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ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Come il surf

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Questo post nasce da una chiacchierata fatta nel pomeriggio col mio amico Alex Girola. Si discuteva del mio attuale progetto (che non è un progetto) e di come si affronti la scrittura di una storia lunga, di quanto si pianifichi, di come si proceda.
Ora, a suo tempo mi è stato fatto notare che quelli che scrivono scrivono, non parlano di scrittura, aparlare di scrittura sono i dilettanti., ma chissà che ciò che è venuto fuori dalla nostra chiacchierata non possa interessare qualcuno.

La premessa – la notte passata l’ho fatta in bianco, come csapita abbastanza di frequente, e mentre c’ero, ho cominciato a scrivere un romanzo. Nel senso che ho sfregato insieme due idee (“cosa succederebbe incrociando Strade di Fuoco con Gundam?”) e al sorgere del sole avevo i primi due capitoli e una specie di pitchper una cosa che potrebbe intitolarsi Parabellum Serenade. Il pitch l’ho postato ai miei supporter su Patreon (perché è bello essere miei supporter su Patreon) e poi sono andato avanti a scrivere. Il progetto-che-non-è-un progetto al momento potrebbe risolversi in tre romanzi brevi, per un totale di 100.000 parole.
Poi staremo a vedere cosa farcene.

A questo punto se ne parlava con Alex, che ho cercato di ingaggiare come beta reader, e lui mi ha chiesto come avevo strutturato e pianificato il lavoro. Ed io ho dovuto ammettere che non l’ho strutturato o pianificato granché – dopotutto ero io, in preda all’insonnia, che bevevo tè avvoltolandomi in una coperta, e scrivevo per passare il tempo.

Più nel dettaglio, la trama di Parabellum Serenade è sommariamente definita ma non è delineata a fondo – ho un percorso, ho dei punti di svolta in cui la mia storia dovrà passare, ho un finale più o meno deciso ma ancora discutibile. Ma non ho una struttura capitolo-per-capitolo, insomma.

Allo stesso modo ho degli schizzi di tre/quattro righe per ciascuno dei dieci o dodici personaggi principali, ma anche qui nulla di scolpito nel granito. In effetti, un personaggio che compare nel primo capitolo e che è lì semplicemente perché mi serviva qualcuno che fornisse un minimo di esposizione e contesto, dicenterà probabilmente un personaggio fondamentale per un eventuale secondo volume, e magari comparirtà a sorpresa nel finale del primo. O qualcosa.
Si sicuro, da comparsa è stato promosso sul campo a personaggio a pieno titolo.

E a questo punto ci si domandava, con Alex, se questo tipo di approccio alla scrittura, che lui stesso condivide, sia una tecnica appresa o sviluppata con l’esperienza, o se sia una conseguenza più o meno diretta dello scrivere molto.

Io credo un po’ tutti e due.

Dall’esperienza ho imparato che, se per scrivere una storia lunga (diciamo oltre le 10/15.000 parole) una impalcatura, una mappa è più o meno indispensabile, unapianificazione troppo approfondita può rivelarsi controproducente. Una storia troppo delineata rischia di piantarsi nel momento in cui per un motivo o per un altro uno degli elementi previsti non si riesce a inserire o a realizzare.

La storia si pianta perché, da una parte, il binario era troppo stretto, e quindi nonabbiamo aportata di mano alternative e dall’altra la delineatura tende a connettere molto strettamente tutti gli elementi del racconto, per cui se uno fa cilecca, per sostituirlo spesso tocca riscrivere tutto quanto da capo.

Una pianificazione più rilassata, come quella che ho fra le mani con Parabellum Serenade, permette di cambiare strada per evitare gli ostacoli che si incontrano lungo il percorso. E lascia oltretutto spazio a tutte quelle piccole improvvisazioni e scoperte che sono parte di una scrittura viva. Bisogna lasciare spazio di manovra ai personaggi – e lasciare a noi stessi spazio di manovra per accomodarne le conseguenze.

Tutto questo si collega anche alla necessità – perché di necessità si tratta – di scrivere molto. Un progetto elastico e modificabile incorsa mi permette di non stare a pensarci troppo e scrivere. Non devo tornare a verificare la scaletta ogni due pagine, non devo stare a fare i conti. Posso semplicemente lasciare che l’immaginazione faccia il suo lavoro, e le parole si riversino sulla pagina. Coi sarà poi una fase di rilettura e di editing nelal quale preoccuparsi di struttiure, simmetrie e dettagli tecnici. In questo modo scrivo più in fretta, scrivo di più e, si spera, scrivo meglio.

Alla fine è un po’ come il surf – si pianifica una direzione generale, si imposta una traiettoria, ma poi si segue l’onda e ci si adatta ad essa. O qualcosa del genere.

E qui naturalmente c’è da metterci sempre il solito caveat: questo sistema funziona, qui ed ora, per me. Non è la regola, non è la Verità(R), non è l’unico approccio possibile e se fate diverso siete malvagi.
Di fatto, se funziona allora è OK – e per il momento, per me, funziona.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

2 thoughts on “Come il surf

  1. Finora è il sistema che mi ha dato le migliori soddisfazioni, insieme alle peggiori crisi e i più laboriosi ripensamenti. Essere un “discoverwrite”r ha questi svantaggi, ma devo anche dire che un po’ dipende anche da una certa inettitudine nella pianificazione. Non sono il tipo di persona che organizza le vacanze nei minimi dettagli, figurarsi una storia. Questione di carattere, credo. Più intuito che deduzione, più serendipità che organizzazione. Una direzione di massima e poi la disponibilità a imboccare ogni via vi conduca, se panoramica o costellata di potenziali incontri. In alternativa, per quanto mi riguarda, una gran noia. Tanto è vero che mi capita di cambiare strada, non perché non porti alla meta, ma perché l’ho già visitata alla nausea nella mia mente.

    • Il problema di conoscere troppo bene la propria storia prima di averla scritta ce l’ho anch’io.
      Parte del divertimento di scrivere è proprionello scoprire cosa succederà poi – se si conosce ogni virgola, è come se la storia fosse già scritta, e diventa un patimento.

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