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Dark Italy: L’Odore dei Luoghi Vuoti (1)

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22096233_10155822851451584_40365599892889573_oÈ uscito Dark Italy, una raccolta di horror italiani, ambientati in italia, scritti da italiani. La lista dei colpevoli è spiaccicata sulla copertina – meravigliosamente inquietante – di Ausonia:

Arona – Astori – Boselli – Cometto – Mana
Musolino – Marolla – Nerozzi – Vergnani

Horror italiani, ambientati in italia, scritti da italiani.
In inglese, nel caso della mia storia.
Così, per pura perversità.

L’Odore dei Luoghi Vuoti sarebbe The Smell of Empty Places – in italiano lo ha tradotto Samuel Marolla, l’editor dell’antologia, e a Samuel devo molto, perché il suo editing, già sulla storia in inglese, mi ha aiutato ad asciugare e a focalizzare l’azione, a rendere migliore la struttura.
Se L’Odore dei Luoghi Vuoti funziona, lo deve soprattuto a Samuel.

È uscito Dark Italy, dicevo, e ho pensato che farò due post sulla mia storia, uno oggi, e uno la settimana prossima, per fare un po’ di pubblicità e per parlare dei due protagonisti del racconto.
Uno, la voce narrante della storia, è un donna senza nome, e ne parleremo la settimana che viene. L’altro è il posto in cui ho trascorso gran parte della mia vita

They put a parking lot on that piece of land
Where the supermarket used to stand
Before that they put up a bowling alley
On the site that used to be the local pally
(Ray Davies, Come Dancing)

Gran parte di L’Odore dei Luoghi Vuoti si svolge nel quadrilatero compreso fra Corso Unione Sovietica, Corso Traiano, Via Onorato Vigliani e Via Pio Settimo, a Torino.
A seconda di coloro con cui parlate, vi diranno che è zona Mirafiori, o zona Lingotto.
In entrambi i casi, il nome è strettamente legato a uno stabilimento storico della FIAT.
Io ci sono cresciuto, in quel quadrilatero – le strade che lo delimitavano erano i confini invalicabili posti dai nostri genitori a noi ragazzini quando, ai tempi delle elementari, cercavamo un posto in cui giocare durante le vacanze estive, fra le elementari e le medie.

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Non torno in quei luoghi dal 2009, più o meno, ma è successa una cosa curiosa – ho rivisto una vecchia amica, a luglio di quest’anno, dopo oltre un decennio che non ci si vedeva.
Abitavamo a due isolati di distanza, in quel quadrilatero di cui vi dicevo, e abbiamo fatto l’università assieme, finché è durata. E ci siamo messi a chiacchierare, come potete immaginare, e ciò di cui siamo finiti a parlare, fin nei più intimi dettagli, è ne L’Odore dei Luoghi Vuoti, è lì dentro, uguale identico, gli stessi posti, le stesse atmosfere, le stesse idee, gli stessi ricordi… che tuttavia io ho scritto nel 2016, a ridosso della morte di mio padre.
Ma quei posti ci sono rimasti addosso – così come immagino sia inevitabile – e non solo le vie, gli edifici, e giardini, ma anche l’atmosfera, the vibe.

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Non c’è Barocco Piemontese spurio, tra Corso Unione Sovietica, Corso Traiano, Via Onorato Vigliani e Via Pio Settimo. Non c’è la Torino bene, non ci sono i localini dove con trenta euro si può mangiare il cibo semplice degli operai (per citare il patron di Slow Food), non c’è la movida, non c’è il laboratorio multietnico. Non ci sono gli antichi egizi, Cagliostro, Nostradamus o la magia nera.
Non è qui che è venuto a vivere Bruce Sterling quando gli hanno dato la cittadinanza onoraria.

Su Piazza Guala, quand’ero un ragazzino, avviarono la costruzione di un cinema.
Passavamo davanti al cantiere andando a scuola, erano i primi anni ’70, ed eravamo tutti ansiosi che lo completassero, perché– un cinema!!
Poi però a John Travolta venne la febbre del sabato sera, il contagio si diffuse rapidamente e l’edificio venne destinato in corso d’opera ad essere una discoteca.

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Rimase una discoteca per quasi vent’anni, prima che sorgesse triste e inesorabile l’alba della domenica dopo il sabato sera, e la discoteca diventasse prima un lotto sfitto infestato dai topi.
Ora, mi dicono, è un supermercato.

Ecco, L’Odore dei Luoghi Vuoti parla di queste trasformazioni, queste metamorfosi.
La città che ribolle, muta, si riassesta, come una cosa viva.
Trasformazioni che non riguardano solo gli edifici – ma chi ci vive in quei palazzi che continuano a costruire nuovi, ora che la popolazione sta calando inesorabilmente? – ma anche le persone, che rimangono quasi intrappolate nel paesaggio urbano mentre questo cambia, si muove.

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Ci sono i corvi frai i rami degli alberi, i cani randagi che vagano in branchi.
Sono stati avvistati cinghiali e volpi, che si aggirano di nottefra i giardini, e saccheggiano i bidoni della spazzatura.
Cos’altro vive, non visto, in mezzo alle case e ai parcheggi delle nostre città.
Di quali rifiuti si nutre?

Ci sono persone che non sono davvero persone, là fuori…

… mi ha detto la mia amica, l’estate scorsa, e io ho avuto un brivido, un brivido vero.
Credo mi toccherà regalarle una copia del libro.

ADDENDUM: Il mio amico Luca Signorelli mi conferma che il quartiere in cui sono nato e cresciuto è Mirafiori Sud, non Lingotto. E tuttavia erano molti a dire Lingotto, sostanzialmente per darsi un tono: “Mirafiori Sud” era – e forse è ancora – sinonimo di “terroni”… non sia mai.

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

2 thoughts on “Dark Italy: L’Odore dei Luoghi Vuoti (1)

  1. Bellissimo. Non vedo l’ora che arrivi la mia copia cartacea… Spero che i folletti delle Poste si sbrighino, l’ho presa qualche giorno fa dal sito di Acheron.

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