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Solo cattivi o molto cattivi: Blake’s 7

7 commenti

B7-Logo1E così in una settimana, tra pranzo e cena, ho finito la prima stagione di Blake’s 7, ed ho iniziato la seconda – e la seconda l’avevo in effetti già vista, tanti anni fa, ma senza la prima ci si perde un po’ per strada.

Di cosa stiamo parlando?
Di una serie messa in piedi dalla BBC, per un totale di quattro stagioni, fra 1978 e 1981, 52 episodi in tutto.
Serie povera, poverissima, Blake’s 7, che spendeva nel 1978 per una intera stagione il budget che dodici anni prima Star Trek aveva avuto a disposizione per un singolo episodio.
Effetti speciali tristi, vecchi, al limite del ridicolo.
Ma non è sugli effetti speciali che si costruiscono le leggende, e Blake’s 7 è una leggenda, per un sacco di ottimi motivi.

L’idea di partenza, proposta dall’autore Terry Nation: quella sporca dozzina nello spazio.
Ma è molto meglio di così.

Riproviamo. L’idea di partenza: l’umanità ha colonizzato gran parte della galassia, e la Terra è il cuore della Federazione, uno stato tirannico che tiene buona la popolazione mantenendolasotto sedativi, che usa squadre armate, tortura, droghe, lavaggio del cervello e deportazione per reprimere le rivolte.
Roj Blake si è ribellato, è stato tradito, è stato piegato con la tortura, la sua memoria è stata cancellata, è stato usato come simbolo della benevolenza di un governo paternalista. E ciononostante è tornato a ribellarsi, è stato nuovamente tradito, e per screditarlo è stata montata contro di lui un’accusa odiosa di pedofilia, così da distrarre il pubblico dalle sue motivazioni politiche, e giustificarne la deportazione e non creare un martire, o un eroe.
Ma la London, la nave che trasporta un carico di criminali comuni verso la loro destinazione finale, si imbatte in un vascello alla deriva, frutto di una tecnologia sconosciuta. Un artefatto di un valore incalcolabile. E quando le prime due squadre di abbordaggio scompaiono, si decide di mandare a bordo una squadra di criminali: Blake, la contrabbandiera Jenna, e l’hacker Avon, tutti e tre colpevoli di aver tentato di ribellarsi e prendere il controllo della London pochi giorni prima.
Sulla nave misteriosa, i tre criminali riescono a disattivare le difese, e a prendere il controllo. E tagliano la corda, salvo tornare per liberare i loro compagni.
Finiranno in sei, in fuga sulla nave aliena.

Blakes-7

Come si diceva, effetti speciali bruttarelli, scenografie fasulle che mostrano una straordinaria creatività nel riciclo di mobili da ufficio e oggettistica improbabile, e alcuni elementi così retrò da fare tenerezza (i walkman!!)
Ma c’è di più.

C’è, tanto per cominciare, la scrittura di Terry Nation, che per chi se lo fosse perso è stato uno dei pilastri della fiction della BBC, ed è l’uomo che ha inventato i Dalek. E se devo spiegarvi chi sono i Dalek siete sul blog sbagliato1.
La miscela alla base del successo di Blake’s 7 – che si stabilizzò per quattro anni su un po’ più di dieci milioni di spettatori a puntata – è data dalla scrittura e dai personaggi: l’idealista Blake, il cinico e infido Avon, l’avventuriera Jenna, lo scassinatore vigliacco Vila, la guerrigliera sconfitta Cally, l’omicida Gan.

Blakes-7-cast-2

Sostanzialmente, un rivoluzionario e cinque persone che di fare la rivoluzione non hanno nessuna voglia – che sarebbero piuttosto per vendere l’astronave aliena e comprarsi una nuova identità, o andare il più lontano possibile, o patteggiare una pena più leggera.
Perché, ed anche questo è ben chiaro fin dall’inizio, questo pugno di disgraziati non ha una speranza all’inferno di sconfiggere una dittatura a scala galattica: Blake’s 7 non è Guerre Stellari, con una repubblica da rifondare e una resistenza ben organizzata. Blake’s 7 è una zanzara contro una locomotiva.

C’è, a gravare sull’intera serie, un senso di disperazione che conferisce all’azione un pathos che né gli effetti da due lire né le scenografie e le location da dopolavoro possono disinnescare. C’è un autentico senso di angoscia, c’è un pessimismo al quale non si riesce a sfuggire.
E se i cialtroni sono cialtroni, e litigano, non si fidano gli uni degli altri, sono costantemente ai ferri corti, e il sarcasmo regna sovrano, è anche vero che il personaggio di Blake, col suo idealismo ed il suo spirito rivoluzionario, è a tratti sinistro, quasi al limite dell’ossessione, della malattia mentale.

