strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Lo detesti e sai che te ne devi andare

15 commenti

Ieri sera abbiamo avuto un piccolo festeggiamento, qui a casa: mio fratello ha superato il secondo livello di selezione ed è stato ammesso ad un nanodegree come sviluppatore Android.
La notizia è arrivata dopo un primo ciclo di lezioni e prove, al termine delle quali 1.250 dei 10.000 partecipanti (che avevano superato la prima prova di ammissione) hanno ottenuto la borsa di studio di Google, mio fratello uno di loro.
Ora lo aspettano tre mesi di prove e lezioni coi tutor, al termine dei quali avrà una nuova qualifica professionale in un campo lavorativo piuttosto vivace, con una bella certificazione rilasciata da un colosso come Google.
Un bel colpo – e solo io e pochi altri sappiamo quanto lavoro abbia fatto mio fratello per arrivare a questo.

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Il primo effetto di questa piccola ma importante vittoria digitale sarà però completamente analogico: mio fratello dovrà trovarsi un posto in cui dormire lontano da Castelnuovo Belbo, per i prossimi tre mesi. Un posto dal quale poter accedere alla rete a una velocità normale.
Come abbiamo già detto un milione di volte, questa comunità è in digital divide e semplicemente la rete qui non ha una banda sufficiente per poter seguire ore ed ore di corsi online, caricando e scaricando listati e programmi, o partecipare a lezioni dal vivo in Google Hangout o qualunque altra cosa.
Per cui tocca andarsene.
E non è che mio fratello pianga calde lacrime all’idea, naturalmente.
Sarà scomodo, sarà una spesa, significherà importunare qualche amico o qualche parente, ma si tratta di una possibilità per andarsene per sempre da questo posto, e sia io che lui ci metteremmo la firma.
Bisogna fare dei sacrifici? Facciamoli.

Però poi ho pensato, ieri sera, ai bambini che sento quando passo davanti alle aule della scuola elementare, e quelli che vedo prendere il pulman per andare alle medie a Nizza, alla mattina, e che quando verrà il momento, fra due, o cinque anni, avranno una scelta molto semplice: la zappa o andarsene.
E sarà difficile andarsene, perché qui l’idea di famiglia è ancora quella di una volta, e trasferirsi a dieci chilometri è il genere di cosa che spesso scatena ancora delle piccole crisi, delle incomprensioni.

Non capisco perché volersene andare da Castelnuovo, qui una volta c’era tutto. Ci veniva persino Nilla Pizzi.

E se i ragazzini se ne andranno, e io spero per loro che se ne vadano, e vadano il più lontano possibile, e si costruiscano una vita normale… ma quando se ne andranno , questa comunità di meno di 900 anime che ha una età media di 60 scomparirà.
Castelnuovo Belbo diventerà una ghost town.
Per sempre.

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E così ieri sera abbiamo festeggiato, noi da soli – perché avremmo voluto informare i nostri amici, ma eravamo offline1.
E io ho pensato a questi ragazzini, che da un punto di vista strettamente anagrafico potrebbero essere i miei figli, che appartengono a una comunità che farà di tutto per non lasciarli andare, ma nel frattempo non sta facendo nulla per permettere loro di crescere e di evolvere, e di vivere come persone normali nel ventunesimo secolo, qui dove stanno.

E mi è venuta in mente questa canzone, che dedico a tutti i miei concittadini sotto i 15 anni.

Buona fortuna, ragazzi.
Ne avrete bisogno – di fortuna, e di un po’ di coraggio.
E di un biglietto del treno.
Che forse sarà la parte più complicata, considerando che i treni non si fermano più a Castelnuovo Belbo.


  1. questo post è stato scritto alle 21.30. Poi ho impiegato circa venti minuti e una decina di tentativi per connettermi a Youtube e prendere il link del video. A questo punto una ricerca su Google mi ha permesso di trovare, attorno alle dieci, le immagini qui sopra. Che ho scaricato attorno alle dieci e un quarto. Poi ho dovuto aspettare dopo le undici per caricare il post su WordPress. 
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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

15 thoughts on “Lo detesti e sai che te ne devi andare

  1. Complimenti a tuo fratello e un grande in bocca al lupo. Sviluppare per android sembra essere uno di quegli impieghi per cui c’è più richiesta che offerta, sembra una buona strada da percorrere.

