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Perché la fiducia è tutto

14 commenti

«Il rapporto di lavoro è prima di tutto un rapporto di fiducia. È per questo che lo si trova di più giocando a calcetto che mandando in giro dei curriculum»

Lo ha detto il Ministro del Lavoro.
E io lo sapevo che c’era qualcosa che non andava. Lo sapevo lo sapevo lo sapevo.
E tutti a dirmi di ripulire il curriculum, di riorganizzarlo, reimpaginarlo, al limite di mentire – mentire sull’età, sulle qualifiche e sulle esperienze, sull’indirizzo di casa, sui miei hobby e sui miei interessi.

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E invece sarebbe bastato mettersi a giocare a calcetto.
Perché la fiducia è tutto.
Non  ci si può fidare, se non si gioca a calcetto assieme.
Che orribile buco nel mio portfolio, che carenza inammissibile – io non gioco a calcetto.
Che poi, detto da uno che è appassionato di pallamano…

Ma c’è un’affermazione del Ministro, nel suo incontro con gli studenti a Bologna, che io credo sia molto più interessante della storia del calcetto, ed è questa:

«Le regole non hanno mai creato posti di lavoro, possono rendere l’ambiente più semplice e interessante; mi dicono che mi occupo troppo delle aziende, ma è perché ho studiato che i posti di lavoro li creano le imprese: ebbene, le regole che abbiamo fatto sul mondo del lavoro hanno questa logica»

Un attimo, un attimo.
Dunque, le regole non creano posti di lavoro.
Le imprese creano posti di lavoro.
Perché le regole sono queste.

Ma allora no regole, no aziende, no posti di lavoro, giusto?
Ovvero no regole no lavoro.
Ovvero le regole sì che creano posti di lavoro.
Ammettiamolo, se fatte bene.

Sì, lo so, citazioni fuori contesto – magari nelle frasi successive Poletti ha spiegato “questa logica”, magari usando l’esempio della trappola del fuorigioco dell’Arsenal1.
E sì, OK, mi piacerebbe anche sapere dove lo ha studiato, il Ministro, quell’affare delle imprese e dei posti di lavoro – non mi pare sia uno degli argomenti centrali del diploma da agrotecnico che mi risulta essere la sua unica qualifica accademica.

Ah, già – ma chissenefrega del curriculum, basta giocare a calcetto.
O a pallamano.
Perché la fiducia è tutto.

Ma il punto è anche un altro: io ho sempre un brivido quando un legislatore mi dice “le regole sono queste”, come se stesse parlando di costanti astronomiche o di leggi della fisica.
Se le regole sono queste e non funzionano, cambiatele.


  1. sì, è una citazione. 
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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

14 thoughts on “Perché la fiducia è tutto

  1. la regola è che te devi fida’, la fiducia è tutto, e ci si fida degli amici. al massimo degli amici degli amici. te pretendi di voler cambiare la camorra. in Italia. di più: pretendi che n sistema camorristico riformi se stesso.
    è una battaglia persa.
    fidati.

    farebbe quasi ridere, se non fosse una tragedia enorme. se non fossero nomi, persone, generazioni intere schiacciate da un meccanismo inumano ma ancora troppo lontano dal collasso dei suoi stessi promotori perché riesca a incepparsi abbastanza da cambiare.

  2. Ok, la cosa del calcetto fa ridere, ma da oggi proverò a stampare il mio curriculum su un pallone: magari il portiere è nel dipartimento risorse umane di un’impresa…

    La parte sulle regole, invece, non fa ridere: fin dove l’hai riportata, è un cortocircuito logico da far venire il mal di testa. Di solito, i discorsi non vengono improvvisati, quindi mi chiedo: lo ha organizzato così apposta?

    Daniele

  3. Le dichiarazioni svalvolate di Poletti (ormai siamo alla quarta puntata, se non sbaglio) sono la fotografia di due diversi fenomeni. Il primo è l’attegiarsi a maitre-a-penser che ha la classe dirigente, specialmente se di provenienza ultra-blindata come il ministro (andate a vedere che esperienze ha, poi ne parliamo). Il secondo è la tendenza dei giornalisti a fare interviste modello scendiletto, raccogliendo qualsiasi esternazione senza fare contradditorio. A una frase del genere chi era presente doveva rispondere per le rime.

    • Stava parlando con dei liceali – gli ha anche detto che fare un tirocinio o un praticantato schifoso è comunque un modo per vedere il mondo.
      Ormai ha mollato completamente gli ormeggi dalla realtà – e temo non sia l’unico.

  4. “La trappola del fuorigioco dell’Arsenal” deriva per caso da “Full Monty”?

    Poletti incommentabile.

  5. Sembra che nel curriculum non vada inserito tra gli hobby che si ama leggere. Ti fa sembrare un tipo solitario e poco portato al lavoro di squadra, al contrario del calcetto.
    Smetti di leggere Davide, e ti si aprirà un mondo.
    In Italia non sei nessuno se non ti fai un po’ di galera, citazione, e non giochi a pallone con Buzzi.

  6. Che l’unico capitalismo esistente (soprattutto in Italia ma in tutto il mondo) sia quello relazionale lo si ben sapeva.
    Il ministro con diploma e’ stato un dirigente di un’importante azienda di distribuzione, che, e’ notorio, come tale ha bisogno di gente poco qualificata (come lui) e che costi soprattutto poco(non come lui). Il problema e’ che i governi italiani hanno scelto di fare deflazione salariale per recuperare competivita’ in Europa (Padoan Dixit) e questo lo si fa incrementando la disoccupazione e minori diritti sociali (jobs act). Ovviamente e’ un approccio da Bangladesh e non proprio di un paese avanzato che guadagna competivita’ con il know how, ricerca ed innovazione (e li’ il cv serve). Per fortuna che abbiamo una dottorata al ministero dell’istruzione ed Universita’ che queste cose le sa bene.
    Quanto alle regole: e’ un liberista e non comprendera’ mai che le sono le norme che fanno il lavoro, non il cialtrone di turno. Keynes rimane insuperato.
    Risassumendo: e’ coerente con la linea governativa da Monti, letta nipote, cazzaro e budino.

    • Concordo quasi su tutto – in Bangladesh forse no, ma l’India in generale al momento è una delle punte di diamante dell’innovazione e si stanno dando maledettamente da fare, per cui come indici di disoccupazione non so se stiano poi malissimo.
      Il che oltretutto rende l’idea di emigrare in India abbastanza attraente.

  7. Si danno da fare perche’ le grandi multinazionali delocalizzano li’. La R & D e’ nelle business schools un fenomeno esogeno. Solo poche multinazionali innovano e quando lo fanno, lo Stato ci ha messo moltissimo (Lo stato imprenditore, Mazzuccato). Gli indiani costano poco eppoi come paese ha bisogno di recuperare know how. Cmq, siete gia’ in Bangladesh:
    http://www.investinitaly.com/pdf/en/news/overview-business-environment.pdf
    Brochure del governo che spiega agli investitori esteri che gli ingegneri italiani costano solo qualche sacchetto di lenticchie.

    [..] Laddove non c’è tasso di cambio, «l’aggiustamento avviene con la compressione del mercato del lavoro, e la pressione che avviene in un singolo Paese può essere molto forte». Padoan dixit
    http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2016-01-26/padoan-serve-sussidio-comune-nell-ue-contro-disoccupazione–151735.shtml?uuid=ACp3LUHC
    Se non si comprende questo non si comprende perche’ la crisi in Italia e’ strutturale e si hanno tali idioti al governo.

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