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Il compleano di Galileo, Calvino, e la Terza Cultura

10 commenti

galileoIeri era il compleanno di Galileo Galilei, e il mio amico Luca Signorelli mi ha fatto scoprire una cosa che non conoscevo: il dibattito, sul Corriere della Sera del 1967, fra Italo Calvino, Anna Maria Ortese e Carlo Cassola.

Se vi interessa, lo trovate riassunto qui, e vi consiglio davvero di leggerlo.

In sintesi, la Ortese si dice triste e infastidita dal proliferare delle notizie sulle missioni spaziali, e vive il progreso tecnologico con angoscia.
La risposta di Calvino la invita a considerare il progresso come impresa intellettuale e risposta ad alcune delle più profonde necessità dell’uomo. Nel far ciò, Calvino afferma il primato letterario di Galileo Galilei. Galileo non solo grande scienziato, ma anche grande autore.
E qui Carlo Cassola s’incazza…

Ora mi domando, si incazzano gli intellettuali?
Probabilmente no. Incazzarsi è cosa da incolti plebei, da rudi meccanici. Gli intellettuali e i grandi scrittori probabilmente si inalberano, provano un senso di irritazione e insofferenza che devono esprimere in termini duri e risoluti. Magari provano un senso di subornazione biliosa e stizzita.
O qualcosa del genere.

Comunque, si diceva, Cassola s’incazza.

Lo spirito di dimissioni di molti miei colleghi è giunto a un punto tale che non mi scandalizzo più di niente. L’augurio che rivolgo loro è di liberarsi del complesso di inferiorità nei confronti della cultura scientifica e della tecnologia. E se no, che cambino mestiere.

È la perfetta risposta di un membro di una cultura – quella letteraria o umanistica – che si vede progressivamente sempre più assediata dalla cultura scientifica: rudi meccanici che usano espressioni come “incazzarsi” e hanno la pretesa non solo di descrivere la realtà, ma di descriverla anche in forma letterariamente dignitosa.
Chissenefrega di Galileo, risponde Cassola, noi c’abbiamo Dante.

41kbytvn7wlNon è una cosa nuova. C.P. Snow aveva pubblicato nel 1959 The Two Cultures and the Scientific Revolution, in cui prendeva atto della contrapposizione fra cultura umanistica e cultura scientifica.

Parecchie volte sono stato presente a riunioni di persone che, secondo gli standard della cultura tradizionale, vengono considerate di cultura superiore, e che hanno con considerevole gusto espresso la loro incredulità per scienziati gli scienziati sono illetterati. Una o due volte mi sono lasciato provocare e ho chiesto alla compagnia quanti di loro potessero descrivermi la Seconda Legge della Termodinamica. La risposta è stata gelida, ed è stata anche negativa. Eppure stavo chiedendo qualcosa che è l’equivalente scientifico di “avete mai letto i lavori di Shakespeare?”

La discussione è complessa, o forse no – il fatto è che appena si prova a discuterne di solito gli umanisti si inc… si inalberano, quando gli si dice che sono ignoranti.
Ma torniamo al dibattito Calvino/Cassola.
La risposta di Calvino a Cassola è meravigliosa, perché in sostanza ribalta su Cassola proprio il suo esempio – non è forse Dante un grande autore non solo per come scrive ma per ciò che scrive, e che è una grande descrizione del mondo e dell’universo sulla base dello stato delle conoscenze a sua disposizione.

Nel ribattere alla Ortese e a Cassola, Calvino dimostra tutta la sua brillantezza, anticipando di circa trent’anni l’ipotesi di una terza cultura che risani il dibattito/contrapposizione fra cultura umanistica e cultura scientifica. Il volume di John Brockman The Third Culture è in effetti del 19951.

Questa è una vocazione profonda della letteratura italiana che passa da Dante a Galileo: l’opera letteraria come mappa del mondo e dello scibile, lo scrivere mosso da una spinta conoscitiva che è ora teologica ora speculativa ora stregonesca ora enciclopedica ora di filosofia naturale ora di osservazione trasfigurante e visionaria.

Ma poi naturalmente non se ne fece nulla – perché Calvino era un genio, ma la nostra cultura umanistica, così come la nostra cultura scientifica, erano probabilmente più favorevoli ai babbuini che non ai geni.
E parlo con cognizione di causa, ben ricordando i colleghi di università (scienziati, stando a ciò che era scritto sulla loro pergamena di laurea) che sostenevano che saper scrivere in maniera fluida e divertente era superfluo se non addirittura avvilente della pratica scientifica, e che consideravano la divulgazione una specie di prostituzione delle idee.
Tradizionalmente, le loro conferenze erano in grado di mettere a dormire un bue tibetano sotto anfetamine.

