strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

La cessazione di ogni possibilità

18 commenti

Mi capita di pensare di frequente alla morte, in questi giorni.
No, no, non fate quella faccia – capita a tutti, prima o poi, no?
Di pensarci, intendo.
A me capita, credo, perché fra un paio di settimane compirò cinquant’anni, e questo accadrà in un momento estremamente preciso e unico, equidistante fra il primo anniversario della morte di mio padre e il decimo anniversario della morte di mia madre.
Per cui uno alla morte ci pensa.
La cessazione di ogni possibilità.

Ora, uno dei problemi del pensare con una certa frequenza alla morte è che non si è esattamente l’anima della festa, se capite cosa intendo, e quindi si causano preoccupazioni nel prossimo.
Per cui mettiamo subito bene in chiaro che non è il caso di preoccuparsi.
Finché ci si pensa in maniera sana, non è un problema – a parte forse le conversazioni che tendono a diventare un po’ deprimenti.

E d’altra parte leggevo l’altro giorno un pezzo di Lawrence Block su Evan Hunter, e Block scriveva che…

Arrivato attorno ai settantacinque anni, dopo un paio di attacchi cardiaci, un aneurisma, e un assedio da parte del cancro che aveva portato alla rimozione della sua laringe, Evan scrisse Alice in Jeopardy. E si mise immediatamente al lavoro su Becca in Jeopardy, ben intenzionato a scrivere attraverso tutto l’alfabeto. Non è fantastico? Ecco un uomo con un piede nella fossa e l’altro su una buccia di banana, che si sente perfettamente a proprio agio nel lanciare una nuova serie di ventisei volumi.

Per cui non escludo che chi scrive, scriva anche per allungarsi la vita.
Evan Hunter morì mentre stava scrivendo Becca in Jeopardy, però – quindi non sono sicuro che funzioni davvero.

Torniamo a scrivere, finché ci riusciamo.

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

18 thoughts on “La cessazione di ogni possibilità

  1. Beh, credo sia normale pensarci. Dipende anche come ci pensi, io mi interrogo spesso su cosa sia la morte, non che pretenda di trovare una soluzione qualunque, ma non posso fare a meno di interrogarmi a proposito.

  2. “A few light taps upon the pane made him turn to the window. It had begun to snow again. He watched sleepily the flakes, silver and dark, falling obliquely against the lamplight. The time had come for him to set out on his journey westward. Yes, the newspapers were right: snow was general all over Ireland. It was falling on every part of the dark central plain, on the treeless hills, falling softly upon the Bog of Allen and, farther westward, softly falling into the dark mutinous Shannon waves. It was falling, too, upon every part of the lonely churchyard on the hill where Michael Furey lay buried. It lay thickly drifted on the crooked crosses and headstones, on the spears of the little gate, on the barren thorns. His soul swooned slowly as he heard the snow falling faintly through the universe and faintly falling, like the descent of their last end, upon all the living and the dead.”

    Cito Joyce, che non fa mai male, e riuscì a rendere la morte poetica.

  3. Permettimi di fare una pseudo citazione, la morte ci deve trovare vivi. Rifiuto anche solo l’idea di mettermi in un angolo e pensare che sia “tutto finito”. Non ho idea di cosa starò facendo quando chiuderò questa incarnazione ma di sicuro sarò impegnato in qualcosa a lungo termine.

  4. Direi che è più che normale, pensare alla morte, persino se si sta bene e non si è visto morire nessun proprio caro – cosa che spesso, anche a pochi anni dalla propria nascita, si sperimenta.
    Spesso, a dare da pensare sono le conseguenze della morte: se dopo ci sia qualcosa – e cosa – o il nulla, le persone e i caduni che che ci si lascia dietro, le cose che si pensa di fare…
    Anche pensare alla morte è una strategia di sopravvivenza: ci si ragiona per arrivarci il più tardi possibile e per lasciare un bel ricordo (se non dovesse esistere un dopo, ci si potrebbe almeno gonfiare l’autostima ora, sapendo.. di aver vissuto una vita almeno decente)

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