strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Su un carro fiammeggiante verso l’inferno

8 commenti

51b11YsmtNLE invece no.
Avrei voluto riprendere Crossfire, ma il più tradizionale All she was worth ha avuto la precedenza.
Perché? Ne parleremo.

Il romanzo si intitola originariamente Kasha – uscito nel 1992 valse a Miyabe Miyuki un paio di premi ad altissimo profilo, e venne considerato dal pubblico e dalla critica il miglior poliziesco dell’anno (e figura attualmente fta i 100 migliori polizieschi di sempre per la critica giapponese).
A differenza dei lavori successivi della Miyabe, Kasha è più tradizionale sia per struttura che per impianto generale, pur con notevoli elementi atipici.

E tanto per cominciare, notiamo che il titolo originale Kasha, è un termine derivato dalla tradizione Buddhista – il kasha è il carro fiammeggiante che porta i peccatori all’inferno.
Accertato questo, la trama in breve…

Gennaio 1992.
Shunshuke Honma è un ispettorer della polizia di Tokyo che durante una banale operazione di routine si è beccato una pallottola in un ginocchio. Messo a riposo forzato dalla polizia, Honma accetta un incarico non ufficiale – rintracciare la fidanzata di un cugino di sua moglie. La ragazza è scomparsa da pochi giorni, senza lasciare traccia, dopo una accesa discussione col fidanzato a causa di una faccenda di carte di credito.
Quella che pare una indagine di routine, che Honma conta di chiudere in un paio di giorni, spalanca un abisso: la scomparsa Shōko Sekine ha lasciato dietro di sé un labirinto di informazioni false, false referenze, falsi curriculum.
E debiti,
Un mare di debiti.
E ben presto appare evidente che Shōko Sekine non esiste, o non è ciò che sostiene di essere.
E poi c’è la yakuza.

514MPcWiNYL._SX331_BO1,204,203,200_Ciò che Honma scopre è un complicato gioco di specchi, di identità fittizie, di crediti inevasi e di carte di credito abusate, di violenza e crimine organizzato, di silenziosa disperazione.
L’indagine su una persona scomparsa, narrata coi modi del noir (quello vero) fornisce a Miyabe Miyuki l’appiglio per esplorare gli effetti sociali della Grande Bolla del 1989, con i suoi strascichi di bancherotte e collassi finanziari, e figli gravati dai debiti accumulati dai genitori, illusi da un boom economico tanto fasullo quanto effimero.
L’autrice fa muovere il suo detective sui generis in un paese che da meno di cinque anni ha reso un reato penale l’uso di violenza fisica per riscuotere i crediti, con grande disappunto della yakuza, che ancora gestisce un vasto sistema finanziario parallelo che stritola coloro che hanno perduto la fiducia delle banche.
Un paese in cui la prostituzione è quasi la norma per una donna che abbia accumulato un debito o ne abbia ereditato uno.
Un paese in cui una burocrazia spesso bizantina fornisce ampie zone d’ombra in cui i disonesti e i disperati conducono le loro attività e le loro esistenze.

E se tutto ciò vi suona orribilmente familiare, beh, benvenuti nel 2017.

La storia è come sempre congegnata benissimo, e la traduzione – che secondo alcuni critici si prende alcune libertà di troppo – è tuttavia scorrevolissima e “naturale”.
L’autrice riesce a intessere altre trame nella narrazione – incluso un caso di omicidio che viene indagato sullo sfondo – e presenta un campionario di personaggi estremamente vividi, anche quando restano in scena per poche pagine.

Il romanzo è stato portato in TV due volte in Giappone, nel 1994 e nel 2011, ed è la base per un film coreano del 2012.
L’edizione inglese della Mariner è del 2002.
Non mi risulta sia mai stato tradotto qui da noi – ma potrei sbagliare, e ne sarei ben felice.

Il motivo della scelta è tanto ovvio quanto autobiografico – la storia di banche e debiti ereditati da parenti troppo fiduciosi nell’economia nazionale ha una eco potente per quel che mi riguarda, ma è più in generale estremamente attuale qui e ora, nelle vite di tutti noi. Letto nel 2017, con l’ombra lunga del crash del 2009 ancora ben presente nelle nostre vite e nei nostri conti, il romanzo di Miyabe Miyuki è in questo senso una lettura veramente agghiacciante.
Sul kasha fiammeggiante per l’inferno, chi più chi meno, ci siamo tutti.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

8 thoughts on “Su un carro fiammeggiante verso l’inferno

  1. In effetti è stato tradotto 🙂 Da Fanucci, come “Il passato di Shoko”; ma temo sia fuori catalogo (su Ibs non è disponibile). Tocca cercar per bancarelle e Libracci!

  2. Non ho potuto commentare questo post, assieme al precedente, in maniera attinente al contenuto delle opere, non essendo forse il mio genere. Però non posso fare a meno di notare come il Giappone abbia così tante sfaccettature da risultare interessante un po’ per chiunque si preoccupi di interessarsene.

    • È certamente una nazione molto complessa – ma forse lo siamo tutti, complessi, noi vediamo loro, loro vedono noi come strane bestie.
      Di sicuro per la narrativa di genere, che è ciò di cui parliamo qui, hanno un’offerta decisamente variata, diversa e interessante.

  3. Sul diabolico amazon è disponibile a venti euri…

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