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ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Il Narciso Nero di Powell & Pressburger

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92894182c49229afa08f7f633d40f8e4--wall-posters-cinema-postersE così com’era prevedibile mi sono riguardato Black Narcissus, il film del 1947 di Powell & Pressburger basato sul romanzo del 1939 di Rumer Godden, scrittrice angloindiana oggi scordata da molti.
Sapevo che sarebbe successo nel momento steso in cui ho cominciato a veder scorrere i titoli di A Matter of Life and Death.
Quando lo vidi, per la prima volta, Narciso Nero?
Probabilmente ai tempi del liceo. Guardavo un sacco di film all’epoca. L’ho poi rivisto molte altre volte. È il film che preferisco, del catalogo di Powell & Pressburger.

Di cosa stiamo parlando?
Di una pessima idea: riutilizzare un vecchio palazzo abbarbicato su un versante dell’Himalaya come sede per un convento ed una scuola gestita da monache.
Finirà malissimo.

5122XIcTBGL._SX316_BO1,204,203,200_Il romanzo di Rumer Godden fotografa abbastanza bene lo shock culturale che molti occidentali ancora nella prima metà del ventesimo secolo soffrivano confrontandosi con la società e la cultura indiana. Mettendo in scena delle monache di un oscuro ordine protestante irlandese (ne riparleremo), la Godden estremizza il confronto.

Il Palazzo delle Donne in cui un vecchio generale indiano vuol veder sorgere una scuola occidentale è stato a suo tempo uno zenana, il quartiere delle donne del vecchio sultano locale.
Isolato ma non abbastanza, le sale affollate di pitture erotiche alle pareti, è l’ultimo posto al mondo nel quale le cinque suore guidate da sorella Clodagh (Deborah Kerr) dovrebbero trovarsi.
E non è solo la cultura locale ad essere velenosa per le sorelle – è l’ambiente stesso, col vento incessante che logora i nervi, i panorami vastissimi che risvegliano la memoria e soprattutto fanno sembrare insignificanti gli esseri umani.

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Mr Dean (David Farrar), agente britannico nell’area, ha dei seri dubbi sulla saggezza dell’intera faccenda. Il Vecchio Generale ci ha già provato una volta, con dei monaci – e i monaci fuggirono dopo cinque mesi. Mr Dean dubita che con le suore andrà meglio.
Non sa quanto ha ragione.

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Powell & Pressburger affrontarono l’adattamento del romanzo con il loro classico pragmatismo. Black Narcissus è un colossale melodramma popolare, con una carica di erotismo notevole (per quanto elegantemente sotto traccia), ma che al contempo va ad intercettare una quantità di questioni “calde” – dal ruolo della fede, della disciplina e del dovere nella vita delle protagoniste, a una grande metafora del confronto fra Inghilterra e India, proprio nell’imminenza dell’indipendenza indiana.
E se in A Matter of Life and Death il ruolo dell’Inghilterra coloniale veniva ancora in qualche maniera difeso, in Black Narcissus assistiamo al collasso di un sistema, attraverso il collasso di cinque esistenze.

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Cinque suore, dicevamo.
Sorella Clodagh, selezionata per essere la superiora, è fredda e repressa oltre ogni dire. Scopriremo che la sua “vocazione” è stata la risposta all’essere stata abbandonata dal fidanzato, emigrato in America, e ai pettegolezzi successivi.
A lei vengono affiancate Sorella Briony, il medico del gruppo, Sorella Honey, la più giovane, l’insegnante della scuola elementare, e Sorella Phillipa, la giardiniera ed economa, la più anziana del gruppo. Per quanto destinate al disastro, le tre suore, così come Clodagh, hanno un motivo per essere lì.
Sorella Ruth è invece lì semplicemente perché nel convento in Irlanda non la volevano più, essendo stata vittima (o forse le consorelle la considerano “colpevole”) di un crollo psicologico. Ruth rifiuta l’India, rifiuta la propria posizione subordinata, desidera emergere. Odia gliindigeni, è arrogante e alienata. Non è tagliata per la vita monastica, mal sopporta la disciplina, odia Clodagh e sviluppa un’attrazione morbosa per Mr Dean, unico maschio occidentale col quale le suore abbiano a che fare.

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All progressivo sfaldarsi delle esistenze delle cinque monache, si sviluppa in parallelo la vicenda del Giovane Generale (Sabù), che inizia a frequentare la scuola per imparare a essere un bravo soggetto dell’Impero, ma conosce la giovane Kanchi (Jean Simmons) e i due fuggono insieme. Jean Simmons aveva fino a quel momento interpretato ragazze di buona famiglia, per benino e a postino, e il ruolo della sgualdrina indiana (perché questo è, per gli occidentali, Kanchi) rappresentò un cambiamento decisamente drastico.

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Il finale vedrà il confronto sia intellettuale che fisico fra Clodagh e Ruth arrivare alle estreme conseguenze, prima che la storia si chiuda come la storia si stava davvero chiudendo: con gli inglesi che se ne vanno, sotto la pioggia, sconfitti non da un popolo o da un nemico, ma da un mondo.

