serie TV e i videogiochi rappresentino per molti una sorta di iniziazione al fantastico, è vero (anche se dimentichiamo le fiabe, e tutti i prodotti narrativi per bambini in età prescolare o elementare). Ma è altrettanto vero che la qualità di molte serie TV (Black Mirror) e videogiochi (Bioshock Infinite) non ha nulla da invidiare ad alcuni dei migliori titoli del genere. Poi sì, c’è il discorso sulla fantasia, alla quale vengono forniti dei template visivi già belli e pronti – ma su questo fenomeno e i suoi effetti, penso possano pronunciarsi psicologi e categorie affini.

    • Nel momento in cui un romanzo viene presentato al pubblico come “ispirato ai videogiochi per quei lettori che si sentono a disagio coi libri”, credo che psicologi e categorie affini possano passare al dessert.

  6. Vabbé, il fatto che esista una crescente perdita di appeal del mondo libresco (e dello studio, e della complessità tout court) è abbastanza evidente, ma si tratta di un fenomeno che va ben al di là della letteratura fantastica. Restando al campo del fantastico, è innegabile che al momento videogiochi e serie tv mandino avanti la baracca – ma hey, non tutti i videogiochi sono uguali. E non tutte le serie tv. Certo, esse comportano una forma di fruizione differente da quella del libro -passiva quella delle serie TV, più attiva quella del videogioco. E qui casca l’asino: siamo sicuri che il libro offra una fruizione più attiva, dal momento che costringe il lettore a immaginare? Istintivamente direi di sì, ma io non ho fatto studi di psicologia e di ciò che non so, taccio. Perché potrebbe anche darsi che l’effetto di questo cambiamento di medium narrativo sulla mente umana, non sia così devastante come immaginiamo – non lo so, non ho gli strumenti per decifrare la cosa. Però potrebbe essere interessante ascoltare/leggere qualcuno di qualificato per scoprirlo.
    PS: la tagline “ispirato ai videogiochi ecc.” è orribile, ma credo che lì si parli più delle bieche strategie di marketing adottate per spingere un prodotto, che del prodotto in sé. Voglio dire, probabilmente esistono buone novelization tratte da videogiochi – come esistevano buone riduzioni tratte da film, ad esempio Alien di Alan Dean Foster. Certo, visto il modo in cui esse vengono presentate, il primo impulso è di fuggire urlando dalla libreria..

    • Povero lettore, costretto a immaginare.
      Pensa allo spreco di calorie, allo sforzo, al tempo buttato…
      Vedi èperché io non ho più voglia di parlare di questa presunta “vittoria”?
      Perché sento fare ai vincitori gli stessi discorsi che facevano quelli che ipoteticamente sono stati sconfitti.
      Aveva ragione Philp Dick.

  7. Mi permetto di aggiungere un pensiero su un tema di cui si è parlato spesso qui – la scomparsa di moltissimi grandi titoli del passato (sf/fantasy) dalle librerie italiane. Provo a mettermi nei panni di un editore: come potrebbe “spingerli” oggi? Se ricomincio a stampare un libro come riddle master, che ha 40 anni, cosa dico? Che è un caposaldo del genere? Il lettore non potrebbe dubitare di decine di “capisaldi” che ricompaiono all’improvviso nel mercato editoriale dopo decenni di assenza? E soprattutto, non potrebbe pensare che l’editore tenti di fregarlo, propinandogli dei fondi di magazzino? Non so, mi sembra difficile reinserire “a freddo” decenni di titoli che sono stati colpevolmente dimenticati.

  8. I “vincitori”? Gli “sconfitti”? Questa non è mica una guerra. Là fuori, dove questo mercato muove miliardi, magari sì, non lo so. Ma qui, al momento e all’interno del blog, chi parla è un semplice utente, mica il rappresentante di una casa editrice o chissà cosa. Non dico mica che immaginare sia un male -mi chiedo solo quale sia la conseguenza a lungo termine della fruizione di media differenti , dal punto di vista cognitivo. Cosa alla quale non so rispondere, volevo solo condividere una domanda.

    P.S. e che cosa diceva esattamente, Dick?

