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San Valentino con Joan Wilder

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Allora, San Valentino incombe.
Il giorno in cui essere single è considerato alla stregiua di un crimine o di una malattia terminale, e in cui i blogger si raspano il cervello alla disperata ricerca di un’idea per un post che faccia aumentare le visite.
Ci sono quelli che lo odiano, quelli che lo adorano, quelli che sono indifferenti a ci tengono comunque a dirvelo.

Io invece sto finendo di leggere un libro.
Si intitola Romancing the Stone, risulta scritto dsa Joan Wilder, popolare autrice newyorkese famosa per la sua serie di avventure romantiche di ambientazione western che hanno per protagonista la bella e tormentata Angelina.

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“Angelina! Che donna!” come disse quel tale.
Ma Romancing the Stone, che venne pubblicato nel 1985 dalla Avon Books, è tutta un’altra faccenda.

romancing-the-stone-561e9a13bed47Ho accennato in passato a come Romancing the Stone – che da noi si intitola All’Inseguimento della Pietra Verde – sia stato il mio date movie nei lontani anni ’80.
Un divertente mix di screwball comedy e avventura, diretto dal pressocché sconosciuto Robert Zemeckis e interpretato da Michael Douglas (che se lo produsse di tasca propria) e da Kathleen Turner alla sua seconda pellicola, è uno di quella manciata di film che mi riguardo almeno una volta l’anno, quando non so cosa fare, o quando sono un po’ giù.
Il film non piacque per niente ad Harlan Ellison e piacque molto a Roger Ebert, e alla ragazza che sedeva al mio fianco nel buio della sala piacque probabilmente meno che a Ellison.
Ma questo rimane uno dei miei film.

selection_544La collaborazione della produzione con la Avon è palese fin dalle prime scene del film, quando un dettaglio di una delle copertine di Joan Wilder ci rivela il logo della casa editrice americana. Abbastanza normale quindi che la novelization del film venisse affidata alla Avon, che assegnò il lavoro a Catherine Lanigan, autrice di romanzi rosa della scuderia Avon, che aveva al suo attivo due titoli: Bound by Love del 1980 e Admit Desire del 1982.
L’idea in sé ha del potenziale: la storia ruota attorno a un’autrice di romanzi rosa, facciamo scrivere la novelization a un’autrice di romanzi rosa, e presentarla come un romanzo rosa.
Il risultato, d’altra parte, non è un romanzo d’avventura.
È un romanzo rosa.

La storia è nota – Joan Wilder, impacciata autrice di romance newyorkese, si ritrova sbalzata nella giungla Colombiana quando sua sorella viene rapita da dei loschi trafficanti. Braccata dalla polizia segreta colombiana, pressata dai criminali, Joan Wilder va a sbattere (letteralmente) contro Jack T. Colton, un contrabbandiere di uccelli rari che è disposto ad aiutarla, per un prezzo ragionevole.
Il film è sostanzialmente un unico lungo inseguimento condito di battibecchi.

Il romanzo invece no.
E se ci sono delle ovvie differenze “tecniche” – le novelization sono solitamente scritte a partire dalla sceneggiatura approvata in modo da uscire in contemporanea col film montato, e quindi non tengono conto di modifiche, riscritture e tagli in fase di lavorazione – la differenza più marcata è la quantità di informazioni che la Lanigan ritiene necessario fornirci sui due protagonisti.
Attraverso dei lunghi flashback scopriamo perciò la giovinezza e le delusioni sentimentali di Joan Wilder, orfana cresciuta con la sorella che si è sempre occupata di lei, e con una specie di cottaper il suo editor chenon se la fila di striscio. E in una lunga digressione scopriamo che Jack Colton era uno yuppie rampante prima di finire, disilluso dai falsi valori della vita frenetica della metropoli e col cuore opportunamente infranto, nel bel mezzo della giunga colombiana con un fucile e un’auto carica di uccelli esotici.

611woqprbsl-_ux250_È un disastro.
Non nel senso che sia scritto male, niente affatto.
La Lanigan ha una buona mano e la narrativa fila nonostante le digressioni. Il vero problema è che, nel momento in cui sappiamo troppo sui personaggi, l’avventura si ammoscia.

La narrativa avventurosa viene spesso criticata per i suoi personaggi bidimensionali o di cartone, ma questo non è un incidente di percorso o una prova delle scarse capacità del narratore. Il romanzo d’avventura prevede personaggi che siano funzionali all’avventura.
Naturalmente, un film e un romanzo sono forme di narrativa diverse, e hanno esigenze diverse – ma qui a cambiare è anche il genere, e nel passare da un genere all’altro, il genere di partenza (l’avventura) viene ucciso.

