strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Vai a lavorare, barbone!

22 commenti

Torniamo a parlare del web per un attimo, vi và?
Mi segnalano un post su un sito che normalmente non frequento – questo qui.

In tre parole: alcuni grossi investitori pubblicitari si sono sganciati da Youtube dopo che le loro pubblicità sono state agganciate a video “poco consoni” (e non so dirvi se significhi atti sessuali contronatura con attrezzi da giardinaggio o propaganda nazista, ma insomma… poco consoni). Ne consegue che molti Youtuber hanno visto crollare i propri introiti dalla monetizzazione dei video – anche se loro magari i contenuti ce li hanno consoni assai.

tumblr_nw429o193Q1rixjg1o1_500Si tratta di una situazione che potrebbe cambiare l’aspetto di Youtube – e che rischia di lasciare alcuni youtuber senza la loro principale fonte di sostentamento. Magari a fronte dell’investimento per l’equipaggiamento necessario a fare video professionali.
Ora, dato di fatto – è un diritto delle aziende investire in pubblicità come preferiscono, e certamente, come mi è stato fatto notare, ci sono youtuber anche molto popolari che i contenuti non ce li hanno, né consoni né altrimenti, e campano di clickbait.

Quindi diciamo che esprimere un giudizio sensato sull’intera faccenda non è facile.
Ma non è degli Youtuber senza pubblicità che vorrei parlare, ma piuttosto delle reazioni all’articolo che vi ho linkato qui sopra.

Ne cito una ad esempio, perché la trovo meravigliosa…

Alleluia è ora che si trovino un lavoto (sic)

con la risposta altrettanto meravigliosa

Dato che molta gente usava YouTube semplicemente per far soldi e evitare così di dover lavorare seriamente

lavorare seriamente, certo, come no.

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Il bello della risposta qui sopra, sono certo che non vi sia sfuggito, è che possiamo mettere qualunque cosa al posto di Youtube, e la frase sarà sempre altrettanto cretina.

Provateci, metteteci, non so, la lettura dei tarocchi, la gestione di un ristorante, la prostituzione, la politica, l’insegnamento, la ricerca biomedica, l’esplorazione spaziale, il fare siti web, il produrre automobili, la finanza… non è meraviglioso?
Decidete voi cosa è un lavoro serio e cosa no, e avete il commento sferzante bello e pronto.

Ma non divaghiamo.
Perché non sono gli unici, quei due commenti – sono parecchi, i commenti di questo tenore.
E a questo punto vorrei linkare un mio vecchio, vecchissimo post – vediamo se riesco a trovarlo… ah, sì, 10 ottobre 2012!
Buttateci un occhio, se avete voglia.

Il discorso è sempre lo stesso – chi fa un lavoro deve essere pagato.
Il bello della rete è che ci permette, entro i limiti del possibile, di decidere chi verrà pagato, e per cosa.
Immaginate, se leggete un quotidiano o se seguite un servizio di news in TV, come sarebbe poter pagare solo i giornalisti che secondo noi lavorano meglio. E quelli che non ci piacciono, poterli ignorare (beh, già lo facciamo, leggendo il giornale o guardando la TV, no?) e soprattutto non dargli una lira – ma se altri vogliono farlo, ok, liberissimi.
Con la rete qualcosa di simile è possibile.
E se non vi piace la pubblicità su Youtube potete fare donazioni via PayPal, o seguire i vostri creatori di contenuti preferiti su Patreon, e fare in modo che una misura tangibile del vostro apprezzamento arrivi a loro, e solo a loro, nella misura in cui vi è più comodo.
Si può fare – e non è un obbligo.
Possiamo scegliere.
Non è meraviglioso?

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Ciò che io trovo agghiacciante, in quei commenti, è la mentalità che ne traspare.
Perché và a lavorare, barbone! strillato al tizio con la chitarra che strimpella sulle scale della metro è l’espressione di una mentalità vecchia.
Da ottantenni, e da ottantenni non particolarmente intelligenti.
E se posso ammettere che sì, OK, magari lo strimpellatore in metro è più tormento che intrattenimento – sul web noi possiamo scegliere se ascoltarlo o no. E possiamo scegliere se, avendolo ascoltato, gettargli una moneta oppure no.

