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ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Ombre oscure

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Una mattina, Dan Curtis si svegliò ricordando un sogno avuto la notte precedente, su una ragazza su un treno.
Era il 1965, e Curtis non era ancora famoso per aver creato quei piccoli capolavori che sono Trilogy of Terror e The Night Stalker. Era solo uno che lavorava in TV, ma quel sogno gli rimase così impresso che dopo averne parlato alla moglie, lo usò per un pitch alla rete televisiva ABC. L’idea era di fare una soap opera, una serie girata in presa diretta, che riprendesse gli intrighi di provincia di Peyton Place ma ci aggiungesse un twist gotico, un elemento misterioso e sovrannaturale.
La trama di base: la ragazza sul treno è Victoria Winters, un’orfana newyorkese che ora si reca a Collinsport, una cittadina del Maine per lavorare come governante, e al contempo rintracciare le proprie origini oscure, nella grande casa buia della famiglia Collins.

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La scrittura venne affidata a Art Wallace, uno scrittore che aveva lavorato su serie popolari dagli anni ‘50, e avrebbe successivamente scritto episodi anche per Star Trek.
La serie di Curtis sui misteri di Collinsport andò in onda col primo episodio il 27 di Giugno 1966.
Si intitolava Dark Shadows.
Non fu un clamoroso successo.

Dopo sei mesi, con la chiusura dell’anno, il rating di Dark Shadows si assestò su 4.1, e la serie risultò tredicesima su tredici soap operas in circolazione.
Non proprio il massimo.
E questo nonostante a interpretare la matriarca della famiglia Collins, ci fosse Joan Bennett, star del grande schermo fin dai tempi del muto, che aveva recitato con Ronald Colman e con John Barrymore, ed era stata diretta da Fritz Lang.
Il pubblico non era convinto: troppi sconosciuti in parti di rilievo (a cominciare dall’esordiente Alexandra Moltke nel ruolo della povera Victoria), storie complicate, un’atmosfera troppo cupa. E forse, anche, la fascia oraria sbagliata.

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A dicembre del 1966 i vertici della ABC diedero un colpo di telefono a Curtis: aveva fino alla fine dell’anno per rimettere in sesto la sua serie, o avrebbe chiuso i battenti.
E Curtis, che aveva sempre desiderato girare un film sui vampiri, decise di infilare un vampiro in Dark Shadows.
Nell’aprile del 19671, l’inopportuna apertura di una cassa da morto avvolta da catene (uno dovrebbe riflettere, su certe cose) liberò a Collinsport il vampiro Barnabas Collins, interpretato con evidente divertimento dal canadese Jonathan Frid.

In capo a pochi mesi, Dark Shadows, pur continuando a starsene al tredicesimo posto su tredici, ottenne un rating di 7.3. La guardavano in pochi, ma a quei pochi piaceva tanto.
Cominciò ad essere un clamoroso successo.

Sono stati scritti volumi sulla fortuna di Dark Shadows, prima soap opera sovrannaturate e gotica della storia della TV, che recentemente Amazon ha reso disponibile nella sua interezza – tutti e 1225 gli episodi – col servizio Prime Video. Prodotta con pochi soldi e tanta inventiva, Dark Shadows rimane una pietra miliare del fantastico del ventesimo secolo.
Una telenovela strutturalmente insolita, con intere stagioni che alternavano fra il presente e il 19° secolo, e persino con una manciata di episodi ambientati nel futuro e una intera linea temporale alternativa.

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Uno spettacolo prodotto con un cast ricorsivo in cui gli stessi attori interpretavano più parti diverse in diverse epoche, e una trama zeppa di streghe, vampiri, spettri, licantropi e altre meraviglie. Effetti speciali tutti analogici (ovviamente) e tutti eseguiti dal vivo, in una produzione che spesso rischiava di vedere i fondali crollare e gli attrezzisti entrare in scena non invitati.
Con idee spudoratamente rubate a Mary Shelley, a Poe, a Stoker, a Lovecraft, ma anche a Dumas e ad Arthur Miller, a Henry James…
Il successo fu tale che la serie passò al colore, e ci fecero anche un film, nel 1970, House of Dark Shadows. Ne riparliamo fra un attimo.

La trama è impossibile da riassumere, trattandosi coogni buona (?) soap opera di una lunga storia che si dipana attraverso due secoli, di intrighi famigliari, stregoneria, amori tragici e maledetti, tradimenti, rituali proibiti (vedi sopra), rivalità, reincarnazioni, cose che l’uomo non deve sapere e baraonda finale.

