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Hobby: perché bisogna pure mangiare…

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Si era parlato di parlare di hobby, ma si è finiti a parlare (o a cominciare a parlare) di tempo e di denaro. Perché in fondo è quello che ci dicono dei nostri hobby, no?
Che sono uno spreco di tempo e di denaro.
Se lo fate per lavoro vi pagano, se lo fate per hobby siete voi a pagare.
Me è molto più complicato di così, e anche queste regole possono essere piegate e adattate. Perciò, cominciamo con un post su un hobby.

La premessa: l’idea, come ho spiegato in un post precedente, l’ho rubata (adattandola entro i limiti del possibile) a Scarlett Thomas, che ha scritto un libro in cui la protagonista decide di scrivere una serie di articoli dopo aver provato dipersona una serie di hobby. Ma poi forse non lo fa.
L’idea mi pareva ottima, ma giocando sul fatto che

Il ragazzo ha troppi interessi

Come dicevano i miei insegnanti, io di hobby in curriculum ne ho parecchi, alcuni che ho abbandonato, altri che pratico ancora. Per cui comincerò a scrivere di quelli.
Così, tanto per evitare il solito

Ecco, parla sempre solo di se stesso

Per cui si diceva, parliamo di un hobby.

Un’ora fa, dopo cena, mi sono trovato a fare la lista della spesa, e mentre annotavo cosa manca (uova, zucchero, farro, cipolle…) mi sono trovato a retroingegnerare un panino.
Nel senso che due sere fa, con mio fratello e col nostro amico Fabrizio Borgio, ci siamo trovati a mangiare dei panini meravigliosi. Concludendo la cena con la tradizionale frase

Ma questi li posso preparare anch’io, basta trovare gli ingredienti

Questo per dire che l’hobby della cucina lo possiamo praticare di routine. Perché in fondo tutti mangiamo almeno una volta al giorno, e il tempo e il denaro spesi per cucinare li spenderemmo comunque.
E allora, perché non farne un hobby?

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Ora, perché la cucina sia un hobby, mi dicono, il passo fondamentale, il segno che dice al mondo che sì, non è solo riempirsi la pancia, è l’avere la propria collezione di ricette, ritagliate da giornali e ricopiate da libri, o annotate sotto dettatura parlando con amici, parenti, gestori di trattorie…

Ma questo è il ventunesimo secolo, e se è vero che qui da qualche parte ho ancora la raccolta di ritagli della mia mamma, noi oggi le cose le facciamo così…

Perché se è vero che esistono degli eccellenti libri di cucina (distinguiamo: non ricettari, libri di cucina, è diverso), è anche vero che una persona curiosa verso cibi epietanze oggi come oggi può trovare migliaia di ricette online.
org.gnome.RecipesEsistono persino software specifici per gestire le collezioni di ricette in formato digitale – ad esempio GNOME Recipes per gli utenti linux.
Ed esistono app sul cellulare – anche se francamente non è che uno si metta a smanettare il cellulare, o ancor meno il PC, mentre cucina.
Perciè via, restiamo alla tradizione: un quaderno, una matita, del nastro adesivo, e una busta di plastica trasparente per conservare il quaderno (e poterlo consultare vicino ai fornelli senza che si macchi per spruzzi o altro).

Come si diceva, l’hobby per la cucina è a tal punto integrabile nella nostra esistenza che non ci porta via molto tempo e non richiede una spesa maggiore rispetto a quanto normalmente spendiamo per mangiare.
Anzi, con un po’ di pratica, possiamo addirittura risparmiare.

 

Quella del risparmio è una eccellente ragione pratica per cucinare. La regola dovrebbe essere che chi cucina fa la spesa – in questo modo, credetemi, si risparmia.

Esistono poi altre ragioni.
Io ho imparato attorno ai quindici anni a cavarmela in cucina abbastanza da farmi un piatto di spaghetti o due uova al tegamino – capitava all’epoca che dovessi arrangiarmi, visto che mia madre accudiva mia nonna dall’altra parte di Torino.
Ma l’hobby, in quanto tale, arriva da altrove.

