strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Un grado, forse due

35 commenti

Dal 14 al 21 ottobre sarà la Settimana del Pianeta Terra.
È la sesta edizione.
Da sei anni cerco di organizzare qualcosa qui in Astigianistan, ma pare che la weltanschauung locale non riesca ad arrivare oltre polenta e coniglio.
E allora?
E allora hai un blog, usa il blog.
Si comincia il 14, ma noi su strategie ci portiamo avanti col lavoro.

Immagino vi sia arrivata notizia del rapporto del comitato delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico.
È uscito ieri.
E le notizie non sono buone.
E qualcuno dovrà pur parlarvene, no?

Il dato di fatto: le temperature si sono alzate. Siamo a circa un grado al di sopra delle temperature del periodo pre-industriale.
E qui vediamo di levarci subito dai piedi l’obiezione

Non ci sono prove che il cambiamento climatico sia causato dalle attività umane.

No, ci sono.
Ma anche se non ci fossero, guardatela in questo modo: state guidando la vostra automobile su un rettilineo alla massima velocità possibile. In lontananza vedete un muro.
Frenate?

Ah, ma quel muro mica l’ho costruito io!

t9G

Davvero pensate abbia importanza?
Davvero siete così incommensurabilmente stupidi?
Beh, siete in buona compagnia – Donald Trump la pensa come voi.

Perciò, tornando alla realtà, un grado in più rispetto al 18° secolo.
Che potrebbe presto diventare un grado e mezzo, forse due.
Diciamo in un paio di decenni.
#ecchessaràmai, giusto?
Che differenza può fare?

f2-cropped_21

Avete notato che gli uragani si fanno sempre più frequenti e intensi sulle coste degli USA?
Avete saputo della siccità orribile che ha colpito il Sud Africa, con non solo l’aumento del prezzo dei kiwi, ma anche il fatto che abbiano preso a fare a pistolettate per l’acqua nella zona di Città del Capo?
Non vi suona vagamente strano che la foresta artica sia soggetta a incendi catastrofici?
Vi è per caso sfuggito che c’è un sacco di gente che sta lasciando il posto in cui viveva perché i raccolti sono insufficienti a sostenere la sopravvivenza di tutti, e come conseguenza si scatenano degli scontri (di solito su base etnica)?

Ah, ma aspettate… a voi hanno detto che gli africani in Italia ci vengono perché vogliono Sky e il cellulare, oltre che rubarvi il lavoro, ovviamente, e accoppiarsi ripetutamente con le vostre donne.
Davvero ci avete creduto?
Davvero pensate che il grande problema che ci minaccia sia che i vostri nipoti non saranno ariani come voi? Perché voi siete ariani, giusto?

La situazione è pessima.
La proposta degli scienziati che hanno stilato il report è di cominciare a tirare i remi in barca, e farlo da subito.
220px-Cousteau1972_(cropped)Avremmo dovuto farlo dagli anni ‘70, è vero.
Ce lo avevano detto.
Jacques Cousteau ci disse nei primi anni ‘80 che eravamo troppi (eravamo circa la metà di quanti siamo oggi) e propose di cominciare a fare meno figli. Gli diedero del fascista.

Negli stessi anni, Jimmy Carter, come presidente degli Stati Uniti, avviò tutta una serie di iniziative a livello nazionale per cominciare a limitare l’impatto.
In capo a un paio d’anni, Reagan smantellò tutto ciò che Carter aveva fatto.
Per motivi strettamente economici.

Le conseguenze dell’aumento di pochi gradi della temperatura secondo il report delle Nazioni Unite sono riassunte nella tabella compilata dal Guardian che piazziamo qui…

Screenshot from 2018-10-09 13-10-21

Vediamo:

Minaccia agli ecosistemi.

