strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Il prezzo di fagioli e pancetta

9 commenti

Ieri mi è stato chiesto cosa risponderei io ad una persona che mi chiedesse quale percorso seguire per diventare scrittori.

Diamo due premesse:

a . scrittore è chi scrive, e che quindi per essere scrittori bisogna scrivere
b . scrittore di professione è chi viene pagato una tariffa professionale per scrivere

Qual’è la tariffa professionale?
Sei centesimi a parola1.

Detto ciò, ieri sono re-inciampato su questa vecchia citazione di Talbot Mundy, uno dei colossi della letteratura d’avventura:

Perché ho cominciato a scrivere? Il prezzo di fagioli e pancetta lo rese necessario. Mi ritrovai affamato a sufficienza, che è sempre una buona cosa per i principianti. Ero a New York e conoscevo Jeff Hanley, un reporter coi capelli rossi che lavorava per un giornale laggiù. Io martellavo roba sulla macchina per scrivere e poi Jeff tornava a casa, guardava ciò che avevo scritto, diceva che faceva schifo, e lo faceva davvero, e mi diceva di andare avanti e scriverne ancora. Infine, sotto alla sferza della sua ironia, scrissi una storia e la vendetti a Frank Munsey[^2].

La mia risposta, detto tutto ciò, sarebbe questa.

Non c’è una strada uguale per tutti, tranne quella che passa per leggere e scrivere. Tanto. Manuali e corsi giovano ad alcuni, ad altri no.

Questo, credo, sarebbe stato in un tweet. Sono 139 caratteri.
Se poi ci fosse stato modo di espandere, avrei aggiunto che, come diceva Talbot Mundy, la fame aiuta – ma morire di fame non è la risposta. Per cui bisogna pensare anche a pagare i conti.
Perciò vale la pena ricordare che non esiste una via dello scrittore – esiste una vita, una sola, per ciascuno di noi.
Ogni singolo pezzetto della nostra vita entra in ciò che scriviamo – che siano i giochi che facevamo da ragazzi, la laurea in astrofisica o il diploma in dattilografia, il lavoro da spazzino o da neurochirurgo, le avventure, l’ozio, i gatti, i criceti… e naturalmente ciò che leggiamo, e ciò che scriviamo.
Non esistono formule preconfezionate, non esistono scorciatoie.
Bisogna leggere, scrivere, parlare con la gente, guardarsi attorno.
E nessuno ha il diritto di dirci che la nostra strada è quella sbagliata.
Questa, credo, sarebbe stata la mia risposta.
Che non necessariamente è quella giusta.

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  1. sono sei centesimi di dollaro, per cui in euro potremmo accontentarci di cinque, ma sei è comunque meglio. 
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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

9 thoughts on “Il prezzo di fagioli e pancetta

  1. Si, il tuo consiglio mi pare l’unico sensato, che poi è quello che molto tempo fa lessi fare da parte di un illustratore/fumettista: “Vuoi diventare un disegnatore di professione? Disegna, sempre tutto, portati sempre dietro un blocco per disegnare in ogni momento libero.”

    La storia di Mundy mi ricorda anche il giovane Asimov: scriveva un racconto, lo portava da Campbell che glielo rifiutava, non senza qualche consiglio. E a forza di dai e dai riuscì a piazzarne uno, poi uno su 5, magari, poi incrementando la percentuale di vendite col tempo.

    • La pratica e il confronto con gli altri sono l’unico sistema che funzioni – poi sulle modalità specifiche possiamo discuterne, perché ciascuno ha il proprio carattere, il proprio stile di apprendimento e quant’altro. Però la pratica è la base.

  2. Posso aggiungere una postilla? Parte integrante del percorso è smettere di raccontarsela.

  3. Ciao Davide,
    mi introduco anche io in questa discussione, che ho seguito da “lurker” in questi giorni.

    Io di lavoro scrivo.
    Nel senso che mi pagano per farlo (chiarimento solo apparentemente ovvio, di questi tempi).

    Non scrivo né romanzi, né poesie, né articoli. Scrivo cose che leggono in pochi e che meritano ben poca ammirazione della folla: parecchi testi di siti, molte strategie “interne” per le agenzie (che poi i “creativi” faranno a pezzi per fare cose “creative”), articoli di analisi sul mercato. Cose così. Scrivo quasi solo in Inglese (che non sarebbe la mia prima lingua originale, ma ci si adatta).
    Insomma scrivo cose drammaticamente “poco fighe”. Ma scrivo.
    E ci pago (con la dovuta fatica) pancetta e fagioli.

    Di tanto in tanto incontro qualche vecchio compagno di università, che nella vita non scrive ma fa altro (non necessariamente MacDonald, ma insegnamento, o vita da ufficio) e che ancora oggi si sente in dovere di ricordarmi che il mio lavoro no, non vale come scrittura. Che io mi sono venduta. Che loro almeno non sono “scesi a compromessi”. Che scrivere è “creare mondi, non slogan per i salvaslip”. Che scrivere NON è servire patatine da MacDonald.
    An, no?

    Scrivere per lavoro non è così diverso da servire patatine da MacDonald, sapete?
    Lo devi fare anche quando hai la nausea, lo devi fare anche se sei contrario alle patatine, lo devi fare anche quando “ehi fuori c’è il sole facciamo due passi”, la paga è ridicola e la mancanza di rispetto dei clienti spesso quasi offensiva. Scrivere per lavoro non è Edgar Allan Poe con la finestra aperta sulla tempesta e un corvo sulla spalla. Non è il fantasy immortale. Non è quella raccolta di poesie. Scrivere per lavoro è drammaticamente simile a servire patatine da MacDonald.

    Io che scrivo squallidi testi sui salvaslip non mi sento superiore a chi serve panini da MacDonald e magari la notte scrive opere immortali (che per il momento nessuno legge). Anche io forse avrei preferito scrivere opere immortali, ma… pancetta e fagioli.
    Però conosco almeno un paio di questi che pancetta e fagioli se li procurano con forme di sostentamento non basate sulla scrittura che si sentono superiori a me.

    Scrivere per lavoro comporta dei sacrifici e tanti, tanti, tanti compromessi. Finché non diventi Stephen King (e forse neanche allora, non lo so) dovrai avere l’umiltà di non sentirti “artista” ma semplice “professionista”. Proprio come chi serve patatine da MacDonald.
    Farlo o non farlo è una scelta personale, anche basata sulle alternative a propria disposizione (io non ho mai avuto altre qualifiche altre abilità altre competenze o altri hobby: è l’unica cosa che so fare, quindi la scelta è stata, in fin dei conti, semplice).

    Ma forse sarebbe il caso di lasciar andare certi complessi di superiorità e di iniziare a pensare (come fai sempre tu ed è la ragione per cui ti seguo con piacere e ammirazione) in termini un po’ più “pratici” e un po’ meno “snob”.

    • Anch’io fornisco contenuti a un paio di siti aziendali – è lavoro: scrivo in cambio di denaro.
      Ci pago i conti, e anch’io ho poca pazienza con chi i conti li paga diversamente, ma poi viene a darmi lezioni di scrittura.
      La pazienza è una capacità che bisogna esercitare – ma io ormai sono vecchio, ed è difficile che possa migliorare 😉

  4. Bel post Davide, che si puo’ applicare a qualsiasi cosa nella vita 🙂

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