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Nightbird: quattro chiacchiere con Lucia Patrizi

3 commenti

luciaEsce Nightbird, terzo romanzo di Lucia Patrizi, primo per i tipi di Acheron, ed è una doppia occasione da celebrare. Per cui ho chiesto a Lucia se le andava di fare quattro chiacchiere, così, per festeggiare. E non posso garantire che finiremo a parlare del libro, perché di solito io e Lucia parliamo di altre cose, e il libro comunque è talmente buono che si vende da solo.
Perciò, nessuna certezza sui contenuti dell’intervista, ma credo sarà divertente1.
Perciò senza ulteriori indugi, voi andate a comprare una copia di Nightbird2, e noi intanto cominciamo.

1 . Le odi anche tu queste interviste? Il solito “Parlaci di te”, “Come ti sei avvicinata alla scrittura?”, “Quali sono le tue maggiori influenze?” Noi facciamolo diverso – hai letto qualcosa di divertente, di recente? Un libro o due che consiglieresti per cominciare bene l’anno?

9788817075503_0_200_0_0Più che odiarle, non so mai cosa rispondere, quindi sì, un po’ le odio e preferisco consigliare buoni libri. Per una strana e fortunata coincidenza, ho finito il 2017 e ho iniziato il 2018 leggendo due romanzi molto diversi tra loro ed entrambi ottimi: il primo è La Pelle Fredda di Albert Sánchez Piñol, una storia di uomini pesce in una remota isoletta della Patagonia, e il secondo è il volume che apre la saga letteraria (e poi televisiva) di The Expanse, da leggere di corsa anche se, come me, si sono già viste tutte e due le stagioni della serie tv, perché è tutta un’altra cosa. Con questo non voglio dire che il prodotto che ne è stato tratto sia disprezzabile, anzi, tutt’altro, ma la profondità del testo di Corey è davvero difficile da rendere per il piccolo schermo.
Anche La Pelle Fredda ha avuto da poco una trasposizione, cinematografica in questo caso, a opera di un regista francese che amo molto, Xavier Gens. Non so come sia il film, perché ancora non è stato distribuito: chi è riuscito ad assistere alla sua proiezione allo scorso Festival di Trieste ne dice meraviglie.

2 . Praticamente nella stessa settimana esce Nightbird3, Guillermo del Toro vince un Golden Globe e si scopre che Rumors dei Fleetwood Mac è il terzo album più venduto del 2017. Cosa diavolo sta succedendo?

FMacRumoursChe i Fleetwood Mac, con un album di quarant’anni fa, riescono ad attrarre più pubblico di molti ragazzini, che anche i premi più importanti (il Globe segue il Leone d’Oro che, se vogliamo, è una faccenda ancora più inaudita) si accorgono di quanto sia fondamentale il cinema fantastico, e di conseguenza il mondo è un posto molto bello in cui vivere. Poi tutto questo avviene in concomitanza con l’uscita del mio romanzo e io sono contenta.
Ma no, non abbiamo vinto.

3 . Nightbird naturalmente è anche una canzone di Stevie Nicks, dall’album Wild Heart del 1983.

Io sono fermamente convinto che Wild Heart sia la cosa migliore mai prodotta da Stevie Nicks. Spiegami perché sbaglio.

E perché dovrei spiegarti perché sbagli? Lo penso anche io. Sbaglieremo insieme.

4 . Curiosamente i nerd hanno vinto ma chi bazzica il genere è disperatamente impegnato a “nobilitarlo” o a “ridargli dignità”… domina il “non è solo… ma è anche…”

“Ti mangerò la faccia” non è solo un horror su un nano cannibale eroinomane che vive a Lambrate, ma è anche una profonda riflessione sulla contrapposizione fra immagine e sostanza nella solitudine esistenziale dell’era dei social.

Cose così. Perciò facciamo un gioco.
Nobilitiamo e ridiamo dignità al genere usando Nightbird. Riempi gli spazi

Nightbird non è solo _____ ma è anche ____

Come dicevo prima, il fatto di avere vinto deriva da una percezione distorta, credo derivata dal fatto che la televisione soprattutto, ma anche altri media, ha fatto diventare “rispettabile” ciò che, fino a quindici anni fa, era considerato una sorta di suicidio sociale. Il problema è che tutto questo ha generato atteggiamenti bipolari in quelli che comunemente vengono definiti “nerd”. Da un lato c’è tutta una massa di persone che si beano della presunta vittoria e azzerano qualunque forma di discussione o critica, riducendo tutto a (esempio sciocco, ma calzante) “Se ci sono i draghi, allora va tutto bene”; dall’altro ci sono quelli che puntano soprattutto sul fattore “rispettabilità” e quasi si vergognano di appartenere a una cultura che nasce, per prima cosa, come intrattenimento e quindi ecco i vari “non è solo, ma anche”, quasi si debba pagare un dazio per entrare dalla porta principale nella narrativa seria, e questo dazio sia l’aspetto giocoso e un po’ folle che da sempre caratterizza il fantastico.
Per cui, Nightbird è non solo un racconto gotico ma è anche un manuale di sopravvivenza per i ciclisti romani!

