strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Trash & Cultura Pop

59 commenti

E così ieri sera mi sono guardato il nuovo cartone animato di cui tanti mi hanno parlato. La prima puntata.
E devo ammettere che avevo delle aspettative piuttosto basse, ed ero anche abbastanza prevenuto. Sono vecchio, io e i cartoni animati abbiamo una storia lunga, i miei gusti (o la mancanza dei medesimi) si sono formati in un altro secolo. Anche ammettendo di essere un fan derlla prima ora del soggetto, non mi aspettavo granché.

E invece devo dire che GUNDAM, the Origin mi sta piacendo – è vero, ci sono alcuni scricchiolii rispetto alla continuity dell’Universal Century, ma il solo fatto di rivedere Ramba Ral per noi vecchi è fonte di gioia e tripudio. Aspetto di vedere gli episodi successivi, ma diciamo che le prospettive si sono ampiamente schiarite.

Ma non è di Ramba Ral e di Amon Crowley che voglio parlare, oggi…

Oggi un sacco di persone, là fuori, stanno parlando d’altro – e mi è capitato di incespicare su due etichette, Trash e Cultura Pop che pare siano ormai entrate nella retorica fasulla di quelli che la sanno lunga, e che oggi sono state spiattellate sui social in occasione di per lo meno tre eventi diversi – la prima di un brutto cartone animato, l’assegnazione di un incarico politico a una persona dalle dubbie qualifiche, e l’anniversario di un popolare autore di narrativa d’immaginazione.

Sono termini che ormai hanno perduto il loro significato originario – trash, pop culture, noir, gotico… Sono diventati qualcosa d’altro, non solo nell’accezione diffusa, ma soprattutto nell’utilizzo retorico.

E io che arrivavo da una lunga e piacevole passeggiata in luoghi frequentati in gioventù, o fuor di metafora, dalla visione di un prodotto di ottima fattura, chiaramente progettato con attenzione e sviluppato con un buon investimento di tempo e denaro, ma anche e soprattutto – io credo – di rispetto per il pubblico, mi sono trovato stamani a domandarmi se non sia in fondo un espediente abbastanza disonesto, questo di aver sdoganato termini come Trash e Cultura Pop; una manovra retorica per giustificare la propria pocaggine, o per smarcarsi da eventuali critiche, perché si considerano le cose di cui parliamo poco meritevoli di considerazione.
Una sorta di certificazione di qualità per una mediocrità compiaciuta perché, purtroppo, inevitabile, quindi, oppure un alibi per chi in fondo si vergogna di ciò che sta facendo.
Una truffa, insomma.

Creo qualcosa di derivativo e fasullo, privo di nuove idee e farcito di strizzate d’occhio al pubblico che desidero diventi mio complice nel livellarsi verso il basso? Hey, è Cultura Pop! Anche i Beatles…

Scrivo pattume, non ho capacità narrative, sono ossessionato da tematiche adolescenziali e considero il mio pubblico unamanica di imbecilli molto più ignoranti di me? Hey, è Trash! Anche John Landis…

No, non esattamente. Non i Beatles o i Sex Pistols o i Carpenters, non John Landis o William Castle o Ken Russell. Non Stan Lee, non Moebius e non Grant Morrison. Non Robert E. Howard, o Ian Fleming, o Tanith Lee. E cooptare artisti onesti o oneste opere dell’ingegno – quale che possa essere la loro qualità oggettiva, e indipendentemente dal fatto che vi possano piacere o meno – per giustificare la propria mediocrità è quanto di peggio si possa fare.

Il punto, vorrei che fosse chiaro, non è ciò che vi piace – ma ciò che fate per giustificare il fatto che vi piaccia.
Non è ciò che create – ma ciò che fate per giustificarne quelli che voi stessi percepite come limiti.

Ipotesi – se avete bisogno di giustificarvi, c’è qualcosa che non và.

Parlando ieri con un’amica che scrive, si discuteva proprio della questione del rispetto per il pubblico, e di come da questo rispetto derivi il desiderio di cercare sempre di fare di meglio – la vecchia storia che siamo solo in competizione con noi stessi, e che domani dovremo fare meglio di ieri perché è il solo, l’unico modo per andare avanti. Magari apassi minimi,ma si va avanti. Non ci si abbassa al minimo comun denominatore.

Ma tanto è trash, ci dicono. È fentesi. È cultura pop. È così brutto che è bello. È così stupido da diventare sublime. E poi dai, stiamo parlando solo di fumetti, solo di fantascienza, solo di cartoni animati, solo di canzonette, solo di telefilm, solo di videogiochi…
Solo?
È questa la cultura alla quale volete appartenere?
È questa la mercanzia che stanno cercando di vendervi?

