strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

9 commenti

Ci fu un tempo in cui la blogsfera era fatta di risonanze – e il post su un blog ne riecheggiava altri, su altri blog.
È ancora così, ma il pubblico è tutto su Facebook.
Nei giorni passati, il mio amico Hell ha postato questo pezzo sulla sua città, la città della quale scrive, Taranto. E poche ore fa, Alex Girola ha ripreso l’idea, con un pezzo sulla “sua” Milano.

E io mi sono detto, perché no?
Con un piccolo problema – al momento me ne sto in esilio in Astigianistan, e chiamare città Castelnuovo Belbo (800 persone) sarebbe vagamente ridicolo.
Ma non è un problema reale perché se è vero che in Astigianistan io ci ho ambientato un sacco di roba – gli Orrori della Valle Belbo, BUSCAFUSCO, e l’imminente Santi & Fattucchiere1 – così come è vero che ho per lo meno tre città dell’immaginazione alle quali ritorno spesso nelle mie storie – Londra, Parigi e Shanghai – è altrettanto indiscutibilmente vero che io sono nato e cresciuto a Torino, e quella è la mia città.
Per cui parliamo di Torino.

turin-cropped-xlarge

Sarà una cosa lunga, e non molto coerente.
Siete stati avvisati.

Mi accorgo che da quando me ne sono andato, il mio rapporto con Torino è cambiato.
La città che mi stava stretta da studente universitario, la città di capannoni e boite in cui passeggiavo con mia mamma da bambino, vista dalle aride colline dell’Astigianistan è come la Baghdad di Harun el Rashid, è come Samarcanda, come la perduta Atlantide.

Torino città del mistero, infestata di fantasmi, popolata di strane creature portate alla luce del sole dalla Stampa Sera in un’epoca più civile, Torino coi dischi volanti sul Musiné e le sette sataniche che fanno cose sconce nelle ville della collina.
Torino col Museo Egizio, dove ci si trovava – e talvolta ci si trova ancora – con gli ex compagni di scuola, per passare un pomeriggio con le mummie, e con l’Armeria Reale, meravigliosa e cronicamente deserta, non esattamente il primo posto che vi viene in mente per un primo appuntamento ma, fidatevi, con la ragazza giusta ha del potenziale.
Torino con la Galleria del Lux e la Galleria del Romano, perché c’erano i cinema, in galleria, e quindi le si identificava a quel modo.

14950770127_7453abb829_z

Torino col 4 cronicamente in ritardo, col 63 che non passava mai, e col 18 sul quale devo aver passato più tempo che in aula, quand’ero all’università.

L’università…

Mettiamo ordine.
Sono nato e cresciuto all’ombra delle ciminiere della FIAT Mirafiori, in quel campo minato di cancro, leucemia e asma gentilmente offerto dall’azienda alla quale – per citare un nostro ex sindaco

i torinesi devono cominciare a ridare del lei

A Mirafiori vivevano gli operai della FIAT, e insieme a loro più tardi i “quadri”.
Lavoravano in FIAT e con lo stipendio avevano acquistato automobili FIAT e alloggi prodotti da una consociata FIAT, finanziati da una banca legata alla FIAT e assicurati con un’agenzia del gruppo FIAT.
I loro figli avevano fatto l’esame di ammissione per andare alla scuola Giovanni Agnelli – gestita dai salesiani ma finanziata dalla FIAT – che rappresentava un persorso preferenziale per poi andare al Politecnico, e studiare ingegneria meccanica, così poi si veniva assunti in FIAT.

Quando Gibson cominciò a parlare di megacorporazioni, a noi non disse nulla di nuovo.
Giocavamo a Cyberpunk 2020 e a Shadowrun, e giocavamo in casa. In tutti i sensi.

Overground-cyberpunk-_1

Ricordo le officine, con lo stridere delle frese e le scintille arancioni a cascata, e gli operai che si prendevano una pausa per fumarsi una sigaretta, tenendo la porta aperta per far circolare un po’ d’aria, e salutavano in piemontese mia mamma che passava spingendo il passeggino con mio fratello. Cos’era? L’estate del ’74, con ogni buona probabilità.

