strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Mappe e croissant

2 commenti

È il due di febbraio.
Il corso di self publishing di strategie evolutive è al giro di boa e i partecipanti paiono ragionevolmente soddisfatti, e fra venti giorni (ora più, ora meno) partiremo col corso sul worldbuilding.

worldbuilding banner 1

E poiché alcuni mi hanno chiesto maggiori informazioni a riguardo, via mail o via chat, ho pensato di fare un post sull’intera faccenda – visto mai che qualcun altro abboc… ehm, decida di iscriversi.
E poi in generale, quello del worldbuilding è un argomento che io ho sempre trovato interessante, e magari lo troverà interessante anche chi non è intenzionato a seguire un corso sull’argomento.
Da dove cominciamo?
Cominciamo da qui…

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Sì, si tratta di un croissant.
Ora, statisticamente, quando le persone pernsano al worldbuilding pensano piuttosto a questo…

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La mappa.
Che però non c’entra granché, con il processo di worldbuilding. Il worldbuilding c’entra molto di più il croissant.
Per citare Holly Lisle

Il punto del worldbuilding consiste nel localizzare la vostra storia in un Qui ed Ora che i lettori possano sentire come reale, e che permetta loro di sospendere l’incredulità in modo da poter vivere in quel mondo.

Ne consegue che il worldbuilding

… è la creazione di uno o più setting che contenga una singola storia, più tutti gli elementi essenziali per raccontare quella storia bene.

Visto?
Niente mappa.
A meno che per raccontare la vostra storia bene non vi serva una mappa – e potrebbe servirvi, oppure no: non esistono formule precotte, solo scatole di attrezzi dalle quali selezionare gli arnesi che ci servono per raccontare bene quella specifica storia.

Toolbox

Il corso di worldbuilding di strategie evolutive si svolgerà in quattro puntate, durante le quali vedremo una panoramica degli arnesi che potrebbero esserci utili per fare del worldbuilding. Per saperli riconoscere ed utilizzare se e quando serviranno.

E badate, il worldbuilding non si limita alla narrativa fantastica.

Bunker Hill è la città vecchia, la città perduta, la città squallida, la città dei truffatori. Un tempo, molto tempo fa, era il quartiere residenziale preferito della città, e ci sono ancora alcune delle case gotiche seghettate con ampi portici e pareti ricoperte di scandole tondeggianti e finestre a tutto sesto con torrette a fuso. Ora sono tutti affittacamere, i loro pavimenti in parquet sono graffiati e consumati fino a portar via la finitura un tempo lucida e le ampie scalinate sono scure per il tempo e la vernice economica posata su generazioni di sporco. Nelle stanze dagli alti soffitti, affamate padrone di casa bisticciano con inquilini sfortunati. Sugli ampi e freschi portici anteriori, con le loro scarpe screpolate protese verso il sole, e fissando il nulla, siedono i vecchi con facce come battaglie perdute.

e9ea4-the2bhigh2bwindow252c2braymond2bchandlerQuesto è Raymond Chandler, Finestra sul Vuoto.
Sfido chiunque a dirmi che non sta creando, dipingendo, definendo un mondo nel quale il lettore possa perdersi, sospendendo l’incredulità, e nel quale Ray possa raccontare bene la sua storia.

Qui la cosa, lo vedete, si complica.
Non si tratta di disegnare una fila di montagne che separa lo Staberland Occidentale dalle Marche di Davagrant. Significa fare di quei posti qualcosa che sia più di un nome, e farlo senza bastonare il lettore, farlo con economia e in tempi stretti perché non tutti siamo docenti di filologia a Oxford, e non tutti abbiamo trent’anni per creare il mondo per il nostro romanzo.
Come sono quelle montagne, che leggende si raccontano su quei picchi, com’è la gente che ci vive, è chiusa e diffidente come tutti i montanari? Che tempo ci fa, in quelle vallate, quando è stato l’inverno più rigido, e che fiori colgono le ragazze per ornarsi i capelli nei giorni di festa?
Tutto questo sulla mappa non c’è.

Ma pensate al croissant.
Una scena in cui uno dei miei personaggi si mangia un croissant implicitamente richiede l’esistenza dell’impero Ottomano (e quindi la predicazione di Maometto e tutto il resto), l’espansione ottomana verso occidente, l’assedio di Vienna e la vittoria dei cristiani durante l’assedio, nel 1683, e la decisione dei pasticceri viennesi di festeggiare creando un dolce a forma di mezzaluna turca, come a dire “ce li siamo mangiati in un boccone”, e poi quei pasticceri austriaci si devono spostare in Francia, e forse non sono neanche pasticceri, perchè c’è un ufficiale di artiglieria austriaco, un certo August Zang che apre una Boulangerie Viennoise al 92 di Rue de Richelieu a Parigi, nel 1838, e sforna per primo i croissant comme il faut nella terra dei mangiarane.
E quindi è difficile che ci fossero i croissant a Parigi nel 1789, e probabilmente non è vero che Maria Antonietta disse “se il popolo non ha pane che mangi brioches”, però non scordiamocelo – era austriaca.

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Mettete tutto questo in una mappa.

Per motivi che spero il croissant abbia reso evidenti, gli strumenti che dovremo utilizzare, e che passeremo in rassegna per il corso, saranno a volte strettamente pratici – liste, mappe mentali, riferimenti fotografici – ma molto spesso saranno strumenti retorici, accorgimenti per inserire il dettaglio giusto nel posto giusto, piccoli giochi di prestigio.
E saranno diversi se la nostra creazione è una storia o se invece è un setting per un gioco – perché nella storia sono io a scegliere ciò che verrà rivelato al lettore di quel mondo (solo ciò che serve, solo quando serve, per raccontare la storia bene), ma in un gioco saranno altri, esplorando, a scoprire il mondo.

Di questo, ci occuperemo, al corso – di tecnica, di strumenti, di diverse scuole di pensiero e di worldbuilding, di diversi approcci a seconda di ciò che stiamo creando – una storia breve, un romanzo, una serie, un universo condiviso, un gioco.

workshop-1345512_1920_1_230_180E c’è anche un workshop, al quale parterciperanno alcuni degli iscritti – e che sto pensando di offrire, successivamente, come cosa a se stante.
Nel workshop non parleremo di tecnica, non discuteremo di strumenti.
I partecipanti saranno semplicemente obbligati a lavorare sul mondo che stanno creando o che hanno già creato, a smontarlo e rimontarlo, come un motore di un’auto da corsa prima di una gara, al fine di metterlo a punto e scoprire se ci siano dei punti ciechi, delle falle, dei problemi. Quali strumenti decideranno poi di utilizzare per lavorare su quei punti ciechi e quelle falle rimane affar loro.

Tutto questo, cercheremo di farlo in maniera efficente e divertente, a partire dal 22 di Febbraio.
Comunque vada sarà un successo.

 

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

2 thoughts on “Mappe e croissant

  1. Intrigante come al solito, ça va sans dire… 🙂 Te lo rilancio 😉

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