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

59 thoughts on “Trash & Cultura Pop

  1. Ecco, su questa necessità continua di giustificare le proprie decisioni ho recentemente riflettuto anche io. Lo trovo un manifesto segno di una morbosa insicurezza da parte di chi ha sempre bisogno di puntelli.
    Vuoi diventare vegano? Curare il tumore con l’omeopatia? Elevare la merda a cioccolato? Leggere Harmony al posto di Cime tempestose? Ok, fallo. Ma per carità, non cercare di giustificarlo con noi perché veramente si scivola nel patetico.
    Mia mamma legge romanzetti rosa. Ha una laurea in filosofia. Non deve motivarlo a nessuno. Lo fa e basta… e la stimo anche per questo.

    • Io noto un crescente imbarazzo, in certi circoli, riguardo alla narrativa d’intrattenimento. Che viene percepiuta come pattume, e spesso scritta come talke da coloro che sostengono di volerla “proteggere”.
      È strano, e sciocco.

      • Concordo, ma al di la del caso specifico della narrativa di intrattenimento, io non condivido proprio questa perenne necessità di giustificare e razionalizzare le proprie scelte e i propri gusti. Non ci vedrei nulla di male se non fosse che per qualche ragione si scivola velocemente nell’aggressività verso i gusti degli altri….

        • Ah, io qui credo che la scuola abbia una buona componente di responsabilità – perché a scuola se non ti piaccionole cose “giuste” vieni additato al pubblico ludibrio.
          Questo, più la necessità di “darsi un tono”, sono io credo fattori importanti.

      • Ciao Davide,
        non so se ti è capitato di leggere la mega-intervista apparsa in quattro post sul blog l’Indiscreto sullo stato della critica letteraria italiana (http://www.indiscreto.org/lo-stato-della-critica-e-lo-stato-del-romanzo-quattro-domande-per-sessantasei-critici-4-i-libri-degli-anni-zero/).

        Nonostante una buona parte dei critici intervistati sia “giovane”, c’è da sforzarsi per non farsi cascare le braccia a leggere ancora della distinzione tra letteratura alta e di genere/intrattenimento (con il sottinteso che la seconda categoria è spazzatura): siamo ancora a questo livello?! Mi ricorda la “rissa” digitale avvenuta sul blog di Loredana Lipperini sul concetto di letteratura, ed era il 2008!!

  2. L’inizio del post non me l’aspettavo 😀
    Circa il seguito: capisco il gusto per il trash, volontario o involontario, perché a volte gli elementi di un’opera del genere possono scatenare ilarità, ma devo dire che mangiare monnezza stanca presto.
    E vantarsi di produrne è desolante.

    Nel caso del cartone di Celentano (o c’è stata un’altra prima puntata di un cartone venuto male? 😛 ) non so quasi nulla sugli intenti dietro la serie, se volessero farne un’opera brutta di base o che altro, ma di certo mi ha irritato sin dalla sua promozione (essere stuprato nelle orecchie da un aumento di volume dello spot non mi ha ben disposto verso Adrian) e se aggiungiamo che non sono un fan del molleggiato… penso di aver fatto benissimo, a dedicarmi ad altro.
    Certo, mi son perso un evento, in un certo senso… se le recensioni lette sono accurate, ho perso l’equivalente artistico di un brutto incidente d’auto ^^

    • Io credo che il prodotto di Celentano sia semplicemente il trionfo dell’ego sulle normali pratiche artistiche e commerciali. Come dicevo altrove, è un vanity project, in cui il buon senso ha dovuto sottostare al “Lei non sa chi sono io”.
      Lo capisco.
      Non accetto chi lo giustifica portando avanti la teoria che tanto tutto è cacca, quindi tanto vale accontentarsi.

  3. Io non sopporto il trash, non mi diverte. Lo trovo dannoso. E mi fa orrore che la gente non cerebrolesa si diverta a guardarlo. Certo, chi lo guarda per riderne eccetera eccetera, so a memoria tutta la filastrocca. Ma alla fine si guarda e si diffonde il brutto, lo scurrile, lo stupido. E alla fine lo sdoganiamo, e non si capisce più se ne ridiamo perché siamo superiori, o semplicemente perché ormai ci piace…

  4. Io continuo a dirlo, smettete di pagare il canone RAI… molto meglio fare come hai fatto tu, andarsi a cercare gli episodi di Gundam, the Origin, anche se non è fedelissimo come “prequel” della serie che abbiamo visto un sacco di anni fa… Che nostalgia.