La colpa, se volete, fu di Ian Fleming e di Len Deighton.
Dovete tenere presente, per inquadrare il fenomeno, che parlo di un tempo lontano in cui Guerre Stellari erano tre film e una pila alta così di romanzi che però da noi non traducevano, Star Trek erano Kirk e Spock, la Marvel faceva solo fumetti, i film di pirati erano “una cosa superata” e speriamo che facciano un altro film di Indiana Jones1.
GolfingerIn quei tempi selvaggi, l’unica sicurezza era James Bond – che ogni due anni arrivava al cinema, e Roger Moore si era appena ritirato dopo A View to a Kill, e del quale c’erano anche i romanzi.
Io avevo un amico che era un colossale fan di Bond, ne adorava le storie, la musica e lo stile. E nelle ore buttate, al liceo, si discuteva spesso del fatto che a me Bond, col suo champagne e il suo caviale beluga, era sempre parso un burino rifatto, uno che usava i soldi per impressionare le donne. Molto meglio, a mio parere, uno come Harry Palmer, che per impressionare una donna le faceva una frittata sul momento2.
ad77aa45-38df-43f8-bd2f-d3c818cab191-1926x2040Io non ero un fan di Bond. Ero, e sono, un fan di Len Deighton. E naturalmente sono le mani di Deighton quelle che vediamo in IPCRESS spaccare le uova e fare la frittata, e Len Deighton scrisse non uno ma due libri di cucina.
Fu lì che a me venne fuori l’interesse per cucinare. Perché da ragazzino ero convinto che un uomo che sa cucinare fosse infinitamente più cool di uno che apre la valigia e ha caviale e champagne pronti.
Tutti buoni, a fare così, specie se le spese sono a carico di Sua Maestà Britannica.

Cominciai perciò a leggere dei libri (era come si diceva un’epoca selvaggia, non c’era internet), e trovai dei libri che non solo descrivevano ricette e stili di cucina interessanti, ma erano scritti bene.

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Successivamente, varie disavventure mi diedero ampia opportunità di approfondire il mio hobby – e sono ormai quasi vent’anni che a casa mia sono quello che cucina.

Perché dedicarsi a un hobby come la cucina?

  • Perché tanto si deve pur mangiare, come abbiamo già detto.
  • Perché come molti hobby richiede attenzione, concentrazione e una modica quantità di immaginazione (o se preferite, creatività)…
  • … ma a differenza di molti altri hobby non richiede spese di tempo e denaro particolarmente stravaganti…
  • … e quindi prendendo il controllo della cucina potremmo anche risparmiare, e magari mangiare meglio.
  • Perché un buon piatto di qualcosa di semplice, preparatro con cura, può salvarci la vita quando tutto sembra andarci storto.
  • Perché può essere socialmente utile, non solo per rimorchiare senza fare la figura dei *parvenu* come James Bond, ma anche semplicemente per arricchire la nostra interazione coi nostri amici.
  • Perché insieme con la narrativa di genere (nella quale spesso la cucina compare di straforo, e gli esempi abbondano), è un ottimo sistema per esplorare delle culture diverse dalla nostra senza necessariamente bombardarle e invaderle prima.
  • E più inpiccolo è un buon modo per attaccare bottone con la gente, perché tutti, più o meno, mangiano.
  • Perché è un hobby monetizzabile, anche se in maniere abbastanza complicate.

Esistono dei rischi.
A parte padelle incrostate e pietanze carbonizzate, e l’occasionale caso di avvelenamento, si rischia di diventare una di quelle persone orrende che quando gli servono il vino ci cacciano il naso dentro, e potete anche dargli un piatto di lenticchie e si metteranno a pontificare sul sottile bilanciamento fra la curcuma e il coriandolo.

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Ma quello di diventare dei noiosi tromboni senza il minimo senso dell’umorismo è un rischio che si corre con qualsiasi hobby.
Come aggravante, c’è il fatto che il noioso trombone gastronomico ci terrà a farci notare che

Gli uomini comunque cucinano meglio delle donne.

È lecito domandare a costoro se sia perché gli uomini rimestano la polenta con… lasciamo perdere. Però possono farci anche il battuto, con lo stesso attrezzo, immagino.
E sarebbe comunque meno sessista di ciò che dicono loro.

