strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Filtri e Tasse

8 commenti

Sin-títuloL’Unione Europea sta per cambiare la legge sul copyright.
Ve lo hanno detto?
La nuova regolamentazione andrà in vigore fra due anni, nel 2020 – e i vecchi giocatori di Cyberpunk potrebbero provare un brivido crudele. Perché la nuova regolamentazione è decisamente una serie di brutte notizie.
Sono suonati un po’ di campanelli d’allarme, e poiché non mi è parso di sentirne nei nostri boschi (ma probabilmente sono io che sono distratto), ho pensato di farci un breve (spero) post.
Così, perché per ora c’è ancora tempo per protestare, e magari cambiare le cose.
Protestare per cosa? Cambiare cosa?
Due punti della nuova legge dovrebbero preoccuparci: si chiamano upload filter e link tax.

Upload Filter

Stando all’articolo 13 della nuova proposta (che nel caso trovate qui, in tutte le lingue europee) dice che, in parole povere…

Le piattaforme internet che ospitano “grandi quantità” di contenuti *user-uploaded* devono monitorare il comportamento degli utenti e filtrare i loro contributi per identificare e prevenire infrazioni al copyright.

Il che pare anche abbastanza buono e giusto, no?
In fondo, nessuno di noi vuole che del materiale coperto da copyright venga caricato online in qualche repository, danneggiando le spesso già magre entrate dei detentori dei diritti. Io personalmente quelli che piratano i miei ebook vorrei vederli impiccati all’albero di trinchetto.

Ma a parte il fatto che il motore di questa proposta sono le case discografiche (no, davvero!) che ritengono di avere delle perdite per via dei filmati caricati su YouTube, i problemi sono altri.
Il filtro di fatto è qualcosa che verrà a leggere i file che carichiamo, e deciderà, sulla base di un algoritmo, se noi possiamo oppure no.
images (2)I primi a morire saranno i meme su Facebook, perché che ci crediate o meno, le immagini usate per i meme appartengono a qualcuno, e l’algoritmo segnalerà i meme e li bloccherà.
L’articolo 13 è anche già stato definito “startup killer”, perché scoraggia gli investimenti in nuove imprese che siano fondate sull’user-content; e se io investo, poi qualcuno carica contenuti illegali, e l’azienda finisce nei guai, ci sono multe da pagare, spese legali, cose…?

E poi c’è il problema della filtratura.
Ricordiamoci che viviamo in un mondo in cui i filtri già operativi su YouTube hanno a suo tempo determinato che la registrazione di 12 secondi di un gatto che faceva le fusa contenva materiale copyrightato dalla EMI Music.
L’anno successivo alla storia del gatto, i filtri aggiornati e migliorati bloccarono una serie di videolezioni dell’Università di Harvard perché contenevano brevi brani di canzoni. Per colmo dell’ironia, si trattava delle videolezioni del corso sul copyright, e il docente usava (entro i termini del fair use) stralci musicali per discutere in quali casi si possa parlare di plagio e in quali no.

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E che dire di quella volta che i filtri bloccarono un filmato ripreso dalla sonda Curiosity su Marte, perché infrangeva, secondo loro, il copyright di qualcuno?
E quella volta che i creatori di Family Guy presero un video da YouTube, lo inserirono in un episodio, e poco dopo i filtri bloccarono quel video perché infrangeva il copyright di Family Guy?

Aggiungiamoci il fatto che l’Articolo 13 pare essere sia in conflitto con le esistenti leggi europee sia troppo vago secondo gli esperti legali, e potete capire come, se questa proposta passasse, potrebbe scatenarsi il caos.
E questa è la parte meno preoccupante.

Link Tax

E poi c’è l’Articolo 11.
Che in parole povere dice che…

Chiunque usi stralci di materiale giornalistico online deve prima ottenere una licenza dall’editore. I diritti dell’editore hanno una durata di vent’anni dopo la pubblicazione.

