strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Corsi e ricorsi

2 commenti

Mi capita spesso, su questo blog, di considerare come, avendo avuto la ventura di nascere nella seconda metà degli anni ‘60, io abbia avuto la fortuna di essere esposto a una quantità di stimoli che successivamente passarono di moda.
0000247221Io appartengo (certo non per merito, ma per mero accidente) alla generazione di quelli che volevano diventare astronauti, e gli astronauti li vedevano in televisione tutti i giorni e quindi sapevano che era possibile diventare astronauti, per l’orrore e la disperazione dei nostri genitori che sognavano per noi un lavoro vero.
Un posto in banca oppure alle poste. Magari in ferrovia.
Oppure il Sacro Graal della mia generazione: l’INPS!
Per i nostri genitori l’INPS era infinitamente più reale dello Skylab.

Io ritengo perciò di essere stato abbastanza fortunato.
Il segnale che la fortuna era finita arrivò con l’università, ma solo dopo.
Nel senso che quando io mi iscrissi all’università, a Torino il programma non includeva cose come la stratigrafia sequenziale, il modello dei terrane, l’ipotesi di estinzione per impatto da meteorite e i sistemi informativi geografici.
Questo in parte perché si trattava di concetti che in quegli anni erano all’avanguardia, e un po’ perché l’universitò di Torino e l’avanguardia non si frequentavano, all’epoca.
51IzZzEyoDL._SX340_BO1,204,203,200_La stratigrafia sequenziale veniva considerata il dono di dio alla stratigrafia, sì, ma era parte di un laboratorio facoltativo abbastanza mediocre (perché comunque a Torino la sedimentologia e la stratigrafia erano avanti, e con l’avanguardia ci si sentiva occasionalmente ma mi raccomando che i miei genitori non lo sappiano…).
I terrane erano un oggetto misterioso del quale i docenti discutevano fra loro chiamandoli proprio “terrane”, pronunciato come si scrive.
L’ipotesi del meteorite o della cometa per l’estinzione dei dinosauri veniva considerata fantascienza.
Quanto ai sistemi informativi geografici, quando in combutta con un amico che studiava informatica ventilammo l’idea di sviluppare un software WYSIWIG e open source per gestire le carte geologiche, a lui dissero “sarà la tua tesi di laurea!” a me risero in faccia, perché il geologo lavora con il martello, non con il computer.

Poi feci il militare.
Un anno.
Leva obbligatoria.
In Aeronatica.
Quando tornai, Nuovo Ordinamento!

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Il programma del corso di geologia era stato modificato e ora comprendeva i terrane (sempre pronunciati come erano scritti, e spiegati malissimo), il meteorite era ancora fantascienza ma magari anche no, la sequenziale forse era superata, i sistemi GIS erano indispensabili ed erano una cosa che si imparava a usare col dottorato.
Tempo di laurearmi, e i GIS al dottorato non si vedevano più perché era una cosa che si studiava durante il corso specialistico.
Vecchio ordinamento? Fatti tuoi.

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Io i terrane li ho studiati da autodidatta con gli Annals of a Former World di John McPhee, un libro del quale ho parlato spesso e che resta uno dei miei libri preferiti.
Ha anche vinto il Pulitzer, ed è uno dei migliori argomenti a favore dell’ipotesi che la geologia sia una materia divertente, eccitante e piena di sorprese.

Per i GIS feci la stessa cosa, da autodidatta, anche perché i corsi di formazione c’erano ma erano costosissimi.
f491413cb40744c9ffe2d70776e1d9c8Mi procurai alcuni manuali della ESRI, la principale azienda all’epoca, nel settore sistemi informativi geografici, costosissimi anche quelli, e cominciai a pacioccarci da solo.
Anche questo, forse, era un’eredità di quella generazione che gli astronauti li aveva visti – a me avevano insegnato che da un libro si può imparare qualunque cosa.
Una sera un’amica che coi sistemi GIS ci lavorava quotidianamente passò da casa mia, vide i manuali e osservò Ma guarda, i manuali per idioti che noi diamo ai clienti!
È bello essere apprezzati1.
Non ho mai imparato a usare un sistema GIS come si deve – il software non era esattamente user friendly e si nutriva di RAM e di spazio su disco, e a quel punto avevo scoperto la geostatistica, che mi interessava molto di più.

Oggi quei manuali sembrano incunaboli medievali.
C’è Google Earth che è sostanzialmente un sistema informativo geografico che chiunque può imparare ad usare con tre video su Youtube.
La cartografia digitale ce l’abbiamo tutti in tasca, sul cellulare, e le mappe tematiche vengono usate per una quantità di cose diverse.
E a me questa cosa di essere uno che ha solo letto i manuali per gli idioti è rimasta un po’ lì.

E poiché le vacanze sono finite ed è il momento di tornare a scuola, mi sono iscritto a un corso online, un MOOC, sui sistemi informativi geografici, ma con un twist: si tratta di un corso per giornalisti e narratori.
Cartografia digitale e storytelling.

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Il che mi dà da pensare.
Non è che in questi anni non mi si sia presentata l’opportunità di seguire dei MOOC sull’argomento GIS e mirati alle scienze della terra, ma non mi hanno mai interessato. Ho seguito altri corsi – dall’oceanografia alla statistica – legati alla mia professione. Ma i GIS? No.
Questo invece, sarà anche perché conosco e apprezzo la scuola che lo organizza, è stato un attimo. Visto, wow!, click, iscritto.

Non è che si tratti di disaffezione per le scienze della terra, che sono e restano il mio lavoro. Forse è il ricordo della pomposità, della superiorità ingiustificata di chi si occupava di certe cose venticinque anni fa, quando i corsi non erano gratuiti i manuali costavano un centinaio di euro. O forse è la consapevolezza del fatto che è più probabile che un corso orientato alla narrazione mi sarà più utile.
Però ci si sente strani.
Si comincia domani.
Sarà molto interessante2.
E inutile, ovviamente.
Il suggerimento qui è sempre che, visto che ormai è settembre, dovrei smetterla di perder tempo a giocare col computer, e fare invece il giro delle aziende agricole, per cercarmi un posto come stagionale per la raccolta dell’uva.
Un lavoro vero.
Mica vorrai continuare a sognare di poter fare l’astronauta…


  1. in realtà il mondo è pieno di gente che magari ci vuole anche bene, ma ha questa strana convinzione, che brutalità e umorismo siano la stessa cosa. 
  2. sempre col King Center sto anche seguendo un altro corso, sulla produzione e commercializzazione di podcast. Ne riparleremo. 

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

2 thoughts on “Corsi e ricorsi

  1. Sempre due per volta, vero? In una delle storie di fantasc(em)enza che ho raccontato (ma non scritto) l’istruzione obbligatoria prevedeva corsi appaiati, uno il contrario dell’altro, già dal terzo anno di scuola elementare.

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