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Perciò, vediamo di mettere giù una specie di scheda…

Illustration-by-David-Fol-001Hobby: cucina
Impegno fisico: moderato
Impiego di tempo: minimo
Costi: minimi (ma possono lievitare… aha!)
Materiale indispensabile per iniziare:
. un apparato digerente (facoltativo – possiamo cucinare per altri)
. una cucina con equipaggiamento annesso
. accesso ad un supermercato
. quaderno e matita per annotare le ricette (e busta di plastica trasparente)

E sì, esistono dei libri – a decine, a centinaia, ed esattamente come nel caso dei manuali di scrittura, nessuno possiede la verità, tutti hanno qualcosa da insegnarci, e ciascuno ha i propri preferiti, e ci tormenterà in eterno per convincerci che i suoi preferiti sono la Verità(TM).
Vale la regola che il miglior libro di cucina a nostra disposizione è quello che abbiamo a portata di mano.
Perché naturalmente, non è sempre caviale.

E voi?
Qualcuno là fuori ha l’hobby della cucina?


  1. come dicevano i cinesi, attenti a cosa desiderate, i vostri desideri potrebbero avverarsi. 
  2. che oggi, mi dicono, sono “discorsi da nerd” 

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

10 thoughts on “Hobby: perché bisogna pure mangiare…

  1. Io stavo prendendo il vizio di imparare a fare dolci, verso i tredici anni, ma nonostante sporcassi solo ciò che ero disposto a pulire, in casa si lamentavano del disordine che facevo e mi si è guastato il divertimento.
    Ormai, per me cucinare si riduce a “lascia che ci pensi il Bimby” e a bollire pasta o riso, e l’unico “dolce” che preparo è l’uovo sbattuto con lo zucchero. 😛

  2. Non lo considero un hobby (quando si comincia a farlo? Boh) ma mi piace cucinare. Dovendo poi mettere a tavola i bimbi con tutti i loro capricci e antipatie per i cibi più salutari ho la necessità di sfruttare un bel po’ di creatività per non ritrovarmi a cucinare sempre le stesse cose. Per fortuna il materiale non manca mai. Le ricette abbondano. Quello che non riesco, davvero, mai a fare è riuscire a organizzare le ‘mie’ ricette preferite in un unico posto. I foglietti sono scomodi, il digitale lo trovo troppo poco pratico. Forse il quaderno, se mai un giorno avrò tempo e voglia di raccogliere tutto.

  3. Io cucino, sperimento, e spesso mi diverto facendolo. A volte sono successi, a volte ciofeche immangiabili, ma ci sta…

  4. Unica cosa su cui non sono d’accordo, la busta di plastica trasparente: ogni schizzo di vino è sulla ricetta è una medaglia al merito! 😉
    Scherzi a parte, cucinare mi ha aiutato in momenti in cui le cose non giravano per il verso giusto. Allora pulire una montagna di carciofi, e prepararci un buon risotto, era il segno che in fondo, a far qualcosa si era sempre capaci (e il nero sulla punta delle dite restava a ricordarmelo pure il giorno dopo)

    • Non mi piacciono i libri macchiati – ho appena prestato a un amico un libro sulel armi da taglio macchiato di sangue, e spiegare le cause è sempre imbarazzante.
      Però concordo imn pieno sulla natura terapeutica del cucinare. È qualcosa che ci salva la vita -a noi, e magari anche ad altri.

  5. Io ammetto di essere ossessionato dalla gastronomia in generale. Non solo dal cucinare (cosa che faccio ogni sacrosanto giorno della mia vita, a parte quando sono fuori casa), ma da tutto quello che sta attorno alla cucina: materie prime, utensili, cultura gastronomica.. poi le ricette chiaro, ma secondo me le ricette vengono da sole quando si accumula abbastanza informazioni a proposito di un particolare tipo di cucina.
    Ultimamente mi sto ossessionando al the, se si può definire cucina, aggiungendo alla mia pre-esistente ossessione del the giapponese quella del the cinese.
    Poi mi interessa soprattutto la cucina giapponese, che spesso mischio con quella italiana.

    A parte la cucina quotidiana, cerco di concentrarmi su poche cose, e sviscerarle fino a che non sono contento del risultato ottenuto, per passare a studiare altro. Un buon esempio é la cottura delle uova, mi rendo conto che potrei parlare tranquillamente per 30 minuti di fila su come mi piace cuocere le uova… ok, mi rendo conto di starmi dilungando già da ora 😀 😀

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