strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Cambiare formato per inseguire il pubblico?

8 commenti

Tempo schifoso – ieri, durante l’ora d’aria, qui nel Blocco C della Blogsfera, mentre ci alitavamo sulle mani per scaldarle e lamentavamo il fatto che il caffé qui fa schifo, ci siamo trovati a parlare della morte dei blog, e di media alternativi come podcast e, soprattutto, vlog.
Che sarebbero poi i video blog.
I canali youtube, insomma.

Sì, certo, c’è la notizia che una grande casa editrice nazionale ha pubblicato il libro di un vlogger che ha fieramente affermato io non leggo libri nel presentare il proprio libro – ma quello è OK: nel momento in cui un editore pubblica un libro di un personaggio con un grosso seguito, il libro è l’ultimo dettaglio, ciò che l’editore vuole è comprarsi il pubblico pre-fidellizzato del personaggio pubblico.
È sempre successo.

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Al contempo, in sala TV, qui nel Blocco C, invece delle solite repliche di Biblioteca di Studio Uno ci hanno passato i video di alcuni popolari blogger che hanno più o meno recentemente aperto i propri canale youtube – e si tratta di video imbarazzanti.
E badate, non tanto per i contenuti, quanto per la forma.

E con forma non sto parlando di effetti speciali, background musicali, scenografie alla Cecil B. De Mille. Parlo del semplice modo di presentare i contenuti.
L’editing, se volete.
Il modo in cui il pupazzo sullo schermo si esprime, più ancora di ciò che esprime.
Perché un video – o un programma radiofonico – non è un testo scritto. Non basta avere un buon articolo e leggerlo.

Ma questo è un discorso lungo e complicato, e se interessa lo faremo in un’altra occasione.

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Ciò che mi interessa al momento è la reazione dei miei compagni di prigionia, che hanno tutti, chi più chi meno, espresso un giudizio del tipo

Piuttosto mi sparo in un piede.

In particolare, il passaggio di alcuni blogger a media più veloci1 viene visto da una parte come una manovra più o meno disperata per contrastare l’endemico calo dei lettori dei blog, che si suppone si stiano orientando verso media differenti.
E c’è quindi anche il giudizio abbastanza negativo verso chi insegue il pubblico e le mode.

Il che non è poi molto diverso da ciò che sostennero in molti quando comparvero gli ebook, ricordate?
E molti ancora lo sostengono.

Ma se i contenuti sono gli stessi, ha davvero importanza il supporto, il formato?
Se io questo post ve lo presentassi parlano, attrraverso un podcast, sarebbe meglio o peggio?
Qui si torna al discorso che si faceva sopra (ma non si era detto che bne avremmo parlato un’altra volta?): cambiando formato si deve per forza cambiare forma.
Io che leggo questo post vi metto tutti a dormire in capo a tre minuti, ma non prima di un caloroso coro di pernacchie.
Scrivere per un blog non è scrivere per la radio, o per il video.
MA, posto che chi ci si mette decida di fare i famosi compiti a casa, e impari non solo come si usano Audacity o Avidemux, ma anche come si prepara un copione, e come si presenta il proprio lavoro… posto insomma che chi decide di passare dal blog al video sappia ciò che sta facendo, perché sostenere che i due formati hanno diversa dignità?

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È poi vero che, essendo diversi i formati, potremmo adattare i contenuti, in modo da usare al meglio le caratteristiche specifice di ciascun formato… e anche qui è una cosa che richiede un po’ di studio, e un po’ di lavoro.
Ma a questo punto, potendo offrire contenuti diversi attraverso canali diversi, potremmo affiancare video e blog.

Da amante della radio, io sono sempre stato curioso di queste cose.
Seguo degli eccellenti videoblogger e dei podcast estremamente interessanti.
Ascolto con grande divertimento audiodrammi vecchi e nuovi.
Leggo anche degli ottimi blog.
Si tratta di applicare strutture diverse a forme diverse di comunicazione, che possono essere perfettamente complementari, volendo.
Mi interessa, mi interessa molto.

Pattume?
Certo che c’è anche un sascco di pattume – non era il 90% di tutto?
E il pattume non è limitato a un solo formato.

E si tratta di un modo per inseguire i lettori che se ne sytanno lentamente andando?
O per cercarne dei nuovi?
In linea di masima, io non chiuderei delle porte a prescindere: il fatto che ci sia chi lo fa male, o che lo fa (chissà) peri motivi sbagliati, non significa che sia per forza un peccato mortale, giusto?


  1. per esperienza personale, molto più veloci per l’utente che per il creatore. 
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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

8 thoughts on “Cambiare formato per inseguire il pubblico?

  1. Un discorso Pienamente condivisibile

  2. Ho appena finito di leggere uno splendido articolo.
    http://reallifemag.com/jury-duty/
    In coda si parla di blog… ma non è l’unica ragione per cui mi ha ricordato questo post.

  3. Pingback: Fucilare gli YouTuber è doveroso – Plutonia Experiment

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