    • Io quest’anno mi sono scordato di fare la dichiarazione che non ho la TV (che tocca rinnovare ogni anno) e quindi il canomne mio toccherà pagarlo – ammesso che io abbia i soldi.

      • mi risulta che si possa farla entro il 31 gennaio, dovresti essere in tempo. io l’ho fatta online dal sito dell’agenzia delle entrate.

        • p.s. se non sei già registrato al sito puoi usare la PEC, trovi le modalità sul sito, che non ti linko sennò mi batti.
          in alternativa “in forma cartacea, mediante spedizione a mezzo del servizio postale al Sat – c.p.22 Torino – per plico raccomandato senza busta unitamente a copia di un valido documento di riconoscimento.”
          ma ti informo che la “raccomandata senza busta” costa di più di quella normale (non ho mai capito il motivo, ma lo trovo meraviglioso, assieme al fatto stesso che io debba ogni anno comunicare all’agenzia delle entrate che no, neanche quest’anno ho comprato un televisore.

        • Sì, ho visto – ho scaricato il modulo.

  5. Ed è una vessazione incredibile dover rinnovare ogni anno una cosa del genere… davvero incredibile, come se fosse inconcepibile che uno non voglia guardare quella merda. L’anno prossimo quando faccio la dichiarazione ti faccio un fischio e te lo ricordo…

  6. Questa spinta a giustificarsi io la vedo come un punto di psicologia inversa, un modo per far sapere agli altri che ci si rende conto di essere nel profondo mediocri e, implicitamente, di sapere di poter fare di meglio e che non lo si vuole fare perché costa fatica. Allo stesso tempo, è un segnale di branco, un “sono anche io così” per farsi accettare nei ranghi. Pensare pare sia diventato faticoso, così come cercare di fare del proprio meglio. Guardare in basso è sempre più facile, così come esprimere aspettative sempre minori per non essere poi delusi.

  7. Per varie ragioni sono riuscito ad evitare la visione, ma sono riuscito a farmene comunque un’idea; e credo che questo sia tanto pericoloso quanto chi se l’è fatto piacere perché, alla fine, le patate di Manara son sempre gustose, che puoi mai dire contro Celentano tanto acculturato, eccetera.
    Si, ci prendiamo la paccottiglia che ci vendono perché è l’unico negozio sempre aperto e con la commessa carina.

  8. “Ipotesi – se avete bisogno di giustificarvi, c’è qualcosa che non và”
    Lo dicevano anche gli antichi :Escusazio non petita, accusazio manifesta”

    • Indubbiamente.
      Ma è meglio dicosì – è un segnale di una profonda schizofrenia: affermo che qualcosa mi piace, ma devo trovare una scusa per poter ammettere che mi piace. Per cui forse non è che mi piace davvero, ma è una questione di immagine.
      Il che mi porterebbe a parlare dei nerd che hanno vinto, ma non ne ho voglia 😛

      • I nerd hanno effettivamente vinto – su questo non ci piove. Semplicemente, nel momento in cui l’immaginario nerd si è trasformato da sottocultura (che percepiva se stessa come in qualche misura “migliore”, e c’è da dire che la qualità delle interazioni realizzabili all’interno di questa nicchia era molto alta) in cultura di massa, è cambiato per sempre. Per diventare appetibile ad una fascia sempre più ampia di consumatori, ha perduto qualsiasi elemento contraddittorio o potenzialmente anticommerciale (nel senso di “non immediatamente fruibile a tutti”). Togliendosi gli spigoli di dosso, ha perso in parte ciò che lo rendeva interessante. Basti pensare ai film di supereroi e alla loro trasformazione: il primo Batman di Burton era a metà fra il noir e il gotico, il secondo era dedicato completamente ai mostri, celebrandoli in ogni modo. Il Darkman di Raimi era splendido, e disturbante per il modo in cui univa comicità slapstick, violenza e scivolamento nella follia. Gli X-men di Singer rappresentavano un approccio cinematografico molto rispettoso del fumetto originale (forse anche troppo), rendendo bene l’apologia del diverso realizzata a suo tempo da Claremont. oggi, i film Marvel vengono privati di qualsiasi impronta autoriale riconoscibile, e di qualsiasi elemento culturalmente o socialmente “spigoloso”, per poter essere fruiti da un miliardo di persone, che nulla o quasi hanno in comune fra loro. C’è del buono in tutto questo – ed è che l’offerta di materiale legata a quello che un tempo chiamavamo “immaginario nerd” è centuplicata, permettendo l’emergere di tanti nuovi talenti o il recupero di molti classici (quest’ultima cosa è accaduta soprattutto nel fumetto). Dalle serie TV ai film, passando per libri, fumetti, videogiochi: hanno visto la luce tante opere meritorie, che 20 anni fa non sarebbero andate in porto. Oggi lo fanno, perché si investe molto di più nel settore. La cosa ha dei lati negativi, ma ogni fenomeno genera effetti controproducenti – citofonare agli hippies a riguardo, per chiedere quanto li abbia resi felici la commercializzazione della loro musica – che ha in qualche modo portato anche ad appiattire/banalizzare i loro ideali di riferimento.

