strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Una modesta proposta

21 commenti

Io proporrei una moratoria di dieci anni sui termini nerd e geek, e pene corporali – o possibilmente la Rieducazione Attraverso il Lavoro per coloro che si applicano tale etichetta o la applicano ad altri senza previo permesso scritto degli interessati.
Che coloro che ora come ora si autodefiniscono nerd e geek tornino a leggere i loro fumetti, a guardare le loro serie TV, a giocare a Dungeons & Dragons (rigorosamente Scatola Rossa) e con la collezione di Micronauti, e a piangere commossi per i vecchi Urania o i libri della Fantacollana che non hanno mai letto, e la smettano di perseguitarci con i loro pipponi autocelebrativi e i loro agghiaccianti tentativi di auto-legittimazione, con la loro nostalgia per ciò che non hanno mai conosciuto e con la loro tragica mancanza di senso dell’umorismo.

Pare di assistere ai primi giorni non di una nazione migliore, ma del sorgere di una nuova religione, con piccoli profeti che tentano di raggiungere il rango di Kwisatz Haderach.0002385123_100Sarebbe bello se si facessero dei discorsi seri, se si facessero delle analis critiche, anche semplicemente delle tranquille discussioni.
Ma questo perpetuo sforzarsi per recintare un pezzetto del dominio nerd al fine di diventare dei piccoli Secret Masters of Fandom è vuoto e fasullo, e alla lunga non porta a nulla di buono.

In casi di estrema necessità, coloro che intrattengono passioni che noi non siamo in grado di capire potranno essere etichettati come anorak, come da tempo avviene in taluni circoli.

Così.
Come si diceva, una modesta proposta.
Ma pensate che mi daranno retta?
Ah!

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

21 thoughts on “Una modesta proposta

  1. Davide con chi ce l’hai?

    Con chi si appropria dell’etichetta quando ai tempi sbeffeggiava (o peggio) e sale sul carro del “vincitore” ora che l’etichetta ha perso il senso dispregiativo o con chi teoricamente ha il “curriculum” giusto e ora fa il custode dell’ortodossia?

    • Io non ce l’ho con nessuno 😀
      Trovo irritanti tanto i guardiani dell’ortodossia quanto i folgorati sulla via di Damasco.
      Il mio discorso è che da appassionato di certe cose, mi piacerebbe vedere un discorso serio prendere forma, e non una semplice corsa ad occupare posti di presunta autorità.
      Ma curiosamente i sedicenti nerd sono passati dal discutere delle proprie passioni al discutere del proprio essere nerd, e delle proprie passioni in funzione del loro essere nerd.
      Non è più “mi piace Scooby Doo [o qualunque altra cosa], quindi magari per qualcunoi sono un nerd ma chissenefrega”, ma è “in quanto nerd, mi piace Scooby Doo.”
      Mi pare malsano.
      Ma è solo una mia opinione, naturalmente.

      • Ma ti sembra un problema del fandom italiano o lo estenderesti anche al mondo anglosassone?

        • È generalizzato, io credo.
          La differenza è probabilmente che noi restiamo, sempre e comunque, tragicamente provinciali.

          • Perché io ho avuto l’impressione che di là dall’oceano sia in atto un tentativo di mettere in piedi una sorta di canone della letteratura di immaginazione, ma il discorso si sta ingarbugliando con altre questioni come l’inclusione e la rappresentatività, le questioni di genere. e razziali.

            • Io non credo che questo canone sia fattibile – nel senso che il fantastico è troppo ampio e disomogeneo e mutevole per poter definire un canone “gestibile” (nel senso che una lista di 5000 titoli non servirebbe a granché).
              Io ho piuttosto l’impressione che si stia costruendo un menù strettamente commerciale per soddisfare le necessità probabilmente artificiali di tutti quelli che improvvisamente si sono scoperti “nerd” perché “nerd” è il nuovo cool.

  2. Personalmente, non mi ha mai fatto problemi definirmi “anche” nerd o “anche” geek in virtù dei miei interessi: come parole, sono scorciatoie per indicare una serie di cose che mi piacciono o mi incuriosiscono.
    Poi, io sono anche un sacco di altre cose – tipo “lettore di roba stampata”, che non significa che legga qualsiasi cosa stia su carta (o oggi, in digitale) oppure “goloso di dolci”… se poi uno pensi che si possa ridurre la complessità – o il casino nella testa e nella vita, perché no – di un individuo a una sola parola, allora forse dovrebbe riflettere di più.
    A scanso di equivoci, non mi riferisco a nessuno dei presenti 😉

    Comunque, come definizione di nerd mi è piaciuta la tua di qualche tempo fa, qualcosa tipo “una persona che ha passioni che non tutti capiscono”: da questo punto di vista, ci può ricadere forse chiunque, per esempio io non capisco la passione di taluni per lo sport, ma anche se il bersaglio di una passione è diverso, il sentimento alla base è simile… si ama qualcosa e la si vuole approfondire, dedicandole tempo.