    Nel paese dove sono cresciuto internet non era un bijoux, anche se molto meglio di come descrivi la tua. Conosco alcuni amici che hanno sottoscritto una connessione wireless, questi fornitori avendo molte meno spese di infrastruttura riescono ad arrivare in zone scarsamente popolate al costo (all’incirca) di una adsl mensile. Forse, a meno che castelnuovo non sia in una valle isolata fra le montagne, c’è qualcosa di simile, anche se probabilmente avrai già esplorato questa possibilità.

  2. Vivo in mezzo al nulla in provincia di Palermo, provincia che si avvia alla desertificazione, dal 2009 al 2015 si stima che siano emigrati dai 75 ai 100000 individui, cifra che pare sottostimata, visto che molti vengono conteggiati come turisti di cui si attende il ritorno, ma che di tornare non hanno intenzione o non possono. È un tema che a me tocca parecchio. Lavorando in digitale e da casa potrei essere uno dei tanti felici nomadi digitali (ma ho un figlio che frequenta la prima elementare, quindi questo percorso non è più praticabile), rimango dove sono non perché ami particolarmente posto e persone, ma perché ho la casa di proprietà e sopratutto i miei genitori vivono qui e visto che invecchiano come tutti voglio trovarmi accanto a loro nel momento del bisogno, so bene che questo vorrà dire che sarà forse mio figlio che un giorno mi lascerà, ma in quel caso mi conforto dicendo che posso andargli dietro e trasferirmi in un posto dovo posso vederlo con regolarità. Però qui ho una connessione decente arrivando anche, con il vento a favore, a ben 7mega in download e quasi 1 in upload, benché il gestore del servizio mi abbia abbindolato con 20. Mi suona strano che al nord si sia messi cosi male.

    • NOn sei il primo a restare sorpreso – dopotutto siamo a circa 80 km dal centro di Milano.
      Ma non essendoci aziende nel territorio comunale, i gestori non hanno interesse economico a portare l’alta velocità.
      So bene come la casa di proprietà e i genitori anziani possano essere “una palla al piede” – il trucco, probabilmente, è fuggire da giovani, potendo.
      Ma non sempre si può.

      • Credo che il trucco sia volersene andare. Se te ne vuoi andare allora abbandoni tutto, anche genitori anziani (un mio amico lo ha fatto di recente). Ma devi volertene davvero andare. Ma siamo davvero sicuri, poi, che da un altra parte staremo poi cosi meglio? Ovviamente si dovrebbe provare per poter decidere davvero, ma non è cosi semplice perché per provare davvero devi imparare a conoscere il territorio, adattarsi ai ritmi e alle esigenze locali (non sempre facile) iniziare a tessere amicizie (per me un grosso scoglio) e conoscere i pro e i contro il che richiede tempo, anche molto tempo, e qui sta il punto secondo me; diffido da chi mi dice che si è trovato bene o male in un posto valutando la situazione nel giro di un anno o poco più. Per apprezzare un posto dove vivere forse una vita non basta, io stesso comincio a vedere oggi dei punti positivi della mia vita qui che non avevo mai apprezzato.

        • Io invece qui punti positivi ne vedo sempre di meno – e considerando che ormai i contatti coi miei amici li ho prevalentemente online, qui o all’altro capo del mondo, cambia poco. Ma forse all’altro capo del moondo avrei internet.

  3. Sarà che sono giornate (settimane) orribili, quindi sono particolarmente sensibile. Ma questo post mi ha commosso.
    Congratulazioni ad Alessandro e in culo alla balena (a entrambi).

  4. Questo post andrebbe stampato (visto che dalle tue parti linkare non è agevole) e appeso su tutti i muri del tuo paese; è terribilmente toccante perché dipinge uno scenario presente e futuro vero. Secondo me si dovrebbe volersene andare dal proprio paese solo per una scelta personale in positivo, non perché il tuo paese non ti mette nelle condizioni minime per lavorare, vivere e stare in sintonia coi tempi. Perché non a tutti va di lasciare la propria casa e i propri genitori e le strade in cui si è cresciuti, pur magari viaggiando e vedendo il mondo (sia fisicamente che virtualmente). A me per es. piace stare dove sto. Ho invece una sorella che vive a Khartoum, è una capitale sì, ma non esattamente del cosiddetto “primo mondo”; e prima ancora viveva in un quartiere periferico di Nairobi (non il quartiere dei ricchi per intenderci). Eppure con lei sono regolarmente connessa via whatsapp, messenger e skype. Lei i colloqui di lavoro li ha fatti tramite skype (sì, era un po’ scomodo andare in Sudan solo per un colloquio di lavoro). Pensare che in qualunque momento posso comunicare istantaneamente con lei (spesso mandandoci video, foto ecc.), che è in un altro continente, mentre con un abitante di Castelnuovo Belbo e dintorni farei molta più fatica mi fa una notevole impressione. Non è giusto, suonerà ingenuo ma è così. Però accipicchia, congratulazioni a tuo fratello!