Ora voi magari pensate ecosistemi, e vi viene in mente il leone del Serengeti o la foca monaca, il delta del Po o la taiga siberiana … ma anche i campi coltivati che vedete passando sull’autostrada sono parte di un ecosistema. Anche i vasi di fiori che avete sul balcone. Anche voi siete parte di un ecosistema.

ecosystem-services3

Eventi climatici estremi.

Gli uragani di cui si diceva, ma anche le trombe d’aria e le trombe marine che avete fotografato quest’estate mentre eravate in Liguria e sulla Riviera Riminese, e avete postato su Facebook e su Instagram. Questo per dire che non è qualcosa che capita agli altri.

lake5

Eventi singoli a grande scala.

Fatevi un giro in montagna, dove un tempo c’erano i ghiacciai. Ma anche, pensate all’aumento dell’acidità degli oceani, che incide sulle catene alimentari, e in ultima analisi sul prezzo del vostro sushi.

Morte dei coralli.

#ecchissenefrega, giusto? Tanto voi a fare snorkeling in Australia non ci andate.
Ma a parte incidere sull’ecosistema – bye bye murene e razze che piacciono tanto alla mia amica Lucia – le barriere coralline formano un margine lungo le aree costiere, proteggendole da erosione e altre catastrofi. E naturalmenyte le barriere coralline funzionano da tampone per l’anidride carbonica. I coralli hanno un corpo calcareo… carbonato di calcio. Più coralli, meno CO2. Meno coralli…

CoralReef_FrenchPolynesia

Cambiamenti nelle regioni artiche.

Gli orsi polari che muoiono di stenti, ma a voi non frega niente, perché mica sono panda, giusto? E poi sì, gli incendi, e tutta quella faccenda della circolazione delle correnti oceaniche. Ma sono cose complicate, vero? Passiamo ad altro…

Allagamenti costieri.

Già, a Napoli con l’acqua alle ginocchia. Niente più Venezia.
Ma aspettate, che a voi queste cose paiono fantascienza, e quindi le guardate e ci passate sopra. Parliamo di qualcosa di molto più semplice – se si allagano le coste, i vostri impianti fognari subiscono un fenomeno di riflusso, e riportano indietro ciò che voi avete scaricato in mare. Pensateci.

https_blueprint-api-production.s3.amazonaws.comuploadscardimage199609SLRthumb

Alluvioni fluviali.

Perché aumenta la temperatura, c’è più evaporazione dagli oceani, il che significa più umidità in atmosfera, quindi piove di più. E oltre ad allagare le pianure, e i campi coltivati, questi fenomeni favoriscono anche frane e dissesti.

Produzione agricola.

Le colture che un tempo prosperavano ora soffrono, perché è cambiata la fascia climatica. Tutte le economie locali fondate su una monocultura muoiono. Non so, per dire, le attività legate alla viticoltura in Astigianistan. Alzate la temperatura di un grado, e cambiano temperatura, umidità, grado di dilavamento del suolo e quindi la chimica dei terreni. Niente più uva, niente più vino, niente più tappi e bottiglie e etichette, trattori e concimi e diserbanti… la morte totale di una economia locale.
Intanto, i prezzi di frutta e verdura aumentano.

Malattie e mortalità legate alla temperatura.

Che sarebbe poi il motivo per cui vi consigliano di andare ai grandi magazzini ad agosto. Perché quelli di voi che sono a rischio non schiattino per il caldo.
E poi le malattie. Come la Febbre del Nilo, ormai presente in Pianura Padana, e non per colpa dei kebabbari, come qualcuno vorrebbe farvi credere, ma semplicemente perché fa abbastanza caldo ed è abbastanza umido per permettere alle zanzare del Nilo di allargarsi verso nord.

Impatto sul turismo.

Cosa si diceva di Venezia? E della barriera corallina? E del territorio Unesco dei paesaggi vitivinicoli? E che ne sarà delle isole del Pacifico?

