strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Stephen Hawking, 1942-2018

19 commenti

Stephen_Hawking.StarChildÈ morto Stephen Hawking.
Era nato nel 1942, e aveva 76 anni.
Giornali e siti web ci stanno ricordando come fosse uno scienziato-superstar, come fosse lo scienziato più citato dai musicisti, come avesse partecipato a I Simpson ed avesse fatto delle comparsate in Big Bang Theory.
Ammettiamolo, se è comparso in Big Bang Theory doveva essere in gamba, giusto?
Una valanga di risate, Hawking, con quella sua sedia a rotelle e il vocoder, davvero un nerd.

Hawking viene anche ricordato come l’autore di A Brief History of Time, il libro che rimase per 237 settimane nella classifica dei best seller del Sunday Times. Il libro che

Tutti hanno comperato, pochi hanno letto, e di quei pochi nessuno ci ha capito niente

… come osservò un recensore in tempi non sospetti.

E allora parliamo di Stephen Hawking.
E parliamo di noi.

Hawking si occupò per gran parte della propria esistenza di cose che ci è stato insegnato che sono troppo complicate e comunque non incidono sulla nostra esistenza quotidiana.
Stralciamo da wikipedia

Tra i suoi contributi più rilevanti figurano la radiazione di Hawking, la teoria cosmologica sull’inizio senza confini dell’universo (denominata stato di Hartle-Hawking) e la termodinamica dei buchi neri; la fruttuosa collaborazione con altri scienziati ha contribuito all’elaborazione di numerose teorie fisiche e astronomiche: il multiverso, la formazione ed evoluzione galattica e l’inflazione cosmica.

download (1)Diciamolo chiaro – cose delle quali non vi frega niente, giusto?
Può casomai fregarvi qualcosa del discutere se la terra sia piatta o meno, ma dello stato di Harte-Hawking non ve ne frega assolutamente niente.
Vi hanno insegnato che deve essere così.
Ve lo hanno ripetuto fino alla nausea.
Le attività di ricerca di quelli come Hawking sono al di là delle vostre miserrime capacità intellettuali e della vostra pidocchiosissima cultura scolastica, quindi tornate a rimestare la cacca con uno stecco e gioite dell’opportunità.
E chi di queste cose se ne occupa, se ne interessa, è uno sfigato.
Arrogante.
E un po’ ridicolo.
Se lo fa per lavoro è in malafede, se lo fa per passione è stupido.
E arrogante.

Non vi stancherete mai di essere trattati a questo modo? Davvero vi piace sentrirvi dire “queste cose per voi sono troppo complicate”?
Non vi viene voglia di dimostrargli esattamente l’opposto, per ripicca?
No?

Perché Hawking non ci considerava dei poveri derelitti.
Hawking, che dagli anni ottanta era bloccato su una sedia a rotelle per una forma lenta di sclerosi laterale amiotrofica, dedicò parte del proprio tempo e delle proprie energie alla divulgazione – una attività che per decenni è stata considerata malissimo da tutti: dagli scienziati, dagli editori, dai critici.
Tanto Carl Sagan quanto Isaac Asimov vennero accusati di “volgarizzare” la scienza per le masse – e Ike li rimbrottò spiegandogli la differenza fra “rendere volgare” e “rendere popolare” in un articolo al vetriolo che reclamava la dignità della divulgazione.

2128204-zzzzzzzzcaptureOggi quelli fighi ci ricorderanno che molte delle teorie proposte da Hawking non sembrano essere verificate dagli esperimenti più recenti.
Hawking ha sbagliato. Spesso.
Come se fosse un problema.
Come se non fosse così che la scienza progredisce – per proposte, verifiche, errori, altre verifiche.
Come se fosse una gara, come se ci fosse chi vince perché le sue teorie erano corrette e chi perde perché le sue teorie erano sbagliate.
Poi certo, ci si scoccia a morte quando una tesi viene rigettata, la si difende, ci si impunta, si strilla – siamo esseri umani.
Ma è tutto parte del processo di acquisizione di conoscenze.
Poi passa.
Il vero problema è un altro: per alcuni Hawking commise DUE peccati mortali – non solo propose teorie che alla fine non vennero verificate, ma diventò anche incredibilmente popolare parlando a noi imbecilli di cose che a noi non dovrebbero interessare. La Comunità odia quelli che diventano popolari.
E questo è un serio problema che la Comunità deve risolvere.

Ora io non credo di essere equipaggiato per dibattere il primo punto al di là della semplice considerazione che anche una teoria che si dimostra errata è comunque un passo avanti per la scienza.

