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I blog, Pareto e la democrazia diretta

19 commenti

220px-here_comes_everybodyAlcuni giorni or sono ho avuto una lunga e divertente discussione con la mia amica Lucia, che gestisce il blog Il Giorno degli Zombi, sul tema della democrazia diretta.
Ora, Lucia è estremamente scettica – per non dire ostile – riguardo all’idea di democrazia diretta mentre io sono francamente curioso, perché è una di quelle cose del futuro che ho scoperto prima nei libri difantascienza e solo dopo ho visto abusate e degenerate da politici populisti semianalfabeti.
La discussione, come dicevo, è stata divertente, e a questo punto mi sono detto che l’unica cosa da fare era informarsi per saperne di più.
Ho fatto un paio di domande a un paio di miei contatti che vivono nel futuro (che sarebbe poi oltreconfine) e tutti mi hann consigliato Here Comes Everybody, di Clay Shirky.
È uscito nel 2008, mi hanno detto, quindi ormai è datato, ma se ti serve un punto da cui partire parti da lì.

Il volume di Shirky, acquistato usato (è una copia smobilitata dalla Biblioteca Pubblicadi Joliet1) è arrivato ieri mattina e ieri notte l’ho letto2.
Ed è stata una lettura utile e divertente per chiarirmi le idee su un sacco di cose – non necessariamente sulla democrazia diretta, o non solo su quella.

Ed è vero, il volume del 2008 è datato.
Porta un sacco di esempi presi da MySpace (esiste ancora, MySpace), cita a malapena Facebook descrivendolo come “una cosa simile a MySpace”, non parla assolutamente di self-publishing se non per descriverlo come un fenomeno sospetto legato alle vanity press, non cita Amazon neanche una volta.
Però confronta in maniera lucida blog e Twitter, e fornisce soprattutto una bella panoramica sulle dinamiche sociali e antropologiche che sono alla base della società sul web.
Sulla matematica che ci sta sotto.
Su certi meccanismi psicologici, anche.

Per cui a fine lettura, se da una parte ci si rende conto che certi politici populisti oltre ad essere semianalfabeti non hanno alcuna idea delle dinamiche e della “fisica”, per così dire, dei sistemidi rappresentanza diretta (ma in fondo già lo sapevamo), dall’altra si guardano con occhi diversi i dati di utenza del blog, le interazioni, i mumeri.

Per dire, WordPress mi fornisce le statistiche di utenza nel formato sbagliato.
Il lavoro di Shirky – che è un giornalista e un divulgatore, e quindi condensa e compendia decine di fonti autorevoli – dimostra abbastanza ineluttabilmente che le dinamiche di partecipazione seguono una distribuzione di Pareto, non una distribuzione gaussiana.
Per cui avere le medie giornaliere o i valori assoluti giornaieri mi serve un po’ a poco per ricavare un’immagine esatta di come i miei lettori interagiscano col mio blog3.
Ecco,m questa era una cosa che non sapevo – che la legge dell’80/20 valesse anche per i blog.

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Spiegando in breve, e facendo le ovvie generalizzazioni: una distribuzione di Pareto relativa all’utenza di un blog significa che, grossomodo, il 20% dei lettori produce l’80% dei commenti e dei like e delle condivisioni sui social. Il restante 80% dei lettori resta invisibile.
Che è una cosa che sappiamo tutti, ma ragionando in termini di medie e di hit assoluti, siamo portati a pensare nel modo sbagliato alla resa del nostro blog, alle reazioni del nostro pubblico.
Col senno di poi ho fatto una controllata rapida usando le statistiche di WordPress, e funziona.

Nel momento in cui si accetta che un blog invecchiando va a stabilizzarsi su questo tipo di distribuzione molto asimmetrica, ecco che la famosa moria dei blog, o la altrettanto popolare transumanza dei lettori, assumonouna diversa prospettiva.
E non scherziamo, un calo divisite e lettori c’è – ma è molto meno tragico di quanto sembra.
E risponde a dinamiche diverse.

Ma sto divagando su cose che non vi interessano, probabilmente.

