strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Londra e Castelnuovo Belbo (o viceversa)

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selection_528Così ieri sera dovevo seguire la prima lezione del corso di comunicazione scientifica. Ma poiché a Castelnuovo Belbo internet è una cosa che succede altrove, mi sono ritrovato ad avere quei venti/trenmta minuti di attesa per scaricare ciascun video (da 1:15 a 3:30 minuti), e ne ho approfittato per leggermi un altro libretto della O’Reilly.
Vi ricordate, ne avevamo parlato un paio di settimane or sono.
Ho così dato un’occhiata a Trends Shaping the London Tech Scene, un report di una ventina di pagine, praticamente un lungo articolo, di Andy Oram.

Il volumetto ha uno scopo abbastanza chiaro e dichiarato

This report aims to be a comprehensive view of the computer technology scene in London: where it stands, some of its origins, who’s participating in it, and what feeds its strengths.

Il lavoro di Oram è interessante perché è uscito a ridosso della Brexit, e quindi alcune delle sue osservazioni assumono un significato drammatico.
Ad esempio, se è vero che le università inglesi si sono tenute al passo con ilmercato della tecnologia, adeguando i propri corsi alla richiesta e sfornando laureati all’avanguardia sui temi informatici, è anche vero che una grossa fetta della forza lavoro nell’area londinese per ciò che riguarda le computer sciences arriva dall’Europa ( e non dall’Asia come sembrerebbero pensare in molti).

L’educazione è in effetti il primo fattore che fa di Londra il secondo polo informatico dopo la Silicon Valley. La presenza ad esempio dei coding bootcamps – scuole di programmazione con corsi intensivi di al massimo 3 mesi – comunità dal vivo e online e cose per noi forse strane come Techmums – una scuola che offre corsi hi-tech per donne con figli al seguito – fa sì che acquisire le competenze necessarie per entrare nel mercato della Information technology sono molto accessibili, spesso a costi irrisori1.

Nell’analizzare lo sviluppo della scena hi-tech londinese, Oram traccia anche quelle che sono state le pratiche e i fattori “ambientali” che hanno fatto sorgere una comunità imprenditoriale dell’alta tecnologia proprio a Londra.

La presenza di una valida infrastruttura è il secondo elemento-cardine del polo Londinese, che si avvantaggia della presenza di connessioni molto più veloci rispetto alla media nazionale. Anche in UK pare che le campagne siano penalizzate da connessioni internet lente e costose2.

C’è poi l’aspetto istituzionale. Se è vero che la Brexit ha gettato una bella chiave inglese (…) negli ingranaggi del sistema, è anche vero che finora le istituzioni britanniche e l’amministrazione di Londra hanno favorito l o sviluppo e l’imprenditorialità con agevolazioni, appalti e supporto legislativo, di fatto favorendo lo sviluppo.
Si rilevano anche dati curiosi – come ad esempio che nel 2000 la BBC assorbì una buona fetta di quegli imprenditori le cui attività erano andate a gambe all’aria con la bolla delle dot-com.

Costruito per gli stranieri che vogliano buttare un occhio a Londra con la prospettiva di lavorarci o di avviarci un’azienda, il report di Oram sottolinea anche i problemi (l’alto costo della vita, ad esempio, o gli effetti potenzialmente nefasti della Brexit), ma dipinge un quadro estremamente interessante. Il mercato hi-tech inglese è meno vistoso ma forse più pervasivo di quello sviluppato negli USA, e forse per questo ha dinamiche differenti.
E in questo risiede probabilmente la sua fortuna.

E nel leggere tanti nomi italiani fra gli intervistati (CEO di aziende, responsabili del reclutamento, specialisti), sorge automatica la domanda, perché da noi no?

Le risposte sono quelle elencate sopra: educazione, infrastruttura, supporto istituzionale.

Cose del tipo non dover impiegare venti minuti per caricare in streaming un filmato da 78 secondi.


  1. il volume include link a peracchi di questi servizi. 
  2. è estremamente scorretto confrontare Castelnuovo Belbo con Londra, ma pare che anche il più sperduto accrocchio di baracche nel Berkshire sia meglio servito di noi. In Italia l’infrastruttura è una nota dolente. 
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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

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