Ora, come vedete abbiamo un problema.
E quel problema non è la CO2, non è la lenta morte strisciante dell’ambiente in cui siamo cresciuti. Non è l’invasione di disgraziati spinti verso di noi da guerre per le risorse che prima o poi anche noi ci troveremo a combattere.
Non sono gli orsi bianchi, i coralli, le zanzare egiziane o i kebabbari.
Le viti, i manghi o l’Ente Turismo.
Non è l’inabissamento di Venezia.

Il vero problema è che a voi non potrebbe fregarne di meno.
Avanti, ammettetelo con voi stessi.
Non qui, questo non è un confessionale, non ci interessa.
Ma ammettetelo con voi stessi, lì dove siete, ora.
Non ve ne frega niente ed è per questo che avete votato dei politici che manderanno la nostra civiltà all’inferno, ma intanto vi garantiranno sempre e comunque che la colpa è di qualcun altro.
È per questo che li avete votati.
Per avere le risposte di ieri ai problemi di domani.
Ammettetelo.
Voi non volete sbattervi, non volete dover fare sacrifici, cambiare… volete qualcuno che i problemi li risolva senza coinvolgervi, o che se non è in grado di risolverli, li faccia sparire.
Guardate i vostri figli e ditelo ad alta voce che non ve ne frega assolutamente niente se dovranno lottare con le unghie e con i denti per un bicchiere d’acqua, se moriranno a cinquant’anni, marci per malattie e stenti, se conosceranno solo la guerra non per colpa di chissà chi, ma perché voi non state facendo nulla.
I veri problemi sono altri, vero?
Ammettetelo con voi stessi.
A voi non potrebbe fregarne di meno1.

Oppure fate qualcosa.
Cosa? C’è un bel campionario di opzioni.

  • La prima, sempre e comunque, è **informatevi**. Ascoltate l’opinione di persone qualificate, ricordandovi che non basta andare in TV o avere un blog per essere qualificati. Verificate i fatti – anche quelli che vi ho elencato qui sopra.
  • Mangiate meno carne. Non vi sto dicendo di diventare vegani o fruttariani o che altro. Ma mangiate meno carne. E non fatevi fregare dalla propaganda. Un giorno vi racconterò delle costolette d’agnello neozelandesi, ma non oggi.
  • Risparmiate energia. Questa è difficile, ma si può fare. Isolate casa vostra, per risparmiare su riscaldamento e aria condizionata – costa, ma si ammortizza a lungo termine. Usate il trasporto pubblico o andate in bicicletta o a piedi se potete. Fa bene alla salute e si risparmia.
  • Risparmiate acqua.
  • Riciclate e riutilizzate. Ridurre lo smaltimento dei rifiuti è fondamentale, anche perché troppo a lungo “smaltimento” ha significato “buttiamolo in mare”. Fate riparare ciò che si guasta. Quando fate acquisti, scegliete anche in funzione della riparabilità o riciclabilità di ciò che state acquistando.
  • Tirate bulloni ai politici. NO, OK, scherzo, sarebbe istigazione a delinquere. Non tirategli i bulloni, ma fate contare il vostro voto. Siate elettori informati. Votate chiunque vi dia fiducia e si focalizzi sui problemi reali. Non sui sintomi (l’immigrazione, la disoccupazione, la criminalità,…) ma sulle cause. La causa principale è che il mondo in cui si è sviluppata la nostra civiltà sta cambiando, più in fretta di quanto pensassimo possibile.
    La regola è adattarsi o scomparire.
    Significa cambiare stile di vita. La politica dovrebbe facilitare la transizione, non negarla, irriderla, o contrastarla.

07-donald-trump-coal.w700.h700

Tutto questo significa, anche e soprattutto, pensare al futuro.
E lo sappiamo che fa paura, il futuro.
Ma esattamente come quel muro verso il quale state guidando a tutta velocità, non è che il futuro se ne vada se chiudete gli occhi.
E forse non potete modificare il muro, ma potete rallentare, e girarci attorno.