    Sarei curioso di sapere come mai la parola nerd (e la sua versione fighetta geek) sono andate a racchiudere tutto quell’insieme di cose e non altre… un giorno o l’altro dovrò indagare sulla questione (tra le varie, sono un po’ pigro 😛 )

    • Tuttele classificazioni e tutti gli “inscatolamenti” delle persone sono ultra-semplificazioni e portano sempre con sé dei problemi.
      La cosa che mi stanca, in questo caso, è che il contenitore è diventato più importante del contenuto – o così pare.

  3. Davide è un signore e in quanto tale non ce l’ha con nessuno. Io non sono così elevato e invito gli interessati a frequentare i gruppi su FB dove si parla di argomenti collegabili al fandom e/o a quanto viene pubblicato nella narrativa di genere. Bastano pochi minuti, al massimo un quarto d’ora. Poi ne parliamo.

  4. Proporrei la chiusura dei social network, che almeno ai miei occhi non fanno altro che amplificare a dismisura questo, e altri fenomeni che in un mondo senza di essi sarebbero del tutto risibili.

    • O forse basterebbe spiegare allepersone come usarli, i social network.
      Ma d’altra parte… mah!

      • Io so solo che se devo discutere in modo normale delle mie passioni, sono costretto a rivolgermi a forum (forma di interlocuzione online ormai ritenuta vetusta) nella lingua di Albione.

        • In generale i social media sono stati gamificati – con il giochino dei like, scatta il desiderio di fare più punti, e ne consegue una competitività che, ricordiamolo, è la controparte civilizzata della buona vecchia aggressività animale.

  5. La parola “nerd” (“geek” credo sia arrivata dopo, almeno io è da meno tempo che la sento) una volta era un insulto, ora si è trasformata in un’etichetta adatta a persone i cui interessi rientrano in certe categorie. Non vedo grande differenza tra l’utilizzo odierno del termine “nerd” e di “hipster”, per dire. A quanto si dice (ma potrebbe anche essere una leggenda metropolitana), anche il termine “heavy metal” avrebbe avuto un decorso simile, derivando da un termine che in inglese avrebbe un significato simile a “sferragliare”.
    Io non ci vedo nulla di male se chi segue le passioni che si associano genericamente ai “nerd” si vuole definire un nerd, io a volte lo faccio (ma “metallaro” lo uso di più, in effetti).
    Che poi Facebook sia diventata una cloaca, è un discorso diverso. quando ci sono gruppi con un gran numero di membri capita purtroppo che ci sia sempre qualcuno che si crede più intelligente degli altri e si tenga pronto all’insulto verso chi non la pensa come lui. Anche in un gruppo frequentato prevalentemente da gente gentile e preparata come “romanzi di fantascienza”, per esempio, se ti sbagli a dire che non ti piace Philip Dick, per quanto tu possa argomentare il tuo parere, di sicuro arrivano frotte di sapientoni a dirti che non capisci un cazzo, di solito non in termini così lusinghieri. Ma si parla più di “nerd” o similari, si tratta piuttosto, giusto per usare un’altra etichetta, di “fanboys”. O piuttosto di “gente che non ha niente di meglio da fare”.

    • I geek erano i fenomeni da baraccone che, tra l’ottocento e i primi del novecento si esibivano in spettacoli del tipo staccare a morsi la testa alle galline, o cose altrettanto raffinate.
      Si sente di meno, ma credo sia contemporaneo se non antecedente a mnerd nella sua accezione attuale.
      Roba da anni ’50.
      E come dicevo in altri commenti, per me il problema non è tanto il termine, quanto il fatto che sia diventato più importamnte di ciò che rappresenta, soprattutto per persone che nei nerd/geek/quel-che-è, ci vedono solo abbastanza cinicamente unmercato da mungere o una piattaforma per ottenere like e click.

  6. Curiosamente parlavo l’altro giorno con un compare di come i termine “nerd”, “geek” e simili abbiano assunto ormai quasi caratteri dogmatici, ovvero: ah allora devi avere visto tutti gli episodi del Doctor Who, apprezzare (ironicamente) Transformers e He-Man, devi aver giocato questo o quall’altro gioco su questa o quell’altra piattaforma. Tra l’altro (tristemente) raramente la letteratura entra in gioco. E’ quasi possibile secondo me formare una specie di pantheon con divinità maggiori, santi etc etc. Quando nella realtà ognuno di noi è stato esposto solo a determinate opere in base ad età, geografia, disponibilità economiche etc etc. di cui poi sarebbe bello discutere a mio avviso con chi ha vissuto “passioni” diverse. Lo stato attuale invece è quello di una omogeneizzazione delle solite quattro cose che forse fa contento mercato e persone in cerca di un tardivo riscatto sociale, ma che sicuramente appiattisce parecchio le discussioni tra appassionati.

    • Olre a rendere le discussioni estremamentre aggressive: perché aquantopare si tratta sempre o di capolavoriinarivabili, o di porcherie innominabili.
      È tifoseria, e tifoseria limitata a pochi temi prestabiliti e molto ben commercializzati.

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