Il punto è che lo “stralcio” potrebbe essere semplicemente quell’anteprima di testo che molte piattaforme caricano quando si condivide un link. Se volete condividere dovete pagare.
Questo ovviamente limita la condivisione dei contenuti. Tutti i contenuti. Le piattaforme social non è che siano contentissime di questo stato di cose.

WebLinkCircle_TurqNé lo dovremmo essere noi – la blogsfera vive di condivisioni: la settimana passata ho condiviso un post dal blog del mio vicino di cella Alessandro Girola, con tanto di stralcio. Dovrei pagargli il copyright.
E chiunque condividesse questo o qualunque altro mio post sarebbe tenuto a pagarmi un obolo.

Ma no, aspettate… non è mica così!
Perché la legge si dovrebbe applicare solo alle testate giornalistiche e alle grandi realtà online. Potreste continuare a linkare e condividere i post di strategie gratis, insomma. Ma non quelli del Corriere della Sera, della Repubblica o de Le Figarò, o del Bild… per quelli dovreste pagare.

A questo punto, ovviamente, può condividere solo chi può permettersi di pagare. Che decide cosa condividere. Quali notizie circolano e quali vengono seppellite.
E voi non ci potrete fare nulla.
Nessuno di noi potrà, a meno che non voglia pagare.

Ah, e prima che qualcuno venga a piangere perché l’Unione Europea è brutta e cattiva e ci impone leggi inique, prego notare che l’Italia (insieme con l’Austria) vuole che la durata del copyright sui link sia estesa oltre i vent’anni, e sempre l’Italia propone (con Francia, Spagna e Portogallo) di imporre i filtri all’upload anche su siti no-profit (come Wikipedia), e in caso di infrazione, si tratterebbe di infrazione sia civile che penale.

Ma diventa ancora meglio di così – perché dopo una prima feroce levata di scudi (come si diceva, alle piattaforme social questa legge non piace), la controproposta della Presidenza della Commissione Europea ha risposto con una cosa che se in termini brevi e brutali si potrebbe riassumere

… ma allora fate quel c*zzo che vi pare!

… nella realtà si traduce nell’ipotesi di lasciare che siano i singoli governi dei paesi dell’unione a fare ciascuno la propria legge.
Già, 28 diverse leggi sul copyright digitale, che entreranno in vigore in modi e tempi diversi, e che dovranno essere applicate diversamente a seconda dei paesi di appartenenza di chi fa l’upload o di ciò che si linka.
E dire che lo scopo dichiarato della nuova legislazione è quello di creare un Digital Single Market.

E questo è quello che sono riuscito a mettere insieme fin qui, ma c’è ancora molto da scavare.
E infatti è questo che vi invito a fare – informatevi, fate ricerche, verificate tutto ciò che ho detto, perché non sono un avvocato e potrei sbagliare.
O chissà, magari sono fake news, giusto?

E no, mi dispiace – niente link se non quello quassù in cima. Perché conviene abituarsi.

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

8 thoughts on “Filtri e Tasse

  1. Di solito la UE fa male tutto quello che fa. Anche la faccenda dei cookies con gli avvisi dove devi cliccare OK,ACCETTO ha avuto una recrudescenza con la nuova normativa, e in tutto questo non so quanta gente si senta davvero più protetta di quanto fosse prima.

    Però una qualche norma per la protezione dei contenuti, fatta “un po’ meglio,” sarebbe benvenuta.

  2. Le ultime tue righe hanno distrutto le mie speranze che questo fosse un tuo supplemento di ambientazione per un gioco di ruolo cyberpunk o horror, perché starebbe bene in entrambe le categorie…

  3. Oh mamma, io non ho ancora finito di mettere in ordine per il GDPR e ne esce già un’altra???
    Voglio morì.

  4. Ciao, a proposito di informarsi consiglio di seguire i profili e il sito di Julia Reda, rappresentante in Europa particolarmente attiva su argomenti come copyright e Rete.

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