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La leggenda del Calice Nero

4 commenti

La settimana passata ho recuperato uno dei miei libri di emergenza, ed ho trascorso un po’ di notti a leggermi The Chalice, di Phil Rickman, un thriller sovrannaturale ambientato a Glastonbury e nella campagna circostante.

Sono un fan di Rickman da quando lessi, durante il servizio militare, The Man in the Moss, che voglio rileggere prossimamente perché son passati venticinque anni e voglio vedere come ha retto. Oggi il lavoro di Rickman viene spesso schedato come folk horror o rural horror, e può anche starci – l’autore, che ha un passato nel campo della musica, conosce molto bene il foilklore e la storia minuta di quei settori di territorio, fra Inghilterra, Scozia er Galles, in cui va ad ambientare le proprie storie.

Ambientato a Glastombury negli anni del dopo-Thatcher e del New Labour, The Chalice riesce a costruire una vicenda a più voci, ed a mostrare un attacco coordinato da parte delle forze del male a quella che è considerata la città più mistica della Gran Bretagna, e probabilmente d’Europa.
Mentre la comunità si spacca fra residenti esasperati e la comunità new age, una manciata di personaggi devono cercare di capire cosa stia succedendo, e riuscire a sopravvivere e, possibilmente, a reagire.

C’è Diane, figlia disconosciuta del nobilastro locale, che da bambina era accudita da una tata fantasma; c’è Verity, che da decenni accudisce una casa infestata grazie al fatto di non avere il dono e quindi di essere incapace di vedere gli spettri; c’è Joe Powys, autore di saggi sul folklore e sulla magia, che non ci crede più; così come non ci crede Juanita Carey, che gestisce una libreria che vende libri sull’occulto. E non ci crede Sam Daniel, che fa il tipografo e nel tempo libero va a sabotare le cacce alla volpe dell’aristocrazia.
E tutto potrebbe anche solo essere una questione di creare un nuovo svincolo autostradale – ma questo non significherebbe forse andare a interferire conle linee energetiche che attraversano la campagna inglese?

Rickman, del qale credo di aver già scritto in passato, è un eccellente intrattenitore.
Va a ripescare Dion Fortune e John Cowper Powys, colossi della letteratura dell’occulto, il coinvolgimento dei servizi segreti con il sovrannaturale, le ley lines e le leggende del Graal e la storia di Glastonbury, sorta di Lourdes neopagana nella campagna britannica. E nel costruire la sua vicenda, popolata di apparizioni orribili e di morti orrende, e nell’intessere una cospirazione lunga un secolo che mira a corrompere il polo positivo della città, Rickman offre anche un ritratto straordinariamente vivido e credibile di una piccola comunità di provincia, con le sue piccole guerre, le rivalità, la politica da bar (o da pub, visto il setting), i pettegolezzi e la brutalità casuale della vita in campagna.

Da quei giorni all’aeroporto di Cameri, per me Phil Rickman è un po’ un modello, o un’aspirazione – uno di quei rari (rari?) scrittori che mi fanno dire ecco, io voglio scrivere così, voglio scrivere questo genere di storie, con questo livello di attenzione ai luoghi, alle persone, alla vita reale.
Non che ci sia mai riuscito, ovviamente, ma come dicevano i Blondie sognare è gratis.
E nel leggere The Chalice ho ritrovato tantissimi elementi che ho potuto osservare, conoscere e subire qui nella campagna piemontese – quasi a sottolineare come tutte le province siano alla fine provinciali allo stesso modo, ed avvelenate dalle stesse dinamiche sociali.
E come scrivevo altrove, naturalmente anche noi qui nel Nordovest abbiamo la nostra abbazia dedicata a San Michele, le nostre luci nel cielo, la nostra città infestata di spettri e popolare fra mistici e occultisti assortiti, con la sua storia occulta ed i suoi personaggi topici. Abbiamo anche noi il nostro Graal, con corteggio assortito di templari e massoni, e non mancano le storie sul Calice Nero.
Persino la contrapposizione fra i fautori dello svincolo ed i loro oppositori nel romanzo ricorda dinamiche osservate sul campo in questi paraggi, per ferrovie, discariche, chioschi…
C’è di che pensare.

Qualora vi interessassee, The Chalice si trova in ebook su Amazon a circa un euro, come buona parte del catalogo stand-alone di Rickman, e si legge in un amen. Tutta l’opera dell’autore è ampiamente disponibile in ebook, e vale ogni centesimo. I romanzi del chilometrico ciclo di Merrily Watkins sono più orientati al poliziesco – pur con elementi insoliti – e curiosamente costano più cari, mentre gli stand-alone sono di solito degli allegri ottovolanti orrifici. Una lettura consigliata agli orfani di James Herbert – per quanto Rickman sia più raffinato – e per coloro che sono stufi di rileggersi il solito King.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

4 thoughts on “La leggenda del Calice Nero

  1. Premesso che questo è un altro che devo leggere (e avanti così l’unica soluzione sarà smettere di seguire questo blog), una domanda: tu hai mai letto Hellblazer? Non le pu*****te recenti e non i film, dico quello vero, quello di Alan Moore. Perché se non lo hai letto è giunto per te il tempo di procurartelo (non so come, perché per vie legali non è facile, ma sono sicura che sarai in grado). Se invece lo hai letto… sbaglio a cogliere delle analogie con questo?
    (Ma è molto horror? A me l’horror fa paura. Posso leggerlo o resto traumatizzata?)

    • Sì, ho qui sullo scaffale un po’ di volumi del vecchio Hellblazer, quando John Constantine assomigliava ancora a Billy Idol.
      E comunque no, il lavoro di Rickman non assomiglia a Hellblazer per un sacco di motivi – a cominciare dal fatto che le storie di Rickman di solito trattano di persone normali che si confrontano con eventi paranormali.
      E noncredo ci sia da restare traumatizzati a leggerlo, è comunque piuttosto elegante – anche le scene più efferate sono comunque gestite con un certo buon gusto. Rickman è (anche) un ottimo giallista, e il taglio è quello.

      • Hellraiser me lo ricordo piuttosto “inquietante” e spaventoso… almeno per il mio standard (basso, molto basso, fondamentalmente ho incubi pure per Topolino). E lui (Constantine) mi è sempre sembrato molto normale e pure discretamente “sfigato”, almeno rispetto al contesto in cui operava.
        Comunque questo mi intriga e se è Breve magari riuscirò pure a leggerlo senza perdermi via come spesso faccio con i romanzi.

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