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Un’idea che non poteva fallire: Yellowthread Street (1990)

4 commenti

Era il 1990, e un produttore della britannica ITV ebbe un’idea folgorante, il pitch definitivo, la madre di tutti gli high concept:

Miami Vice a Hong Kong

Come dargli torto?
Con Miami Vice, Michael Mann aveva ridato vita al poliziesco televisivo, riuscendo a combinare forma e sostanza, MTV-generation e neo-noir – e nel 1990 andava in onda l’ultima stagione della serie, che quindi si apprestava a lasciare libera una succosa nicchia del palinsesto.
Al contempo, John Woo era uscito l’anno precedente con The Killer, segnalando un momento di rinascita e diinteresse per il cinema di Hong Kong. E si parlava molto, di Hong Kong, nel 1990, perché l’Handover, il passaggio della colonia britannica alla Cina, era sempre più prossimo, e veniva vissuto con crescente inquietudine dalla popolazione della città.
Come avrebbe potuto fallire un’idea tanto semplice?
Immagino quel produttore inglese che ripeteva quella sua idea, rigirandosela in bocca come una caramella

Miami Vice a Hong Kong

Ora toccava solo trovare delle storie.

logoE qui le cose si fecero complicate, perché qualcuno, alla ITV, si ricordò dei romanzi di un autore e giornalista australiano, William Leonard Marshall, pubblicati a partire dalla metà degli anni ’70. Una serie che prendeva il titolo dal primo romanzo: Yellowthread Street.
Chissà se ve lo ricordate – ne avevamo parlato in passato, proprio qui.

Il problema, naturalmente, è che le trame di Marshall erano pressocché infilmabili

L’Ispettore Feiffer deve cercare di capire perché nelle prime ore dell’alba quattro persone, in un furgone carico di lastre di vetro, con l’Opera di Pechino a tutto volume sul mangianastri, guidavano contromano su una autostrada deserte, a miglia dall’uscita più vicina, prima di morire in una violenta collisione con un camion che arrivava in direzione opposta. E perché, pochi istanti prima della collisione, uno dei passeggeri ha sparato all’autosta del furgone?

No, OK, Michael Mann forse sarebbe riuscito a filmarle, le storie bislacche di William Marshall. Forse Quentin Tarantino, che però all’epoca faceva ancora il commesso in un negozio di videocassette. Io avrei addirittura puntato su Brian Trenchard-Smith, ilpiù hongkongiano dei registi australiani.
Ma i fuoriclasse – anche i fuoriclasse del B – non erano disponibili.
E ITV quindi fece ciò che da sempre i produttori televisivi e cinematografici fanno – acquistarono i diritti sui romanzi, gettarono tutti i libri nella spazzatura, e affidarono la sceneggiatura a dei bravi autori televisivi, alcuni dei quali avevano magari persino letto i libri di Marshall, prima che venissero gettati via.

Il risultato fu una serie nata storta, e destinata a non durare – solo tredici episodi vennero filmati, utilizzando un cast di ottimi caratteristi e il meglio delle tecnologie disponibili all’epoca,incluso il suono stereofonico digitale.
VTS_02_1.VOB_000375240Le storie, forse con una sola eccezione, sono polizieschi “alla Miami Vice”, nei quali il cast di protagonisti (una mezza dozzina, che si alternano di episodio in episodio) esplorano Hong Kong, dalle ville extralusso affacciate sulla baia alle giunche che sulla baia medesima si accalcano, ai quartieri bassi. E i quartieri bassi di Hong Kong sono davvero bassi.
Niente di cui scrivere a casa – eppure non è male.
Certo, non c’entra assolutamente nulla coi romanzi di Marshall, che sono straordinari, ma con la sua strana miscela di hard boiled alla maniera di John woo, di neo-noir alla maniera di Michael Mann e di procedurale di polizia molto British, con le vedute di Hong Kong ripresa da tutti gli angoli, a tutte le ore del giorno e della notte, rimane uno strano prodotto di un’epoca ormai perduta.
Un prodotto di qualità, nonostante i problemi, che merita una visione.
VTS_02_1.VOB_000992960La serie non venne mai distribuita su DVD, ma ora una manciata di episodi, registrati direttamente dalla TV su un canale di Hong Kong, ha fatto la sua comparsa su YouTube – e fra questi c’è Spirit Runner, l’unico episodio diverso, l’unico che mostra cosa avrebbe potuto essere davvero la serie, se non si fosse fatta sopraffare dal desiderio di assomigliare a Miami Vice, e se le fosse stato lasciato il tempo di crescere, e se le avessero scritto delle buone storie.
Spirit Runner, strano e disorientante, con le sue morti inspiegabili, la superstizione, i vicoli bui, i crimini senza motivo, il ladro-acrobata ottantenne che fa il ladro acrobata per farsi arrestare ed avere qualcuno con cui parlare… Spirit Runner venne scritto da William Marshall.

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

4 thoughts on “Un’idea che non poteva fallire: Yellowthread Street (1990)

  1. Suona decisamente come qualcosa che oggi diverrebbe “cult”. Sopratutto perché , tra netflix e hbo, oggi c’è uno spazio televisivo abbastanza evoluto da ospitare noir a base di ladri acrobati che soffrono la solitudine è incidenti stradali a catena con omicidi-suicidi ( potrebbe essere un po’ un ibrido fra lo Sherlock britannico e l’americano Fringe)

  2. Non l’ho visto, e temo che non lo vedrò a breve. Però ti ringrazio per la review, è molto interessante, e mi ha fatto venir voglia di vedere almeno “Spirit runner” che mi sembra avere quegli elementi che avrebbero potuto veramente fare la differenza in un miami vice ambientato ad HK 🙂

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