        • È stato creato un mercato “al sapore di nerd” popolato di persone che fanno il cosplay dei nerd.

          • Quello è un effetto del successo commerciale: come ho detto, si smussano tutti gli “spigoli”, appiattendo l’identità dei prodotti. Al tempo stesso, la sottocultura nerd ha sempre sofferto di un “complesso di esclusività”, che fa accogliere il suo successo con fastidio proprio da noi che ne beneficiamo. Ne beneficiamo, perché un sacco di materiale in passato introvabile (film libri fumetti) viene ristampato/ricommercializzato/portato alla luce; e ne beneficiamo perché col successo commerciale arrivano gli investimenti per nuovi prodotti – che arricchiscono lo spessore del mercato. Esempio a livello globale: film come Tomorrowland o John Carter (ben riuscito anche se

            • Ben riusciti anche se fallati. A livello locale: il fumetto italiano sta esplodendo come una supernova. La quantità di nuove uscite offerte nel corso degli ultimi 20 anni è aumentata in maniera esponenziale. Non sono certo tutti capolavori – ma non ve ne erano poi così tanti nemmeno ai tempi delle riviste Pulp. I racconti dell’epoca ci giungono già “filtrati”, nel senso che sfogliando un’antologia di racconti SF anni 50 ci sembrano tutti capolavori..ma i racconti nell’antologia sono una minima parte di quelli che venivano pubblicati. In ultima analisi, se ci pensi, anche i numeri che ha fatto Strategie evolutive negli anni hanno beneficiato del crescente interesse verso il “mondo” nerd (o, in questo caso, del Fantastico). Un blog in lingua italiana finalizzato (anche) a recuperare prodotti dimenticati ma fondamentali per l’evoluzione di questa sottocultura, è un blog per definizione “di nicchia”, ma ha fatto numeri importanti.

              • Scusa per la risposta spezzettata, ho perso un pezzo. Quando citavo Tomorrowland e John Carter, due insuccessi commerciali, intendevo dire che due progetti così, prima de “i nerd hanno vinto”, a Hollywood non sarebbero stati finanziati. E io mi sarei perso due film che, nonostante i loro difetti, ho gradito molto.

              • M lo sai che io a questa cosa delle antologie che fanno una selezione non ci avevo mai pensato?
                Ma tu pensa!
                E io che credevo che pescasserro dei titoli a caso da un cappello.
                Mi sa proprio cjhe su questa faccenda del pulp dovrò informarmi meglio.

                • Ho semplicemente fatto un esempio – non volevo illuminarti su chissà quale verità. Leggo il tuo blog da quasi dieci anni, so benissimo quale sia il tuo livello di conoscenza della materia “letteratura fantascientifica”. Ergo, dato che non avevo la pretesa di insegnare la verità ma solo di esporre una tesi, una rispostaccia non era necessaria.

                • Ma non era una rispostaccia!
                  Io non dò rispostacce – quelli che si meritano una rispostaccia li blocco e via.
                  Facevo solo dell’ironia. Mi scuso se sono stato poco chiaro. Dovevo metterci una faccina che ride.

                • Nel caso in cui io abbia travisato, ti faccio le mie scuse. Non so se tu sia ironico o meno nella risposta – a dirla tutta, sembrava proprio una salace rispostaccia, e dato che qui faccio (scherzosamente) l’avvocato del diavolo e sostengo che sì, effettivamente i nerd hanno vinto, credevo fosse davvero una risposta stizzita. Il mezzo scritto purtroppo presenta fraintendimenti – e pare che io ci sia cascato con tutte le scarpe.

