strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Una questione di responsabilità

4 commenti

“Il vero segno di una mente libera
non è cosa pensa, ma come pensa”
(Christopher Hitchens)

Questo è un post fuori programma.

Facciamo un’ipotesi. Una cosa assolutamente fantascientifica.
Ipotizziamo che voi abbiate un blog moderatamente popolare.
Non una cosa da milioni di visite al giorno, ma neanche un cat blog. Moderatamente popolare.
E supponiamo che qualcuno vi segnali come un vostro contatto, un vostro commentatore, stia approfittando della propria posizione come insegnante di scuola secondaria per fare propaganda politica. Diciamo per fare propaganda politica di estrema destra (ma se fosse di un diverso colore sarebbe lo stesso).
E supponiamo che chi vi segnala questa cosa vi dica

sei un popolare blogger, hai un pubblico, fai qualcosa

Voi verificate la segnalazione – una controllata a profili social, blog personale, commenti su altri blog – e sembra che sia proprio vero.
Un insegnante fa propaganda e proselitismo in classe.
Cosa fate?

Se siete come me, la prima cosa che fate è bervi un bel bicchiere d’acqua – perché non succede spesso che le nostre responsabilità ci vengano ricordate in maniera così drammatica e urgente, e ci si sente la bocca secca all’improvviso.
Noi parliamo al pubblico, e questo comporta una responsabilità.
Non cose da supereroi – ma quando io consiglio un libro, sono responsabile dei soldi che faccio spendere a chi si fida del mio giudizio e lo compra.
Noi parliamo al pubblico, e questo comporta una responsabilità.
E siamo solo blogger, non certo insegnanti.

Cosa fate, allora?

La prima cosa, ovviamente, è consigliare a chi ci ha contattati, e ha delle prove di prima mano riguardo alla situazione, di segnalare tale situazione.
Al preside della scuola. Al provveditorato. Ai Carabinieri. Agli Avengers. Non so esattamente a chi, ma far lavorare il sistema. Si suppone che il sistema abbia le armi per difendersi da certe cose – mettiamole in funzione.

Quindi, Punto Uno – parlare con qualcuno che abbia competenze legali, e poi segnalare la persona che sta infrangendo le regole.

Non, badate, per il colore della bandiera che sventola, ma perché sventolare qualunque bandiera è contro le regole. E nel caso specifico, è anche contro la legge.

Poi, se voi foste come me, scrivereste questo, sul vostro blog:

Christopher Hitchens aveva ragione.
Ciò che ha importanza, per la nostra vita, non è cosa pensiamo, ma come pensiamo.
Facciamo un esempio: voi potete pensare che la terra sia piatta. Questo è cosa pensate.
Ma se siete abituati… se siete educati a pensare in maniera critica, a informarvi, a pesare con onestà le informazioni, a confrontare oggettivamente le opinioni degli altri e a valutare ciò che vi viene proposto, allora metterete cosa pensate alla prova dei fatti, e arriverete presto alla conclusione che quella della terra piatta è una baggianata. Questo è il peso del come si pensa.

E la nostra sopravvivenza come specie fin qui ha funzionato perché noi, come specie, siamo capaci di cambiare idea. Di cambiare il cosa sulla base del come.

Ora, il ruolo più importante di un insegnante dovrebbe essere quello di insegnarvi come pensare.
Non fornire nozioni, cose da sapere perché sì, ma presentare un metodo.
E dovrebbe presentarvi un metodo che sia il più flessibile, efficente e affidabile per fare ciò che abbiamo descritto qui sopra, vale a dire aggiornare cosa pensate sulla base delle informazioni disponibili.

E vi renderete conto che si tratta di un potere enorme, che un insegnante ha a propria disposizione – perché cosa pensiamo e come pensiamo fanno di noi ciò che siamo.
Non i vestiti che portiamo, non la musica che ascoltiamo o il nostro libro preferito.
Tutte quelle cose che noi associamo alla nostra identità derivano da quel cosa/come.

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I vostri insegnanti devono insegnarvi un metodo, non delle convinzioni.

E in effetti il metodo più flessibile, efficente e affidabile prevede che quando incontriamo una convinzione, la prima domanda debba essere

perché sono convinto di questo?

seguita da una bella analisi – e se scopriamo che siamo convinti di qualcosa perché non ci piacciono le alternative, perché odiamo chi la pensa diversamente, o perché qualcuno che ci piace ha le stesse convinzioni… ecco, allora i campanelli d’allarme dovrebbero suonare.
Si chiama razionalità (se proprio volete essere fighi, chiamatela razionalità epistemica).

A questo dobbiamo associare un approccio empirico – dobbiamo richiedere delle prove sperimentali, dei fatti, non delle chiacchiere.
E non dobbiamo scordarci di essere umani, e che uno straccio di decenza è altrettanto parte di ciò che ci rende tali.
E non dobbiamo credere a chi ci dice che la razionalità ci allontana dalle emozioni, o ci rende come macchine. Si può essere razionalmente emotivi, grazie al cielo.

Quindi, il consiglio è, se e quando dovesse succedere che un vostro insegnante vi propone delle convinzioni, specie se queste esulano dalla sua materia di insegnamento, sarebbe il caso di verificarle, confrontarle con i fatti e col nostro senso di umana compassione, e poi magari di contestarle.

E non è facile, quando si è ragazzi a scuola, e il nostro interlocutore ha tutte le carte in mano.
Lo sappiamo tutti: se voglio la sufficienza di Italiano nel mio tema dovrò dare l’impressione di pensarla in un certo modo, come piace al prof.
Ci siamo passati, ed è orribile.

Ma se chi vi sta davanti vi sta vendendo delle convinzioni, prima di abbracciarle, ragionateci su.
Fate un paio di ricerche in internet, parlatene con altre persone.
Ascoltate le ragioni di chi propone idee diverse, e pesatele.
Ricordatevi che è come pensate che è fondamentale, che le convinzioni devono essere testate razionalmente, e che cambiare idea è l’espressione di una mente libera.
Non fatevi fregare da chi dovrebbe insegnarvi grammatica (o chimica, o ginnastica, non importa), e invece vi dice chi sono i vostri amici e i vostri nemici.

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

4 thoughts on “Una questione di responsabilità

  1. Bel post Davide!

  2. Non capisco molto la reazione del segnalatore: “Quel commentatore è un estremista che fa proseliti a scuola, quindi DEVE essere disciplinato su un blog totalmente non correlato a cui partecipa”, tu comunque hai saputo ovviamente rispondere al meglio, e il tuo approccio mi piace molto:
    Non parli all’estremista, perchè sarebbe inutile e dannoso, ma parli a chi lo ascolterà: investiamo energie dove effettivamente vale la pena. Da buon divulgatore 🙂

    Volevo anche raccontare un aneddoto che capitò con un mio insegnante in prima superiore, ma non aggiungerebbe nulla 🙂

    • Io credo che la persona che ha segnalato questa faccenda abbia cercato un blogger perché tutte le altre strade si erano dimostrate bloccate.
      Senza scendere nei dettagli, diciamo che se si lavora nel sistema pubblico, farsi la fama dei piantagrane che mettono in difficoltà la direzione non è mai una buona politica.
      È possibile – ma sto facendo delle ipotesi selvatiche – che ogni altro tentativo si sia risolto inun niente di fatto. E allora si cerca aiuto dove si può.

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