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Orrore come se fosse il 1984: Cryptworld

7 commenti

Credo sia agli atti il mio scarso entusiasmo per le operazioni nostalgia. In campo ludico, mi pare di averne già parlato, non piango commosso ricordando la Scatola Rossa, e non ho eccessiva simpatia per i retro-cloni dei vecchi giochi.
Per quanto i vecchi giochi mi possano piacere.pnp
Non sto a discutere se Call of Cthulhu Quarta edizione sia meglio della Sesta, o se io mi sia commosso di più giocando a Castle Falkenstein o a Trinity. Non so se Tunnels & Trolls lavi più bianco di Powers & Perils. Mi piace Amazing Swordsmen & Sorcerers of Hyperborea per il mondo, non per il sistema, e per i miei (sempre più rari) giochi fantasy, di solito prendo un sistema generico che mi aggradi e costrisco il mio mondo ad hoc. Oppure gioco a Beasts & Barbarians.
Ma ho una mia lista di giochi, vecchi e nuovi, che costituiscono il mio “scaffale ideale”, ed è OK che altri abbiano altri titoli sul loro, di scaffale ideale. Al limite ci si confronta, ma non ci si accapiglia.

Fra i vecchi volumi sul mio scaffale ideale c’è Chill – e faccio subito coming out: intendo Chill seconda edizione, quello della Mayfair. E in questo caso distinguere ha un senso, perché le due edizioni sono, di fatto giochi diversi.

chillcoverHo parlato spesso, in passato, di Chill, l’altro gioco dell’orrore, a scary game for scary people, quello che non fece mai davvero concorrenza a Call of Cthulhu però c’era, e aveva un senso.
Il gioco venne introdotto sul mercato nel 1984 dalla Pacesetter, che tuttavia chiuse i battenti nel 1986. Nel ‘90, uscì la seconda edizione, questa volta prodotta da Mayfair Games.
Da allora, dal 1990, i fan di Chill sono divisi.
La prima edizione era una scatola, con dentro un manuale di 64 pagine, un bestiario di 32 pagine, uno scenario di 16 pagine, tre dadi, pedine fustellate, schede del giocatore, una mappa e un riassunto delle regole per giocare subito.
Era un gioco semplice ed elegante, che richiamava fin dalla copertina le atmosfere dei film della Hammer, ma che si adattava bene a qualunque sottogenere orrifico.
MayfairChillIl Chill della Mayfair era una cosa diversa, più complicata: un volume di 256 pagine, rilegato rigido, con un doppio set di regole per adattarsi alle esigenza del master e dei giocatori, ed era sostanzialmente una scatola di montaggio per giocare l’orrore. Qualunque orrore. E in realtà, adattabile a giocare qualsiasi cosa.
Per dire, a una cosa tipo Indiana Jones.
E in coppia con il Chill Companion, questo manuale nero spruzzatodi rosso e di viole era certamente la miglior introduzione al gioco horror su piazza, all’epoca.

MFG0655_500Da quasi trent’anni i fan delle due edizioni si guardano con sospetto. Ma sono pochi, e non si incontrano quasi mai, quindi è OK.

Ciò che entrambe le edizioni avevano in comune con tutti i giochi dell’epoca, era la facilità con la quale era possibile hackerare il sistema, creare le proprie house rules, modificare in corsa le regole o inventarne delle nuove.
Non che coi nuovi giochi non sia possibile, ma sui vecchi classici era quasi una necessità.
E funzionava.

Esiste, ad oggi, una terza edizione di Chill, uscita un paio di anni addietro grazie a un Kickstarter, della quale ho letto recensioni variabili tra il pessimo ed il veramente proprio terribile.
E poi c’è Cryptworld.

cryptworldE io ho appena ricevuto in regalo una copia di Criptworld.
Che sarebbe il remake (parlare di retro-clone è poco sensato, e non si tratta di una riedizione) del Chill dalla Pacesetter. Il cui nome non può essere citato da nessuna parte perché il marchio è bloccato da una serie di giravolte legali e appartiene all’editore di Chill 3rd Ed.
Comn 92 pagine in PDF, stampate su tre colonne e con poca grafica molto spartana, Criptworld funziona.
Oh, sì, ha un sistema vecchio e pesante, ma perfettamente sensato, relativamente facile da imparare e capace di digerire qualunque modifica, aggiunta, semplificazione o che altro. Non è la scatola di montaggio prodotta da Mayfair, ma è piuttosto uno chassis abbastanza robusto e flessibile da potersi adattare con facilità
Selection_999(031)Il look & feel del manuale è opportunamente datato, e davvero pare di avere fra le mani (o su schermo, visto che è disponibile anche in pdf) un prodotto di un’epoca meno illuminata. Ma le questioni di correttezza politica non ci riguardano.
Fra gli artisti troviamo Jim Holloway, già illustratore di cosucce come D&D, Paranoia, per il setting Spelljammer per AD&D e sì, anche per il vecchio Chill del 1984.
Il volume ha così una sua coerenza grafica che può compiacere i vecchi fan.

È questo il meglio del meglio in ambito di giochi di ruolo horror?
Non lo so, non ne ho idea, e non mi interessa.
A me piace giocare.
E credo, per esperienze pregresse, che buttato sul tavolo della mia squadra, avrebbe un discreto successo – perché è una macchina semplice per mettere delle persone più o meno qualunque contro dei mostri, e tanto mi basta.
Comunque una bella aggiunta alla collezione, e un regalo gradito.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

7 thoughts on “Orrore come se fosse il 1984: Cryptworld

  1. Nei gdr non ho mai trovato il gioco migliore, al massimo un gioco che mi piacesse più di altri 😉
    A ogni modo,Chill e derivati mi incuriosiscono sempre di più. 🙂

    • La ricerca del gioco perfetto è una delle maledizioni del giocatore compulsivo. Si finisce con una stanza piena di manuali, e l’indecisione permane.
      Quanto a giochi horror, Chill ha fatto storia, ma immagino che oggi esistano alternative – al di là di Call of Cthulhu e Delta Green.

  2. Pare che Chill sia una delle fonti di ispirazione principali del futuro (prossimo) Demon City di Zak Smith. Vedremo.

  3. Thank you! Cryptworld has two supplements: “Monsters Macabre”, which has more than 70 new monsters, new rules, and a new adventure; and “Burial Plots”, which has five new horror adventures for the game.
    Tim Snider
    Cryptworld co-author

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