Che dei giovani, che oltretutto utilizzano la rete in maniera intensiva, siano così intellettualmente e culturalmente arretrati mi agghiaccia.
Che i fruitori abituali di contenuti e servizi considerino tali contenuti e servizi privi di valore e privi della dignità di un lavoro vero è assolutamente spaventoso.

 

E naturalmente il mio amico Angelo Sommobuta, che Youtuber lo è,  mi fa notare che i due terzi di quelli che fanno il discorso vediamo se lo fanno davvero per passione o se ora che non fanno più soldi smettono sono quelli che ci hanno provato e hanno fallito, e ora rosicano a morte.
Possibilissimo. L’ho visto succedere.
Ma il modo in cui esprimono il loro fallimento è sintomatico.

Questo imbecille passa 40 ore alla settimana a [metteteci quello che vi pare], e vuole anche guadagnarci! Ma che si trovi un lavoro vero!

È la solita vecchia mentalità per cui devi soffrire e lavorare col dolore per guadagnarti il pane, per cui fare un lavoro piacevole è sbagliato, per cui se non torni a casa distrutto dopo una giornata di merda allora non è un lavoro vero.

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Messaggio alla nazione: un lavoro vero è qualunque lavoro per il quale vi paghino.
Per cui alla fine siete voi a decidere se scrivere un blog, o fare video su Youtube, o curare il cancro, o allevare marmotte, o fare il clown in un circo, siano lavori veri o meno.
Il fatto che voi abbiate deciso di non farlo, quel lavoro, o che non siate in grado di farlo, non è un criterio sufficiente per decidere.
E sulla base di cosa decidete, e sulla base di come esprimete la vostra decisione, credo vi si possa misurare abbastanza bene.

ADDENDUM: ne ha parlato anche il mio amico Hell…

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

22 thoughts on “Vai a lavorare, barbone!

  1. Pingback: La nostra distopia, in cui tutti “leggono” spazzatura e fanno un “lavoro vero” | Book and Negative

  2. So che è un’uscita stra-sfruttata, ma
    “92 minuti di applausi” (cit.)
    Secondo me, può esserci anche un’altra spiegazione del fenomeno: sono povero, se anche tu diventi povero, siamo poveri in due e mi sento meno solo. Un’altra forma di rosico.
    Trovo anche scemo che le motivazioni debbano essere pure, in un mondo che la purezza non la prevede granché: posso farlo per passione e, allo stesso tempo, volere anche dei soldi!
    Al medico non vai mica a dire “cura la gente gratis, tanto hai la vocazione di lenire le sofferenze”, né vai a dire all’avvocato “tanto ti diverti a tramare e litigare, non ti pago”.
    Chi dice il contrario, o è gente che è “arrivata” con un lavoro più classico, o ragazzini che non conoscono ancora le gioie dell’essere pagati “in visibilità”.

    • Indubbiamente c’è una miscela di motivazioni, tutte ben radicate in un fondo di ipocrisia.
      È la famosa storia che raccontava Woody Allen sulle due vecchie all’ospizio.
      Una dice “Dio, qui il cibo fa davvero schifo!”
      E l’altra risponde “È vero, e le porzioni sono troppo piccole.”
      I blogger e gli youtuber sono persone orribili che vogliono solo i soldi, e noi vogliamo i loro contenuti gratis per passare il tempo, e che si sbrighino!

  3. Mio malgrado devo ammettere che sul momento ho provato un moto di soddisfazione al pensiero di quel Dj della fava (non oso mettere il nck reale perché non voglio fargli pubblicità) che va a spaccare pietre alla cava invece di fare video idioti… poi sono rinsavito e non posso non darti ragione. Per altro, io che lavoro al PC e su internet, sono uno che non lavora davvero per mio padre, non sudo, non mi spacco la schiena (sopratutto da quando sto in piedi davanti allo schermo) e sopratutto non ho un stipendio fisso a fine mese e, malgrado campi io e la mia famiglia dignitosamente e facendo un lavoro che mi piace e per il quale vengo gratificato, ogni volta che si presenta il bando di un corso statale tipo “stura cessi su locomotive per lebbrosi” mio padre non perde occasione per incitarmi “perché non partecipi al concorso cosi trovi un lavoro?”.
    Concordo anche con il resto e il commento del Conte: l’Italia è un paese dannatamente vecchio, arretrato e pieno di invidia. Nella repubblica fondata sul lavoro (degli altri) manca l’idea precisa di cosa sia il lavoro

  4. Ci sono youtuber che seguo che si sono lamentati della cosa. Fondamentalmente erano canali che non censuravano i “fück”, e quindi si sono trovati di fronte alla scelta di censurarsi o di affidarsi a pubblicità pagate all’interno dei video (anche qua youtube voleva dare un giro di vite), patreon e cose così.