C’è un film intitolato I Ragazzi di Torino sognano Tokyo e vanno a Berlino.
Torino negli anni ’80, quand’ero al liceo, era così. C’erano molti neon, le strade bagnate dalla pioggia. Ecco, sì – anni ’70, nebbia, anni ’80, pioggia.
Molto neo-noir, molto Blade Runner. Ma di provincia.
Concerti. Tanti concerti, uno alla settimana, dai Pretenders ai Penguin Café Orchestra passando per Supertramp, Manhattan Transfer e Suzanne Vega.
Cinema. L’incendio dello Statuto aveva cambiato le regole ma c’erano ancora molti cinema,e costava poco, e abbiamo già parlato di che anno fu il 1984 per il cinema.
E naturalmente la Sevagram, tappezzata di romanzi di fantascienza, a passarci pomeriggi, a chiacchierare, a imparare delle cose.

Anni ’70, nebbia, anni ’80, pioggia.
Gli anni ’90 non me li ricordo.
Non tutti.
Ero all’università, ero a Londra, poi ero a fare il militare, poi a prendere il diploma di Tecnico di Rilevamento Ambientale.
Dell’università non voglio più parlare, di Londra e dell’Aeronatica ho già parlato.
Il diploma vale la carta su cui è stampato.
Avevo dei buoni amici.

Ma Torino stava cambiando.
Più aggressiva, più falsamente elegante e intimamente pretenziosa, infinitamente più provinciale. Più cattiva, più stupida.
Torino, secondo Flaubert, era …

la città più noiosa d’Europa, giustamente capitale della Prussia del Sud

Ah, Gustave, avresti dovuto passarci negli anni ’90.
Dovresti passarci oggi, coi suoi ristoranti slow food e la sua endemica ipocrisia.
Una città in cui un giro al museo non è più un pomeriggio intelligente, ma solo un’attestato di status sociale.
Anche l’università ha cambiato indirizzo.

DSC08161-900x600

Ho scritto una storia, per uno dei prossimi progetti Acheron. Credo sia una delle cose migliori che io abbia scritto finora – anche grazie all’apporto di Samuel Marolla in veste di editor – e scrivendola mi sono reso conto che per me è diventato straordinariamente semplice immaginare il Male a Torino.
Perché da lontano, qui fra queste colline popolate di bifolchi, da questo posto dove, nelle parole del mio amico Fabrizio Borgio …

la gioventù è una malattia che deve essere curata il prima possibile

… oh, da questi boschi di gaggìe e da questi vigneti, Torino è la Baghdad di Harun el Rashid, è Samarcanda, è la perduta Atlantide.
Ma quando ci torno, sento il peso di ombre che sono molto più scure, feroci e malvagie degli spettri che allignano fra le statue del Museo Egizio.
Dove ancora ci si trova, di tanto in tanto, con i vecchi amici.
E ci si sente fantasmi anche noi.


  1. per il quale continua a servirmi un titolo migliore. 
Annunci

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

9 thoughts on “

  1. Post bellissimo e inquietante – bellissimo perché inquietante? Può darsi, sono fatto un po’ così…

    Non sono mai stato a Torino, perciò la scoperta della sua natura cyberpunk, a suon di strani compagni di letto endogamici, è per me inaspettata.
    L’aspetto falso e cortese credo sia citato in un proverbio in rima, invece. Ma potrebbe essere esteso a Cagliari, dove alcuni falsi e cortesi sono accompagnati da certi falsi e cafoni 😛 immagino che sia così un po’ ovunque

  2. Per me astigiano, Torino rimane LA città, per i nonni era come una capitale. Era il riferimento, la città grossa, dove si andava a studiare e lavorare. Era una madre, severa ma amata con quella sorta di soggezione tipica dei figli un po’ succubi e ancora adesso non è cambiata di molto questa specie di simbiosi. Dura recidere certi cordoni

  3. Bellissimo post, bellissima città. Siamo stato a Torino tre volte, io e famiglia, e ce ne siamo innamorati. Esercita su di noi un fascino particolare, un po’ liberty, non so dirlo meglio. Grande ma accogliente, per noi forestieri della Capitale, che da una parte fuggiamo dal caos e dal traffico e dal casino… Ma non troppo. Praticamente ogni volta che arriviamo più su della Toscana nei nostri viaggi facciamo in modo di tornarci. 😀

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...