    • E chi ha detto guerra? Magari è solo una partita di tennis 😀
      Ma io sono abbastanza sicuro di aver sentito ripetere più volte “abbiamo vinto!”, nelle ultime settimane.
      E vincere comporta un vincitore e uno sconfitto, altrimenti si chiama “pareggio” (o “sospensione per pioggia”).
      Ma sarò io che mi immagino le cose, sai come succede coi vecchi…

      • Giusta osservazione e mio travisamento, credevo ti riferissi alla disfida in corso nel blog. E’ vero, tanti hanno detto che il fantastico ha vinto. Lo penso anche io, ma non credo che vi sia uno sconfitto. Il fantastico ha vinto perché sta diventando cultura di massa, o parte della cultura di massa. Questo lo allontanerà inevitabilmente dal gusto di coloro che hanno esplorato il genere in lungo e in largo, leggendone gli autori più importanti che si sono succeduti attraverso decenni di storia. Per “autori” intendo anche registi cinematografici e fumettisti, non mi riferisco solo alla parola scritta. E non credo che i nuovi fruitori del genere saranno mai disposti a compiere un’operazione “filologica”, esplorando quanto hanno perso mancando la sterminata letteratura prodottasi dagli anni ’40 ad oggi. Un sacco di roba formidabile. Detto questo, non sono particolarmente pessimista riguardo a ciò perché non credo che il processo sia univoco: il fantastico si trasforma in cultura di massa, perde ogni sua caratteristica e ciao. Credo invece che anche il fantastico lascerà qualcosa presso i suoi nuovi fruitori. La contaminazione culturale funziona in modi spesso inaspettati.

  9. Ottimo post. Non fa una grinza. Tra l’altro non pensavo che in quegli anni il divario tra il genere fantastico e gli altri fosse così ampio.
    Che il genere comunque si sia allontanato dai gusti dei lettori è cosa nota, ma personalmente continuo a non notare particolari flessioni verso il “romance” nelle classifiche di vertice. Noto invece, con una punta di tristezza in più e qualche brivido freddo, tanta, tantissima saggistica becera (in quella di IBS, ai primi posti ci sono titoli come “Viva il Latino, Storie e bellezza di una lingua inutile”, “La Dieta della Longevità” o “Concorso Cancellieri. 800 Assistenti giudiziari”). E gli unici di genere fantastico sono relegati dopo la decina, con i soliti George Martin e J. K. Rowling.

    Per inciso, non che sia un problema. Il fantastico in Italia non ha mai davvero goduto di un ampissimo consenso, se non in rare eccezioni (i successi planetari come Il Trono di Spade o Harry Potter sono un caso a parte).
    Il mio modestissimo parere, però, è che tv e videogiochi facciano da apripista oggi alle nuove generazioni, così come i cartoni giapponesi e i telefilm hanno fatto con le vecchie. Probabilmente non sarei appassionato di fantascienza come lo sono oggi, se non avessi visto da bambino Star Trek e Buck Rogers o i cartoni animati di Gundam e Starblazers. E nonostante tagli vari, devo ringraziare pure la Newton Compton che all’inizio degli anni ’90 venne incontro alle mie disponibilità economiche con le collane a 1000 lire (che già allora rispettavano tre dei tuoi sei punti all’inizio del post).

  10. Se oggi stesso volessi entrare in una libreria – fisica o virtuale – e comprare un libro di genere in italiano, difficilmente troverei qualcosa all’altezza di serie tv come Black Mirror, o Daredevil, o Black Sails, o Westworld.
    La storia di una fruizione più attiva o passiva mi sembra una scusa che non tiene più. Forse dovremmo imparare proprio da quei modelli di storytelling che stanno facendo il genere a livelli altissimi – negare che lo stiano facendo non aiuta né noi né il pubbilco.

    • Ma fino a dieci-quindici anni fa li trovavo.
      E se leggo in inglese li trovo ancora.
      Non sono scomparsi perché polverizzati dalla incommensurabile qualità delle serie TV – sono scomparsi perché il pubblico è stato indirizzato su una scelta molto limitata, strettamente per motivi economici e commerciali.

  11. Pingback: Sanremo, i libri, il mercato muscolare – Plutonia Experiment

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