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ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Il 20 di Dicembre

2 commenti

È atato annnciato ufficialmente che il crowdfunding per l’edizione italiana di Hope & Glory, il mio setting steampulp per Savage Worlds, partirà il 20 di Dicembre. Prima di allora ci saranno altri annunci, ci saranno cosa de vadere online a da scaricare, e come promesso altrove, racconterò qui, a puntate, che effetto fa essere parte di un progetto come questo, e vedere il proprio lavoro affrontare unaprova del fuoco come il crowdfunding.

E poiché da qualche parte bisogna cominciare, cominciamo da qui: Hope & Glory risponde a due mie personali esigenze, una molto frivola, ed una molto seria.

L’esigenza frivola è questa – ero (e sono ancora) stanco dello steampunk monocromatico, a base di corsetti, cappelli a cilindro ed occhialoni, col solito braccio meccanico d’ottone.
Volevo qualcosa di diverso. Di colorato, di esotico.
Se la forma deve prevalere sulla sostanza, allora che la forma sia per lo meno nuova ed eccitante.
Perché non sostituire i corsetti con dei saree, i cappelli a cilindro con dei turbanti? In fondo, l’inghilterra vittoriana era ciò che era grazie all’Impero, e il gioiello nella corona imperiale era, dopotutto, l’India.
Il Raj.
Un’idea frivola, come dicevo.

Cosplayer, prendete nota.

L’esigenza seria è questa – ero stanco (e lo sono ancora) di sentir definire, da una certa fetta di appassionati di fantascienza, lo steampunk un genere reazionario, popolato di nostalgie imperiali  e di uomini bianchi che salvano i poveri nativi, e portano loro la civiltà.
O, in alternativa, la ricerca, da parte di quelle stesse persone, di una narrativa steampunk fatta per stigmatizzare le brutture dell’epoca coloniale e gli orrori della rivoluzione industriale (e di questa, ammettiamolo, non ce n’é molta incircolazione). In tutta franchezza, se voglio conoscere il lato peggiore del 19° secolo, ci sono ottimi testi di storia.
E io sono, fondamentalmente, un ottimista.
Volevo e voglio sostanza, e che la sostanza sia nuova ed eccitante quanto la forma.

Solo un ottimista viaggerebbe su una Monoruota Goventosa.

La narrativa d’immaginazione è un laboratorio per sperimentare idee.
Cosa sarebbe successo se…

Ho letto abbastanza sui vittoriani, e sulla storia coloniale, e sulla storia dell’Asia e dell’India, per sapere che davvero il lastrico dell’inferno è fatto di buone intenzioni. E le buone intenzioni c’erano, e c’erano idee, e progetti, e ipotesi, e persone. Ma tutto venne travolto, e le persone diedero il loro peggio.

Cosa sarebbe successo se le persone avessero dato il meglio?

Da qui l’idea di creare un nuovo mondo coraggioso davvero coraggioso, e davvero nuovo, e nel quale l’umanità possa dare il meglio.
Hope & Glory.

Certo, per creare questo mondo sono serviti tre anni, una montagna di libri, un paio di corsi universitari, centinaia di pagine di appunti, la competenza tecnica di Umberto Pignatelli che ha tradotto in numeri le mie farneticazioni, e il supporto di un team agguerrito e instancabile.

Ed è stato necessario resettare il sistema e riavviarlo, ed eliminare due terzi dell’umanità, e devastare strada facendo metà del globo.
Non si può fare la frittata senza rompere le uova.
Ma è per questo che esiste la narrativa d’immaginazione, giusto?
Per rompere le uova col pensiero. 

Fine della prima puntata – prossimamente, qualcosa sui contenuti, e sugli sviluppi del lavoro sul crowdfunding.
Restate sintonizzati.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

2 thoughts on “Il 20 di Dicembre

  1. A prescindere dalle distruzioni (che non mancano mai anche nella realtà, purtropppo) la tua visone mi affascina… Non penso di giocare, ma seguirò le puntate con attenzione…. Ad maiora!

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