Il film è assolutamente splendido, ed è tutt’ora indicato come uno dei punti più alti mai raggiunti dalla tecnologia del Technicolor. I paesaggi himalayani sono da mozzare il fiato, la luce in ogni scena è perfetta, i fiori, le foreste dell’India, sono vividi e quasi violenti.

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E tutto quanto venne girato in studio, in Inghilterra, tranne pochi esterni ripresi in un giardino di una tenuta di campagna, in cui un vecchio ufficiale di ritorno dall’India aveva piantato alcuni alberi del subcontinente. I paesaggi himalayani sono fotografie ingrandite, in bianco e nero, poi “colorizzate” a mano con dei gessi colorati. Gran parte delle viste mozzafiato sono “matte” – dipinti su vetro interposti fra la cinepresa e gli attori.
Per la luce di ciascuna scena, il direttore della fotografia Jack Cardiff si ispirò ai dipinti di Caravaggio e Vermeer. Ci vinse un Oscar, per la fotografia.

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Su tutto il cast giganteggiano David Farrar, nel ruolo in fondo spiacevole di Mr Dean, troppo cinico per riuscire a salvare le suore da se stesse, e soprattutto Sister Ruth, interpretata da Kathleen Byron, che si mangia Deborah Kerr in un boccone.
Fra la Byron e la Kerr volarono scintille sul set e fuori – Deborah Kerr era stata infatti l’amante di Michael Powell, che tuttavia al momento delle riprese aveva una relazione con la Byron. Molti degli scambi più infuocati fra le due attrici hanno una autenticità che difficilmente si sarebbe potuta catturare altrimenti.

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La Byron d’altra parte si scontrò sul set anche con Powell. L’attrice vedeva Ruth come una donna repressa ma ancora capace di sentimenti umani, mentre Powell voleva Ruth come una pazza furiosa e pericolosa. Alla fine, dopo una lunghissima discussione su quale taglio dare a una scena, Powell decise di abbandonare il set, e quando Cardiff gli chiese cosa fare, indicò Kathleen Byron e disse “Chiedetelo a lei.” La scena venne girata come voleva l’attrice.

Il film ebbe un successo colossale, ma gli Americani lo odiarono. L’ufficio censura americano chiese di visionare la sceneggiatura, e restituì una valutazione che faceva più o meno

non abbiamo capito di cosa parla, ma secondo noi è sconcio

Ma fu la Lega per la Decenza a fare davvero fuoco e fiamme, per cui il film in America venne tagliato. In particolare venne eliminata la scena in cui Ruth si applica un rossetto particolarmente rosso, così come vennero sforbiciate un paio di battute ribalde di Mr Dean. Tagliarono anche la scena della follia di Ruth, e gli americani non la videro se non negli anni ’80.
La Lega chiese anche che fosse messo bene in chiaro che le cinque suore erano protestanti, e non cattoliche.
Questo ed altro, per salvare la Decenza.

E se la censura americana fu feroce, la critica non fu da meno – la storia venne considerata banale, e tutti si profuserosolo in lodi sperticate per le immagini e la musica, e i costumi…

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Oggi Black Narcissus è considerato uno dei 100 migliori film inglesi di sempre, e uno dei 1000 film da vedere prima di morire. Non è un film fantastico di per se, ma nella costruzione dei luoghi, nelle inquadrature, e nel suo esplorare una minaccia invisibile e una follia strisciante, ha chiaramente avuto una influenza colossale sulla cinematografia di genere successiva.

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Come dicevo in apertura, questo è uno dei miei film preferiti. E ammetto di aver sempre provato una grande simpatia per sorella Ruth – da quando la scorgiamo che ingaggia una battaglia fra le campane del convento e i corni dei monaci tibetani al suo ingresso in scena coperta di sangue, la sua prima scena parlata. E poi tutto il resto, giù giù fino alla fuga, all’ultimo incontro con Mr Dean (la scena che Kathleen Byron diresse da sè, improvvisando) ed alla colossale scena della follia.
La Ruth di Kathleen Byron è forse la più umana e la più affascinante delle molte donne che popolano questo film e forse, a modo suo, l’unica sana di mente. Per un momento almeno.

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Il nome del personaggio, tra l’altro, deriva da una lapide, che Rumer Godden trovò, perduta nella giungla, mentre faceva una scampagnata insieme ad alcuni amici. Una pietra e un nome, e nient’altro.

Io non so se questi miei post sui miei vecchi film preferiti abbiano effettivamente un pubblico, o se nessuno alla lunga se li fili. Ma credo valga la pena rivederseli – o se non li avete mai visti, buttateci un occhio. E poi ditemi cosa ne pensate.

Ah, e un piccolo extra… Godetevi i colori.

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

4 thoughts on “Il Narciso Nero di Powell & Pressburger

  1. A me questi post piacciono, così vengo a sapere di film che non conosco. E se li conoscessi mi interesserebbe leggerli per altri motivi. Così, per approfondire.
    E poi gli aneddoti su interpreti dal carattere volitivo sono come le spezie sulle patate al forno!

    • Io trovo sempre sconcertante che questi film, che una quindicina di anni or sono passavano in TV tre volte l’anno, siano sconosciuti ai più.
      ma è divertente ricordarli, o magari segnalarli a chi non li ha visti.
      Grazie per il feedback.

  2. machissenen frega di questi vecchi film!!!

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