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Opinioni ed elettroshock

15 commenti

C’è un libro del quale credo di aver già parlato, un libro che è stato un best-seller internazionale, uno di quei libri “che dovete leggere assolutamente”, o forse non più, perché ha un po’ di annetti, ormai. Lo ha scritto nel 1974 un tale che si chiamava Robert M. Pirsig e si intitola Lo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta, e come lo stesso autore ci tiene a precisare nell’introduzione, è un libro che ha ben poco a che vedere con lo zen, e che non dice granché sulle motociclette e sulla loro manutenzione. Basato sul vero viaggio che Pirsing fece in motocicletta con suo figlio, dal Minnesota alla California.

Ciò di cui parla davvero il libro di Pirsig è il concetto di qualità. Nel 1961, Pirsig, che all’epoca insegnava all’università, aveva subito un crollo psicologico nel momento in cui aveva cercato di costruire un corso sul concetto di qualità. Il collasso nervoso aveva portato ad una diagnosi di schizofrenia, e a tre anni di trattamento elettroconvulsivo. Tre anni di elettroshock. Pirsig era uno che il diritto di indagare sulla qualità se lo era guadagnato sul campo.
Il suo romanzo ha per sottotitolo “Una indagine sui valori.”

Ho ripensato a Pirsig, ed al suo libro, che lessi tra la fine del liceo e l’inizio dell’università, nell’edizione Adelphi, unpaio di giorni or sono, quando ho scoperto che si è riunita una commissione di 280 Grandi Lettori (perché non è mai il caso di prendersi troppo sul serio) il cui scopo, da qui in avanti, sarà quello di segnalare i libri di qualità nel mare magnum dell’editoria nazionale, e pubblicare periodicamente una lista di titoli meritevoli.

Libri di qualità di autori italiani.

Cos’è la qualità? si era domandato Pirsig nel 1961.
E via con tre anni di elettroshock.
E poi quattro anni a scrivere il suo libro.
121 rifiuti da parte di altrettanti editori.
Come la definisco, la qualità? Come la misuro? Come la spiego?
Come la riconosco?

Ah, l’ultima la sappiamo tutti, vero?
Perché tutti sappiamo riconoscere la qualità, giusto?
Un hanburger di Burger King è meglio di uno di MacDonald, no?
Quella è qualità. O no?
Meglio, più saporito, più divertente… sono termini in relazione diretta con la qualità?
O forse sappiamo solo cosa ci piace?

Qualcuno ha fatto notare che nella prima classifica di qualità compaiono libri dei membri della giuria di qualità. Altri, incluso il sottoscritto, sono rimasti perplessi per l’assenza di autori indie e di autopubblicati.
E anche, alcuni si sono domandati che senso possa avere tutto questo in un paese in cui si leggono in media 0,73 libri l’anno, scelti di solito fra i dieci titoli sul primo bancone all’ingresso del megastore.
Ma questi sono dettagli. Sarebbe sciocco costruire delle polemiche su queste cose.

La cosa che veramente mi domando è la stessa che si domandò Robert Pirsing tanti anni fa.
Perché se la qualità è tanto difficile da definire, da comunicare, da misurare, allora come hanno concordato queste 280 persone, un criterio basilare e condiviso? Perché se il criterio basilare e condiviso non c’è, allora siamo davanti alle opinioni di 280 tizi.
E da Piersig a Dude Lebowski il passo è breve. Brevissimo.

Io comunque, per stare sul sicuro, mi sono comperato un libro Adelphi.
L’ho preso scontato, ma spero conti uguale.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

15 thoughts on “Opinioni ed elettroshock

  1. Perché fermarsi ai libri? Che dire delle persone di qualità? Voglio essere tutelato dal rischio di perdere tempo frequentando gente indegna. Un bollino, grazie.

  2. Il rischio è quello di ritrovarsi con la gualidà…

  3. Eh, ma l’opinione dei Vevi Autovi ™ conta molto di più delle orde di barbari ignoranti dediti all’autoproduzione. Io, per esempio, sono solo un invidioso che nota come codesti illustri personaggi indulgano nelle vanity press o come una bella fetta di costoro non pubblichi più nulla da tempo.
    Brutta bestia l’invidia. Specialmente quando si compara un buon livello di vendita nell’editoria cartacea standard (meno di mille copie) con certi autoprodotti.

  4. Operando nel marketing, posso serenamente affermare che la questione dei bollini di qualità è solo e unicamente un’operazione pubblicitaria con tendenze di nobiltà. O di ipocrisia, a scelta 😉

  5. Pingback: La qualità percepita – Plutonia Publications

  6. I read Zen and the Art of M. M. Excellent book. I think my perception of quality changes over time. Things I valued in my youth I don’t care about any more. Things I value now I used to roll my eyes at.

  7. “Sincronicità” dice Alessandro Girola nel suo ultimo di Plutonia e penso che meno di 15 giorni fa ho proposto ad uno dei e ragazzi che “seguo” un libro altro dai pochi che legge lui. Era proprio Pirsig e il suo viaggio nella qualità. È proprio in quella occasione che ho pensato, a distanza di circa 22 anni, che avrei potuto ridargli un occhio, memore di quanto mi fosse piaciuto e di quanto potrebbe essere diverso oggi. Ora non ho più dubbi.

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