strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Le colpe degli altri

22 commenti

pointing-finger-1922074_960_720OK, una cosa veloce.

Secondo alcuni, il mio post di ieri colpevolizza i lettori.

Esattamente, sì. È un problema?

Perché le possibilità sono due.

Possibilità uno – state facendo qualcosa. Vi rendete conto che la situazione si sta deteriorando rapidamente e state cercando di fare qualcosa. Lo fate con le vostre scelte politiche o con le vostre scelte di vita quotidiana. Lo fate entro i limiti della vostre possibilità – che magari vuol dire fare un post su un blog. Magari vorreste fare di più, magari vi proponete di fare di più.
Perché sentirsi colpevoli, allora?

Possibilità due – non ve ne frega davvero niente, e non state facendo nulla, e il rumore che fanno quelli che si stanno dando da fare vi infastidisce.
Se vi sentite colpevoli, forse è un buon segno. Forse la cosa che vi urta davvero è sentirvelo dire, che siete parte del problema. Perché sapete di esserlo, un peso morto, e preferireste far finta di niente.
Vi sentite colpevolizzati?
Ottimo.
Welcome to the human race, come cantava Chrissie Hynde.

Forse la cosa che dà davvero fastidio è sentirsi dire che non si sta facendo nulla, mentre la nave affonda. È vedersi attribuire delle responsabilità che non sivogliono.
Perché io?
Perché gli scienziati non fanno qualcosa invece di rompere i coglioni?
Tanto è tutto inutile, le cose non cambiano.

Mi è stato anche detto che il mio post di ieri è di cattivo gusto.
Presumo – non ho approfondito – perché ho detto che i vostri figli e i vostri nipoti moriranno male.
Ma è la verità.
Se le cose andranno avanti così, i vostri figli e i vostri nipoti passeranno attraverso le stesse esperienze che tanti, già oggi, stanno vivendo. iente acqua da bere, niente cibo, malattie, violenza. E moriranno male. E noi dovremmo lavorare per evitarlo.
È di cattivo gusto ricordarvelo?
Chissà…

[e qui potrei metterci una foto con dei bambini denutriti e disidratati da qualche parte nel terzo mondo, ma sarebbe sensazionalistico e di cattivo gusto, vero?]

È curioso come il nocciolo della questione sembri essere che una percentuale piuttosto alta della popolazione non vuole sentirsi dire la verità.
Per evitare la verità farebbero qualsiasi cosa.
Qualsiasi cosa per non sentirsi in imbarazzo.

Li sto colpevolizzando?
E allora?

E per finire mi è stato detto che il mio post dipinge l’umanità come malvagia e oltre ogni speranza di redenzione, e destinata alle fiamme dell’inferno.
Il che è semplicemente stupido.
Se pensassi che gli esseri umani non sono in grado di fare cose straordinarie non sarei qui.
Guardando al nostro passato è abbastanza facile – se non si è completamente stupidi – vedere che abbiamo fatto fin qui una bella corsa.
Poche migliaia di anni or sono ci mangiavamo l’un l’altro, e la nostra aspettativa di vita era trent’anni.
Guerre, devastazioni, atrocità?
Certo. A carrettate. Parte della nostra idea di progresso è stata trovare maniere più efficienti per accopparci in massa.
Ma c’è stato anche altro. E ignorarlo o invalidarlo perché i nostri antenati erano persone peggiori di noi ai nostri occhi non è una risposta.

Forse il problema è che fin qui abbiamo celebrato i guerrieri e non i pensatori.
Abbiamo innalzato più monumenti a chi ha ucciso che a chi ha salvato delle vite.
Ma ce ne rendiamo conto, e possiamo cambiare.
Lo abbiamo fatto.
Siamo una specie giovane, stiamo imparando.
Il registro dimostra che siamo migliorati, e abbiamo risolto dei problemi. Generandone altri, complicando le cose, rendendo la partita più difficile.
Ma chi è stato seduto a lamentarsi perché lo colpevolizzavano, godendosi intanto i frutti del lavoro altrui, dei rischi corsi da altri, dovrebbe avere il buongusto di tacere.

E non dubito che ci sia chi, ogni giorno, per il proprio personale interesse, non manca di ricordarvi che siete solo delle fottute scimmie, prede dei vostri istinti e

Tanto le persone sono così e non le puoi cambiare.