81StXdxEELLAlla voce divulgazione, invece, voglio ricordare Stephen Hawking non per Dal Big Bang ai Buchi Neri, quanto per un altro libro, The Universe in a Nutshell, in italiano L’Universo in un Guscio di Noce.
Leggetelo.
Leggetelo per avere fra le mani un modello – corretto o non così corretto, non importa – di un intero universo costruito da una mente umana sulla base non delle rivelazioni di qualche angelo fiammeggiante, ma dal duro lavoro di generazioni di uomini e donne che hanno guardato verso il cielo.
E vorrei ricordare Stephen Hawking – e so che lo ricorderò – per aver dimostrato a tutti – anche a coloro che si suppone debbano solo rimestare la cacca con uno stecco – che una mente libera può immaginare l’universo intero, ed esplorarlo attraverso strumenti semplici, e confrontarsi con altri, e proporre idee. E non importa se si sbaglia, se si è sbagliato a ragion veduta e non per convenienza o pregiudizio, perché probabilmente lo stato di Harte-Hawking non esiste e l’universo allora è pieno di infiniti, e ci saranno altre teorie da sviluppare.

Oppure andate avanti a rimestare la cacca con uno stecco.
Alla fine è poi solo la vostra vita, e quella di tutti gli altri.
Chissenefrega, giusto?

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

19 thoughts on “Stephen Hawking, 1942-2018

  1. Fuori di polemica, e da grande apprezzatore di Strategie Evolutive

    Davvero questo stile aggressivo paga?
    In un post di qualche giorno fa si è detto di pubblicare di più post come forma di resistenza.
    Davvero questa modalità ha qualche speranza di colpire chi non è già allineato con la politica di SE?
    Di spostare chi ha pochi strumenti di decodifica?

    Chiedo, non so.

    • Uno degli aspetti più piacevoli del gestire un blog da dodici anni è che qui in casa mia i miei post non devono “pagare”.
      Scrivo per lo più di getto, e conto sull’intelligenza di chi mi legge, e che sono convinto sappia riconoscere una provocazione quando la vede.
      Chi ha pochi strumentoi di decodifica, forse, è ora di smettere di trattarlo come un minus habens, e riconoscergli l’intelligenza per riuscire a tirarsi su i pantaloni da solo.
      Fin qui, i testi semplificati e le coccole son servite a pochino, mi pare.
      Fuori di polemica, naturalmente.

  2. Temo di non condividere la politica, ma non per questo il mio supporto a SE viene meno!

    Grazie della risposta e buona scrittura!

  3. Un tempo la gente si vergognava di essere ignorante, da 30 anni circa la maggior parte delle persone sembra esserne orgogliosa. Capisco lo sfogo di Davide anche se io preferisco stare zitto e seguire la mia strada perché il bello di un blog è anche di essere in pochi ma buoni.
    Stephen Hawking come Isaac Asimov e Carl Sagan erano eroi per le persone assetate di conoscenza per la meraviglia che questa conoscenza dona e non certo per il potere che la conoscenza da.
    Siamo pochi ma buoni dico io (con un po’ di amarezza).

    • Il vero problema è cheuntempo essere ignoranti poteva essere un accidente della vita, ma oggi essere ignoranti è per lo più una scelta. Gli strumenti per sapere sono in tasca di ciascuno, basta avere la curiosità per usarli.
      Ma pare sia passata l’idea che la curiosità sia per i fessi, quelli fighi sanno già tutto. I risultati si vedono.

      • Penso che il problema (uno dei tanti, almeno) sia che essere curiosi e avere voglia di capire e conoscere cose nuove suppone un certo grado di umiltà e di dubbio, quindi paradossalmente si fa la figura degli ignoranti; mentre mostrarsi cinici e disincantati, superficialmente dà l’apparenza di essere quelli “che la sanno lunga” e di non avere bisogno di mostrarsi “deboli” attraverso, appunto, il porsi dei dubbi.
        Quindi l’ignorante fa la figura del saputo, e viceversa.

        Quello che sto per scrivere probabilmente è abbastanza scontato, ma proprio l’altro giorno leggevo un articolo che illustrava come, in un qualunque campo, chi studia per acquisire delle competenze, insieme a queste acquisisce anche la capacità critica per valutarle, per determinare se in quel determinato ambito sia effettivamente una persona competente. Al contrario, chi non possiede le competenze, non ha nemmeno gli strumenti per poterle stimare, e quindi è più soggetto a errori nella valutazione.
        Come dicevo, è una cosa abbastanza scontata, il risultato è che chi sa si pone il dubbio di non sapere abbastanza, mente chi non sa è convinto di sapere già tutto.

