strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Il Gambetto della Volpe

6 commenti

Ne avevo parlato un paio di settimane addietro, di Ninefox Gambit, primo volume della trilogia Machineries of Empire di Yoon Ha Lee, e si era detto che ne avremmo poi parlato estesamente.
Parliamone.

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La trama in breve (più o meno): in un futuro remoto l’umanità è divisa in sei clan che fanno capo all’Esarchia. Il funzionamento dell’impero richiede una stretta aderenza a codici e rituali (il Calendario), che hanno in qualche modo una relazione con una realtà consensuale.
Periodicamente emergono fazioni “eretiche”, che implementando un diverso tipo di calendario cercano di alterare localmente non solo la struttura della società, ma anche quella della realtà.
Le eresie vengono represse senza pietà.
Nel momento in cui una nuova fazione eretica prende il controllo della Fortezza degli Aghi Dispersi, un nodo strategico essenziale, la repressione viene affidata a Kel Cheris, capitano di fanteria, che ha l’ingrato compito di fare da “ancora” a Shuohs Jedao, un generale che non ha mai perso una battaglia in vita sua.

Peccato che quattrocento e trenta anni or sono, Jedao sia impazzito, e abbia ucciso senza motivo oltre un milioni di persone fra eretici, civili e tutti i suoi uomini.
Troppo in gamba per essere semplicemente giustiziato, Jedao è stato preservato come mente senza corpo, e rinchiuso in una sorta di prigione temporale. Quando l’Esarchia è in dificoltà e in una situazione in cui non può permettersi di perdere, tira fuori Jedao dalla sua scatola, lo aggancia a un ufficiale (che come conseguenza ne avrà la carriera distrutta) e lo manda all’attacco.

Il romanzo di Yoon Ha Lee è difficile.
Non solo per la scrittura, che è bella, elegante, fluida e piacevole, ma soprattutto perché fin da pagina 1 l’autore scarica il lettore nell’Esarchia, e più nello specifico nella testa di Kel Cheris, e da lì in avanti il lettore si deve aggiustare.
Non ci sono spiegoni, non ci sono brani tratti dall’Enciclopedia Galattica o dialoghi del tipo “come ben sai, John…”
Niente di tutto questo.
È necessario tener duro, stare attenti, e sfruttare il contesto per capire non solo cosa stia accadendo, ma come.
Richiede impegno, Ninefox Gambit, e magari merita una seconda lettura, ma con il suo stile ellittico, i suoi riferimenti a tecnologie e pratiche misteriose, col suo gusto per i nomi barocchi e il rituale, riesce in fondo in uno spazio modesto a costruire un universo che vale la pena esplorare.

Che Yoon Ha Lee riesca a scrivere una storia tanto complessa e intricata ed al contempo la popoli di personaggi credibili, ben delineati, dei quali al lettore importa, è un altro elemento vincente del romanzo.
Cheris, Jedao e tutti i loro comprimari emergono dalla pagina attraverso dialoghi molto ben costruiti, che contribuiscono alla densità di informazioni che l’autore ci riversa addosso, e vanno ad arricchire il paesaggio dell’Esarchia, le sue strane regole, i rituali, le guerre, i complotti.

Poi sì, c’è la guerra guerreggiata, sul campo, ci sono le operazioni di terra durante l’assedio della fortezza, c’è il Cannone Amputante (che è orribile quanto immaginate).
Ci sono intrighi dentro altri intrighi.
C’è soprattutto,a trascinarci avanti nella lettura, il rapporto fra Cheris e Jedao – lei senza più una vita privata, senza una prospettiva di futuro, e lui psicotico, manipolativo, probabilmente pazzo.

Ma è pazzo davvero, Shuohs Jedao?
O la sua “follia” è in realtà parte di un piano che il generale ha messo in atto quattro secoli or sono, e l’assedio alla Fortezza degli Aghi Dispersi è solo un altro passo nello sviluppo della sua strategia?
Chi è il nemico?

Ninefox Gambit è un romanzo che serve a ricordare il piacere di leggere storie che non siano predigerite. Richiede uno sforzo reale, e fiducia, e costanza.
È probabile che molti non arrivino oltre il primo capitolo.
La perdita è solo loro.

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

6 thoughts on “Il Gambetto della Volpe

  1. Sembra interessante, ma qualcosa mi dice che in italiano non c’è, e da come l’hai descritto mi sa che sia un po’ troppo complicato per il mio inglese limitato…. Peccato.

    • In italiano non c’è, ma considerandoche sta rastrellando premi, non è detto che prima o poi qualcuno non lo traduca.
      Non invidio il traduttore, ma sarebbe bello se arrivasse anche da noi.

  2. Per un momento ho pensato fosse la stessa autrice del “three-body problem” di cui se ne sta apparentemente parlando un sacco, ma che non ho letto
    Mi rendo conto che invece sono due autrici distinte, che hanno forse in comune la complessità delle opere. Quello che non ho capito è se l’opera sia stata originariamente scritta in inglese o tradotta da un’altra lingua.
    Comunque ho visto che è meno di 400 pagine, costa poco, mi sembra interessante, per cui l’ho preso. Vista la coda di libri che mi porto appresso lo inizierò probabilmente l’anno prossimo.
    Ottimo, grazie.

    • Three Body Problems ce l’ho qui sul reader ma non sono ancora riuscito a trovare la voglia per leggerlo.
      Certo c’è un ampio catalogo di autori e autrici orientali che stanno proponendo cose molto interessanti.
      E a memoria, direi che questo è stato scritto in inglese.
      Nel caso, buona lettura.

  3. The Three Body Problem uscirà in Italia per Mondadori a inizio ottobre. Sarà interessante vedere se sarà tradotto direttamente dal cinese o passando per l’inglese.

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