                • Non è un problema. Non ci sono state vittime 😛

          • Amen Davide, la sottocultura nel momento in cui è emersa si è omologata ed i film Marvel (fatti sostanzialmente con lo stampino per cui ormai non è nemmeno necessario avere un minimo di infarinatura del loro materiale originale) ne sono il massimo esempio.
            Sul trash e cultura pop, mi accodo: se già devi giustificarti per definire cosa stai guardando/leggendo/ascoltando allora qualcosa è andato storto (in te o in quello che stai guardando/leggendo/ascoltando). Devo fare mea culpa e dirti che quando dicevi “abbiamo vinto cosa?” ed io strenuamente difendevo i benefici della questione (come il mio amico qua sopra) non avevo preso in considerazione tutti gli effetti collaterali, che sono pessimi.
            p.s. Ho comprato su tuo suggerimento due phil rickam del posto precedente, ti dirò appena posso

            • Buona lettura per Rickman.
              Il mio punto resta che nel momento in cui “ha vinto”, la “cultura nerd” (/ammesso che sia mai esistita, e lì si potrebbe fare un discorso lungo) ha cessato di esistere.
              Possiamo solo prenderne atto.

              • Ho usato “cultura nerd” per commentare in scioltezza, ma so che la definizione andrebbe rielaborata all’infinito. Il Fantastico come genere, in tutte le sue declinazioni? Suona già meglio. Non capisco però perché questo fenomeno avrebbe cessato di esistere. È mutato, è stato soggetto a innumerevoli contaminazioni, quello sì. Ma solo perché ci sembra meno familiare, non vuol dire che non esista. È vero, esce un sacco di monnezza (film Marvel in testa, J-Ax ha ragione), ma è anche vero che la cultura popolare procede sempre per imitazione e accumulazione. Esempio: uscito Per un pugno di dollari, arrivarono gli spaghetti western. Che produssero grandi cose come Il grande silenzio, e cose divertentissime (e degne di farci un Gdr) come Trinità. Un purista dei western di John Ford, però, cosa avrebbe dovuto dire di questi film diretti da italiani, girati in Spagna e pieni di comicità slapstick? Immagino che avrebbe dato il western per morto…e, pur essendo passato il momento d’oro del genere, di film western (grandi film western) se ne sono poi fatti tanti altri, fino ai giorni nostri. O no?

                • Io non limiterei la “cultura nerd” al fantastico – che ne facciamo dei fanatici di wargames, ad esempio? E dei makers? Così, citando due categorie che mi vengono in mente al volo. E i fanatici di western, visto che abbiamo citato i western? Uno che sa a memoria i dialoghi di Trinità è un nerd? E se conosce a memoria i dialoghi di Ombre Rosse?
                  Il peplum contra? E i film di ambito sportivo, tipo chessò, Rocky?
                  E la musica?
                  Io quando sento “cultura nerd” penso sempre ai They Might Be Giants, con la loro “youth culture killed my dog”. È una cosa nerd? I TMBG vennero considerati per due decenni LA band nerd per antonomasia.
                  Il punto è che non c’è mai stato un fronte unitario, di cosplayer che giocavano di ruolo e leggevano fumetti e romanzi di fantascienza e scrivevano in klingon e in sindarin le regole dei loro wargames quando non programmavano videogiochi in smalltalk ascoltando i TMBG, e poi andavano a vedersi un horror al cinema.
                  Nerd non era un contenitore per tutto il fantastico o per tutte le nicchie (“la nicchia tutte le nicchie”, che è un concetto assurdo); era essenzialmente un insulto, per indicare una persona che aveva interessi che tu non riuscivi a capire – per me chi si occupa di calcio potrebbe essere un nerd, perché io personalmente trovo idiota conoscere a memoria le formazioni delle squadre. Ecco fatto.
                  La “cultura nerd” che ci viene venduta è troppo generalista – e lo è perché è essenzialmente un mercato, e il mercato vuole venderci TUTTO. E moltissimi nerd vittoriosi dell’ultima ora sono perciò spaventosamente ignoranti e (e qui viene la parte grave) fermamente convinti che il poco che conoscono sia tutto ciò che c’è da conoscere.
                  Io sono incespicato su un paio di libri che discutevano del “fenomeno nerd”, della vittoria e della cultura – e non c’era il minimo accenno all’intero settore dei giochi di ruolo, semplicemente perché gli autori non frequentano quel settore. E quando si cita il gioco di ruolo, si cita D&D e basta.
                  Non c’era la musica, non c’erano opere precedenti il 1990 se non quelle ristampate dopo il ’90.
                  La “cultura nerd” che ha vinto è de facto un imbuto che convoglia gli acquirenti che vogliono essere parte della tribù verso un settore di mercato molto vasto, molto eterogeneo, ma molto ben definito. Il che significa che non è poi un granché come cultura, e che coi nerd ha poco a che fare.
                  Possiamo accettare che si tratti di uno shift semantico – nerd oggi significa superficiale fruitore di fantastico di massa.
                  OK, lo accetto, e accetto anche che i superficiali fruitori di fantastico di massa abbiano vinto – e si siano appropriati di un termine che all’origine descriveva qualcosa di radicalmente diverso.

