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Un topo con la lingua blu

5 commenti

Si era detto un topo con la lingua blu.
Che poi non sarebbe proprio un topo, trattandosi di un “vole”, in inglese, ovvero una arvicola.
Ma sulla copertina del libro, vedete, c’era un topo con la lingua blu, e una magnum puntata alla testa.
E io, lo ammetto, sono uno che a volte i libri li compra per la copertina.
Resta a mio parere un buon modo per scoprire autori nuovi e interessanti, fatemi causa.

Native Tongue è stato il primo romanzo di Carl Hiaasen che io abbia letto.
Acquisto d’impulso, per via della copertina, da Murder One, a Londra.
In quella stessa occasione, ne sono assolutamente certo, acquistai anche The Monkey’s Raincoat e Stalking the Angel, di Robert Crais.
E se Crais mi impressionò molto di più, con la sua miscela di umorismo, hard boiled chandleriano e filosofia zen, per cui negli anni successivi continuai a leggerlo con regolarità, Hiaasen riuscì a farmi ridere in modo sgangherato (cosa estremamente imbarazzante, in metropolitana), dimostrando che era possibile scrivere una storia apparentemente assurda alla Douglas Adams, e che tuttavia non era assurda affatto, riuscendo a mantenere un buon intrigo poliziesco e al contempo a fare della critica sociale e della satira tagliente.
Non una lettura regolare, ma un autore che occasionalmente, specie d’estate, mi piace tornare a frequentare.

La trama di Native Tongue non è facilmente riassumibile.
Mettiamola così: un ex giornalista che lavora come PR per un parco a tema in Florida indaga sul rapimento di due rarissime Arvicole dalla Lingua Blu dal parco. Si troverà impegolato in una storia di corruzione, ambientalismo militante, ricatti, mafia.
Da qui entra un cast vastissimo e surreale, e se riuscite a immaginarvi una cosa tipo Fargo ma ambientata in Florida e con dei topi con la lingua blu, diciamo che più o meno avete un’idea della trama1.

IL romanzo è una valanga di risate – spesso amarissime – è un solido poliziesco della scuola di Elmore Leonard e, come le opere migliori di John D. MacDonald è anche un attacco durissimo contro politici corrotti, speculatori e sì, soprattutto contro la Disney2.

Carl Hiaasen e Native Tongue mi sono tornati in mente nei giorni passati, come risposta alla domanda

E ora cosa scrivo?

sollevata dal tema che i miei amici mi hanno proposto per la storia da agganciare al crowdfunding e bla bla bla – ve l’ho già spiegato come è andata.

È mia ferma convinzione che un buon sistema per togliersi da un vicolo cieco narrativo, per contrastare la mancanza di idee e di motivazioni, sia provare qualcosa di assolutamente diverso.
Scrivere qualcosa sull’Astigianistan, territorio già visitato con Gli Orrori della Valle Belbo e con BUSCAFUSCO, non è affatto facile. A meno che…

Per cui, la domanda

E ora cosa scrivo?

si è trasformata in una domanda un po’ più complicata

Posso riuscire a scrivere una novella che incroci il folk horror de Gli Orrori della Valle Belbo con il thriller di BUSCAFUSCO, e che riesca ad essere divertente e al contempo parlare del posto in cui vivo, e dei problemi e malcostumi che lo affliggono, in maniera ironica e tagliente?
E posso farlo senza, si spera, che i vicini mi diano fuoco alla macchina?

Per cui ecco l’idea di base: scrivere una storia di Buscafusco (l’unica finora in italiano), ma con un taglio vagamente horror.
Una storia lunga quasi il triplo delle storie di Buscafusco che scrivo normalmente per il mercato di lingua inglese.
Una storia che si intitoli

BUSCAFUSCO: Santi & Fattucchiere

Si può fare, credo.
Non ho idea se possa interessare a qualcuno, ma si può fare.
Infatti, ho già scritto le prime 2000 parole.
Maggiori dettagli, credo, nei prossimi giorni.
E poi vediamo cosa succede.


  1. da un altro bel libro di Carl Hiaasen è stato tratto un film purtroppo eminentemente dimenticabile, vale a dire Strip Tease, con Demi Moore – il fatto che il film elimini tutta la parte di satira sulla speculazione e sui suoi effetti sull’ecosistema della Florida non aiuta. 
  2. Hiaasen, come giornalista investigativo, ha pubblicato il ferocissimo e documentatissimo Team Rodent, sui danni fatti dalla Disney in Florida. 
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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

5 thoughts on “Un topo con la lingua blu

  1. La copertina è favolosa, chiunque l’abbia composta merita ogni complimento!
    Riguardo alla tua nuova storia, spero che sia pungente come la desideri, ma senza ritorsioni… magari, la Mana-mobile in fiamme potrebbe finire in copertina e restare nell’iperuranio, senza realizzarsi!

  2. Non preoccuparti troppo dei vicini dell’Astigianistan, tanto il libro non lo leggeranno. Comunque sei riuscito a incuriosirmi, voglio sapere di più del cimitero napoleonico abbandonato

  3. Se ti piace Carl Hiaasen dovresti leggere Mykle Hansen.

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