Fine della predica.
Dal 14 al 21 discuteremo ancora un po’ del motivo per cui, se non ci diamo una mossa, siamo tutti morti.
Ma per ora fermiamoci.


  1. ADDENDUM:  mi si dice che a scrivere certe cose si sortisce l’effetto opposto. Io vi dico che state ignorando il problema, voi non solo continuate a ignorarlo, ma andate a farvi una braciolata di delfini innaffiati nella nafta. Ma è un rischio che sono disposto a correre – a trattarvi come “bambini speciali” finora non si sono ottenuti risultati. Proviamo con una terapia d’urto. 

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

35 thoughts on “Un grado, forse due

  1. Mi sembra di essere in un romanzo di Douglas Adams. Un pianeta in cui i membri della specie dominante si ammazzano tra di loro e pensano a qualsiasi cosa, QUALSIASI, tranne al fatto che stanno segando il ramo su cui siedono. Perlopiù innocui, certo, ma eccezionalmente cretini.

  2. Grazie, Davide. Preciso, conciso e lapidario (cit). E’ da quando avevo sei anni, circa, che ripeto ste cose, e mi hanno sempre sbeffeggiata un po’… con affetto, ovviamente. Hanno cominciato a farlo di meno quando si sono accorti che le “nevi eterne” delle Levanne non ci sono più da febbraio/marzo a novembre/dicembre. Un po’ tardi, forse… ma possiamo comunque sempre provare a fare qualcosa.

  3. Ammetto che pur essendo preoccupato dalla cosa non ho mai seguito tutti i consigli che si danno di solito. Spengo le luci quando cambio stanza, vero, ma quando mi rado lascio scorrere l’acqua. Separo la spazzatura, ma non so molto bene come separarla in modo preciso (plastica, vetro, carta e umido è facile, ma le confezioni di tetrapak, per esempio? Sul pacco scrivono “smaltire secondo i regolamenti locali”… ma il comune di Milano non aiuta scrivendo “ecc.” negli elenchi per lo smaltimento).

    Faccio qualcosa? Voglio credere di sì. Faccio abbastanza? Credo di no. Il motivo principale è una certa pigrizia, lo ammetto. Forse proprio perché ancora non vivo il problema sulla mia pelle. Però potremmo trovarci nella classica situazione in cui “quando ne senti l’odore è troppo tardi”.

  4. Post doveroso che condivido al 100%. L’assenza di preoccupazione per il futuro è devastante, e rende l’intero dialogo politico equivalente ad un bambino che gioca con una pentola giocattolo nella cucina di un ristorante con la sala piena.

    Io non ho mai capito perchè essere di destra/conservatori automaticamente significa ignorare i cambiamenti climatici. In USA c’è Trump, in Italia c’è l’articolo risibile di Libero sulla neve a cortina.. È un allineamento costante che però non si spiega, vabbeh..

    L’unica cosa dell’articolo che non mi convince è l’accenno alla riduzione demografica. Che temo possa fare implodere la nostra società, e non sia sostenibile.

    • L’articolo sulla neve a Cortina me lo sono perso – ma immagino sia una cosa del tipo “ho appenamangiato un panino, quindi la fame nel mondo non esiste”.
      La destra e i conservatori negano il cambiamento climatico per le sue implicazioni economiche, prima di tutto, e perché l’ipotesi che si stia andando all’inferno in un secchio nega il paradigma della crescita continua che è alla base di un certo sistema economico e politico.