  9. PS: Quanto ad Adrian…sì, c’è ben poco da dire. L’ego ipertrofico di un ottantenne ha vinto. C’è da dire, però, che ogni medaglia ha due facce. Facendo l’esempio di prima: per un film sui supereroi realizzato in Italia da una vecchia gloria piena di sé (Il ragazzo invisibile), ce n’è una fatta con tre spicci da un regista giovane e promettente, che conosce e rispetta il retroterra ideale del proprio film (Lo chiamavano Jeeg Robot).

  10. Davide, una piccola curiosità morbosa. A più riprese, negli anni, hai palato di anime, lasciandoci intendere una tua antica passione per questi. Lo stesso vale per i manga?

  11. Mi sembra una posizione più che legittima! 😀

  12. Rispondo alla tua ultima osservazione, Davide, perché apre nuove, interessanti praterie alla nostra piccola riflessione comune.
    Alcune osservazioni da parte mia:
    1) personalmente, credo che il fenomeno che cerchiamo di inquadrare andrebbe definito con un lavoro molto prolungato ed accorto – e credo che parecchi accademici in campo umanistico, in realtà, stiano cercando per l’appunto di farlo. Partendo dal fatto che, come giustamente ricordi tu, “nerd” era un tempo sinonimo di “sfigato” e vittima di bullismo, mentre oggi viene utilizzato per identificare persone perfettamente integrate a livello sociale, che però guardano Star Wars. Ora, dato che i significati cambiano nel tempo, “nerd” e “geek” stanno passando ad identificare il nuovo fenomeno che osserviamo, e del quale fatichiamo a vedere i contorni.
    2) Personalmente, uso il Fantastico come campo di delimitazione per ciò che chiamo, in mancanza di termini più precisi, “cultura nerd”. E lo faccio per due ragioni: A) In diverse fasi della storia occidentale, la cultura “alta” o “ufficiale” ha avuto grossi problemi ad accogliere al proprio interno il Fantastico. Quest’ultimo ha appena terminato una lunga lotta per non essere, di fatto, considerato come il sinonimo di una regressione infantile. B) Analizzando alcuni degli esempi che hai fatto: i wargames, massima celebrazione della tendenza britannica al collezionismo, non ricadono in ciò che sto cercando di delimitare, a meno che non si tratti di wargames a tema fantastico. I wargames “classici” (ricostruzioni delle guerre zulu et similia, per intenderci) venivano comperati ed utilizzati da appassionati di storia e d’arte, così come da liberi professionisti considerati “rispettabili”. Warhammer e soci, coi loro setting fantastico-orrorifici, corrompevano la gioventù ecc. ecc. Insomma, un wargame della seconda guerra mondiale può venire considerato da un “non addetto ai lavori” come una forma di modellismo, e non gli crea problemi; i demoni di Khorne di Warhammer 40k sono più difficili da “metabolizzare” per chi il Fantastico non lo hai mai frequentato. Il western, pur essendo considerabile con letture un pochino ardite una forma americana di fantastico, NON fa parte del corpus Fantastico (al di là delle numerose contaminazioni che ha subito, come il weird western). Il peplum ha solidi rapporti col Fantastico – ci sono dei peplum con elementi fantastici, e peplum che non ne hanno, andando a cadere in una sorta di “cappa&spada” aggiornata in salsa anni ’50 ( il cosiddetto sword&sandal). Insomma, il tema è complesso, sì. Ma spero di aver capito dove, personalmente, cerco di mettere la linea di demarcazione per un processo di identificazione che, comunque, resta “work in progress”.
    3) Al di là di ciò, passiamo al cuore della questione: non è mai esistito un fronte unitario? No, nel senso che non abbiamo avuto “coscienza” di essere nerd, anche perché certe passioni si sviluppano da bambino, quando non sei troppo impegnato a riflettere sui meccanismi identitari che si celano dietro i comportamenti umani…:D
