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Santi & Fattucchiere – le forze del Caos

5 commenti

Ieri Fabio Crespi, sul suo blog Runneapolis, è stato tanto gentile da fare un post sul progetto Santi & Fattucchiere.
Ha segnalato il progetto, ed altri miei lavori, e ha anche dato spazio a un po’ di miei sproloqui su come vadano le cose.
La mia impressione – ma non ho sentito il padrone di casa – è che il post di Fabio sia stato ampiamente ignorato, e mi dispiace. Mi dispiace perché mi sento un po’ responsabile – uno vorrebbe portare visitatori alle pagine altrui, non toglierne.

Nel post di Fabio accennavo anche al fatto che ora il progetto include tre storie, e non due. Una rivelazione tanto esclusiva quanto, alla fine, inutile.
Nessuna reazione, nessun segnale.

Perciò – terza storia?
Staremo a vedere.

E frattanto, per mantenere alto l’interessa (ma quale interesse?) nel progetto, ecco un altro piccolo pezzetto di Santi & Fattucchiere.
L’ultimo.
Abbiamo incontrato le forze dell’ordine col maresciallo LiCausi, abbiamo incontrato le forze dell’equilibrio con Buscafusco e Matilde Ciambotti, ora è il momento di incontrare le forze del Caos.

Ma non state ad eccitarvi.
Le forze del Caos sono spesso di una banalità oltraggiosa.

567279_p“Ma come? In un vasetto della Nutella?”
Germana Canella esalò una lunga boccata di fumo e guardò con espressione disgustata il barattolo di vetro che suo marito aveva trionfalmente estratto dalla borsa di plastica della Unes.
Era proprio un barattolo della Nutella, di quelli da un chilo. All’interno, sospeso in un liquido rosa pallido che era probabilmente alcool, galleggiava un ammasso grumoso e grigio pallido, delle dimensioni di una palla da tennis.
Germana scosse la testa. “E per quello che ne sai, potrebbe essere il cervello di un gatto. O di un maiale.”
“È un cervello del medioevo, non puoi pretendere che fossero intelligenti come noi,” rispose lui.
Sua moglie gli rivolse un’occhiata carica di compatimento.
“Ma come fai a sapere che è autentico? Che i due imbecilli non ti abbiano fregato?”
“Come dici tu, sono imbacilli.” Il ragioniere fece spallucce. “E poi non è che ci siano molti cervelli in circolazione. Non è che uno se li compra su ebay—”
“Basta andare in macelleria,” disse lei con un sospiro. Si sedette sul divano e accavallò le gambe. Fece scorrere la mano lungo il polpaccio, la sigaretta fra indice e medio. “Esattamente come i cuori.”
Il marito fece una smorfia.
“O non penserai mica che il Maestro Therion usi cuori umani, durante i rituali?”
“No, ma—”
Lei scosse il capo, esalando attraverso le narici. “Per lo meno non lo hai pagato nulla,” disse, in tono rassegnato.
In questi momenti, la sera prima di cena, con un martini e un pizzico di cocaina a darle una spinta, Germana provava un profondo, doloroso senso di stanchezza nei confronti di Augusto. Invecchiando stava diventando così LENTO! E poi certe idee!
Come quella di procurarsi il cervello amuffito di un qualche mistico locale. Cosa pensava di farci, sushi?
“Potremmo organizzare una grande cerimonia,” disse lui, e per un istante Germana pensò di aver parlato ad alta voce.
Ma no, lui fissava il barattolo con espressione aggrottata. “Una potente affermazione,” disse. Scrollò ancora una volta il contenitore, guardando il cervello che galleggiava.
Non che fosse un problema, dirgli in faccia quanto lo trovasse sempre più inadeguato. Dopotutto era lei la personalità dominante nella coppia. Ma un po’ la preoccupava, il modo in cui la neve prendeva il controllo delle sue emozioni. Fece scorrere le dita sulla fiala di vetro che, appesa ad una catenina, le ricadeva fra i seni, insieme con un piccolo cucchiaino d’argento. Un cimelio degli anni ‘70, gli ultimi giorni della disco. L’aveva trovato insieme con decine di altri pezzi di chincaglieria, su un banco del mercato antiquario che si teneva ogni terza domenica del mese a Nizza. La tipa in jeans che glielo aveva venduto glielo aveva descritto come un porta-sali della belle epoque.
Sorrise. Certo, come no.
Il cucchiaino d’argento tintinnò contro il cristallo della fiala.
“Ancora?” le chiese suo marito con un’occhiata in tralice. Lei si limitò a schioccare la linga. Si massaggiò leggermente il naso, le mucose ancora frizzanti. “Credi sia il caso di metterlo in frigo?” gli chiese.
Lui sollevò il barattolo reggendolo per il tappo bianco a vite, e lo scrollò. Rimase per un momento ad osservare la massa di materia grigia che ballonzolava nel liquido rosa. C’erano ancora dei lembi della vecchia etichetta, appiccicati al vetro. “Forse sì.”
Lei schiacciò la cicca nel posacenere e gli fece cenno di passarle il contenitore, schioccando le dita.
“Fai attenzione,” le disse lui.
Lei scrollò le spalle. Reggendo il vaso di vetro per il tappo, e con una mano di sotto, andò in cucina.
Studiò l’interno del frigorifero.
Poi spostò una bottiglia di rosé e una confezione di kebab di pollo, e sistemò il cervello di Sant’Uguzzone fra un sedano e un mezzo salame felino avolto nel cellophane.

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

5 thoughts on “Santi & Fattucchiere – le forze del Caos

  1. La frase “È un cervello del medioevo, non puoi pretendere che fossero intelligenti come noi,” mi fa morire dal ridere. Piccole, essenziali, pennellate di nonsense.

  2. Bellissimo. Terribilmente banali le Forze del Caos… Per questo mi fanno paura. 😅
    Quanto alla terza storia… A me piacerebbe parecchio. Magari una cosa breve ma sempre su Buscafusco… Il personaggio mi piace assai. O se no uno spin-off su qualche comprimario, come hai fatto tempo fa per Ministry of Thunder…

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