Se c’è un elemento interessante nel lavoro di Shirky (e in effetti ce ne sono tanti), è certamente l’osservazione su come broadcasting e communication, un tempo nettamente separati, ora si siano in qualche modo sovrapposti, e questo genera confusione.
La distinzione è questa:
. broadcasting è la trasmissione di informazione da una singola sorgente a un vasto pubblico. La TV, la radio, i giornali.
. communication è lo scambio a due vie di informazione. Una telefonata.

tin-can-phone

Il mio blog – e gran parte dei blog, ovviamente e dei social ingenere – da una parte è una sorgente singola che raggiunge molte (si spera) persone, ma con queste persone mi permette in teoria un dialogo.
Ne ho parlato spesso, è la metafra della talk radio, il genere di programma con le telefonate deil pubblico che a me piace (se si parla di cose intelligenti e divertenti): c’è un programma che arriva a tutti, chi vuole chiama e dice la sua.
Ora ho sottolineato in teoria perché c’è un rapporto inversamente proporzionale fra successo del broadcast e qualità della communication: in parole povere, più siete a commentare, più è difficile per me rispondere a tutti, con tutti intavolare un dialogo sensato e costruttivo.
Ci si prova, ma non è detto che funzioni – permane comunque una asimmetria, che spesso è fonte di problemi.
E non vale solo per me – pensate a quei blog che hanno centinaia di commenti4 – dedicare un minuto a rispondere a ciascuno dei 10 commenti significa un’ora e quaranta di lavoro.

Altro tema interessante è quello della diletantizzazione di certe attività – la fotografia, la scrittura, e del capovolgimento del processo di filtragio: non c’è più un editore che filtra e poi pubblica, ma c’è una pubblicazione che è filtrata dal’utenza stessa (o dovrebbe esserlo).

Ecco, il dovrebbe esserlo è forse l’unica nota dolente: perché il libro di Shirky, per quanto equilibrato nel segnaare punti di forza e problemi nel diffondersi delle nuove tecnologie e nella loro ricaduta sociale, non arriva a descrivere, o forse a prevedere certi meccanismi degenerativi.
Il fatto che i filtri saltino, oc he gli strumenti usati nel 202 per obbligare alle dimissioni un cardinale che proteggeva i preti pedofili oggi servano a divulgare la teoria che la terra sia piatta o a dare per buone diecimila altre baggianate.
Ma anche così, gli elementi di base per comprendere certi meccanismi sono presenti nel olume – basta aver voglia di cercarli, e ragionarci su.

Insomma, ho letto un bel libro, che ha dato un sacco di spunti sui quali ragionare, e questo è sempre qualcosa di positivo, e intendevo dirvelo.
Fatto.


  1. e a me naturalmente fa ridere perché a Joliet c’è il carcere da cui esce “Joliet” Jake Blues all’inizio de I Blues Brothers
  2. sì, sto nuovamente attraversando un periodo d’insonnia. 
  3. non so se Google Analytics fornisca anche Moda e Mediana di utenza, che sarebbero davvero utili. 
  4. intendo commenti-commenti. Arrivare a 100 commenti con scambi del tipo…
    Commentatore: “Bel post!”
    Blogger: “Grazie, troppo buono!”
    C.: “NO, sei proprio bravo.”
    B.: “E tu sei gentilissimo.”
    C.: “Lo sai che ti leggo sempre con piacere.”
    B.: “Lo so, lo so.”
    … ecco, così arrivare a 100 è facile.
    Io preferisco avere meno commenti ma tutti della qualità di solito dimostrata sotto ai miei post (e grazie a tutti). 
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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

19 thoughts on “I blog, Pareto e la democrazia diretta

  1. Premettendo che non ho alcuna simpatia per quelli del “blog”, ci vuole poca fantasia per capire a chi ti riferisci, gente statalista come pochi con in più una confusione in testa sul concetto di economia in genere da essesse quanto meno preoccupante (di fatto un amalgama di convinzioni prese a casaccio ma soprattutto da Keynes), trovo però odiosi i radical chic e mi piglia un fastidioso prurito ogni volta che sento la parola “populismo”, abusata come poche, mi spiace trovarla anche qua. Consiglio disinteressato (non che a me cambi nulla), credo sia meglio per te tenerti lontano quanto più possibile da argomenti che possano generare un dibattito politico, visto il tema del tuo blog, non credo valga il tempo visto lo stress e il malumore che di solito genera, figurati se poi quelli del “blog” ti pigliano di mira, o per me ancora peggio se (anche se non mi sembra un problema per te) dovesse diventare un simposio di pacche sulla spalla e sorrisini fra radical chic alle spalle del volgo popolino.

