strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

42000 parole in 7 giorni, giorno 6

10 commenti

OK, devo ammettere che non ci credevo.
Ho cominciato a crederci nel momento in cui ho visto i numeri – 1200 parole in 33 minuti.
A quel punto ho capito che avrei potuto farcela anche stasera, e che potrei farcela davvero a chiudere questa storia e poi magari anche a riuscire apubblicarla in tempi umani (non in due anni come Beyul Express).

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E mentre scrivevo, nelle ore passate, ho anche avuto una piccola e inadeguata rivelazione, su ciò a cui serve davvero questo tipo di esercizio.

L’ho già detto, serve a imparare che è possibile farcela, ma non solo.
Serve a imparare che se riusciamo a scrivere una storia di 42000 pagine (<– sì, buonanotte, parole, non pagine… ci sono evidentemente degli effetti collaterali a scrivere tanto) in sette giorni, allora possiamo scriverne una di 6000 in un pomerigio.
E questo è importantissimo, perché il mondo là fuori è zeppo di riviste e di antologie che cercano storie, e le cercano alla svelta. E le pagano.

In questi sei giorni, insieme con le prima 35200 parole di Better Never Told, ho anche scritto un racconto di 12000 parole che uscirà sotto pseudonimo, e circa 6000 parole di articoli, e ho chiuso una traduzione di 10.000 parole.
E non è stato pesante.

Pesante è stato combattere con la burocrazia per spedire curriculum e cercare comunque un “lavoro vero”.
Pesante è stato accettare la notizia della morte di un ragazzo di 28 anni che conoscevo e che vedevo spesso – che non era un amico, ma un semplice conoscente, ma perdio, morire a 28 anni no.
Pesante è continuare a cercare di fare il conto con la lira perché sì, si può vivere scrivendo, ma bisogna essere estremamente frugali – e tenere duro, e vivere col terrore che una volta finiti tutti i progetti, non ce ne saranno altri e si spalancherà il baratro.
Perché vivere scrivendo significa non mettere un maledetto centesimo da parte.

Ma scrivere?
Scrivere non è pesante, e lo si scopre nel momento in cui si passano sette giorni a fare solo quello.
È a questo che servono questo genere di esercizi.
A scoprire che non è pesante, e che se lo puoi rifare, e che non sarà più un esercizio, ma una professione.

Ma ne riparleremo, perché credo ci farò un post.

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

10 thoughts on “42000 parole in 7 giorni, giorno 6

  1. [refuso]
    “42000 pagine”.
    Ciao. Buona domenica.

  2. Bravo, pur non essendo scrittore mi hai fatto venire voglia di provare.
    Per il resto, la paura del baratro la sentono tutti i freelance, di certo non solo gli scrittori. Ma onestamente, preferisco questo piuttosto che dover subire i lati negativi di un “lavoro vero” all’italiana.

  3. in questa fase ci sono passato anche io… mi raccomando: controlla postura, usa una tastiera meccanica (investimento costoso ma ti salva), fai esercizi alle mani contro RSI, fai pause per gli occhi, tieni sotto controllo il peso corporeo… o ti ritrovi dopo due anni con le mani doloranti, le scariche elettriche nelle dita e torcicollo/cefalea da cervicale. Tutti sintomi che passerei ai rudi sostenitori del “scrivere non è un vero lavoro perché non si suda” ma che rendono difficile scrivere, o concentrarsi. Per il resto, congratulazioni!

  4. Sulla postura mi sento di spendere due parole: state in piedi, la sedia vi ammazza, letteralmente. Io ho sollevato la mia di scrivania e adesso lavoro in piedi, di tanto in tanto mi siedo su uno sgabello per una decina di minuti e quando sono stanco mi distendo sul divano per un quarto d’ora o giù di lì, una passeggiata di una mezz’ora sempre e comunque al giorno, nel pomeriggio, esercizi fisici (metodo Lafay, purtroppo non sono costante come dovrei), in generale non ‘sto seduto più di un paio di ore al giorno compresi i pasti. Mal di schiena e dolori cervicali scomparsi, cosi come la panza.

    • Conosco anche personce che scrivono mentre camminano su un tapìs roulant.
      Io a scrivere stando in piedi non si riesco, il mal di schiena in quiel caso mi ammazza davvero.
      Preferisco fare delle pause per camminare e intanto “staccare il cervello”.

      • La standing desk con il tapis sotto è l’ideale, l’ho provata da un amico ed dopo qualche minuto ti abitui a fare tutto in maniera decisamente naturale, io non l’adotto perché modellare e dipingere (in digitale) mentre cammino è impossibile. Si può fare una standing desk con tapis con poco, prendendo un tapis magnetico (usato lo trovi a pochissimo) e sollevando la scrivania. Senza volerti allarmare (e comunque sarai ben consapevole che il mio parere a proposito vale poco), se hai dolori a stare in piedi da fermo vuol dire che forse (sottolineo forse) hai già qualche problema alla schiena, non sorvolare sulla cosa e non prenderlo sotto gamba perché si possono solo aggravare.

        • No no, il problema alla schiena esiste ed è congenito, scoliosi dovuta a problemi durante il parto. Tutto ciò che si poteva fare è stato fatto per anni e anni durante lo sviluppo (ore ed ore di noiosissima ginnastica correttiva), ora quel che resta è il mal di schiena.

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