strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

L’ascesa e la caduta di Lady Marian

2 commenti

In un futuro prossimo, il cambiamento climatico ha trasformato gli Stati Uniti occidentali in una distesa brulla e senz’acqua. Il flusso di profughi verso est ha obbligato Washington a schierare la Guardia Nazionale, di fattoo trasfromando le Montagne Rocciose in un confine invalicabile.
A Portland l’acqua viene razionata, non c’è lavoro, la polizia mantiene un controllo precario su parte della città, i sobborghi orientali sono sprofondati nell’anarchia.
E ci sono i ricchi, che l’acqua ce l’hanno in barba al razionamento, servita da furgoni anonimi, perché il denaro è potere.
Poi, un giorno, un gruppo abbastanza velleitario di antagonisti attacca un furgone anonimo.
Renee è una laureata in storia senza lavoro, la cui qualifica più apprezzata è il fatto di saper ricamare sulla schiuma dei cappuccini – ha lavorato come barista, ma poi il bar ha chiuso.
Durante l’attacco al furgone viene quasi messa sotto. E quando una folla si raccoglie lì attorno, e comincia a strapazare l’autista, lei si mette a distribuire le bottiglie d’acqua.
Ripresa dalle telecamere di sicurezza, Renee viene trasformata dai media in “Maid Marion” – eroe popolare, personaggio mediatico, ricercata dalla polizia.
Renee deve fuggire.
Ma forse ora ha un arma per cambiare le cose.
Forse ora È un’arma per cambiare le cose.

Scritto da Benjamin Parzybok, Sherwood Nation è la storia di una rivolta etica in una società che dell’etica non sa più cosa farsene.
Renee e i suoi compagni – non, cosa abbastanza interessante, i veletari attivisti del primo capitolo – creano una città nella città, riprendendosi un pezzo dei quartieri abbandonati e creando un sistema che funziona.
Si trovano tutti contro, a partire dal sindaco – che odia “Maid Marion” che gli sta rubando esposizione sui media – alla Guardia Nazionale, che pratica sul territorio americano la vecchia dinamica di collaborare con entrambe le fazioni in lotta.

È un bel romanzo di fantascienza, Sherwood Nation, scritto con un linguaggio molto semplice.
Segue diversi personaggi nel corso dell’ascesa della comunità di ribelli di Renee, e analizza in maniera estremamente chiara, ma compassionevole, il destino che vuole che tutti i rivoluzionari diventino dittatori.
È un interessante esperimento di pensiero, se volete, e inquesto fa esattamente ciò che la fantascienza, quella vera, ha sempre fatto e dovrebbe continuare a fare – analizza una situazione e le sue conseguenze sulal società umana, sulla cultura, sulla politica.
E lo fa senza cedere al cinismo e ai luoghi comuni, restando miracolosamente al di sopra degli schieramenti. È il genere di storia capace di infiammare e di irritare tuttele parti, e propone una serie di scenari che è importante avere in mente.
Ci mostra il futuro e ci parla del presente.
E grazie al cielo è un romanzo di fantascienza che non sente la disperata necessità di strizzare l’occhio ai lettori, non ha bisogno di ribadire che “non è solo fantascienza ma anche…” e fa a mano della insopportabile diffidenza nei confronti della scienza e del progresso cher pare siano ormai le modalità di default di una certa narrativa.

Pubblicato da Small Beer Press nel 2016, il volume è stato selezionato a suo tempo da Silicon Valley Reads, che pubblicò anche una *discussion guide+ – perché è un libro che si presta al dibattito.
Vale la pena dargli un’occhiata.

Ah, e tra l’altro, mi hanno spiegato che a dirvi che questo è un bel libro ma che non ne esiste una edizione in italiano, poi la gente dice che sono antipatico.
Perciò voi non chiedetemi se è uscito in italiano, ed io eviterò di apparire antipatico.
Grazie!

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

2 thoughts on “L’ascesa e la caduta di Lady Marian

  1. È indubbiamente interessante, ne terrò conto per il futuro, grazie. Adesso ho bisogno di storie più ampie e distribuite nel cosmo. Sono in un periodo da space opera.
    Mi piace molto la tua analisi sugli obiettivi della fantascienza, che spesso ha più da dire sulla realtà di altri generi letterari.

    • Anch’io in questo periodo leggo parecchia space opera, per cui magari nei prossimi giorni ci farò un post.
      Quanto al parlare della realtà… ah, se solo i critici non si fermassero alle astronavi e alle astronaute in bikini… 😀

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