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Un atteggiamento di questo genere, e il corrispondente atteggiamento di stizzosa superiorità sull’altro fronte, hanno fatto di noi una società che, a partire dalle premesse dantesche e galileiane invocate da Calvino, è invece perfettamente descritta dall’osservazione di Carl Sagan (ottimo esempio di grande scrittore, oltre che grande scienziato)

Abbiamo organizzato una civiltà globale in cui una quantità di elementi cruciali dipendono profondamente dalla scienza e dalla tecnologia. Abbiamo anche organizzato le cose in modo che quasi nessuno capisce la scienza e la tecnologia. Questa è la ricetta del disastro. Potremo cavarcela per qualche tempo, ma prima o poi questa miscela di ignoranza e potere ci scoppierà in faccia.

Quanto alla vocazione profonda della letteratura italiana, fatevi un giro in libreria.


  1. trovo interessante che né il libro di Snow né quello di Brockman abbiano una voce in italiano su Wikipedia. Catalano, Tedesco, Olandese e Giapponese sì. Italiano no. 
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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

10 thoughts on “Il compleano di Galileo, Calvino, e la Terza Cultura

  1. Sì, sì, sì.
    Osservo a latere che, come dimostrato dal libro di Ilaria Gatti (che rispondeva all’opera di Frances Yates) le due culture hanno una loro sintesi nella loro origine, nel lavoro del grande anticipatore Giordano Bruno.

  2. Le “due culture” altro non sono che la recrudescenza della riforma Gentile che, a sua volta, altro non ha fatto che esacerbare l’innata tendenza del popolo italico alla prosopopea personale (chi è umanista non si “sporca” le mani col becero empirismo; viceversa, chi è “scienziato”, non perde tempo con i carmina). Risultato: una nazione di laureati che possono solo esibire un pezzo di carta e null’altro.

    • Ahimé, almeno in parte sì – e certamente Gentile è uno dei colpevoli di questo stato di cose.
      Fortunatamente, ci sono persone che stanno lavorando per costruire un ponte fra le due culture.
      Sfortunatamente, di solito il sistema tende ad eliminarle senza pietà.

  3. Per lavoro consulto spesso decine di testi “tecnici” come manuali, istruzioni eccetera e, sarà il caso che l’occhio cada direttamente sulla cifra o al massimo sul paragrafo che interessa, fino a qualche tempo fa non mi ero mai accorto della meccanicità avvilente di questi testi. Quando l’ho fatto presente a una delle persone (ben) pagate per redigerli, la risposta è stata “a me serve che il pezzo venga bene, mica devo farci un’opera d’arte!”

    • he è certamente un atteggiamento promosso dal mercato, ma anche maledettamente propagandato a livello accademico – io avevo un docente che abbassava ilpiunteggio alle relazioni che venivano presentate scritte al computer anziché “in bella scrittura”, ma che poi faceva strafalcioni immondi di grammatica e ortografia da terza elementare (indimenticabili “le Alpi Cozzie” e anche “d’appertutto”).

  4. Mi piacerebbe capire meglio la posizione di Cassola. Lo scambio è reperibile da qualche parte, nella sua interezza? 🙂

  5. Provo a cercarla! Perché, a leggere questi estratti, a me sembra che Cassola abbia solo sostenuto che 1) Dante sia uno scrittore migliore di Galileo, e chi potrebbe negarlo? Persino Calvino fa marcia indietro, e ammette che quando ha dichiarato il primato di Galileo aveva in mente solo gli scrittori di prosa; 2) i letterati d’Italia non devono sentirsi inferiori agli scienziati – il che non significa affatto che sono gli scienziati a doversi sentire inferiori. Potrebbe benissimo aver difeso una posizione di pari dignità, e non di snobismo letterario.
    Il discorso sulla Terza Cultura e l’incomunicabilità italiana tra materie scientifiche e umanistiche ci sta tutta e la sottoscrivo assolutamente, ma mi spiace gettar merda su Cassola senza aver letto l’originale della corrispondenza :/

  6. A me questa gara a vedere chi ce l’ha più lungo fra esponenti di diverse culture mi ha sempre lasciato abbastanza perplesso…
    Sarà che personalmente non mi sono mai posto problemi ad interessarmi di argomenti che non c’entrano nulla l’uno con l’altro (solo superficialmente, perché poi parliamo di categorizzazioni di comodo, il sapere è uno solo, e non esiste disciplina che in qualche modo non abbia correlazioni e sovrapposizioni con le altre), ma questo atteggiamento di incassa mento e auto-limitazione non mi è mai piaciuto.

    Non sarà un caso se appunto Galileo, Leonardo, Einstein (giusto per citare i primi tre bischeri che mi vengono in mente) non si sono mai posti il problema se essere scienziati, letterati o filosofi.

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