    E’ invece vero, e qui dissento da te, che vi siano stati MOLTI nerd che hanno fruito di più aspetti al tempo stesso, di questa “cultura” figlia per me del Fantastico. Io e i miei coetanei abbiamo videogiocato, letto romanzi e fumetti, visto film a tema, tentato di scrivere o scritto, eccetera eccetera. Sicuramente abbiamo avuto possibilità maggiori rispetto alla tua generazione (dovute ad una maggiore penetrazioni di questa “cultura” nella società): ho 20 anni meno di te. In conclusione, il “nerd multiruolo” è esistito, e continua ad esistere eccome. Tieni anche presente il fatto che, per afferrare certi fenomeni sociali appieno, bisogna trovarcisi in mezzo. Dato che viviamo entrambi in aree rurali, probabilmente abbiamo maggiori difficoltà a tastare il polso dei modi in cui questo sottobosco si sta evolvendo. E lo sta facendo, continuamente.
    4) – sono incespicato su un paio di libri che discutevano del “fenomeno nerd”, della vittoria e della cultura – e non c’era il minimo accenno all’intero settore dei giochi di ruolo, semplicemente perché gli autori non frequentano quel settore. E quando si cita il gioco di ruolo, si cita D&D e basta. – cito il tuo testo perché, beh, dipende dai testi che si legge. Il mondo accademico è sempre più interessato ai c.d. cultural studies, che stanno conoscendo una vera esplosione. Una mia vecchia conoscenza ha recentemente completato un PhD a Cambridge sul fumetto dell’era fascista, mentre un mio amico sta finendo un PhD a Parigi in comparatistica, su alcuni topoi della letteratura fantascientifica. Ebbene, entrambi mi hanno descritto un mondo in cui l’interesse per queste tematiche sta crescendo sempre di più – giustamente, perché gli studiosi delle scienze sociali sono molto interessati a un fenomeno che ha avuto una propria rilevanza, negli ultimi anni. Le ricerche in questo campo ottengono buoni finanziamenti, anche se – perfino all’interno del mondo accademico – permane un certo pregiudizio verso coloro che si occupano di fantastico. Quindi, ti invito ad attendere -l’analisi seria che stai aspettando di leggere probabilmente, non l’hai ancora incontrata sul tuo cammino.
    5) Ultimo punto: ciò che finora abbiamo definito come cultura nerd ha subito una pesante commercializzazione, perché il mercato ne ha intuito la commerciabilità. Questo è chiaro, e lo abbiamo detto più volte – così come abbiamo notato che tutto questo porta ad un abbassamento della qualità media dei prodotti culturali, che devono accontentare tutti e non scandalizzare nessuno. Tuttavia, non condivido l’idea che i suoi fruitori si compongano solo ed esclusivamente di persone convinte di sapere tutto, e completamente incapaci di conoscere altri prodotti oltre a quelli che vengono spinti dal mercato del “fantastico di massa”. Qui ci sono due puntualizzazioni da fare. A) Per essere un appassionato di fantastico, non è necessario – nè possibile- conoscere tutto di esso, leggere tutto, vedere tutto, fruire di tutto. Parliamo di una produzione sterminata, e se fosse obbligatorio conoscere tutto di essa per poterne anche solo parlare, dovremmo censurare ogni ragazzino che, magari, ha letto il suo primo libro fantasy e vorrebbe parlarne con qualcuno, dicendogli “tu non sei degno, torna quando ne avrai letti 500”. Così siam sicuri di perderlo, diciamo. B) Nonostante la costante presenza di sapientini da tastiera, convinti da sapere tutto, frequentando gli ambienti più disparati è possibile rilevare come ci siano tante persone che fruiscono di questa “cultura”, magari avverse ad avere una loro presenza online costante. Meglio così, perché magari il tempo lo usano per leggere, o approfondire le cose che piacciono loro -film, giochi, ecc. ecc.

