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Il miglior fantasy in TV

9 commenti

Sono fermamente convinto che The Good Place, scoperta grazie ad una segnalazione di alcuni amici oltreoceano, sia la miglior serie fantasy passata in TV (no, non nel nostro paese) negli ultimi dieci anni.

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E quindi vorrei parlarvene, ma qui sorgono due grossi problemi.
Il primo problema è che la maggior parte dei fan del fantasy nostrani non riconoscerebbero The Good Place come fantasy: non ci sono draghi, non ci sono elfi, non ci sono grandi battaglie fra tizi in tenuta pseudo-medievale. Cercherebbero definizioni alternative e comincerebbero a dire “norreno” e “sonsouonder” senza motivo. Parlerebbero forse di urban fantasy, perché ci sono angeli e demoni, ma se l’ambientazione è una cittadina molto “californiana”, per ciò che è e ciò che racconta The Good Place non è e non sarà mai un urban fantasy. È fantasy e basta.
Il secondo problema è che per spiegarvi in dettaglio quanto sia colossalmente spettacolare The Good Place dovrei farvi degli spoiler grossi come una casa, e privarvi davvero di una grossa fetta del divertimento.
Il primo naturalmente è un problema vostro, e posso infischiarmene, mentre il secondo è un mio problema, e infischiarmene non sarebbe bello.
Un bel problema morale, eh?
Che poi è ciò di cui parla The Good Place.

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Eleanor Shellstrop si sveglia in una sala d’attesa davanti ad una scritta cubitale, verde brillante su beige: “Benvenuta. Va tutto bene.”
Michael la invita nel suo ufficio, e le spiega che è morta, ed ora di trova nell’al di là, dove le persone vengono suddivise fra coloro che hanno un bilancio positivo di buone azioni, e quelli che no.
Quelli che no vanno nel Brutto Posto, ma Eleanor è fortunata – come avvocato che ha speso la propria esistenza salvando dalla pena di morte persone innocenti, e facendo volontariato in aree di guerra durante le ferie, lei si trova nel Bel Posto.

IChidil Bel Posto è una comunità ideale, dove ciascuno vive nella casa perfettamente corrispondente ai propri gusti ed aspirazioni, e incontra la propria anima gemella.
Nel caso di Eleamnor, l’anima gemella è Chidi Anagonye, un giovane nigeriano docente di etica. Uno che si diverte a leggere libri complicati e discutere di filosofia.
Perfetto, giusto?

Beh, no.

goodplace_royallyforkedup_mens_triblend_royal_tshirt_rolloverPerché Eleanor non è quella Eleanor.
Questa Eleanor, figlia abbandonata di una famiglia disfunzionale, lavorava in un call center che vendeva medicinali miracolosi (sostanzialmente bicarbonato) ad anziani ammalati per un sacco di soldi.
Ha anche vinto il premio come miglior venditrice. Per sette anni di seguito.
C’è stato uno scambio di persona.

Che fare?
Confessare e finire nel Brutto Posto per essere torturata per l’eternità, o cercare disperatamente di migliorarsi per guadagnarsi la propria presenza nel Bel Posto?
Avendo Chidi a disposizione, Eleanor comincia a prendere lezioni di etica, cercando intanto disperatamente di non farsi beccare.

Esatto.
The Good Place è una commedia fantasy sui problemi etici e morali. Citano Kant e Hobbes e altre cose del genere, e c’è un intero episodio sul problema del treno, e non ci sono le risate registrate sotto.
Che poi, non fate quella faccia, trattare atraverso la narrativa problemi filosofici è esattamente ciò che fa anche gran parte del fantasy coi draghi e gli elfi. Solo che qui nessuno deve martoriarsi (e noi con lui) per gettare un anello in un vulcano.

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The Bad Place può contare su un cast spettacolare – e se Kristen Bell nel ruolo di Eleanor e Ted Danson nel ruolo di Michael sono le superstar (e sono assolutamente fantastici), sono i comprimari che spesso e volentieri rubano lo show, a cominciare da D’Arcy Carden, nel ruolo di Janet, l’help del Bel Posto.
Perché il Bel Posto è un al di là molto… molto Apple.
Bello, patinato e governato da regole incomprensibili.
Tutti sono sorridenti e felici, c’è sempre il sole, ci sono un sacco di posti che vendono yogurt gelato. Le parolacce vengono editate in automatico. Ci sono punteggi di popolarità e profili social, e punteggi per le azioni in vita (rubare il pane fa -70, a meno che non sia rubare baguette, che fa -20 perché son francesi).

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Ancora nel cast, menzioni speciali meritatissime per William Jackson Harper, ipertesa anima gemella di Eleanor, e per Jameela Jamil e Manny Jacinto, nei ruoli rispettivamente di una miliardaria filantropa pakistana e di un monaco buddhista che ha fatto voto del silenzio a otto anni (sono anime gemelle).

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E poi… ah, no, spoiler.
Niente dettagli sulle giraffe carnivore, sulle coccinelle giganti, sui gamberetti (beh, nel trailer se ne accenna) e sull’unicorno – che potrebbe in effetti far contenti i fanz del fentesi, ma forse non è abbastanza grimdark.
E niente di troppo preciso su Mandy St. Claire, un’avvocatessa cocainomane e sessualmente avventurosa che per un curioso problema matematico vive da sola in una villetta fra il Bel Posto e il Brutto posto.

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Attualmente alla sua seconda stagione, The Good Place è divertente e intelligente – il che non capita spesso, di questi tempi – ed è la risposta plateale e un tantino urlata alla domanda

A cosa serve il fantasy?

A questo: a ragionare su grossi problemi filosofici in maniera divertente.
Ma molti là fuori sono disposti a tutto pur di non rendersene conto. Per loro esiste il Brutto Posto.

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

9 thoughts on “Il miglior fantasy in TV

  1. Mi son divertita già solo a leggere quanto ne scrivi…. e la tabella dei più e meno è spettacolare. Peccato non averlo in italiano… Ciao.

  2. Da come ne parli, sembra qualcosa che Robert Sheckely (ma anche PJ Farmer) avrebbe apprezzato! Speriamo finisca su qualche piattaforma streaming…

  3. No, dai, non posso aggiungere alla lista un’altra serie che non avrò il tempo di guardare… 😀

  4. Pingback: Momento divertissement: aperitivi di serie TV | Secondo Kara Lafayette

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