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Leggere un classico durante le vacanze estive

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Luglio.
Il mio vecchio post Tema: Come ho trascorso le vacanze estive torna a mietere visite – anche se il picco l’avremo nelle prime due settimane di Settembre.

Un paio di giorni addietro ho partecipato per unattimo a una discussione sul fatto che le scuole assegnino airagazzi dei libri da leggere durante l’estate, e che fra questi ci siano dei “classici”.
L’opinione diffusa fra i miei interlocutori (di solito accera che assegnare un classico come lettura estiva sia un sistema garantito per

  • essere certi che il libro non verrà letto
  • vedersi presentare un riassunto copiato da wikipedia
  • convincere i ragazzi che la lettura è una cosa noiosa

I più scafati porteranno qualcosa di Calvino (Il Barone Rampante vince sempre) o di Pirandello, ben sapendo che fanno parte del programma scolastico di base.
I più paraculi ci metteranno Il Piccolo Principe, Il gabbiano Jonathan Livingstone e/o Siddharta (oltre al Barone di Calvino)1.

Insomma, l’opinione generalizzata pare essere che i classici scoraggino la lettura.
Il che è possibile, ma non è una certezza.
E io sono in generale molto favorevole alla lettura dei classici2 – il che ha suscitato il solito commento barbino “ah, ma tu non eri quello che predicava la lettura della fantascienza?”
Ecco, no, cerchiamo di non dire sciocchezze.
Anche perché dipende sempre da quale classico si decide di leggere.

41KdKOhL7HL._SX317_BO1,204,203,200_A titolo di puro esempio, io inquesto mese di Luglio 2017 ho deciso di leggere un classico, ed ho tirato fuori dalla scatola in cui tengo i libri d’emergenza l’edizione Wordsworth Classics di The Life and Adventures of Martin Chuzzlewit, di Charles Dickens.
Quando andavo a scuola, a me di Dickens hanno sempre solo imposto la lettura di Oliver Twist – romanzo che ho sempre trovato profondamente deprimente.

Molto meglio Il Circolo Pickwick, per dire – che tuttavia dovetti “scoprire” per conto mio, perché essendo un romanzo umoristico (come Chuzzlewit) era considerato un’opera minore, se non deteriore, e inadatta alla scuola.
Perché a scuola, ricordiamolo, di qualunque ordine o grado essa sia, non c’è nulla da ridere.

Ora, mettiamo giù tre buoni motivi per leggere Martin Chuzzlewit (o, de facto, qualunque altro classico).

Primo motivo: Martin Chuzzlewit è un dannato classico!
Leggere dei classici ci aiuta a tenere a bada il cosiddetto analfabetismo culturale, che non significa non capire ciò che si legge, ma non cogliere i riferimenti annidati in ciò che si legge. Che spesso, molto spesso, sono riferimenti ad altre epoche e a testi classici3. E sì, a voler proprio esser pignoli analfabetismo culturale significa poi solo ignoranza, ma pare che gli ignoranti si risentano ad esser definiti tali. E poi in effetti ignorante (che scopro con orrore taluni usano come complimento) non è abbastanza preciso, analfabeta culturale sì.

Secondo motivo: Martin Chuzzlewit è un buon manuale di scrittura.
Il che vale per qualunque classico – il fatto che questi testi siano rimasti in circolazione per un certo numero di secoli significa che funzionano. Cercare di scoprire come e perché è sempre un’ottimo esercizio. E un classico in formato tascabile costa infinitamente meno del corso di scrittura ammanitoci via web da qualche improbabile pallone gonfiato. Diamine, un classico in tascabile costa meno di un manuale di scrittura!

Terzo motivo: Martin Chuzzlewit è complicato.
Non complicato come Scientific Reasoning – the Bayesian Approach, l’altro libro sul quale sto trascorrendo un po’ di tempo nelle ore più calde della giornata4, ma complicato.
Il primo capitolo di Chuzzlewit, che è un lungo sberleffo alle pretese aristocratiche di certi personaggi, e che non sposta avanti la storia di un millimetro, è costruito con frasi lunghe, un sacco di incisi, di ellissi…
Consideriamo l’incipit:

As no lady or gentleman, with any claims to polite breeding, can possibly sympathize with the Chuzzlewit Family without being first assured of the extreme antiquity of the race, it is a great satisfaction to know that it undoubtedly descended in a direct line from Adam and Eve; and was, in the very earliest times, closely connected with the agricultural interest. If it should ever be urged by grudging and malicious persons, that a Chuzzlewit, in any period of the family history, displayed an overweening amount of family pride, surely the weakness will be considered not only pardonable but laudable, when the immense superiority of the house to the rest of mankind, in respect of this its ancient origin, is taken into account.
It is remarkable that as there was, in the oldest family of which we have any record, a murderer and a vagabond, so we never fail to meet, in the records of all old families, with innumerable repetitions of the same phase of character. Indeed, it may be laid down as a general principle, that the more extended the ancestry, the greater the amount of violence and vagabondism; for in ancient days those two amusements, combining a wholesome excitement with a promising means of repairing shattered fortunes, were at once the ennobling pursuit and the healthful recreation of the Quality of this land.

Vogliamo davvero imporre ad un ragazzino (o ad una ragazzina) seicento pagine di questo?
Io direi proprio di sì.
Come si diceva qualche giorno addietro, la letteratura – tutta la letteratura – è allenamento per confrontarsi con la realtà.
Ma più in generale, si tratta di una palestra per il cervello.
E confrontarsi con cose complicate aiuta da giovani a creare dei percorsi neurali che accrescano l’agilità della nostra mente, e da vecchi a scrostare il cervello dalla ruggine o, in alternativa, a scoprire che, ineluttabilmente, siamo rimbambiti.
Il rimbambimento è favorito dalla ripetitività e dalla semplificazione.
È per questo che sono spesso critico riguardo a certi approcci alla didattica, ed alla comunicazione – a forza di trattare tutti come se fossero un po’ tardi di comprendonio (ma ora si dice minimamente eccezionali) abbiamo favorito il diffondersi della mediocrità intesa come valore.
È orribile.