    Insomma, la mia tesi è: questo fenomeno di difficile definizione, nel momento in cui ha “vinto”, non ha cessato di esistere, ma ha cominciato a cambiare. Diventando qualcosa che riconosciamo di meno, e che dunque dobbiamo studiare di più con maggiore attenzione. L’alternativa sarebbe rinchiuderci nella nostalgia per i bei tempi andati, che poi non sono mai così belli come uno se li dipinge. E la nostalgia per i tempi andati non sarebbe una strategia evolutiva funzionante. 🙂

    • È un mondo meraviglioso 🙂

    • MA…
      Io non ho mai parlato di nostalgia, ed anzi credo di averla esclusa esplicitamente.
      Il discorso alla fine pare ridursi al fatto che cultura nerd = fantastico perché sì – gli appassionati di quello che non rientra nel fantastico non li chiamiamo nerd.
      Non ne vedo il motivo, se non per giustificare la tesi di partenza (è nerd ciò che dico che è nerd e che conferma la mia tesi). OK, l’impotrtante è capirsi.

      L’interesse accademico mi commuove ma non è nuovo, e resta decisamente separato dal nerd vittorioso medio, che rimane statisticamente una persona di una superficialità e di una ignoranza spesso imbarazzanti.
      Ed è vero che non si può conoscere tutto – ma c’è una sottile differenza fra non conoscere tutto e sapere che c’è altro che non si conosce, e non sapere tutto ed essere convinti che non ci sia altro da sapere. Vedi Socrate in Bill & Ted’s Excellent Adventure, tanto per fare una citazione nerd.

      E mi rendo perfettamente conto che per degli individui i cui interessi sono stati considerati per decenni marginali, improvvisamente il futuro sia così luminoso da dover mettere gli occhiali da sole, ma per concludere – avete vinto? Bravi.

      • No, ho parlato io di nostalgia, perché sostanzialmente si rischia di giungere a quello: lo stagno in cui nuotavamo è diventato un mare, o forse è profondamente cambiato, e si sono perse le coordinate attorno a noi. A quel punto, o si diventa nostalgici onsi prova a cambiare approccio, punto di vista

      • Come ho già scritto varie volte, la mia è un’ipotesi di lavoro. Siamo partiti da “cultura nerd” e mi hai fatto notare le tue obiezioni, quindi ho rielaborato come fantastico, affermando più volte di non avere la verità in tasca. Quindi, per proseguire il lavoro, ti chiedo: come definiresti un fenomeno di allargamento -o trasformazione in mainstream- che pure si è verificato? Che termini utilizzerei? Cosa terresti, cosa metteresti fuori? Mi rendo conto che “fantastico” si presta a delle critiche, perciò voglio sentire queste critiche, e capire attraverso di esse come modificare nuovamente la definizione. Quanto al futuro, non lo vedo più luminoso perché ora c’è GoT in TV – altre cose renderebbero il mio futuro più luminoso. Ma il fenomeno mi incuriosisce, questo sì, e credo che meriti attenzione. Quanto al nerd vittorioso medio, rinnovo l’invito a fare esercizio di dubbio: siamo davvero sicuri che, oltre a sapere poco, costui pensi di sapere tutto? Di personaggi sgradevoli (soprattutto in rete) se ne sono visti tanti, ma in questo senso si verifica anche una sovra-rappresentazione che può distorcere il nostro giudizio. Quando ho avuto occasione di uscire dalla “bolla” di amicizie fisiche e virtuali che ho, ho avuto occasione di scoprire un mondo più variegato di quanto immaginassi (riguardo al tema in discussione).

        • Tu pensa che
          a . nel mio post qui sopra non ho usato la parola nerd
          b . quando ho usato la parola nerd in un commento ho detto che io dei nerd che hanno vinto non avevo voglia di parlarne

          • Non vedo cosa c’entri il punto A. La discussione sul fenomeno della cultura nerd si è generata, pian piano, a partire dai commenti più che dal post. Quanto al punto B: se non hai voglia di parlare di questo fenomeno, amen, proseguirò la mia ricerca per definirlo. Mi dispiace (e non sono ironico, né aggressivo) perché l’opinione di un “addetto ai lavori” nell’ambiente da tanti anni (e dotato di un blog che è un punto di riferimento decennale, a suo modo) mi avrebbe interessato parecchio.

            • Ma il mio punto di vista credo di averlo espresso e ribadito più volte.
              Parlare di vittoria dei nerd nella situazione attuale è come parlare di vittoria degli schiavi quando vennero abolite le leggi sulla segregazione razziale in America – si presenta un cambiamento radicale della società come una vittoria di una categoria che di fatto, per via di quel cambiamento, non esiste più, e forse non esisteva più già da prima.
              La differenza è che nessuno andò in giro a proclamarsi orgogliosamente schiavo in USA negli anni ’60, indossando catene acquistate su Amazon, facendosi frustare “macon tanta simpatia” e raccontando una versione annacquata de La Capanna dello Zio Tom (anche se potremmo discutere a lungo di un romanzo come Radici e del suo successo), mentre coi nerd è successo proprio quello. I nerd non esistono più, e c’è chi è disposto a impegnarsi 24/7 per dimostrare di esserlo, e magari la cosa infastidisce quelli che per vent’anni si videro prendere per il culo proprio da quelli che ora sul proprio presunto nerdismo ci stanno tediando a morte parlando di banalità.

              • Rimango dell’opinione che esistano forse una, forse più culture o sotto-culture attinenti al mondo del Fantastico, e che non abbiano cessato di esistere, ma si stiano trasformando. Detto ciò, prendo nota della tua opinione, che ora hai espresso più chiaramente: possiamo rimanere in posizione di pacifico disaccordo, e vedere cosa dirà il tempo, nell’evoluzione di questi fenomeni.

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