nightbird cover

5 . E parlando di scrivere horror… Sei una donna che scrive horror. Perché improvvisamente sembra strano? È sempre successo, da Mary Shelley in avanti, e a metà anni ‘80 le mie compagne del liceo sussistevano su una dieta quasi esclusiva di King, Straub e V.C. Andrews. Ma ora sembra strano, servono (?) delle rivendicazioni. Cosa è cambiato? Ed è cambiato davvero?

Io credo che, tra gli anni ’80 in cui trovare delle scrittrici nell’ondata dei paperback horror tipici del periodo era una cosa scontata e normalissima e quasi non ci si faceva caso (Barbara Hambly, Tanith Lee, la stessa Angela Carter, anche se è una forzatura inserirla in quell’ondata, ne ha comunque beneficiato), e questo momento storico abbastanza contraddittorio e confuso, ci sia stato una sorta di uragano dagli esiti devastanti, ovvero l’avvento del paranormal romance. A quel punto è come se fosse stata tirata una linea netta tra l’horror “al femminile” (sto facendo un abuso di virgolette, perdonami) e l’horror propriamente detto. th_a0580aaeccec739569f2502c0aa86498_nightmare_25_october_2014Le scrittrici si sono buttate a pesce in storie basate su vampiri che vanno a letto con gli angeli e molte delle figure archetipiche della narrativa gotica e, di conseguenza, dell’orrore, sono mutate in base a esigenze commerciali. A quel punto si è un po’ persa la fiducia nell’associare le donne al genere horror. Però le cose stanno cambiando di nuovo, e anche con una rapidità spaventosa. A tutti quelli che storcono il naso quando parlo di narrativa horror scritta da donne, consiglio sempre di leggere Women Destroy Horror, e di ricordare che una delle più grandi editor e curatrici editoriali contemporanee è una donna, Ellen Datlow.

6 . OK, facciamo un altro gioco. Fanno un film basato sul tuo ultimo romanzo: la scelta per la regia è fra il Dario Argento di Dracula e Mick Garris. Chi sono gli interpreti? E Rutger Hauer che ruolo interpreta?

Photo-on-10-8-14-at-6.24-PM__1412866491_186.77.196.237Scelgo Mick Garris tutta la vita, almeno fa un lavoro pulito, anonimo ma non da sotterrarsi per la vergogna. Ad Hauer riserviamo il piccolissimo ruolo del padre di Irene, così ha due battute in tutto il romanzo e ce la caviamo senza troppi danni.

7 . Parlando di cinema… sul tuo blog IL Giorno degli Zombi da tempo ripercorri la storia del cinema orrifico decade per decade. Quale elemento ritieni sia rimasto costante attraverso un secolo dicinematografia del genere, e cosa invece è cambiato di più, non tanto sul piano tecnico, quanto sul piano dei contenuti?

La rubrica in questione è nata proprio per sottolineare una sostanziale continuità nei contenuti: il linguaggio cambia, ma l’horror è un genere che è rimasto fedelissimo a se stesso nel corso dei decenni in maniera impressionante. Se guardi un film muto degli anni ’20 puoi trovarci le stesse tematiche di un film uscito l’altro ieri.
The_Hands_of_Orlac_VideoCoverComprendere che in un’opera figlia dell’Espressionismo tedesco come Le Mani di Orlac si possono trovare i semi del body horror degli anni ’80 è essenziale per quello che sto cercando di dire: l’horror è un genere che non invecchia e non è mai datato. Possono esser datati i singoli film per fattori relativi a messa in scena, effetti speciali, ingenuità della trama, ma è difficilissimo che siano concettualmente datati, perché le basi su cui si posa tutto il genere sono quatto o cinque concetti essenziali, purissimi, antichi come l’uomo e che mai passeranno di moda. Li si può declinare in centinaia di migliaia di modalità diverse, ma ciò di cui abbiamo paura è talmente primitivo da rischiare di diventare eterno. Poi, ovvio, le paure di mezzo secolo fa vengono soppiantate da paure diverse, anzi, forse sarebbe più corretto dire che, nel corso della storia, cambiano le fonti delle nostre paure, ma finché ci sarà qualcosa di ignoto, l’horror prospererà, continuando a restare fedele a sé stesso.

