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Notizie dalla Frontiera

13 commenti

Devo ammettere che Tales from the Frontier non è il massimo, come titolo, ma considerando come la serie ha preso forma in maniera storta e spontanea, credo sia OK seguire il flusso e vedere dove andiamo a finire. Se non altro, l’etichetta descrive esattamente il contenuto della scatola.

tales from the frontier title splash

Ricapitolando…
L’ambientazione prese forma in un test di scrittura fatto per entrare come collaboratore su un manuale per un gioco di ruolo. Avevo un numero limitato di parole per dare un po’ di colore locale e di ambientazione. Mi immaginai perciò un’area montuosa al confine fra quasi-l’India-Mughal e non-proprio-la Cina-dei Tang, e andai avanti da lì.
patreon_iconDa quel brano di 500 parole venne fuori la prima storia della Frontiera, The Demoness with White Hair, che scrissi in inglese e condivisi coi miei supporter su Patreon.
Ne preparai anche una versione italiana per i miei supporter italiani.
E gli piacque – sia in italiano che in inglese.

Poi scrissi una seconda storia della Frontiera, The Last House of the Valley come esperimento di scrittura online inun’unica seduta – la scrissi in italiano, e il mio amico Hell fece l’editing, e poi la tradussi anche in inglese, e la condivisi nuovamente coi miei supporter della Five Bucks Brigade1.
E gli piacque anche questa.

Perciò a questo punto avevo fra le mani una vera e propria serie.
Tanto valeva darle unnome, e poi cominciare a lavorarci seriamente…

E qui sorge il problema – i racconti di Tales from the Frontier sono eccentrici e improvvisati e sono la cosa più vicina al fare del jazz che mi capiti di fare. E vorrei che restassero tali.
Perché aiuta a mantenerli freschi.
Mi impongo un limite di tempo – che automaticamente impone una lunghezza – trovo un tema o un’idea, e poi parto.
Perciò, OK, seriamente, ma senza prendersi sul serio.1058017
Lasc iare che rimanga una vacanza, un esercizio, qualcosa di speciale.

E così adesso ho una terza storia – che si chiama  The Waterfall’s Wife, e che condividerò coi miei supporter su Patreon… domani, probabilmente.
Come dicevo, proprio una serie in via di sviluppo.

Mi hanno anche detto che dovrei curare un po’ di più la confezione. Fare delle mie storie per i miei patrons una specie di ‘zine.
Ci sto lavorando, ma ricordatevi che sono graficamente negato.

Comunque sia, pare ce la Frontiera abbia altre storie da raccontare.
E questo mi rende felice.
Speriamo renda felici anche i miei supporter.
Perché è bello essere mie supporter su Patreon.


  1. si tratta della stessa storia che venne cancellata da un “anonimo” che abusò dei suoiprivilegi come ospite del nostro evento. Una reazione classica da parte di chi nonha capacità creative. È molto più facile cancellare che scrivere o editare un testo. 

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

13 thoughts on “Notizie dalla Frontiera

  1. Accolgo con grande gioia la notizia! È bello essere tuoi supporter su Patreon. 😁✊

  2. Applausi! E’ bello fare cose seriamente senza prendersi sul serio. Buon proseguimento!

  3. Il supporter gradisce. Sulla confezione, cosa intendi? La copertina? L’impaginazione? Per la prima visto che è una serie credo basti scegliere un font fisso, e un’immagine anche fotografica: l’ambientazione dovrebbe fornire materiale vario anche libero. Per l’impaginazione, senza troppe pretese una volta definita una gabbia su scribus non è poi questo gran lavoro. Se hai qualche idea di base e ti va posso provare a abbozzare qualcosa. Come ho detto più volte, hope&glory è un piacere da stampare e mettere in libreria. Senza arrivare a quei livelli, una serie di libercoli stampati sulla base di pdf confezionati secondo uno standard non sarebbero poi male.

  4. Per dire, asteria ha un format (almeno per le cover), e funziona piuttosto bene.

    • Ci sto cincischiando ora – ho appena finio di rivedere la versione in inglese del racconto.
      Non vorrei fare nulla di esagerato, e francamente òa cosa della confezione mi è stata detta paro-paro, e io son qui che ci penso e mi dico, mah…
      Farò un esperimento e vediamo come risponde il pubblico.

      • risponde bene. un bel passo avanti con due semplici immagini e un font più leggibile. mi ci son messo a cincischiare pure io, tanto per far pratica con scribus. ho abbozzato una gabbia dove tirare dentro il testo e con pochi aggiustamenti e poco lavoro renderlo uniforme. messe le due immagini in vettoriale, e sfruttata l’ultima e un font simile a quello dell’immagine di questo post per la copertina
        tra oggi e domani mi ci metto di nuovo, me li stampo in A5 da cucire, e vedo cosa ne esce.
        poi magari leggo anche il terzo racconto, che in tutto questo impaginare tra una pausa di lavoro e l’altra ancora non ho cominciato 🙂

        • Ecco, prima di tutto grazie.
          E poi per la parte stampata, diciamo che quando avrò una decina di storie mi metterò al lavoro per farne un volume cartaceo. Ma ci vuole ancora tempo.

          • meno male, perché è anche l’ora di smetterla di spillarmi tutti ‘sti soldi tutti assieme 😀
            per ora mi ritengo soddisfatto dei singoli racconti. se riesco stasera cucio i volumetti, non sono usciti niente male.
            posso chiederti per curiosità con cosa impagini i pdf? in un copia e incolla tutte le ” sono diventate È

  5. “Tales from the borderland” suonerebbe meglio ma c’han già pensato mi sa xD

    • Ho considerato sia Border che Borderland, ma poi – a parte il fatto che sono cose già sentite – ho pensato alla North Western Frontier dell’India coloniale, e mi è parso una buona idea visto che è in tema con il setting.

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