  2. Molto interessante.
    Sarei curioso però di capire se dopo quasi 10 anni (un lasso di tempo enorme per lo sviluppo che abbiamo avuto nell’ambito dei mezzi di comunicazione) le sue conclusioni siano ancora valide. Cioè se davvero si può individuare un fenomeno simile nelle interazioni sul web di oggi, dominato dai social. E anche di capire dove ha preso i dati da analizzare sulle dinamiche di rappresentanza.
    Ora provo a riguardarmi le statistiche del blog tenendolo presente 😀

    • Come dicevo, si perde molte cose che sono uscite in questi anni, ma le basi teoriche che presenta restano valide.
      I dati qwuantitativi sono presi da dati pubblicatoi in articoli accademici (ha una bella bibliografia).

  3. WordPress.org ha molti plugin che gestiscono le statistiche in maniera più efficiente di wordpress.com. Ci sono plugin che forniscono per esempio i tempi medi per visite, la frequenza di rimbalzo. altri forniscono le heat map, cioè mostrano graficamente dove cliccano i lettori e addirittura fino a dove arrivano a leggere di un articolo.

    • Indubbiamente.
      Wordpress.org però è self-hosted, e io al momentonon mi posso permettere un servizio di hosting, visto che il blog, come dicevo altrove, nongenera introiti e quindi non si paga le spese.

      • ci sono alcuni servizi di hosting gratuiti come altervista. io non mi sono trovato male però ho un blog con visite nettamente inferiori alle tue perciò non saprei darti una valutazione sulla velocità che potrebbe avere il tuo sito su altervista. inoltre il passaggio da wordpress.com a wordpress.org richiede comunque un investimento di tempo per padroneggiare il numero superiore di template e/o plugin dell’org e visto che vuoi giustamente puntare sui V-blogger non credo che ne varrebbe la pena 😦

        • Io gestisco un blog su wordporess.org per conto terzi – amministrate WP non è un problema colossale, in tanti anni ho imparato.
          Altervista l’ho usato quando avevo un sito statico, ma da anni non me ne occupo – francamente su wp.com mi trovo più che bene per le cose che devo fare.
          Certo, se dovessi mettere in piedi un blog monetizzabile ( = non in italiano), allora andrei su wp.org self hosted, con un provider degno.
          Ma per ora, solo per la questione statistiche, vado benissimo così 😀

  4. Io sono favorevole alla democrazia diretta, (anche se usando questo termine tutti pensano, in modo negativo, al Movimento 5S, e noi non vogliamo di certo fare scadere la cosa in un dibattito politico). Penso che con l’evoluzione dei social, e la nuova mentalità della gente, sempre più partecipativa, mancherà poco che voteremo (su tutto) con un click dal nostro computer. Ci saranno derive negative, punti ciechi? Hai voglia! Ma questa è ormai la direzione (che fa tanto romanzo di fantascienza). Da scienziata politica, avendo un po’ studiato le dinamiche delle democrazie dirette, (le donne non hanno sempre potuto votare, all’inizio c’erano dinamiche legate al censo e via dicendo), una certa idea me la sono fatta. In futuro ci saranno dinamiche legate all’accesso dei sistemi informatici. Non solo come soldi che ho per comprare computer e quant’altro, accesso alla rete etc… ma proprio come apertura mentale. Insomma ci aspetta un mondo interessante.

  5. Bellissimo post, non avevo mai pensato che le code di pareto si applicassero anche ai blog 🙂
    Sulla democrazia diretta (ma alla fine vale per ogni forma di democrazia) vedo un grosso ostacolo da rimuovere, prima: il livello culturale. Se ognuno si sente in diritto di dire la propria senza fare il minimo sforzo di informazione prima, e anzi rivendicando il fatto che ogni opinione è uguale, abbiamo un grandissimo problema.

  6. Adesso mi verrà una fortissima ansia da prestazione ogni volta che rispondo con un commento ad un tuo articolo!

  7. Quindi potrebbe esserci una nicchia di business (o di sviluppo di strumenti), nell’immediato futuro, per “restringere” i commentatori di un blog popolare o quantomeno dare modo al broadcaster di rispondere a quella ristretta elite. Un po’ come i concerti a sorpresa degli Stones nei club!

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