8 . Del Toro li ha ringraziati alla cerimonia dei Golden Globe, John Landis ci ha fatto un libro, si vendono camionate di action figures… com’è che i mostri sono diventati tanto simpatici? Ed è positivo o sinistro che si provi simpatia per il mostro?

Del Toro, aggiungendo poi una dedica struggente a Lon Chaney, ha detto una cosa molto bella alla cerimonia di premiazione: “I mostri sono i santi protettori delle nostre incantevoli imperfezioni”. In questo senso, provare simpatia per il mostro vuol dire accettare che non siamo perfetti, che abbiamo delle mancanze ed è una cosa positiva. Altro è, invece, provare simpatia per il “cattivo figo”, che non somiglia affatto ai mostri cui del Toro si riferisce, quelli classici, quelli nati dalla Universal degli anni ’30 e ancora oggi in forma smagliante.
24b33162e87afb3f80a0013fc6242e20--classic-monsters-creature-featureRestando su del Toro, come è possibile non provare simpatia per il Gill-Man? E tu lo sai meglio di me: gli hai dato la possibilità di avere la sua rivincita molto prima che lo facesse del Toro.
Tornando invece a Chaney, lui è stato il primo a capire che il pubblico lo avrebbe amato anche sotto quintali di trucco e protesi dolorosissime a simulare mutilazioni e deformazioni mai viste prima su uno schermo. È logico che del Toro abbia dedicato il suo premio a Chaney: è il padre di ogni mostro cinematografico. Lui, insieme a Tod Browning, ha reso visibile il concetto stesso di mostruosità, inteso anche come prodigio, a metà tra uno scherzo della natura (i freaks di Browning, appunto) e un miracolo.
E poi è arrivato James Whale e ha denudato l’essenza umoristica della mostruosità. Insomma, ribadisco, non si tratta di pensare a quanto è elegante e intelligente Hannibal Lecter nella serie omonima, così bello e intelligente che forse il fatto che ammazzi le persone e le mangi passa in secondo piano; si tratta di stabilire un contatto empatico con l’imperfezione, nostra e degli altri, e quindi di non odiare a prescindere chi ha delle imperfezioni diverse dalle nostre.

9 . La maggioranza del pubblico per ora del tuo romanzo conosce solo la copertina. Che è splendida. Hai voglia di dirci quali elementi del romanzo vengono sintetizzati nel lavoro di Giulio Rincione?

michaelQuella che si vede appoggiata a un albero in primo piano è una ghost bike, una bici fantasma: sono delle biciclette verniciate di bianco che vengono messe nei luoghi dove un ciclista ha perso la vita, per commemorarlo. Credo che la presenza della ghost bike sia un elemento fortissimo nella copertina di Rincione, e sintetizza perfettamente quello che è forse l’aspetto più importante del romanzo, che è una storia di fantasmi e di cose perdute.

10 . Organizziamoci una seratina tranquilla coi nostri amici – sulla base delle tre immagini, cosa preferisci: vecchia magione infestata, complesso industriale abbandonato, o luna park fuori stagione? E perché?

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Luna Park fuori stagione senza neanche pensarci due secondi.
Il motivo è che, per quanto mi riguarda, l’essenza più pura dell’orrore è racchiusa in un film del 1962, Carnival of Souls e ho sempre pensato che non ci sia nulla di più malinconico e, allo stesso tempo, perturbante, di un luogo deputato al divertimento infantile in decadenza.

  1. E adesso cosa ti piacerebbe scrivere?4592-200

Mi piacerebbe scrivere di vampiri, e mi piacerebbe usare un personaggio maschile per farlo, perché sarebbe una sfida e una cosa che non ho mai fatto prima.

E a questo punto ringrazio e invito ancora una volta tutti quanti là fuori a comprare e leggere Nightbird, e poi a recensirlo, e a parlarne in giro. Perché … ah, leggetelo,. E capirete da soli perché, a meno che non siate morti.


  1. ricevo ora un memo da Acheron Books che dice più o meno “parlare del libro, straccioni!”, e chi siamo noi per disobbedire al padrone? 
  2. visto? 
  3. sì, siamo senza vergogna. 
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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

3 thoughts on “Nightbird: quattro chiacchiere con Lucia Patrizi

  1. curioso come per vie traverse, con una ghost bike e una città di cui bene o male continuo a incrociare (virtualmente) gli abitanti, questo blog riesca a infilarmi quasi forzatamente in un genere che di solito tendo a scansare.
    mi piacerebbe averlo di carta, per decidere se infilarlo nello scaffale della narrativa di genere o in quello a tema bici. e per regalarlo a qualche romano. è previsto un paperback?

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