strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

IAPoaC

10 commenti

Vi state magari domandando che fine abbia fatto Cartoline dalla Periferia – oggi si chiude il corso del Knight Center, con la parte più triste e deprimente: come monetizzare il podcast e quali sono i numeri di un podcast “di successo”.
E ora chi glielo spiega agli americani che In italia è diverso?

Ma al di là di queste questioni, i beta riceveranno il file del primo episodio, in tutta la sua rozzezza, a fine settimana, e speriamo di entrare in corsa a fine mesde.
Ma nel frattempo c’è qualcosa di cui vorrei parlare, e della quale parlerò probabilmente prima o poi nel podcast, ma che ho bisogno di mettere giù subito.
Per cui, eccola qui…

I Am Part of a Civilization

L’espressione io sono parte di una civiltà viene di solito utilizzato per contrastare i profeti di sventura che vedono nel genere umano una massa di scimmie dominate dai propri istinti più basilari – nutrirsi e riprodursi.
Non è vero.
Oh, certo, guardate là fuori e di scimmie ne vedrete a dozzine, ma per quanto costoro possano strillare e lanciarsi manciate di escrementi, noi siamo parte di una civiltà.

Di solito a questo punto arrivano quelli che ci tengono a far notare come la nostra civiltà abbia fatto disastri – scordandosi del fatto che le civiltà, a meno che non decidano di suicidarsi (è successo) hanno la possibilità di cambiare rotta.

Un esempio tipico: quando è stata l’ultima volta che abbiamo usato un’arma atomica?

E davvero la questione che a me interessa è, perché con le armi atomiche abbiamo frenato, mentre su cose come l’inquinamento no?
Forse perché i principali fautori dell’inquinamento hanno anteposto il guadagno alla sopravvivenza, ed hanno investito parte di quel guadagno per comprarsi i politici?
È un’ipotesi.
O forse perché l’atomica è scomoda, uno stile di vita autodistruttivo no?
Anche questa potrebbe funzionare.
Ma tocca lavorarci.

4101852Resta il fatto che, contrariamente a quanto non si stancano di ripeterci, la nostra civiltà non fa poi così schifo – e naturalmente questo è qualcosa che tutti gli appartenenti ad una civiltà hanno detto fin dall’alba dei tempi. Lo hanno detto i sacerdoti Maya mentre strappavano i cuori dal petto delle vittime sacrificali ancora vive, lo hanno detto i romani bevendo vino in coppe di piombo, lo hanno detto gli alchimisti taoisti macinando solfuro di mercurio per farne l’elisir di lunga vita, lo pensavano i padroni delle piantagioni di cotone e lo pensava certamente Isambard Kingdom Brunel mentre fumava quaranta sigari al giorno e si inventava nuovi metodi per bruciare carbone.

220px-Robert_Howlett_(Isambard_Kingdom_Brunel_Standing_Before_the_Launching_Chains_of_the_Great_Eastern),_The_Metropolitan_Museum_of_Art_(cropped)Però ecco, il buon vecchio Isambard lavorava per rendere i motori a carbone più efficienti. Più energia consumando meno carbone. Isambard era uno dei buoni.

Le civiltà funzionano così.
Forniscono delle regole per l’autoconservazione.
A meno che non decidano di suicidarsi.

Ma tutti questi sono discorsi che faremo un’altra volta.
Ora è diverso, il punto sul quale vorrei concentrarmi, e riguarda il meccanismo centrale della nostra civiltà. Di tutte le civilta, in effetti.

Mi è capitato, vedete, proprio pochi minuti fa, di sentirmi ripetere, in una discussione

Sulla base delle mie esperienze

Ora, le informazioni derivate dall’esperienza diretta sono certamente fondamentali – l’empirismo è alla base del metodo, e ci permette di conoscere la realtà.
Ma la sola esperienza diretta non può e non deve essere l’ultima parola, il criterio finale ed unico, sulla base del quale valutiamo la realtà.

Poiché nevica, il riscaldamento globale non esiste.

Poiché ho appena mangiato un panino, la fame nel mondo è stata debellata.

Non ho mai preso la Febbre Gialla nonostante non mi sia vaccinato, perciò i vaccini sono una truffa.

Noi siamo parte di una civiltà – e le civiltà esistono perché le esperienze personali possono essere condivise e confrontate con quelle degli altri, fino a definire un quadro più articolato e complesso, forse più ambiguo, ma sostanzialmente più esatto del mondo là fuori.
La civiltà inizia nel momento in cui non solo costruiamo le capanne e cominciamo a collaborare per tenere alla larga i predatori e per accumulare le risorse, ma quando cominciamo a condividere, confrontare e accrescere sistematicamente le esperienze personali fino a creare una immagine del mondo.

Pare sia questo il meccanismo sul quale i nostri contemporanei hanno deciso di andarsi a suicidare.
Probabilmente è un effetto del nefasto fraintendimento per cui

Tutti hanno diritto a un’opinione

Che è, non ci stancheremo mai di ripeterlo, una baggianata di dimensioni colossali, perché

Tutti hanno diritto ad una opinione INFORMATA

Togliete quell’ultima parolina, e la regola qui sopra da una parte giustifica l’ignoranza, e dall’altra costruisce un sistema epistemico assolutamente fideistico.
Davanti a prove solide e incontrovertibili, la risposta è

Io non ci credo, perché a me non è mai capitato

E di solito a questo punto segue una qualche prova aneddotica a negare le premesse, del tipo che conosco qualcuno, molto vicino a me, e personalmente l’ho visto fare a palle di neve, gli ho visto magiare un panino o ho accertato la sua salute nonostante quella che diventa automaticamente “propaganda vaccinista” sostenga che uno può beccarsi la Febbre Gialla.

