strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Godetevi ogni panino

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Da qualche parte bisogna cominciare, e quindi cominciamo da qui: la notte del 31 dicembre 2017, durante la trasmissione RAI che doveva salutare l’anno nuovo, Patty Pravo ha augurato a tutti gli italiani un felice 1918.

Ma non è della notte del 31, che voglio parlare, ma della notte del 30.
Io la notte del 30 avrei dovuto incidere la prima prova del podcast di strategie evolutive, ma avendo un pessimo mal di gola e una voce sottoterra, ho lasciato perdere, mi sono fattop un brodino, e ho guardato due programmi televisivi.
Uno era il primo episodio della quarta stagione di Black Mirror, e l’altro un documentario sull’incisione di The Wind, l’album di Warren Zevon uscito il 26 agosto del 2003.

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Ed è di uno solo di questi due programmi televisivi che vorrei scrivere, adesso. Perché come forse avrete notato, il taglio vagamente ottimista del primo episodio della quarta di Darrk Mirror ha sollevato parecchie lamentele fra coloro che amano la serie britannica soprattutto per il suo mainagioia.

I medici diagnosticarono un mesotelioma terminale della pleura a Warren Zevon nell’autunno del 2002. Gli diedero tre mesi di vita.
Lui a quel punto si mise a scrivere canzoni, e si organizzò per incidere quello che sapeva sarebbe stato il suo ultimo disco.

Un caso reale della famosa domanda “Cosa farebbe se sapesse di avere pochi giorbni di vita?”, alla quale Isaac Asimov rispose “Scriverei più in fretta.” Il che ci sta, visto che oggi, 2 gennaio, è l’anniversario di Asimov, e la Giornata della Fantascienza.
E quando gli diedero 90 giorni di vita, Warren Zevon si mise a scrivere più in fretta.

Excitable_Boy_coverZevon era un eccellente cantautore, una persona dotata di un umorismo feroce, un appassionato di thriller e di fantascienza, che aveva inciso un album ispirato al lavoro di William Gibson, che aveva suonato live con Stephen King e Amy Tan, e che aveva lasciato un segno indelebile nella musica del ventesimo secolo con brani come “Werewolves of London”, “Lawyers, Guns and Money”, “Roland the Headless Thompson Gunner” e “Johnny Strikes Up the Band” – tutti contenuti in un album intitolato Excitable Boy, uscito nel ‘78.
Canzoni cariche di umorismo macabro, che parlavano spesso della morte, o di altre condizioni altrettanto spiacevoli.

Io, incidentalmente, Zevon lo avevo scoperto con l’album uscito due anni dopo, Bad Luck Streak in Dancing School, quello che sul retro della copertina aveva l’UZI e le scarpette da ballo. Quello in cui Warren Zevon sostenne che la gente ascolta “Sweet Home Alabama” dei Lynyrd Skynyrd perché la vita in campagna fa schifo.

Warren_Zevon_-_The_WindComunque, nel 2002 Warren Zevon aveva tre mesi di vita e la convinzione che l’unica cosa sensata da fare, per uno che scrive canzoni, quando si hanno tre mesi di vita, è passare quei tre mesi di vita a scrivere canzoni, e poi a inciderle, perché quello è tutto ciò che resterà.

Perciò scrisse delle canzoni, e dato che la voce si era sparsa, VH1 gli mise addosso una troupe per le riprese, e ci fece un documentario, perché con un po’ di fortuna Warren Zevon sarebbe morto in diretta.

Il documentario è bello, privo di grandi voli stiolistici ma onesto nel suo riprendere Zevon, il fiato corto e la voce spezzata, che lavora al suo nuovo disco con Bruce Springsteen, Don Henley, Jackson Browne, Timothy B. Schmit, Joe Walsh, David Lindley, Billy Bob Thornton, Emmylou Harris, Mick Fleetwood, Tom Petty, Ry Cooder, Dwight Yoakam, Tommy Shaw e T Bone Burnett.

Ma Zevon non pareva intenzionato a morire, e i brani del suo diario che costellano il documentario sono talvolta colorati da una punta di imbarazzo. I tre mesi sono passati, e lui è ancora qui.

Venne invitato al David Letterman Show, dall’altra parte del continente rispetto a dove stava incidendo il suo disco, e Warren Zevon ci andò, da Letterman, perché erano amici.
E spiegò che non farsi visitare da un medico per vent’anni non era stata una buona idea, e quando Letterman gli chiese se avesse raggiunto, data la sua situazione, qualche conclusione fondamentale sulla vita e la morte, Warren Zevon, che aveva passato trent’anni a scrivere canzoni sulla morte, rispose

Godetevi ogni panino

Il disco, intitolato The Wind, uscì il 26 agosto del 2003. Warren Zevon morì dieci giorni dopo. Aveva battuto le previsioni dei medici di circa un anno.

Per quanto sia un’operazione commerciale orribile, il documentario di VH1 sulla lavorazione dell’ultimo disco di Warren Zevon è un documento al contempo tragico e toccante.
Tragico, perché l’inevitabilità dell amorte non la rende meno tragica, e toccante perché c’è, nello scrivere ossessivamente testi e arrangiamenti, un dito medio prepotentemente alzato proprio in faccia a quella morte inevitabile, e con la quale Zevon aveva avuto una lunga frequentazione artistica, prima che le cose diventassero personali.
Non rassegnarsi al nulla.
Scrivere più in fretta.
Godersi ogni panino.

E quanto a quelli che piangono perché loro vogliono il finale pessimista…

 

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

2 thoughts on “Godetevi ogni panino

  1. Sarà la volta che approfondisco (o meglio, conosco, che finora a parte il nome…) Warren Zevon. Riguardo a Black Mirror, sono fra i pochi, mi sa, che la ritiene di una mediocrità e di una povertà totali. Sembra scritta per compiacere chiunque si metta la maschera di Guy Fawkes sul profilo Facebook.

    • Io ho con Black Mirror una frequentazione sporadica – ma in generale quel che hop visto mi è piaciuto, anche senza senbtire il bisogno di scrivere una tesina su Facebook per analizzare ogni episodio.
      E sì, bisognaconoscerlo, Warren Zevon 😉

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