    Per quanto riguarda il punto focale del tuo post, non posso che condividere al 100%
    Non è impossibile sentire cose del tipo: “Questi hanno fatto un sito perchè non hanno voglia di lavorare”, gente che ovviamente non ha idea di cosa significhi fornire un servizio.
    Ma a parte l’atto pratico del mantenere una infrastruttura IT, o tecnicamente di produrre video, c’è l’idea: trovarsi la nicchia di mercato e allargarla lavorando sodo per incrementare gli introiti. Se fosse così facile l’avrebbero potuto fare altri ma non l’hanno fatto.
    E poi ci sono cose come “La rete si è scandalizzata” per la youtuber veneta che vive in USA e si mantiene facendo video di moda, e pare abbia una gran bella casa. E ovviamente sono tutti soldi non meritati, perchè parla di moda su youtube. A me l’argomento non interessa, e probabilmente odierei i suoi video, ma rispetto i risultati.
    E comunque non c’è da stupirsi che questi discorsi si sentano in Italia dove non c’è certamente abbondanza di startup :-/

    • Si tratta di un investimento di tempo e di fatica – probabilmente un blog ha dei costi minimi, calcolabili essenzialmente in tempo, ma anche solo per fare un podcast è necessario equipaggiarsi, acqistare un microfono, imparare a usare dei software… per i video l’investimento cresce in proporzione. Sentirsi dire “mica te l’ho chiesto io di farlo” è come venire presi a schiaffi.
      Ma ne riparleremo.

  5. Aggiungo anche: personalmente boicotteri ogni social dove chi si sbatte per creare contenuti di qualità NON viene pagato. Perché se grazie ai miei contenuti di qualità qualcuno sta guadagnando, è sacrosanto che guadagni pure io.

    • Purtroppo questo non succede – il pubblico vuole i contenuti gratis, e si infuria se si tocca l’argomento pagamenti. Ci siamo già passati, anche qui su strategie. È lettera morta.

      • Lo so bene, che è un argomento arci-noto. Però io resto della mia idea… ed è la ragione per cui mi tengo lontana da mettere contenuti sui vari facebook, instagram, medium etc. (i blog sono una faccenda diversa). Perché si può sempre scegliere di fare ALMENO opt out.

        E non dico con questo che siccome per lavoro scrivo, pretendo che tutto ciò che scrivo sia retribuito… ma non vi va che se scrivo qualcosa siano altri a guadagnarci su. Piuttosto mi faccio un blog su un MIO dominio. Pago, ovvio, ma resto padrona a casa mia.

        Paradossalmente YouTube è, in questo senso, un social “etico”: è l’unico che premia chi genera contenuti. La qualità dei contenuti premiati, poi, dipende dai gusti del pubblico… e qui si aprono altre discussioni. Spesso si fa confusione fra contenitore e contenuto.

        • SAh, anch’io vorrei che tutto ciò che scrivo e che non decido io per i miei motivi di regalare, venisse retribuito.
          Ma al di là dellepolicies delle piattaforme – per mettere su un blog mio, self-hosted, devo spendere dei soldi, che vista l’impostazione mentale dei nostri connazionale, non ammortizzerò MAI monetizzando. Il problema è quello.

  6. Credo però che il perno della discussione ruoti su quello che era la fruizione della rete in passato e quello che é adesso, ovvero: si è smesso di essere “navigatori” per diventare “utenti”. Una stragrande maggioranza di persone, oggi, considera internet nei confini di pochi social network, più una manciata scarsa di siti che, di rimando, senza adeguata pubblicità su quegli stessi social praticamente non esistono; la vastità di contenuti che é possibile reperire in queste piattaforme, ed il numero di utenti che ne usufruiscono, ci fanno dimenticare spesso che sono comunque la “casa” di qualcuno, alle cui regole dobbiamo sottostare.