E nel contrapporre il monolitoco Blake allo sfuggente Avon, certo uno dei due personaggi meglio riusciti e più affascinanti della serie, Terry Nation avvia un lungo e complesso dialogo fra politica e opportunismo, fra idealismo e disincanto, fra le necessità dei molti e la necessità del singolo. Fa, insomma, ciò che la fantascienza deve fare: soleva delle domande, analizza delle idee, pone dei problemi.

servalanE questo dialogo, questa contrapposizione dialettica, questo equilibrio precario fra opportunismo e ossessione, si riscontra anche nei cattivi, quando l’incarico di eliminare questa fastidiosa zanzara, che continua a pungere il macchinista della locomotiva, viene affidato a Servalan, politica rampante ed egocentrica senza un briciolo di coscienza (e secondo personaggio-capolavoro), e a Travis, militare ossessionato dal desiderio di vendetta verso Blake.

È una galassia nella quale ci sono solo i cattivi e i molto cattivi, quella di Blake’s 7.

Il cast è eccellente, diviso fra volti abituali della BBC, attori con una solida preparazione teatrale (a cominciare da Gareth “Blake” Thomas, che lasciò la serie per tornare a recitare nella Royal Shakespeare Company), e persino un paio di veterani di casa Hammer (Jeanette “Servalan” Pearce aveva recitato in Plague of Zombies e The Reptile).

E a questo punto, in tutta franchezza, chissenefrega degli effetti speciali, chissenefrega dei set di cartapesta e pluriball, e chissenefrega della musica fatta con un sinth da tre lire e dei robot francamente imbarazzanti.
Solide storie, interpretate da un solido cast, con una solida regia e un cast tecnico capace di fare l’impossibile senza soldi – questo è il genere di miscela che non si può battere.

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E badate, quando dico solide storie, dovete tener presente che tutti i cliché della space opera televisiva sono puntualmente presenti – ma usati in maniera creativa, tutti messi per storto e messi in questione, tutti nuovi anche quando sono già visti.
E c’è anche un sacco di altra roba, che tutti voi conoscete bene. Molto bene.

La squadra di fuggitivi su una nave tanto potente quanto inaffidabile, tallonati da un impero malvagio e corrotto MOLTO più forte di loro? È Farscape, oppure è Lexx? O non sarà forse Firefly, o magari Andromeda?
L’equipaggio di criminali? Anche qui, Lexx o Farscape? Firefly?
O non era Star Trek Voyager che mescolava nell’equipaggio standard dei guerriglieri?
Il lavaggio del cervello dei dissidenti e l’impiantamento di chip limitanti? Non era forse in Earth 2, avventura planetaria con alle spalle un governo totalitario e sinistramente “benevolo”?
L’idea di uccidere a sorpresa qualche membro del cast principale e rimpiazzarlo con nuovi personaggi? No, non l’ha inventata Joss Whedon…
L’idea che il settimo personaggio sia la nave… ancora una volta Lexx, e Farscape e Andromeda
E parlando di Farscape, la produzione che sorprende il cast con “non importa, facciamo un’altra stagione”… beh, accadde a Blake’s 7 nel 1980, quando gli attori scoprirono che ci sarebbe stata una quarta stagione guardando in TV l’ultimo episodio della terza e (loro credevano) ultima. E si telefonarono abbastanza disorientati, “Ma tu lo sapevi?”
E c’è chi ha riscontrato l’influenza di Blake’s 7 anche in Star Trek: Deep Space Nine, Cowboy Bebop, Stargate Atlantis, Babylon 5, Dark Matter, Star Wars Rebels, il nuovo Battlestar Galactica, Aeon Flux e, visto il finale, Star Wars Rogue One 2.

s-l300

Notare il secondo titolo sulla destra…

E poi, dopo quattro stagioni, con dieci milioni di spettatori fissi e con un cliffhanger rubato direttamente da Butch Cassidy and the Sundance Kid, la BBC decise di chiudere la produzione.
Perché?
Nessuno lo sa – la BBC non aveva l’abitudine di giustificarsi coi suoi dipendenti.
Fra le ipotesi più accreditate, che la serie stesse erodendo gli spettatori di altre trasmissioni sulle quali la BBC aveva investito di più, oppure che la violenza della serie avesse messo in moto qualche associazione di genitori o altre collezioni di anime pie.