    • Grazie anome del fratello.
      Per il resto, non è una cosa che riguardi solo Castelnuovo – è una tendenza generale quella di non estendere le infrastrutture (che costano) dove non ci sono aziende. Le compagnie telefoniche sono interessate ad avere clienti paganti. Ilproblema è che si entra in un loop: la mancanza di attività limita le infrastrutture, che limitano lo sviluppo di nuove attività, e così via.
      E a dirla tutta, invidio tanto te quanto tua sorella. Ma è bello sapere che ci sono persone che riescono a vivere nel ventunesimo secolo 🙂

  5. Il problema è che il circolo vizioso in queste lande dimenticate da Osiride non è solo quello economico, ma, secondo me, quello della mentalità imperante.
    Più una comunità è chiusa e isolata, e più si chiude e si isola. Nella maggior parte dei casi le persone sembrano non vedere al di là del proprio naso non per scarse capacità intellettive, ma per una cronica mancanza di volontà di interessarsi a cose che non fanno parte del quotidiano e di ciò che non viene visto come “regolare”.
    Il ragionamento è semplice, “diverso dalle abitudini della maggioranza = non mi interessa e sarebbe meglio che non interessasse nemmeno a te”.
    E quindi si finisce con l’avere da una parte che il calcio va bene, la partita a carte al bar va bene, andare a caccia va bene, campare tagliando la legna va bene, e in linea di massima tutto il resto no.
    Guai quindi ad appassionarsi alla lettura o ad altri interessi che non siano fra quelli “ruspanti”, guai a ritenere che internet sia qualcosa di diverso da un giochino per perditempo, guai ad avere aspirazioni diverse dal mettere su famiglia…
    Che poi a ben vedere probabilmente nella provincia quelli peggiori non sono i provinciali, ma quelli con una leggera spolverata di metropolanità appena sufficiente a darsi un tono…

    L’altro giorno al telegiornale ho visto un servizio sullo spopolamento della Sardegna, perché, testualmente “i giovani non vogliono più fare i pastori”… Nel frattempo, cosa è stato offerto loro per non farlo allontanare? Sia ben chiaro, non c’è nulla di male a fare il pastore, ed anzi, molti mestieri antichi andrebbero incentivati, il problema sorge quando tutti quanti indistintamente devono per forza voler fare solo quello, avere come unica ambizione di fare la vita dei propri nonni… Chi vuole farlo deve avere la possibilità di campare dignitosamente, a chi vuole fare altro deve essere riconosciuto lo stesso identico diritto.

    Cambiando argomento, ma rimanendo sempre in tema di cose arrivate con vent’anni di ritardo, ho appena scoperto che la trilogia di Marte di K.S. Robinson è finalmente stata tradotta in italiano. Tempo fa lessi i primi due romanzi, e questa potrebbe essere una buona occasione per terminare questa serie; per caso sai nulla a proposito della qualità della traduzione?

    • Sì, si tratta di un circolo vizioso dal quale è difficilissimo uscire.

      Riguardo ai romanzi di Robinson, sulla traduzionenon so nulla – ma in tutta onestà, quando ho visto “Red Mars” tradotto come “Il Rosso di Marte”, mi aspettavo che “Green Mars” uscisse come “Il Verdicchio di Marte”… 😀

      • Eheheh, avresti potuto aggiungere un capitolo o due al volumetto sul terroir 😀

        Beh, c’è da dire che anche la traduzione letterale in italiano rende un pò peggio che in inglese. Probabilmente non sarebbe stato male qualcosa tipo “Marte – Pianeta Rosso/Verde/Blu”, ma vabbè, sono dettagli.

        Più che altro è finita PROPRIO IERI una promozione che me li avrebbe fatti avere a 99 cent… http://bit.ly/2oR889C

        Con 10€ mi sistemavo per diversi mesi sia per quantità che per qualità, tempismo perfetto direi 😦

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