Ma non è vero.
Fatevene una ragione.
Niente più giustificazioni e alibi.
Siamo Homo sapiens sapiens, comportiamoci come tali.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

22 thoughts on “Le colpe degli altri

  1. “Mi è stato anche detto che il mio post di ieri è di cattivo gusto.
    Presumo – non ho approfondito – perché ho detto che i vostri figli e i vostri nipoti moriranno male.
    Ma è la verità.”

    Da padre posso dire che il tuo post di ieri ha picchiato duro. Dove fa male. E ti ringrazio, come dovrebbero fare in tanti. Perché una cosa è sapere del problema, un’altra è vedersi sbattere in faccia le conseguenze. Che impatteranno sulla vita già abbastanza difficile di mia figlia. Fortunella lei…

  2. Ho 46 anni, non ho voluto figli anche perché ho ben presente che tipo di mondo gli abbiamo confezionato, ho comprato un terreno di 4000 mq e ci sto piantando alberi e arbusti per creare un’oasi ecologica coltivata, scrivo e professo di permacultura (una forma di ecologia coltivata nata negli anni settanta e che propone soluzioni pratiche per rigenerare il rapporto fra umani e natura, privilegiando la seconda perché non c’è più tempo… Mi sono rotto le scatole di chi si offende se gli si ricorda che siamo nel pieno della sesta estinzione di massa a causa del nostro stile di vita fondato sul paradigma della crescita ad oltranza. Il nazismo non è stato combattuto con le buone maniere, che io ricordi… e questo putiferio, sebbene moralmente più mimetico, è sul piano pratico perfino più esiziale. Chi oggi si oppone o protesta od offende la sensibilità di lor signori anime desensibilizzate, per quanto mi riguarda è un partigiano e un giorno, mi auguro, sarà annoverato fra i giusti.
    Sempre che ci sia, quel giorno.

    • L’offesa è diventata un’arma per delegittimare qualunque discussione.
      ma così i problemi non si risolvono.
      I però credo si risolveranno.
      E conosco la permacultura – credo di averci fatto anche dei post, e persino una conferenza, anni addietro. Sbagliarono a scrivere il mio nome sul giornale, quando la annunciarono.

  3. Io pianifico di nascondermi al fresco nel tunnel del Brennero.

    Una cosa che credo si sottovaluti (specie in questi tempi di anti-intellettualismo al potere) è il rigetto causato dalla gravità della situazione.

    Introiettare le conseguenze e le implicazioni di ciò che si sta dicendo ha un impatto devastante. Non si parla di masticare 10 volte per parte e ricordarsi di spazzolare i denti per 3 minuti. Si tratta di accettare di mettere in discussione il nostro stile di vita ad un livello fondamentale, e si tratta di accettare che se non si fa le conseguenze saranno di quelle che di solito si vedono nei film di fantascienza. La gente non vuole accettare l’idea che non esista uno scenario indolore, che non ci sia un’uscita facile.

    E questo mi rende convinto che se ne usciremo sarà perchè ad un certo punto qualcuno si inventerà veramente un’energia pulita e abbondante, un condizionatore atmosferico e le auto volanti alimentate ad immondizia, e perchè gli stessi poli di potere che oggi si sostentano con le attività che comportano il declino del pianeta sceglieranno la sopravvivenza al guadagno (magari mettendosi in posizione tale da poter lucrare anche sulla “salvezza”). Un po’ come è sempre successo da una parte saranno le nostre menti migliori a tirarci fuori dai guai, e dall’altra è più facile che il carnefice si fermi da solo prima che gli agnelli si decidano a provare a fermarlo. Non so cosa dica questo dell’Homo Sapiens Sapiens come collettivo, però.

    • Collettivamente siamo una buona squadra – il che mi porta a pensare che o le persone meglio sono più di quanto si pensi, o davvero la maggioranza di pesi morti alla fine è ininfluente.
      Ma parliamo a livello di specie, non di comunità o di individui.

    • Ho il sospetto che confidare nel salvataggio da parte di una soluzione tecnologica miracolosa sia una forma di pensiero magico. Il pensiero magico tipico di una società tecnologica. I Maya hanno pagato caro questo tipo di autoindulgenza.

      • Il pensiero magico consiste nel pensare che ci sia una sola soluzione.
        Non sarà la tecnologia a salvarci.
        Non sarà la politica a salvarci.
        Non sarà l’impegno dei singoli a salvarci.
        Questi elementi devono lavorare insieme.

        • Ecco, sono d’accordo. Lo sforzo sarà collettivo, però a me la parte che spaventa di più è la chiamata alle armi delle masse. Non voglio farne un discorso politico, però ci sono segnali preoccupanti sul fronte del livello di consapevolezza delle masse.