Perché se è vero che un sacco di gente che lavorò a Dr Who lavorò anche a Blake’s 7, è anche vero che la prima era una serie per ragazzi, mentre la seconda era una serie per adulti, con temi adulti e una notevole violenza – non necessariamente mostrata, ma implicita, parte dell’ambientazione, parte dell’atmosfera, impossibile da ignorare3.

Quale che fosse la ragione, nel 1981 Blake’s 7 chiuse i battenti – salvo tornare ripetutamente negli anni successivi sotto forma di sceneggiato radiofonico, di libri, di audiobook, oltre a riedizioni in video e in DVD, con infinite voci di reboot, remake, sequel, delle quali non si fece mai nulla.

Rivisto quarant’anni dopo la sua uscita, Blake’s 7 riesce ancora ad agganciare lo spettatore. Sì, gli effetti sono pessimi, le astronavi sono finte, i costumi per lo meno stravaganti, la musica discutibile. Però le storie sono eccellenti4, ed è questo che conta.

Save


  1. in effetti il progetto originario prevedeva che la nave misteriosa risultasse poi essere un vascello Dalek, ma la Beeb preferì evitare il crossover con Dr Who, per motivi che vedremo. 
  2. sì, questo è uno spoiler, non so se del film o della serie – fate voi. 
  3. ed ecco spiegato perché la Beeb non volle il crossover con Dr Who
  4. per gli amanti della buona scrittura, due episodi vennero scritti da Tanith Lee. 
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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

7 thoughts on “Solo cattivi o molto cattivi: Blake’s 7

  1. Blake 7 era una serie quasi perfetta dal punto di vista narrativo, una vera rarità se si pensa al budget a disposizione e alle oggettive difficoltà di gestire un prodotto seriale senza grossi supporti dalla BBC. Come fai giustamente notare, il buono arriva da persone di grande talento come Terry Nation e dalla capacità di mettere assieme un cast di qualità. Per associazione, mi viene in mente il caso tutto italiano del film “Lo chiamavano Jeeg Robot” che regge la competizione con i film di genere prodotti negli Stati Uniti con un budget risibile (1.7 milioni di Euro contro una media superiore ai 50 milioni USD). Verrebbe da farsi tante domande, specialmente sulla cecità dei grossi network europei e non di fronte all’evidente successo di competitor come Netflix – che stanno pestando l’acceleratore su idee e casting per conquistare il mercato. Blake 7 potrebbe funzionare benissimo anche oggi e una serie a basso budget potrebbe essere alla portata anche di produzioni medio piccole come quelle italiane. Chissà, magari qualcuno ci sorprenderà.

    • In effetti la domanda che sorge automatica guardando Blake’s / è – ma perché negli stessi anni noi italiani non abbiamo fatto qualcosa di simile? Perché è palese che non è questione di budget o di tecnologie, ma di volontà.
      E qui si finirebbe col solito discorso del perché il le nostre reti TV (e la nostra cinematografia) abbiano sempre creduto pochissimo nella fantascienza.
      Discorso lungo, che magari una di queste notti…

  2. Sono troppo giovane per aver vissuto quel periodo, però ricordo che un tempo la RAI faceva parecchie cose nel campo della fantascienza. Ho sentito parlare de Il segno del comando, Andromeda e di un’Isola del Tesoro ambientata nel 3000 (guarda caso, una quindicina d’anni dopo la Disney ha dato vita a Treasure Planet :P).

    Eran tutte schifezze o semplicemente non hanno incontrato i gusti del pubblico?

    • Diciamo che la fantascienza in TV in Italia ha sempre avuto poca fortuna, ma non so se per come veniva presentata o per altri problemi. Di certo il pubblico italiano ha sempre gradito serie TV straniere di fantascienza.
      Ma noi italiani ne abbiamo fatte pochine, e poi a un certo punto abbiamo smesso.

  3. Ad avvicinarmi alla fantascienza è stato il mio Prof. di filosofia del liceo. Lui era un appassionato e in effetti la fantascienza è molto filosofica, per i motivi che sottolinei anche tu. Probabilmente avrebbe apprezzato questa serie. Chissà se ce la farò col mio inglese ma proverò a guardarla.

    • La trovi tutta su Youtube, e l’inglese è abbastanza chiaro, essendo comunque la BBC, e con un cast di attory shakespeariani.
      Vale la pena provare, io credo.

      • Sì, l’avevo già trovata proprio su you tube e ho anche iniziato a guardarlo ieri sera, scandiscono le parole così bene che per ora riesco a seguirlo tranquillamente (una soddisfazione in più). Grazie!

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