strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

L’impronta delle pecore neozelandesi

6 commenti

OK, avevo detto che vi avrei raccontato la storia delle pecore neozelandesi, e proprio poche ore or sono mi è stata offerta una eccellente opportunità per farlo: un mio contatto via facebook mi ha passato, tramite messaggio privato, un link anonimo. Cliccato il quale non sono arrivato, come pare possa talvolta accadere, a un sito russo che vende armi e stupefacenti o sul blog indonesiano di una casa di malaffare.
No, mi sono invece ritrovato su una pagina facebook legata a un partito politico italiano dell’attuale coalizione di governo, dove sotto alla solita foto dell’Amato Leader con sorriso a settantotto denti, faceva bella mostra di sé questo status.

Ora, la faccenda dei codici a barre è interessante, perché le prime tre cifre in effetti sono un identificativo nazionale, ma riguardano la sede legale dell’azienda, non l’origine o il luogo di manifattura e confezionamento dei prodotti.
L’azienda è italiana, non necessariamente il prodotto.
E non si tratta di una differenza da poco: posso tranquillamente far cucire palloni a schiavi bambini malesi, e se la mia azienda ha sede in Italia, il codice a barre conterrà un 800. Posso far pescare pangasi su qualche affluente inquinato de Mekong usando il tritolo, e se la mia azienda è italiana il codice a barre non vi dirà nulla dell’acqua satura di solventi, del fango ricco in cromo e cadmio, delle esplosioni.

Certo, acquistando solo prodotti con il codice a barre 800/839, dovremmo essere relativamente sicuri che quelle aziende verseranno le loro tasse in Italia – ma a parte quello, non abbiamo alcuna garanzia sulla provenienza, sulla qualità, sull’eticità del prodotto. Non è neanche detto che impieghino lavoratori italiani, queste aziende – in Italia potrebbero avere un semplice fermoposta come sede legale.

Ma è anche meglio di così, ed è qui che entrano in gioco gli agnelloni neozelandesi – che sono poi ciò si cui avevo voglia di parlare, perché la strada per l’inferno è pavimentata di buone intenzioni.

Con aglio e rosmarino…

La Gran Bretagna è uno dei maggiori consumatori in Europa di carne di agnello e montone, ed alcuni anni addietro venne lanciata una campagna per la promozione dell’agnello a chilometri zero. Che poi voleva dire essenzialmente in Irlanda. Carne sana, prodotta a casa nostra, con un impatto ambientale minimo grazie alla filiera ridotta ed al trasporto a breve distanza.
Solo che non è così.
Il maggior produttore al mondo di carne di agnello e montone per esportazione è la Nuova Zelanda – con un rapporto procapite di sette pecore per ogni essere umano.
Ora, ai vecchi tempi le pecore a testa, in Nuova Zelanda, erano 20.
E non sto a dirvi le battute che gli facevano, ai neozelandesi.

Ma negli ultimi anni gli allevatori hanno attuato una serie di modifiche al loro sistema di allevamento, mirate ad aumentare la qualità del prodotto riducendone l’impatto ambientale, fino a rendere la produzione sostenibile.
E allo stato attuale, non solo la carne di agnello o di montone neozelandese è di miglior qualità, e costa meno, di quella prodotta in Europa, ma anche considerando il trasporto, ha comunque un impatto ambientale decisamente minore.
Un esempio da manuale – ed in effetti citato nei manuali – di come il “pensare globalmente, agire localmente” sia un’ottima idea, ma ci si debba sempre informare.

A  questo punto infatti, la scelta diventa: sostenere il mercato nazionale, o il mercato ecosostenibile?
Ed entrambe le scelte sono lecite – ma sarebbe bello scegliere per i motivi giusti, e non per quelli sbagliati: se voglio favorire gli allevatori locali, comprerò agnello locale, consapevole del fatto che si tratta di prodotti cari e di bassa qualità, che danneggiano l’ambiente. Però chissà, garantendo loro maggiori introiti, magari gli allevatori locali adegueranno i loro allevamenti. Altrimenti, no problemo, compro neozelandese.

L’importante è conoscere le ragioni di ciò che si fa.
E le conseguenze.

Che è un po’ il problema del messaggio su cui sono inciampato seguendo quel link anonimo: ci importa che paghino le tasse qui da noi o che siano aziende che rispettano tanto il pubblico che i dipendenti e magari, perché no, anche l’ambiente?
Qual è la nostra motivazione, cosa vogliamo ottenere?
Perché se è la seconda, ahimé, il codice a barre non serve.
Però via, con Buy American Ronald Reagan spinse la propria campagna elettorale, perché non farlo anche noi?
Perché alla fine è quello – non informazione ai consumatori, ma propaganda politica.

PS: mandarmi link anonimi verso messaggi di propaganda politica che oltretutto contengono informazioni errate o tendenziose è un ottimo sistema per farsi bloccare.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

6 thoughts on “L’impronta delle pecore neozelandesi

  1. “Perché alla fine è quello – non informazione ai consumatori, ma propaganda politica.”

    Questo.
    Il succo è tutto lì.
    La stragrande maggioranza delle persone non ha idea di cosa significa KM0 ne di cosa significa ecosostenibilità o impatto ambientale, interessa solo la propaganda di bassa qualità
    un po’ come i vegani in fondo.

  2. Grazie, Davide. Come sempre.

  3. Piccolo pet peeve addizionale – i sostenitori del “compra italiano”, poi sono orgogliosi dell’export made in italy e oltraggiati all’idea che paesi stranieri boicottino volontariamente le nostre merci. Che se lo facessimo in massa noi, è legittimo aspettarsi lo farebbero tutti. E per un paese esportatore netto, non mi sembra l’idea della vita…

    • Come sempre, anche per queste smanie protezionistiche, si tratta di quelle idee semplici che, nella loro semplicità, causano una quantità di problemi. Perché il mondo non è proprio semplice.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.