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ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Editori, adulteri, principi e palazzinari

8 commenti

WickedbibletitlepageL’anno è il 1631, e due gentiluomini londinesi, Robert Barker e Martin Lucas, hanno una fiorente attività come editori.
A differenza di ciò che accade oggidì, Barker e Lucas, essendo editori, sono considerati persone di classe e altolocate, degne di grande considerazione, per certi versi al di sopra della massa di straccioni che circola per le strade invase dal fango di Londra.
Tale è il prestigio di Barker e Lucas, che i due ricevono un incarico dalla corona, e Carlo I d’Inghilterra li incarica di curare la nuova edizione della Bibbia di Re Giacomo, l’edizione standard di lingua inglese del testo sacro. Il Libro per eccellenza. Migliaia di copie, una montagna di soldi. E non solo… Un lavoro che promette di proiettare Barker e Lucas nell’empireo dell’alta borghesia britannica. Potrebbe esserci a seguire un titolo, magari altri incarichi di lusso.

E i due arriveranno, in effetti, fra le stelle, ma non come credono o sperano.
Perché questa è la Storia fatta coi Cialtroni.

E perché a quanto pare Barker e Lucas (o forse solo Lucas, o solo Barker, probabilmente non lo sapremo mai) non sono datori di lavori particolarmente generosi coi propri dipendenti, ed uno dei loro stampatori da tempo medita di dar loro una lezione. E così, nel comporre il testo, il cialtrone – perché questa è dopotutto, la Storia fatta coi Cialtroni – rimuove una singola parola.
Neanche lunga, come parola. Neanche magniloquente.
L’ignoto cialtrone si limita a rimuovere una negazione da Esodo 24:14.
Un semplice not.

Thou shalt not commit adultery

Che così diventa una ingiunzione divina a commettere adulterio.
Oh, è scritto nella Bibbia!

WickedbibleBarker e Lucas vengono convocati nella Star Chamber, la Camera Stellata, l’informale (e intoccabile) tribunale speciale della Corona, quello dove la gente troppo importante, che potrebbe in qualche modo influenzare o intimidire i giudici, viene giudicata da giudici che non possono essere intimiditi.
E anche in quest’occasione non lo furono: Barker e Lucas vennero multati per l’equivalente di 65.000 euro di oggi, e la loro licenza di editori venne revocata.

Quanto alla “Bibbia dell’Adultero” (anche nota come “Wicked Bible”), Carlo I fece sequestrare tutte le copie e le fece bruciare – oggi ne sopravvivono dieci, o forse undici, e viaggiano sui 100.000 dollari a copia.

Sulla faccenda si espresse anche l’arcivescovo di Canterbury, che osservò…

Conobbi un tempo in cui gran cura veniva posta nella stampa […] e bravi impaginatori e i migliori correttori venivano impiegati che erano uomini seri e dotti, la carta e la stampa accurate, e tutto era al meglio, ma ora la carta è nulla, gli impaginatori ragazzini, e i correttori degli ignoranti.

No, davvero, ditemi se vi suona familiare.
D’altra parte, l’arcivescovo non avrebbe dovuto sorprendersi. Non dice forse la Bibbia, al verso 161 del Salmo 119

I tipografi mi hanno perseguitato senza ragione

E non ci siamo forse sentiti tutti così, almeno una volta nella vita?
Il buon arcivescovo probabilmente ricordava come un errore di stampa nell’edizione del 1612 della Bibbia avesse “Printers” al posto di “Princes”.

Quanto a Barker e Lucas, certo ebbero di che pentirsi amaramente della propria scelta professionale. Perduta la fama e il prestigio, e la fiducia della corona, scomparvero per sempre dalla storia, salvo essere ricordati come quellic he topparono alla grande a stampare la Bibbia. Meglio sarebbe stato se si fossero dedicati all’edilizia, memori del Vangelo di Matteo, 5:9

Beati i palazzinari perché saranno chiamati figli di Dio.

… che è poi ciò che succede quando si scrive “Placemakers” invece di “Peacemakers”, com’era accaduto nel 1562.

E potremmo discutere a lungo, a questo punto, di quella cosa che diceva Samuel Delany, che cambiare anche solo una singola parola in un testo cambia la totalità del testo. Ma Delany aveva assolutamente ragione, e succede, spesso con esiti surreali. A volte basta un carattere tipografico consumato, che trasformi “own” in “owl” nella prima epistola di Pietro ai Corinzi…

poiché a questo modo nei tempi antichi anche le sacerdotesse, che a Dio si affidavano, si adornavano, essendo assoggettate a quei gufi dei loro mariti.

E qui potrei in chiusura metterci una dotta riflessione su coloro che si appellano alla lettera dei testi sacri quale ultimo parametro di giudizio, e fonte di ogni saggezza, l’ultima parola, dalla biologia all’estimo catastale, e osservare che a volte magari sentire un secondo parere potrebbe essere un’idea.
No così, per essere sicuri.
O davvero volete applicare alla lettera la Bibbia pubblicata nel 1927, e nota come “Affinity Bible”, nella quale si dice “Un uomo non può sposare la moglie di sua nonna”?

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

8 thoughts on “Editori, adulteri, principi e palazzinari

  1. E questo post post oltre a farmi sorridere mi ricorda Good Omens. Un vero piacere da leggere.

  2. I cialtroni sono sempre una garanzia.
    Pure Saramago ci ha basato tutta la storia dell’assedio di Lisbona, su un “non” aggiunto a un testo.

    È un’ipotesi di partenza sempre affascinante, quando si tratta di raccontare storie. Un po’ meno affascinante se si pensa ai risvolti di quelli che credono ai vari Manuali di Istruzioni. Che siano manuali di scrittura o regole sulla vita, l’universo e tutto quanto.

  3. Non ne sapevo nulla. Non conoscevo l’aneddoto e lo trovo meraviglioso.
    E si, la dichiarazione dell’Arcivescovo di Canterbury suona ancora attualissima. Nella mia esperienza nel settore, l’ho sentita recitare diverse volte. Anche da chi ha poi fatto ben di peggio 🙂

  4. Grazie, Davide. Come sempre.

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