    • Oh, e riguardo alla riduzione demografica, ne ho parlato ieri con unmio contatto – non stiamo parlando di decimazione o di quel vecchio film, ZPG…
      Parliamo di modificare il nostro sistema politico e socialeper cui fare figli non sia più l’unico modo per una parte dellapopolazione di avere un “capitale”.
      È dimostrato che se alle donne, nei paesi in via di sviluppo, diamo una buona educazione, diritti solidi e buoni posti di lavoro, le nascite calano. Quella è la strada da percorrere.
      Per contro, ora vogliono premiare chi fa figli, qui da noi, per arginare l’avanzata degli “invasori” che “si riproducono più di noi.”
      Questo è suicida.
      la popolazione dovrà diminuire, in un modo o nell’altro – meglio pilotare il processo adeguando il nostro sistema, che lasciare che siano epidemie e carestie a fare il lavoro sporco.

      • Per i nostri paesi, puntare a una stabilità sembra più ragionevole. Ridurre la popolazione (alle condizioni tecnologiche attuali) mette un enorme stress sull’economia pubblica, che toglie risorse utilizzabili per altro – fra cui la lotta al cambiamento climatico. E il genere di abbassamento di popolazione che sarebbe necessario per fare una differenza significative è irrealistico da ottenere in tempi utili, a meno di una guerra nucleare (che forse è una politica un po’ estrema). Meglio avere le risorse economiche per affrontare i problemi e investire, e in quel senso, la stabilità demografica (immigrazione inclusa per carità) è molto meglio del calo.

  5. Mi sembra un po’ strano che da geologo/paleontologo però non consideri quanto, su larga scala, siamo in realtà ben al di sotto dei massimi/minimi vissuti e sopravvissuti dal pianeta e i suoi abitanti. Certo, oggi il cambiamento lo stiamo facendo avvenire molto velocemente, ma anche le maxi-eruzioni e gli asteroidi accadono all’improvviso e per ora non hanno mai vinto.

    Non sono un “climate change denier” (studiando geologia non potrei esserlo), ma nemmeno penso che le cose andranno davvero fuori controllo: il pianeta e le faune (quindi ancor di più gli umani) trovano sempre una via (semi-cit.). Quello che va fuori controllo, sicuramente, è la popolazione umana. E volevo parlarne, perché anche se forse dalla mia premessa sembri il contrario, trovo giusti tutti i punti esposti e d’accordo anche con le soluzioni. Il problema è che come me, come noi, sono d’accordo una grandissima maggioranza di persone in Occidente, ma una piccolissima minoranza di persone in Oriente e nel Sud del mondo, dove fra l’altro il problema della sovrappopolazione è ben più grande.
    Quello che succederà è che l’Occidente e il Nord “salveranno l’ambiente”, mentre l’Oriente e il Sud faranno tutti i loro porci comodi. Del resto stiamo parlando di popolazioni che solo da poco sono uscite da povertà assoluta, hanno “tutto il diritto” di “rifarsi” ora, no? Beh, il pianeta non guarderà in faccia nessuno: che le facciano loro o noi le porcate, le conseguenze saranno le stesse. Con la differenza che noi siamo molti meno, quindi il nostro impatto e molto minore.

    E una volta che scompariremo (perché con le demografiche attuali, scompariremo) noi grandi cultori della salvaguardia dell’ambiente (perché in confronto a Cina e India, ma anche Africa, siamo grandi cultori della salvaguardia dell’ambiente) crediamo davvero che loro saranno così accorti, nei confronti del pianeta?

    Sembrerò di quelli che fa discorsi di razza ariana o non, ma non è questione di razza: è questione di cultura. Dovremmo renderci conto che, nonostante la globalizzazione abbia fornito a tutti accesso al sapere mondiale, diverse culture nel mondo sono arrivate a diversi livelli, non dico di sviluppo, ma di interesse per alcune cose anziché altre, una di queste proprio la salvaguardia dell’ambiente.