  4. Beh, mica è colpa nostra se la gente si gloria della sua beata ignoranza.
    Ormai, penso, la cultura prevalente ha smesso di coltivare il senso del meraviglioso, l’orgoglio di contare e fare qualcosa sia pure nel proprio piccolo, di sapere che – anche se non abbiamo la certezza oggettiva di esistere per uno scopo – possiamo essere grandi.
    Penso che questo Hawking l’avesse capito e che avesse fatto suo il senso del meraviglioso, l’orgoglio di contribuire in qualche modo.
    E se qualcuno sa pensare unicamente all’ultimo modello di cellulare…beh, cavoli suoi!
    R.I.P.

  5. Che poi non sta scritto da nessuna parte che una teoria debba essere dimostrata dalla stessa persona che la propone, la stessa relatività fu dimostrata con la scoperta delle lenti gravitazionali molti anni dopo la morte di Einstein, da altre persone e potendo contare su mezzi tecnologici che prima non erano disponibili; non per questo Einstein “ha perso”, la scienza è un lavoro collettivo, e spesso accade che proprio le tecnologie adatte per dimostrare determinate teorie non esistano e che vengano sviluppate per assolvere a tale compito; incidentalmente poi queste servono anche a fare ulteriori scoperte (e a diventare di uso comune), le quali portano a sviluppare nuove teorie che ne tengano conto… e il procedimento riparte.

    Oltretutto il significato di “teoria” in questo ambito non è “illazione” o “opinione”, come spesso sembra venga recepito.

    Probabilmente lo stesso destino toccherà al lavoro di Hawking, che ancora non ci siano dimostrazioni non mi pare motivo di particolare allarme. Quando arriveranno, sia per confermare che smentire, saranno comunque un avanzamento.

  6. però, perdonate, ci saranno sempre dei savonarola pronti a dar fuoco al rinascimento e una chiesa (quale che sia) a far abiurare Galileo.
    Mi chiedo se creare delle contrapposizioni noi/voi sia la strada giusta. O se la strad asia continuare a provare a includere con serenità e accettazione.
    Poi, che l’ignorante sia fiero di avercelo duro (cit, sigh) temo faccia parte della natura del mondo e della natura dell’ignoranza stessa.

    • Ma io non cerco alcuna contrapposizione.
      Ritengo solo che degli atteggiamenti pietistici che ci portino ad includere persone che molto vocalmente ci disprezzano non portino a nulla di costruttivo.

  7. Ecco, il problema.
    È ovvio che alcune persone (ci,) disprezzino, perché facciamo discorsi che non capiscono e ci divertiamo con cose difficili (o più difficili che tirare calci a un pallone).
    Ma, alla fine, diventa una contrapposizione di reciproco astio.
    Se Stephen Hawking l’avesse pensata così, probabilmente non avrebbe scritto nulla, sarebbe rimasto nel suo laboratorio a ridere di barzellette nerd con i suoi colleghi.

    Cercare di essere comprensibili a tutti non è pietismo. Credo sia l’unica via della divulgazione.
    E mi sembra inutile dire che ‘non abbiamo vinto’ quando alla fine di includere quelli che per adesso non ci capiscono non sembra una priorità.

    Non so se non riuscito a spiegarmi e spero di non avervi annoiato

  8. Bel post. Personalmente io trovo che i riconoscimenti che provengono da tutti gli ambienti, spettacolo e intrattenimento, politica e scienza (inutile dire che la community scifi su reddit si è illuminata come un albero di natale), non siano altro che ulteriore conferma dell’enormità dell’uomo. Personalmente attendo fiducioso un piccolo tributo in una puntata di big bang theory, per dire.

    Quello che mi rattrista è che, morto Hawking, non ci siano altri veri punti di riferimento che ci ricordino di alzare lo sguardo verso il cielo, invece che guardarsi i piedi. Hawking era un po’ l’anello di congiunzione fra il ricercatore, fisico teorico o altro, che vive di articoli pubblicati e impact factor, e il sognatore. Ma un sognatore razionale, che può fare la differenza. Chi ci rimane ora? Sono molto affezionato ad Elon Musk, ma non penso basti, per una serie di ragioni.

  9. Grazie Davide.

    Segnalo solo che ieri sul mio posto di lavoro , dove i colleghi sono tutti ultra quarantenni laureati, nessuno ha neppure citato una volta la notizia della morte di Hawking (io sono stato zitto per vedere l’esito di questo ‘esperimento sociale’).

    In compenso sono state ampiamente commentate notizie che di solito popolano la famigerata ‘colonna di destra’ delle pagine dei quotidiani online.

  10. Davide, penso tu possa trovare interessante questo articolo:

    http://thevision.com/scienza/stephen-hawking/

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