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Ma è steampunk?

4 commenti

Continuiamo col diario di questo crowdfunding per Hope & Glory, mentre la data del lancio si avvicina inesorabile.
È davvero steampunk, Hope & Glory?
La prima volta che mi sono sentito chiedere in che modo Hope & Glory sarebbe steampunk è stato nel 2016, in una diretta con Lucca, dove si trovavano Gionata dal Farra di GGStudio (alias, l’editore) e Angelo Montanini (alias, l’artista), che aveva creato i bozzetti dei costumi per alcune delle culture presenti nel mondo di gioco.

Ma dove sarebbe l’elemento steam in tutto questo?

Perché è vero, la prima cosa della quale mi pare il caso di parlare, quando parlo di Hope & Glory, è la varietà culturale del setting: c’è il Raj Anglo-Indiano scaturito dalla fusione di cultura vittoriana e cultura indiana; c’è la Cina dei Taiping con la sua polizia psichica ela sua teocrazia pseudo-cristiana; c’è la Russia nella quale la popolazione si sta inesorabilmente separando in Eloi e Morlock; c’è la Federazione Africana che ha buttato i colonialisti fuori a calci e si è trovata un posto fra le Grandi Potenze.
E ci sono i giapponesi della Repubblica di Iezo che combattono contro i kaiju. Perché io valgo.

Ma dove sarebbe l’elemento steam in tutto questo?

E quindi di solito a questo punto si mette giù una bella lista di elementi tipicamente retrofuturistici presenti in Hope & Glory.
Le aeronavi, ad esempio.
Le macchine differenziali di Babbage.
Le motociclette monoruota.
Le macchine a vapore.
Gli automi e le protesi a orologeria.

Uno dei problemi fondamentali della narrativa steampunk è giustificare il motivo per cui questa gente utilizza tecnologie vittoriane.

Beh, che diamine, è l’epoca vittoriana! E ci sono le aeronavi e le protesi meccaniche!

A me non piace, “Perché sì.”

“Come ben sai, Archibald, nel 1812 il professor Ballonet sviluppò la formula dell’unobtanio, e per questo motivo, ottant’anni dopo, ci sono i dirigibili e le donne portano il corsetto di fuori, e ci appiccicano degli ingranaggi…”

Per me ci deve essere un buon motivo per cui la tecnologia si è sviluppata e si sta sviluppando in certe direzioni e non in altre.
Lo steampunk non può essere solo un’estetica.
OK, grande balzo in avanti tecnologico, nuove invenzioni, motori a vapore più efficienti… perché?
Dove sono la radio, il motore a scoppio, il petrolio e le materie plastiche…?

Con Hope & Glory è stato semplice – la Catastrofe ha resettato la civiltà a metà ‘800, e nella successiva emergenza (sociale, politica, ambientale), è stato necessario adattarsi con quel che c’era per provare a metterci una pezza. I cento anni successivi hanno portato a degli sviluppi obbligati.

L’India ha una notevole tradizione matematica. È plausibile che l’incontro fra la matematica indiana e i lavori di Babbage e Lovelace porti a uno sviluppo delle macchine differenziali; che sono utili, perché fanno il lavoro di persone che così possono occuparsi d’altro, in un mondo improvvisamente sottopopolato.
I motori a vapore ed i motori Stirling esistono – è più facile modificare e migliorare quelli che inventarne dei nuovi di sana pianta. E chissà che fine ha fatto Benz, con l’Europa sotto a trenta metri di ghiaccio.
E in un mondo in cui gli oceani sono resi impraticabili da fenomeni atmosferici anomali, perché non adottare delle mongolfiere, e dei dirigibili, nelle aree di relativa quiete dell’emisfero meridionale?
E in Russia, come non pensare a Barchenko ed ai suoi dementi esperimenti chimici di miglioramento dell’essere umano? Esiste forse qualcosa di più vittoriano, della droga miracolosa che rende l’uomo un mostro?

E così via, in un gioco a incastro, saccheggiando dove possibile la fantascienza dell’epoca – Wells, Verne, Griffith, Conan Doyle, Kipling – e cercando di restare coerenti. Prendersi un secolo, e immaginare gli sviluppi obbligati di alcune tecnologie e alcune idee durante quei cento anni, all’interno dei vincoli del mondo – la geografia, il clima, la società.

Perché alla fine, lo steampunk è fantascienza vittoriana – e Hope & Glory è un gioco di fantascienza. Ma abbiamo barato, ed è per questo che ci sono animali preistorici e creature del piano astrale – perché per i vittoriani quelle erano possibilità che rientravano comunque nell’ambito scientifico.
Ma di faune quaternarie e fenomeni psichici parleremo magari un’altra volta.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

4 thoughts on “Ma è steampunk?

  1. Temo che finirò per comprarlo, solo per leggere i manuali… e sì che sono in bollettta… Ciao , Davide malandrino!

  2. Ci farò su un pensiero…. Ciao!

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