strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

La gig economy

2 commenti

Ieri ho citato la gig economy.
E cosa #@%%§ sarebbe la gig economy?

Secondo il Cambridge dictionary

un modo di lavorare che si basa su persone che hanno un lavoro temporaneo o fanno lavori separati, ciascuno pagato separatamente, piuttosto che lavorare per un datore di lavoro

Qui da noi gli hanno sempre dato nomi diversi: contratti a termine, CoCoCo, consulenze, vivere di espedienti1… non è il posto fisso, e quindi è qualcosa di brutto, vagamente osceno, probabilmente illegale, certo non un lavoro vero, e se foste persone serie un lavoro vero a quest’ora ve lo sareste trovati.
Ma il fatto è che anche il famnoso posto in banca oggi come oggi viene coperto con orari ridotti.

Più in generale, nel grande vasto mondo là fuori, la gig economy è la realtà per centinaia di migliaia di freelance.
Io sono uno di questi e, se da una parte vi posso garantire che è grande, dall’altra un lavoro tradizionale non mi farebbe necessariamente schifo.
È un po’ come quella scena de I Magnifici Sette, che non sto a tradurvi perché dovreste saperla a memoria

Chris Adams: You think it’s worth it?
Chico: Don’t you?
Chris Adams: It’s only a matter of knowing how to shoot a gun. Nothing big about that.
Chico: Hey. How can you talk like this? Your gun has got you everything you have. Isn’t that true? Hmm? Well, isn’t that true?
Vin: Yeah, sure. Everything. After awhile you can call bartenders and faro dealers by their first name – maybe two hundred of ‘em! Rented rooms you live in – five hundred! Meals you eat in hash houses – a thousand! Home – none! Wife – none! Kids… none! Prospects – zero. Suppose I left anything out?
Chris Adams: Yeah. Places you’re tied down to – none. People with a hold on you – none. Men you step aside for – none.
Lee: Insults swallowed – none. Enemies – none.
Chris Adams: No enemies?
Lee: Alive.
Chico: Well. This is the kind of arithmetic I like.
Chris Adams: Yeah. So did I at your age.

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Molto probabile che il nostro futuro, lavorativamente parlando vada in quella direzione – operatori indipendenti che vendono le proprie competenze su una varietà di mercati.
Può essere splendido, o può essere terribile.
Ma è il futuro, e noi stiamo vedendo attorno a noi le conseguenze del non aver voluto guardarlo, il futuro – non aver neanche voluto immaginare che ci fosse.
Perciò, diamo un’occhiata al futuro…

Considerate ad esempio questa vecchia pubblicità…

È fatta per acchiapparvi. È nella natura della pubblicità – si determina un target, e lo si acchiappa.
Come freelance, come persona che si è inventata dozzine di progetti, ed è riuscita fin qui a campare grazie a quelli che sono andati in porto, questa pubblicità è fatta per me. Per farmi sentire figo e badass.
Io sono il target.
Forse lo siete anche voi, non lo so.

Perché, non scherziamo, anche andare a fare la campagna di raccolta dell’uva tra settembre e ottobre, come da due anni a questa parte mi consigliano tutti, da queste parti, è in fondo gig economy – anche se naturalmente prendi due moldavi in nero, chettefrega” suona molto meno cool che dire *facciamo lean development e fast prototyping con dei consulenti esterni.
Ma il principio è lo stesso.

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La pubblicità qui sopra lavora sul desiderio di indipendenza, sul fatto che siamo stati bruciati dozzine di volte da incapaci incravattati col calcio in culo, da vecchi rimbambiti che volevano che le cose si facessero come ai tempi dei loro nonni, da gente che “giocare col computer non è lavorare” e avanti di questo passo.
Su quello lavora questa pubblicità, e sul nostro desiderio di essere fighi, e padroni del nostro tempo.
E funziona.

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La gig economy, il mercenariato, ha un sacco di vantaggi – molti dei quali sono mostrati, in maniera abbastanza tendenziosa, dalla pubblicità qui sopra.
Perché vivere sotto stress per tre lire sarà anche figo perché sei un doer, ma alla lunga ti ammazza.
Ci sono anche dei lati negativi – e questo non solo se siete in un paese sottosviluppato e gerontocratico nell’anima come l’Italia.

Del tipo…
unnamedC’è un’azienda che si chiama Lyft – è una cosa tipo Uber, voi avete un’app e un abbonamento, cercate un passaggio, qualcuno vi fornisce il passaggio e viene pagato – l’azienda trattiene una percentuale. In una grande città americana, diciamo Chicago, in media un autista Lyft incassa 11 dollari netti alla settimana. Che è pochino, ma magari ci sipaga una bolletta – e poi, certo, è una media. Gli orari sono assolutamente flessibili.