    In Italia una donna su due di quelle con cui parlo dice “ma a questo mondo io un figlio non lo metterei manco morta, è una questione morale” – mentre nel sub-continente indiano è una questione morale non farne meno di cinque o sei. Non si possono ignorare queste cose. Certo, non sono scuse per non fare la nostra parte, ma dobbiamo anche pensare che, almeno per quanto riguarda la procreazione, dobbiamo pensare al futuro, si: al futuro della cultura occidentale, che include (oltre ad aver inventato) l’ambientalismo sia come filosofia, che come scienza, che come responsabilità morale/etica, che come obblighi legali. Muore la nostra cultura, muore l’ambientalismo. E non mi si dica che la nostra cultura non è a rischio, perché basta fare due conti semplici semplici.

    • Mi pare di aver detto che siamo una specie giovane.
      Avrei dovuto aggiungere anche che fin qui siamo anche stati una specie fortunata.
      E ovviamente non è la terra ad essere in pericolo, e neanche la vita. E forse neanche gli esseri umani.
      Ciò che è in pericolo è la nostra civiltà – e poiché a me non pare così orribile, come civiltà, mi piacerebbe che continuasse ad esistere e a migliorare.

      Sul discorso sud del mondo – si tratta ancora una volta di informazione.
      Io vivo nell’illusione che nessuna società scelga consapevolmente di suicidarsi – e credo che le persone informate possano cambiare le cose.
      La faccenda è questa: pare che sia impossibile godere dei vantaggi della rivoluzione industriale senza doverne percorrere la filogenesi: si parte col carbone e i motori a vapore, poi si passa alla benzina e a l motore a scoppio…
      I paesi in via di sviluppo potrebbero saltare i passi intermedi.
      Hanno una grande opportunità. Dovremmo dar loro una mano – converrebbe anche a noi, sia sul piano della sopravvivenza, che sul piano economico.
      I politici non lo stanno facendo – perché la politica non si preoccupa della preservazione dell’ambiente, ma solo della preservazione del sistema.
      Né i nostri, né i loro politici stanno facendo granché.
      È ora di cambiarli.
      Di far capire a chi li può cambiare che è ora di farlo.

      Certo, potremmo invaderli e sterminarli.
      Forse sarebbe più sbrigativo.
      Eliminiamo in un sol colpo il problema della sovrappopolazione e quello delle società emergenti ad alto impatto.
      Un bel taglio e via.
      Possiamo anche crearci l’alibi, che lo stiamo facendo per salvare il mondo.
      Perché la nostra è la cultura che mantiene in vita l’ambientalismo.

      E tuttavia, sul fatto che la cultura occidentale abbia inventato l’ambientalismo, ho qui un paio di testi taoisti vecchi di un migliaio di anni che sembrerebbero suggerire una storia diversa.

      • Beh, certo, mi riferivo all’ambientalismo moderno, ma è vero: le basi filosofiche le possono avere anche nei paesi che più “offendono” in questo campo.

        Si, il problema è politico. No, certo che non possiamo risolvere in nessuna maniera sbrigativa o violenta. Il problema è proprio che non ci sono soluzioni facili né veloci. E nel frattempo, mentre si crea e si implementa una soluzione intelligente e pervasiva, il problema della popolazione (e della distribuzione geografica del problema, soprattutto), sarà fuori controllo e molte culture scompariranno semplicemente perché soverchiate in numero.

        Credo anche io che ci sia bisogno di aiutare molto velocemente i paesi in via di sviluppo e aiutarli a passare direttamente a economie sostenibili e ambientaliste.
        Non credo sia impossibile. Ma non mi pare proprio che una soluzione anche solo parziale di questo problema sia non fare figli in Italia o in Europa. A meno che, ripeto, non siamo pronti a un’estinzione culturale che non sappiamo a cosa possa portare.

        Certo, si potrebbe dire che la cultura occidentale sia ormai una sorta di “zeitgeist” virtuale e inestinguibile, che anche quando effettivamente geneticamente non ci saremo più, sarà tramandato. Ma lo possiamo dare per certo? Io direi che sarebbe molto più sicuro fare sì che siano i nostri figli ad assicurarsene: è tramite i figli che abbiamo davvero il potere di tramandare una mentalità e una cultura positive.