In Romancing the Stone (il film) Joan Wilder è una scrittrice impacciata e ipocondriaca, che sogna l’avventura e l’eroe libero e selvaggio. Jack Colton è un cialtrone mercenario che si trova nel posto giusto al momento giusto, e possiede le competenze necessarie: conosce il territorio, sa sparare, ha bisogno di soldi.
Ci serve sapere di quei due anni passati a sciare in Colorado, e della vacanza improvvisata in Vermont in cui conobbe quella anziana signora che gestiva la pensione in cui lui era sceso, e che aveva una figlia che faceva la PR per un’azienda di New York…?
No.
Se possibile, saperlo sbiadisce il personaggio, che non è più un avventuriero mercenario in cerca di quattrini, ma uno yuppie annoiato, con un buon conto in banca, una famiglia che lo appoggia nelle sue scelte e sì, una tragica (ma banalotta) delusione sentimentale come motivazione per lasciare tutto e finire in un aereo schiantato nella giungla, a lamentare il fatto che i Doobie Brothers si sono sciolti.

Allo stesso modo, la Joan del film è una sprovveduta trascinata in un’avventura improbabile da una sorella estremamente disinvolta, quasi un’avventuriera. Ma nel romanzo, Elaine è la sorella forte e coi piediper terra, intraprendente e di successo, che si è sempre presa cura della povera Joan, della quale è stata per anni l’unico punto di riferimento.
È di fatto un personaggio radicalmente diverso, che sposta tutta la dinamica del racconto.

Le modifiche e le informazioni extra hanno un senso, naturalmente – servono ad arricchire la tessitura della storia d’amore fra Joan e Jack. Forniscono un background, forniscono delle motivazioni, mettono in posto dei problemi che rendono l’intera relazione fra i due protagonisti non più complicata, ma complicata per motivi diversi.
Se nel film la relazione è conflittuale a causa di obiettivi diversi (Joan vuole salvare sua sorella, Jack vuole comperarsi una barca), nel romanzo il conflitto nasce dai traumi sentimentali pregressi, che hanno reso i due protagonisti diffidenti e poco propensi a “seguire il proprio cuore”.
Perché come si diceva questo è un romanzo d’amore, non un romanzo d’avventura – e quindi le faccende di cuore prendono il centro della scena.

Leggere Romancing the Stone fa uno strano effetto.
È la stessa storia ma non è la stessa storia, non sono gli stessi personaggi.
Soprattutto, manca completamente l’umorismo della pellicola. Le battute, quando ci sono, sono spuntate e fiacche, e i toni sono in generale melodrammatici.
Non posso dire che non mi sia piaciuto, perché il livello di scrittura è sempre molto buono, ed è comunque interessante scoprire e studiare stili e generi diversi.
Però no, non è la mia storia.
Per cui stanotte mi riguarderò il film.

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

6 thoughts on “San Valentino con Joan Wilder

  1. Mi ricordo che il film fu proiettato alle mie scuole elementari, penso lo stesso anno in cui ci fecero vedere i “goonies”. Per cui nella mia mente giovanile i due film si sono un po’ mischiati.
    Forse l’ho visto un’altra volta qualche anno dopo da adolescente, ma ho pochi ricordi di come sia. Sospetto non fosse adattissimo ad un pubblico di bambini di 8-10 anni, o forse si?

    Sospetto si trattasse completamente di un altro film :-O

  2. A questo punto, una domanda: com’è Il gioiello del Nilo?

  3. Credo che un effetto simile me lo fece (da ragazzino) vedere “I Predatori dell’Arca Perduta” e leggerne la novelization (“Ravenwood. Morto. Era come aver ricevuto un altro cazzotto”).

    Il film era tutto azione, umorismo, battibecchi tra i personaggi. Il romanzo approfondiva la backstory, dettagliava i caratteri dei protagonisti – ad esempio, metteva sotto una luce completamente diversa il rapporto tra Marion e Belloq.

    Interessante, ma straniante (almeno a quell’età).

    • Però bene o male il romanzo di Predatori resta un romanzo davventura – è certamente più dettagliato e approfondito, ma non è una cosa radicalmente diversa per tono o atmosfera. Poi sarà che a me in generale le novelization di Indiana Jones piacciono … 😛

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