Ora, c’è una ragazza che si chiama Mary, che è una autista per Lyft.
Mary è in stato interessante, manca una settimana al lieto evento, e lei decide di fare un po’ di ore per Lyft.
Sta guidando per Chicago quando comincia a sentire delle contrazioni. Pensa a unfalso allarme, poi le cose si fanno più serie.
Trova un passeggero che va in direzione dell’ospedale, lo carica, lo scarica, e poi va in pronto soccorso.
Nasce una bella bambina.
La cosa finisce sul giornale – anche perché Lyft cavalca l’evento per farsi pubblicità, e sottolineare come chi lavora per loro metta il lavoro davanti a tutto.
Sempre.

O magari come abbia maledettamente bisogno di quegli sporchi undici dollari. Ma questo nel comunicato stampa di Lyft non c’è.

Dove sto andanbdo a parare – sto andando a parare che se è vero che la pubblicità qui sopra ci fa sentire cazzuti e cattivi e pronti a conquistare il mondo mettendoci sul mercato con le nostre forze e le nostre idee, e ci sconsiglia di presentare le nostre idee ai pescecani, si scorda di dirci che i pescecani non necessariamente vogliono le nostre idee – potrebbero accontentarsi del nostro tempo e del nostro lavoro, sottopagati.

Il grosso problema dei freelancer – ne parlavamo ieri – è che per pagare i conti, otto ore al giorno, sette giorni su sette, dodici mesi all’anno, potrebbero non essere sufficienti.

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E ora, prima che qualcuno mi mandi la sua commercialista a spiegarmi che devo smetterla di lamentarmi, come è successo l’ultima volta…
Io non mi sto lamentando.
L’ho detto in partenza – si tratta del futuro, e dobbiamo guardarlo e capirlo, sia i lati positivi (che ci sono) che i lati negativi (che ci sono).

Di sicuro, la gig economy, come gli stage di praticantato in azienda e tutta una serie di diversi provvedimenti per cercare di sbloccare il mercato del lavoro verranno abusati dalle aziende, col tacito supporto dei legislatori.
Sta succedendo.
È un dato di fatto.
Se non è il vostro presente, potrebbe essere il vostro futuro.
Sarà quasi certamente il futuro dei vostri figli, se potrete permettervi di averli.

Ma non siamo qui né per piangere, né per nasconderci, né per cullarci nell’illusione che sia tutto bellissimo, “proprio come nei romanzi di Gibson.”

Dobbiamo sapere cosa sta succedendo, e prepararci.
Con qualifiche differenziate.
Con un costante aggiornamento.
Con un radicale cambiamento della nostra concezione di lavoro, e della mistica che lo accompagna – le regole chevalevano ai tempi dei nostri genitori non valgono più.
E loro, quelli di quella generazione, non sono normalmente in grado di capirlo.
Ma se hanno il controllo, sono perfettamente in grado di approfittarne.

E sì, se vi siete dati un’occhiata attorno vi sarete anche resi conto che questi punti essenziali qui sopra dobbiamo gestirli e curarceli da soli – il sistema di formazione e gestione del lavoro istituzionale non è adeguato.

La soluzione, oltre ad una presa di consapevolezza della situazione, dei propri scopi e delle proprie capacità, da parte di ciascuno, potrebbe essere – e per molti, di fatto, lo è – il flusso di reddito passivo.
Che tuttavia in Italia… ah, all together now… in Italia è diverso.
Ma ne riparleremo.


  1. lo dissero di me quando insegnavo in tre università diverse. 
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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

2 thoughts on “La gig economy

  1. I tuoi ultimi post sono molto interessanti, grazie. Per flusso di reddito passivo immagino tu parli di rendite, giusto? A tale proposito mi sono unito da qualche giorno ai tuoi patroni, giusto un euro al mese, niente di che, ma visto che ho acquistato un solo tuo libro (Avventurieri) in questa maniera mi sento più legittimato a rompere le balle. Per lo più quando si parla di rendite si pensa di solito a case in affitto (almeno in Italia), mentre quello delle micro rendite e come metterle su è una bella cosa che mi riprometto di approfondire e che non faccio mai, anche perché punto a rendite più sostanziose, ma mi accorgo che nel frattempo avrei potuto costruirne diverse anche di piccola entità che schifo non avrebbero fatto, anzi.

    Comunque, si, sono la pecora nera della famiglia, l’unico fessacchione che non si è infilato in un qualche ufficio regionale/statale/comunale, ma lavora da casa con paghe incerte, ferie e malattie non pagate e nessuna speranza di pensione statale. È una scommessa, rischiosissima che a dire il vero non ho neanche ben capito quando ho deciso di fare. I lati positivi ci sono e me li godo, mi dispiace solo che la mia buona zia non sia più in vita e non potrà vedere che la scelta che ho fatto mi ha portato lontano e lei si sbagliava (si, un giorno mi arricchirò…

    • Sì, dire “rendita” fa pensare a case, terreni, investimenti… in realtà si tratta di tutti quei flussi di denaro che non richiedono un impegno costante e contimnusativo.
      IL mio catalogo di ebook mi fornisce un reddito passivo, per dire – una volta scritti, quelli continuano a esistere e (si spera) a vendere.
      Ma approfondiremo.
      E grazie per il supporto su Patreon!
      E alla fine essere pecore nere (o animali di altri colori) è forse una scelta più vitale di altre. Forse. Si spera.

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