        • Non possiamo essere certi di nulla.
          Se domattina esplodesse la caldera di Yellowstone, tutti inostri discorsi finirebbero in nulla.
          E sì, saranno i nostri figli a portare avanti il nostro lavoro.
          Ma noi, nel frattempo, diamoci da fare.

        • Il senso non è “non fare figli”, ma “farne di meno”: se ogni coppia facesse un solo figlio, ci vorrebbe comunque tempo per ridurre il numero di persone al mondo, dato che una generazione non sparisce con l’arrivo della successiva e viviamo a lungo, incidenti e malattie permettendo.
          E di certo non si può applicare il controllo delle nascite alla cinese, con donne costrette ad abortire anche all’ottavo mese il secondo figlio, se la famiglia non può pagare una multa.

          Un tempo si facevano molti figli per motivi vari (assicurarsi una discendenza nonostante incidenti, guerre e malattie; manovalanza; varie ed eventuali) ma oggi, in certi paesi, molti di quei motivi non hanno più ragione d’essere, non in paesi col nostro regime di vita. Per esempio, molti lavori hanno un grado di automatizzazione elevato, che rende superfluo un gran numero di persone e, in posti incasinati come il nostro, crea disoccupazione.

          Diciamo che il controllo delle nascite non si potrebbe certo applicare per legge, con incentivi e sanzioni, ma dovrebbe essere implementato culturalmente: non “non fare figli”, ma “fai figli responsabilmente”, diciamo 😉

      • La questione del salto dei passaggi intermedi è ampiamente applicabile su svariate questioni anche all’interno della “cultura occidentale”, che è tutto tranne che un monolite granitico. Certo, serve umiltà per smetterla di considerarsi un popoli di inventori (e evitare di passare i decenni a reinventare la ruota, per farla quadrata) e copiare da quelli bravi, là dove già operano e hanno raggiunto avanguardie interessanti. E’ uno scoglio contro il quale picchio la testa ogni volta che vado a proporre soluzioni innovative in ambito di mobilità sostenibile e vivibilità degli spazi urbani, ma in dieci anni ho visto cambiare diverse prospettive in merito e salire di parecchio il livello di informazione diffusa, al punto che i detrattori di certe pratiche appaiono sempre di più come trogloditi ai più. Seppure con scarsi risultati sul piano pratico, spesso perché tra i trogloditi tendiamo a ritrovarci persone investite di potere decisionale ad alti livelli.

      • Una volta create tecnologie, e sperimentate modalità di vita, a basso impatto ambientale, altri potranno farne uso. Quindi il beneficio per l’ambiente di un’Europa che abbassa drasticamente le emissioni ben superiore al solo calo del suo share. E anche se risultasse insufficiente… meglio fare la nostra parte che girarci i pollici e dare la colpa agli altri (indipendentemente dal fatto che sia giustificato, il problema è anche nostro, nessuno verrà a salvarci perché “non è colpa nostra”)

    • Infatti da Settimana del Pianeta Terra, dovremmo chiamarla Settimana del Stiamo a Murì Male.

      Perché verissimo ciò che dici, che qualunque cosa possiamo tirare al pianeta, il pianeta abbozzato e va avanti.
      Quello che non è vero è che la specie umana possa sempre abbozzare e tirare avanti.

      E di un pianeta popolato dai discendenti dei tardigradi e degli scarafaggi mi frega pochino. Ne preferisco uno popolato dai miei discendenti

  6. Piccola nota aggiuntiva: per chi proprio non può vivere senza carne, c’è un’enorme differenza di impatto ambientale fra diversi tipi di carne. Per dire, c’è più differenza fra manzo e pollo che fra pollo e dieta vegetariana IIRC. Tagliare il consumo di carne bovina avrebbe già un notevolissimo impatto positivo.

  7. Pingback: Un grado, forse due — strategie evolutive | Il Terzultimo Pianeta

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.