La realtà è subordinata alla fede.
Ettari di cardinali rinascimentali, l’intero coro della Controriforma, piangerebbero dalla felicità all’idea. Si fottano Galileo e il suo Metodo.

Ed è curioso che alla fine una civiltà che pareva contenere nel proprio DNA il meccanismo ultimo anti-suicidio – il metodo empirico – si vada a suicidare negando la premessa stessa della civiltà.
Saremmo il primo caso, credo.
Tutte le civiltà che ci hanno preceduti e sono morte male, sono morte perché hanno aderito troppo fedelmente al modello che le aveva rese, in prima istanza, civiltà.
Noi invece pare abbiamo deciso di farne senza, delle basi della civiltà.

Possiamo farci qualcosa?
Possiamo provarci.

È anche per questo che sono convintissimo che Cartoline dalla Periferia possa essere utile. Se non altro per mettere a tacere la mia coscienza quando mi pungola perché non sto facendo nulla.
Anche se il podcast non andrà, alla fine, come dicono i miei insegnanti americani.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

10 thoughts on “IAPoaC

  1. come il pane. cose così servono come il pane.

  2. Sono convinto anche io che servano moltissimo. E, mentre rido di gusto nell’immaginarmi “ettari di cardinali” (XD), avanzo un’ipotesi sulla questione atomica/inquinamento: il motivo, secondo me, è strettamente legato alla storia dell’esperienza diretta come unico e solo metro di paragone.
    Mi spiego: quelli che hanno sganciato l’atomica hanno visto con i loro occhi le conseguenze. Sia quelle immediate che quelle a breve/medio termine, ancora più devastanti. Questo li ha dissuasi, perché il meccanismo della conservazione della specie si è messo in moto. Ma l’inquinamento… Beh, quello è LONTANO. Scioglimento dei ghiacci? Ma dico… avete VISTO quanto sono grandi i ghiacciai? Ci vorranno secoli! E, sostanzialmente… Chissenefrega di cosa accadrà quando io sarò cibo per i vermi da un bel po’?
    Ecco, penso che sia questo il problema. Basare tutte le proprie conoscenze sulla propria esperienza diretta ci sta lentamente togliendo (come specie, intendo) la capacità di pensare in grande, di guardare avanti nel tempo, di immaginare il futuro nostro e dei nostri figli.

    • Uhm. Non sono così convinto dato che MacArthur voleva sganciare in Corea.
      Diciamo che si è sviluppato subito il deterrente del “c’è l’ho anch’io, quindi fai tanta attenzione”.
      Se il deterrente fosse l’effetto in sé non avremo avuto i test atomici, che erano tanta pubblicitá.

    • Aggiungerei che per evitare di usare armi nucleari basta non usarle (ok, il che non è così banale, bisogna evitare un’escalation e quant’altro, ma comunque è un’azione passiva). *Non* fare qualcosa di immensamente distruttivo è più semplice, per i politici implicati e per chi li vota, rispetto a dover intraprendere una serie di azioni attive per evitare un lento disastro come il cambiamento climatico.

  3. Non vedo l’ora di sentire il tuo podcast.

  4. Una fase interessante nel crollo delle civiltà è che spesso sono crollate per il confronto con altre, più avanzate e in grado di sfruttare un gap tecnologico per rendere impari il confronto (es. gli spagnoli in Sud America). Attualmente abbiamo una crisi legata alla complessità e alla apparente incapacità di processare un adeguato numero di informazioni da parte di molti, per non parlare dello scarso livello culturale che si riscontra nel periodo in cui non ci sono mai state così tante informazioni gratuite disponibili.
    A mio parere (pun intended), non è un problema di scarsità di risorse, né di logistica di distribuzione. Potremmo essere sulla soglia di una singolarità non prevista dai vari futuristi, quella data da un insieme di modelli sociali dove la spinta per un maggiore livello culturale si va a scontrare con la pressione economica tesa ad avere una massa di clienti/consumatori/lavoratori con aspettative e mezzi culturali minimi.

    • Sì, il modello economico dominante è certamente influente. Servire un pubblico al minimolivello è meno costoso e impegnativo di adeguarsi alle esigenze di un pubblico di livello superiore – si guadagna sulla breve durata, ma cisi suicida sul lungo termine.
      Al quale tuttavia nessuno pare veramente interessato a pensare.

  5. Ricordo un vecchio Urania di mio padre, di cui mi sfugge il titolo è l’autore, ma di cui mi rimase impressa a fuoco la trama: l’umanità del futuro si è così tanto instupidita che gli scienziati si sono trasformati in un complotto segreto travestiti da netturbini per tenere in vita il resto dell’umanità.

    Davide, pensi che il metodo scientifico porti in sé il germe della sua rovina, non tanto nella capacità di costruzione di armi distruttivi di mondi, quanto nel dare tramite il progresso e gli avanzamenti la sopravvivenza a chi non ha bisogno di comprendere per usare?

    • No, credo che un approccio empirico e una cultura scientifica si possano superare quelle tendenze all’autodistruzione, perché alla fine sapere non è un dovere, ma uno strumento utile.
      Vorrei evitare di scivolare nel darwinismo sociale, che è un modello che di scientifico ha ben poco.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.