Motivo bonus: Martin Chuzzlewit aiuta a formare un gusto.
E lo ripeto, questo vale per qualunque classico.
Così si potrebbe alla fine capire perché certi libri siano meglio di altri, e non finire infinocchiati da mediocri pennivendoli che ci offrono il minimo comun denominatore, di solito scritto col deretano, e con la promessa che “è scorrevole”5.

Perciò sì, ragazzi e ragazze di tutte le età – a Luglio leggete un classico della letteratura.
La mia personale Top Five, in questo preciso momento potrebbe essere

  • L’Odissea
  • Il Circolo Pickwick
  • Il Deserto dei Tartari
  • I Tre Moschettieri (ma anche Il Conte di Montecristo è OK)
  • Il Maestro e Margherita

Un classico in un mese, e magari il rischio che ci possa piacere.
Come bastione contro il rimbambimento istituzionalizzato.


  1. l’autore che riuscirà a creare Il Piccolo Barone Jonathan Siddharta rischia seriamente di diventare un bestseller estivo. 
  2. a dirla tutta, se fossi io a decidere, al liceale medio io assegnerei per l’estate un classico, una biografia, un saggio, un poliziesco, un romanzo di fantascienza, un volume a scelta. Sarebbero poi due libri al mese , non è che ci si ammazzi. 
  3. o a film in bianco e nero e canzoni degli Abba, ma di questo discuteremo in un’altra occasione. 
  4. e del quale magari parleremo un’altra volta. 
  5. anche di questo un giorno dovremo parlare, ormai siete grandi. 
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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

14 thoughts on “Leggere un classico durante le vacanze estive

  1. Beh, se classico deve essere, va appunto fatta una scelta intelligente, e un Dickens (Il Circolo potrebbe essere davvero un bel sistema per avvicinare un ragazzo a Dickens) ci sta sempre bene. Ma ripeto, ci vuole qualcuno che sappia consigliare, sennò il rischio di perdere un lettore a inizio carriera è alto.
    Ricordo il tipo che affermava che il punto di partenza per un lettore che volesse avvicinarsi all’horror fosse Lovecraft. Ecco, in quel caso, si rischierebbe davvero, secondo me.

    • Se lo scopo è avvicinare un potenziale lettore alla lettura, i classici difficilmente funzionano.
      Leggere è un vizio, che si prende cominciando a leggere cose leggere e poi – se si ha la fortuna di non essere circondati da imbecilli – si va ad espandere e a complicare.
      Per agganciare un non lettore serve qualcosa di user-friendly (il poliziesco in questo senso è perfetto), senza però scadere nel “basta che leggano” e rifilargli i testi omogeneizzati per minus habens.

  2. E’ curioso, ma effettivamente è da quando è iniziato giugno che leggo principalmente classici. Se in questi giorni sto zompando come un ranocchio tra i racconti di Poe per leggere quelli che mi mancano e rileggerne alcuni in particolare, avevo intenzione di leggere a breve il Don Chisciotte (per tenere fede a una promessa che mi ero fatto moltissimi anni fa). Le letture precedenti: Brave New World di Huxley, The Napoleon of Notting Hill di Chesterton e Il tesoro del Bigatto di Pederiali

  3. Non è difficile credere che le persone vogliano ricreare le situazioni piacevoli avute in passato.
    Mi chiedo quale fu il primo libro letto da quelli che sono cresciuti mantenendo l’interesse per la lettura e la circostanza di quel giorno.

    • Io non crredo che esista un singolo libro.
      Se non per quelli che da trent’anni rileggono solo quello 😛

      • No, non lo credo nemmeno io. Forse ho formulato male la frase.
        Riproviamo: L’estate concilia ai classici poiché, consciamente o inconsciamente, vogliamo ricreare certe situazioni avute in passato. Durante l’estate, per molti anni, è stata la norma leggere libri classici per motivi scolastici o familiari; chi ha considerato questo un’esperienza piacevole vorrà continuare a farlo sfoltendo la pila dei classici mai letti durante l’estate.
        Non ho mai conosciuto persone che rileggono annualmente lo stesso libro, sapevo dell’estate come un periodo magico che permette a certe persone che recitano la manfrina “non ho mai tempo per leggere” di poter vantarsi di aver letto un paio di libri quest’anno.

        • Ci sono libri che vale la pena rileggere.
          Ci sono altresì persone che da una vita rileggono gli stessi tre libri per paura di provare qualcosa di nuovo. E io lo trovo tristissimo.

  4. Il mio libro per l’estate sarà “La Fine dell’Incantesimo” di Daniel Dennett. Eh si, ho deciso di andarci leggero 🙂

    • In effetti è una bella lettura leggera, decisamente da spiaggia.
      Non ho idea di che copertina abbia in italiano, ma con un titolo del genere puoi sempre cercare di spacciarlo per un romance, o per un fantasy, per attaccar bottone coi vicini di ombrellone 😀

  5. Una lista di libri per l’estate per chi liceale più non è? Includendo la fantascienza (sei l’unica mia fonte fidata sul tema) ma non solo. I classiconi hanno il difetto che essendo classiconi li ho probabilmente letti già nei miei anni da lettrice compulsiva.

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