          Al massimo posso cinicamente pensare che le masse verranno manipolate e indirizzate in una direzione “nobile”, però non vedo una consapevolezza diffusa, una voglia di affrontare le cose per quello che sono – sgradevoli, difficili, anche semplicemente epiche. Vedo una grandissima voglia di placida mediocrità. Spero di sbagliare.

          • Il livello di consapevolezza delle mase è l’elemento critico – per questo è necessario fare informazione corretta.
            Invece per ora ci si appella al miniumo comun denominatore – è la ricetta per il disastro.

  4. I permacultori sono a volte dei pasticcioni orripilanti…

  5. La percentuale di sapiens sapiens sul numero di bipedi dotati di telefonino sospetto non sia poi così elevata e, no, questa non è una battuta.

  6. Ho girato cinque anni il mondo come steward di volo, vedendo le realtà di molti paesi che non mi sarei mai sognato di visitare.
    Il mio commento al post precedente deriva da questo contesto. E qui voglio riproporre lo stesso discorso, ma diversamente: “collettivamente siamo una buona squadra” si, chi esattamente? Dopo tutto quello che ho visto non posso di certo dire che è la nostra specie a essere collettivamente una buona squadra. Sono solo certe culture. Altre, collettivamente, sono una pessima squadra, che rema solo contro. Certo, sarà anche colpa nostra in senso storico, ma oggi, nel presente? Ho letto che dicevi in un commento che con un buon sistema attorno anche nei paesi in via di sviluppo si fanno meno figli. Bene, ma chi glie lo impone, questo sistema? Perché “in libertà” non l’hanno né creato né implementato.

    • È indubbio che ci siano culture autodistruttive – e che ci siano elementi autodistruttivi in ogni cultura.
      Anche nella nostra, o non staremmo qui a fare questi discorsi.
      E credo che alla fine a “imporre” questo shift sarà la necessità di sopravvivere.
      È così che noi ci siamo arrivati – ci siamo ammazzati per secoli per motivi di una futilità inimmaginabile… beh, futilità per noi che siamo sopravvissuti.
      Ciò che cambia, rispetto al passato, è che ora siamo tutti davvero nella stessa barca.
      Lasciar morire chi rema contro non è una soluzione.
      E d’altra parte, puntare il dito contro chi rema contro è OK fintanto che non diventa una scusa per non far nulla, un “perché io sì mentre loro…?”
      Poi ripeto, possiamo entrare con le armni e ucciderli tutti.
      O prendere il potere nelle loro terre e imporre loro il nostro stile di vita e la nostra cultura e lanostra visione del mondo, che è ovviamente l’unica giusta.
      Sterminarli costa meno, conquistarli è vantaggioso a lungo termine.
      Entrambe le opzioni, storicamente, sono state testate e non sono servite a granché.

  7. Bella coppia di post; tuttavia, non ho capito una cosa. Avendo letto il thread precedente, mi chiedo da dove vengano queste accuse di colpevolizzare i lettori ecc. ecc., perché lì non ve ne era nessuna. Da Facebook?

    Secondo elemento: credo che l’incapacità di accettare la non-esistenza di una soluzione indolore derivi da un secolo di messaggi pubblicitari iper-semplificati e volti a rassicurare il pubblico, fino a trasformare i cittadini in consumatori; e consumatore è sinonimo di imbecille.

  8. “Il che è semplicemente stupido.”
    “se non si è completamente stupidi”

    Dare implicitamente del coglione al proprio interlocutore non è il modo migliore per predisporlo a recepire un messaggio e a mettersi in discussione soprattutto se:

    A. non viene fatto con ironia e leggerezza ma con una buona dose di aggressività (e suppongo varie sfumature di frustrazione);

    B. se viene fatto da qualcuno che non ha l’autorevolezza per farlo ma se la crede un po’ troppo.

    Questo se non si è completametne stupidi, ma non è il nostro caso, vero? Noi lo sappiamo che quando si scrive conta quello che scrivi ma conta anche, e tanto, COME lo scrivi.

    Il post di ieri era un gran bel post nei contenuti, faceva abbastanza cagare nell’impostazione. Hai sminchiato un bel messaggio, capita, ti è stato fatto notare, come dicono Roma “stacce” e smettila di frignare che la gente non capisce un cazzo, ci fai solo la figura di quello che cerca le pugnette della sua fanbase.

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