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A decretare il successo di Dark Shadows fu una fascia di pubblico alla quale lo spettacolo, a dire il vero, non era destinato: i ragazzini, gli under-18, che gonfiavano le statistiche portando a 9 milioni di spettatori a episodio la serie nel 1969.
Non male.
Cominciarono ad uscire dei paperback con delle storie ambientate nell’universo della serie. Sarebbero poi venuti i fumetti, e i radiodrammi.
Un manuale di cucina.
Persino un macabrissimo gioco in scatola.

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Poi, nel 1970, al culmine del suo successo, tre eventi infausti uccisero Dark Shadows:

  • la legge che limitava la pubblicità delle sigarette in TV
  • il film tratto dalla serie
  • Cthulhu.

La legge che limitava la pubblicità delle sigarette menò un colpo mortale agli introiti delle reti televisive. Con meno soldi da investire… molti meno soldi da investire, la ABC cominciò a guardarsi attorno in cerca di programmi da tagliare.
Il film House of Dark Shadows fu un discreto successo, ma la sovrabbondanza di sangue (un effetto, probabilmente, del successo dei film Hammer) convinse molti genitori a scoraggiare i figli dal continuare a vedere la serie TV.

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E poi, gli sceneggiatori decisero di inserire nel nuovo arco narrativo i Leviatani, spaventose creature extradimensionali e non umane, un chiaro riferimento all’opera di H.P. Lovecraft, e a The Dunwich Horror in particolare. Il pubblico si ritrovò così faccia a faccia con l’orrore inumano e indifferente del Solitario di Providence, una grossa fetta del pubblico semplicemente non riuscì ad adeguarsi. La “svolta copernicana” dell’orrore lovecraftiano aveva lasciato indietro i licantropi, gli spettri e i vampiri delle stagioni precedenti, mostri dopotutto umani, animati da passioni umane e comprensibili.
Calo di pubblico, critiche negative, e la ABC decise di tagliare la serie.

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Ma a quel punto, Barnabas Collins e compagni erano già entrati nella leggenda – e l’uscita in extremis del secondo film, Night of Dark Shadows, contribuì a solidificare il culto. I trentadue volumi della serie di romanzi diventarono preziosi pezzi da collezione, così come i dischi della colonna sonora.
E alla fine Dark Shadows divenne un po’ come il suo personaggio simbolo, Barnabas Collins: morta, ma difficile da seppellire. Ci fu un remake/reboot nel 1991, ma non ebbe grande successo, e poi un tentativo di pilot nel 2004 che colò miseramente a picco.
E poi nel 2012 Tim Burton ci fece un film orribile.
Ma di certe cose noi non parliamo.


  1. curioso, un mese prima che io nascessi. 

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

4 thoughts on “Ombre oscure

  1. Il film di Tim Burton, dopo un inizio promettente, diventa di un meh insostenibile (scusa se questa frase non è in italiano, ma esprime come mi sono sentito a vederlo).
    Soprattutto, il finale mi ha lasciato basito, con tutti che fanno la gara a chi è più speciale… mah! Una baracconata.
    Comunque, oggi una storia così avrebbe un certo successo, anche nel formato soap opera: per dire, Supernatural può essere visto come la versione da viaggio e cafoncella di questa House of Dark Shadows ed è alla, boh, tredicesima stagione?

    • No, perché cambia la struttura – Supernatural è un serial, Dark Shadows una soap: in Dark Shadows ci sono una ventina di personaggi, e tutti i personaggi hanno lo stesso rilievo… anche se Barnabas Collins come antieroe resta la figura centrale.
      In Supernatural c’è una manciata di personaggi ricorrenti, e anche se le singole stagioni hanno il loro arco narrativo, gli episodi sono più o meno indipendenti.
      E poi cambia proprio l’atmosfera – Supernatural è horror “stile anni 80”, coi nostri eroi che combattono il male. Dark Shadows è profondamente gotico, col male che si insinua nell’esistenza di tutti i personaggi. È, per molti versi, una forma di intrattenimento di altri tempi.

      • Ti dirò, sarei curioso di vederlo… ma mi sa che resterò curioso, una storia così lunga e anzianotta, per gli standard attuali… di sicuro non arriverà in Italia, a meno che qualcuno non faccia un canale horror su un qualsiasi mezzo 😀

        • Per farsi un’idea magari basta il film del 1970, che è abbastanza fedele alla trama principale.
          Inalternativa, gli episodi si trvano – ce ne sono alcuni su Youtube, ad esempio – ma è chiaro che per il tipo di spettacolo, sarebbe necessario guardarsi almeno un centinaio di puntate consecutive 😛

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