    • Indubbiamente la rete è diventata paradossalmente “più piccola” perché esistono troppi passaggi obbligati.
      Certamente esistono le regole, e se si accetta l’ospitalità di qualcuno, se ne devono anche accettare le regole.
      resta il fatto che a livello dipercezione popolare, nel nostro paese il lavoro di chi crea contenuti online ha la stessa dignità dell’accattonaggio, e rende decisamente di meno.

      • É un difetto endemico. Proprio perché la fuffa impera, allora TUTTO é fuffa, a meno che tu non sia ammanicato col “social influencer” di zona che (con buona approssimazione) meriterebbe lui di andare a dissodare le plaghe abissine…
        E se mi permetti rilancio: da un paio che me ne sono capitati a tiro, ho scoperto che “se non trovi un lavoro puoi sempre metterti a scrivere”, il tutto accompagnato dal boato dei sepolcri di tutti gli scrittori passati a miglior vita che esplodevano all’unisono…

        • In realtà è una ipotesi come un’altra: uno può mettersi a scrivere, a leggere i tarocchi nei pub, a fare il lanciatore di coltelli in una fiera… è un lavoro come un altro, l’importante è che lo sappia fare, che è la parte che quelli che danno certii consigli di solito si scordano.
          Come quelli che ti dicono “se non hai un lavoro trovatene uno”.
          Alla lunga è dare aria ai polmoni.

  7. “Non è normale guadagnarsi da vivere facendo questo mestiere, come non lo è fare l’attore. Non è normale guadagnarsi da vivere facendo il superfluo. È completamente anormale e dobbiamo ricordarcelo sempre. Si può benissimo fare a meno di un Goscinny, è ben più difficile fare a meno di un panettiere. (Da qui a dire che mi dispiace, ce ne passa)”

    Albert Goscinny, l’autore di Astérix ha già detto tutto quel che c’era di dire https://youtu.be/TA7p7FGXr-k?t=1h25m11s

    • Mah, è poi sempre questione di definire il concetto di “superfluo”.

    • Non è perché l’abbia detto Goscinny allora è automaticamente verità discesa da Dio. Come dice giustamente il Mana definiamo “superfluo”, perché se ho bisogno di quello che tu ritieni superfluo allora per me superfluo non è. Inoltre, non tutti possiamo avere l’inclinazione a fare il pane, infatti ci sono anche i fumettisti, gli scrittori, i comici etc. etc. anche perché di panettieri in una cittadina ne hai bisogno di una decina, cosi come altre categorie, il mercato è già inflazionato per i prodotti di prima necessità, grazie a Dio c’è bisogno e richiesta anche di altro. La riduzione di Goscinny è pericolosa perché mi rimanda a quei regimi totalitari che decidevano cosa un uomo o una donna dovesse fare della propria vita.

      • Goscinny ci ricorda semplicemente di essere umili.

        Fare intrattenimento è un lavoro faticoso e che merita rispetto, e siamo d’accordo.
        Esattamente come siamo d’accordo che se uno fa la bella vita mettendo online video di gattini, buon per lui. È il mercato, bellezza.

        Però è altrettanto giusto che la società riconosca più facilmente il contributo dato da un’infermiera o da un maestro, e se questi se la passano peggio del gattinista ci sta anche che mugugnino.

        Fare il superfluo è un privilegio da onorare e rispettare. Non è un caso che attori e musicisti salutino con un inchino.

        • È un’idea atrraente, e in ultima analisi suicida – perché noi non possiamo sapere apriori quanto l’attività di una persona potrà incidere sull’esistenza delle altre, e sugli sviluppi futuri.
          Perché se è suprerfluo l’intrattenimento, allora perché non è superflua anche la ricerca scientifica – che nove volte su dieci non arriva a nulla, o arriva a risultati che non hanno una ricaduta immediata sulle vite delle persone?
          Perché con tutta la simpatia per la teoria delle stringhe, a me la teoria delle stringhe non cambia la vita di una virgola.
          E parlo da paleontologo – e dubito seriamente che decidere una volta per tutte se il brontosauro sia esistito davvero oppure no sia qualcosa di importante come gestire una panetteria.
          Perciò no, mi dispiace.
          Tutti i lavori hanno la stessa dignità, tutti i lavori devono essere pagati, e prima di decidere cosa sia superfluo e cosa no, forse varrebbe la pena di farsi almeno un giro dell’isolato e rifletterci.

  8. So che hanno tolto la pubblicità ai canali che parlavano di armi. Infatti i gestori dei canali sono sul punto di chiudere.

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